venerdì, Luglio 19, 2024
Interviste

Covid-19 ed economia: intervista a Gino Sorbillo

Il Covid-19, oltre all’enorme emergenza sanitaria che ha scaturito con la sua diffusione, sta avendo dei risvolti drammatici anche sull’economia reale. Il mondo delle imprese si trova a fronteggiare una delle crisi più importanti dal dopoguerra ad oggi. Il periodo segna profonde incertezze nel mondo del lavoro e moltissimi imprenditori non hanno risorse e mezzi a sufficienza per far fronte alle tante problematiche derivanti dalla chiusura delle loro attività. In questa intervista abbiamo raccolto i pareri e le considerazioni di Gino Sorbillo, che con la sua celebre pizza è diventato un simbolo d’eccellenza italiana nel mondo.

Come sta e come sta passando questo periodo di quarantena?

Sto bene, sto passando questo periodo di quarantena a casa e come tutti spero vivamente che l’emergenza sanitaria passi quanto prima possibile. Dal punto di vista personale mi mancano le care e vecchie abitudini che caratterizzano la vita di ognuno di noi, come prendere un semplice caffè al bar e scambiare quattro chiacchiere con gli amici. In questo momento c’è sicuramente bisogno che tutti rispettino le regole e di aiutare chi ci protegge a non permettere che le cose peggiorino.

La soddisfano le attuali misure intraprese sia dal Governo che dalla Regione Campania per fronteggiare le difficoltà economiche dovute alla diffusione del Covid-19?

Ci siamo messi subito a disposizione dei vertici regionali ed ho molta stima del Presidente De Luca. Abbiamo lasciato i nostri locali nel momento esatto in cui ci è stato chiesto di farlo. Abbiamo sospeso anche il servizio delivery, seguendo quanto pubblicato dall’ordinanza regionale. A nome della mia categoria e dei tanti colleghi che in questo momento vivono le mie stesse difficoltà chiedo un confronto con i vertici regionali, ai quali spiegare i problemi che stiamo vivendo e le incertezze che avremo quando potremo riaprire i locali al pubblico, in quanto occorrerà ancora molto tempo prima di tornare alla normalità. In modo particolare, chiederei la riapertura dei forni solamente per il servizio d’asporto, da noi affidato ad una società esterna, in modo da evitare quanto più possibile i contatti ravvicinati. Aprire, anche solo col servizio delivery significherebbe davvero tanto e ci aiuterebbe ad attutire, in qualche modo, l’enorme impatto negativo che stiamo vivendo con la chiusura delle nostre pizzerie. In questo modo, ci sarebbe la possibilità di riaprire i locali avendo all’interno solamente tre o quattro persone che si occupino della ricezione degli ordini, della preparazione e della cottura delle pizze, che una volta inserite nelle apposite box d’asporto verrebbero affidate al fattorino e consegnate alla clientela. Questo modus operandi ci consentirebbe di non ripartire da zero e di sostenere almeno le spese di gestione.

Quali scenari, secondo lei, si presenteranno dopo la fine dell’emergenza?

Gli scenari saranno apocalittici anche con la fine dell’emergenza sanitaria e prima di tornare alla normalità passerà ancora molto tempo. Avremo difficoltà nel pagare i nostri fornitori e di sicuro dovremo prendere delle misure di precauzione che ci consentiranno di non affollare i locali e di far rispettare ai nostri clienti le dovute distanze di sicurezza. Sforneremo molte meno pizze, il lavoro andrà a rilento e questo inevitabilmente avrà delle forti ripercussioni sulle nostre attività. Ciò di cui sono più rammaricato riguarda i posti di lavoro che purtroppo dovranno essere sacrificati, affinché vengano rispettate le distanze di sicurezza e in conseguenza al drastico calo che subirà il nostro volume d’affari. In questo momento sto valutando l’ipotesi di non riaprire tutte le mie attività una volta terminata l’emergenza sanitaria, in quanto le spese a cui dovrò far fronte saranno davvero ingenti. Nei nostri locali abbiamo ancora materia prima andata a male e che dovremo buttare prima della riapertura, inoltre ci troveremo con fitti da pagare, fornitori che vorranno riscuotere i propri pagamenti e stipendi da onorare. Attualmente, la situazione è davvero complicata e lo sarà ancora di più quando dovremo ripartire da zero.

Quanto tempo pensa che occorrerà prima di tornare del tutto alla normalità e quali saranno, secondo lei, i risvolti in campo economico che si verificheranno?

Prima di tornare alla normalità credo che ci vorrà almeno un anno. Dal mio punto di vista si avrà un concreto miglioramento della situazione a partire dalla prossima primavera e i risvolti economici saranno negativi ed insostenibili. Vorrei sottolineare le enormi difficoltà che in questo periodo stanno