mercoledì, Luglio 24, 2024
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Coronavirus e denaro che “brucia” in borsa

La pandemia di coronavirus ha provocato un crollo di tutti i mercati azionari.

Ma cosa vuol dire “bruciare” denaro in borsa?

Il diffondersi della pandemia di coronavirus ha provocato significative ricadute sulle borse mondiali, con la conseguenza che tutti i principali listini azionari hanno perso tra il 20% e il 30% della loro capitalizzazione in borsa, nel periodo che va da metà febbraio a metà marzo. La giornata nera è stata il 12 marzo, caratterizzata da un susseguirsi di notizie che hanno spinto a picco tutti i listini azionari.

Il crollo è da ricercarsi principalmente nelle misure adottate dal governo italiano a seguito della pandemia, a cui sono seguite le dichiarazioni rilasciate dalla presidente della Banca Centrale Europea (BCE).

Christine Lagarde ha dichiarato in una conferenza stampa che il ruolo dell’istituzione da lei presieduta non include ridurre gli spread tra i titoli di Stato dei vari Paesi europei. Un’uscita da molti definita infelice considerando l’immediata reazione dei mercati, che si aspettavano imponenti misure economiche a livello europeo per affrontare la crisi[1]. Tuttavia, non hanno accolto positivamente tali affermazioni, contribuendo al tracollo azionario in corso durante la giornata.

A questa complicata situazione causata dal coronavirus, si è aggiunto un pesante crollo del prezzo petrolio che per la prima volta dal 2002 è sceso sotto i 20 dollari al barile durante la giornata del 30 marzo 2020. Per l’esattezza la quotazione del WTI ha raggiunto i 19,27 dollari al barile, per poi chiudere la giornata sui 20,09 dollari. In termini percentuali si è registrata una perdita di oltre il 60% del prezzo dai valori massimi di febbraio. I motivi di questo calo sono da ricercarsi nella concomitanza di diversi fattori. Tra le cause troviamo la sovrapproduzione dovuta al mancato accordo tra i grandi produttori sulla suddivisione delle quote di produzione di greggio a livello mondiale e il consistente calo dei consumi. Quest’ultimo è dovuto al confinamento in casa di circa metà della popolazione mondiale come misura precauzionale per contrastare il diffondersi del coronavirus.

Tutti i principali organi di informazione sono tornati a parlare di centinaia di miliardi in fumo, “bruciati”, come spesso accade in queste situazioni di shock.

Ma che cosa vuol dire? Come fa il denaro a “bruciare”?

L’uso di questi termini è spesso improprio, per questo motivo si ritiene che sia molto importante occuparsi della questione per evitare facili incomprensioni.

  • I listini azionari sono soggetti a oscillazioni più o meno marcate, dovute a numerosi fattori. Questi possono essere principalmente ricondotti al complesso delle informazioni disponibili in un dato momento su un dato titolo o listino. Maggiore sarà la disponibilità di informazioni sul titolo considerato, maggiore sarà la possibilità che il mercato sia efficiente in senso informativo, evento che si verifica allorquando i prezzi riflettono completamente e istantaneamente tutte le informazioni disponibili.

Tuttavia, i mercati sono popolati da numerosi individui, razionali e non, con diverse caratteristiche e obiettivi di investimento. Quindi, è possibile presumere che i prezzi, anche in un mercato efficiente in senso informativo, non riflettano esattamente quelle che sono le attese formulate sulla base dell’informazione disponibile dagli operatori più razionali. I prezzi tendono continuamente a deviare dai valori corretti, nonostante gravitino costantemente attorno ad essi.

Ecco spiegata in poche parole (ma senza alcuna pretesa di esaustività) il motivo per il quale i prezzi oscillano continuamente.

È presso la cosiddetta “borsa valori” (o, più comunemente, in borsa) il luogo in cui vengono scambiati, attenendosi alla legge della domanda e dell’offerta, i titoli mobiliari delle società ammesse alla quotazione (e non solo).

Il soggetto che acquisterà quel titolo, lo farà sulla base di un prezzo determinato dall’incontro tra la domanda e l’offerta in un dato momento. Durante il periodo di detenzione del titolo, il prezzo continuerà ad oscillare a seconda delle informazioni disponibili su di esso. Maggiore sarà questa oscillazione di prezzo, maggiore sarà la cosiddetta volatilità di quel titolo.

Il prezzo è dato dall’incontro tra la domanda e l’offerta. Se tutti i detentori di un certo titolo decidessero di vendere in un determinato momento, si verificherà un eccesso di offerta sulla domanda che porterà i prezzi a scendere (e viceversa). Questo è esattamente ciò che si verifica quando il prezzo dei titoli in borsa crolla. Ossia, è presente un eccesso di offerta rispetto alla domanda, dovuta ad un incremento delle vendite di quel titolo. Quindi l’incontro tra le curve di domanda e offerta avverrà in corrispondenza un prezzo più basso di prima.

Non prende fuoco nulla in borsa. Semplicemente, l’incontro tra la domanda e l’offerta avviene ad un prezzo più basso rispetto, generalmente, al prezzo rilevato la giornata prima.

Ipotizziamo che un determinato soggetto, in un certo periodo decide di acquistare un titolo al prezzo di 100.

Successivamente si verifica un evento negativo e il prezzo del titolo cala significativamente, sempre per ipotesi del 20%. Il valore attuale del titolo acquistato precedentemente diventerà quindi di 80. La perdita, tuttavia, non sarà registrata finché il soggetto non deciderà di vendere quel titolo.

Nel momento in cui si verifica il calo di prezzo, il soggetto ha davanti a sé sostanzialmente due opzioni:

  • Aspettare, continuando a detenere il titolo e venderlo quando il suo valore attuale supererà il prezzo di acquisto, registrando un guadagno;
  • Vendere, facendosi prendere dal panico del momento, registrando la perdita e quindi “bruciando” realmente il 20% del denaro investito.

Nel lungo periodo è sempre conveniente detenere azioni e “resistere” alla tentazione di vendere i propri titoli a causa di temporanei cali dei listini azionari. Questa regola vale ancora oggi, al tempo del coronavirus.

Per quanto riguarda il mercato italiano, uno studio[2] di Panetta e Violi (Banca d’Italia) ha evidenziato che dal 1861 al 1994, le azioni hanno offerto un rendimento reale annuo pari al 6,72%, maggiore di qualsiasi altra possibilità di investimento.

Le fluttuazioni del valore dei listini azionari sono una costante nei mercati e risultano amplificate dai cicli economici – positivi o negativi che siano.

In conclusione, i recenti ribassi causati dai fattori sopra esposti e, più in generale, dalla pandemia di coronavirus, hanno provocato un effetto panico sul mercato. Ciò ha spinto molti operatori (razionali e non) a liquidare le proprie posizioni vendendo titoli sul mercato e provocando un andamento ribassista generalizzato.

Locuzioni spesso sensazionalistiche utilizzate dai mass media per descrivere una determinata situazione o un certo evento, contribuiscono solo ad alimentare una cattiva informazione rincorrendo un inutile e sbagliato tentativo di estrema semplificazione.

[1] https://www.iusinitinere.it/la-crisi-del-covid-19-e-la-risposta-dellunione-europea-26640

[2] https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/1999/1999-0353/index.html

Matteo Capasso

Matteo Capasso nasce a Roma nel 1995. Consegue la maturità tecnica industriale in elettronica e telecomunicazioni nel 2014. Si laurea in Scienze Economiche nel 2017 presso la facoltà di economia dell’Università "La Sapienza" di Roma. Nello stesso anno inizia il corso di laurea magistrale in FINASS (Finanza e Assicurazioni), specializzandosi nel comparto assicurativo. Da settembre 2020 lavora presso Mediocredito Centrale, occupandosi dell'istruttoria delle domande di garanzia pervenute presso il Fondo di Garanzia per le PMI.

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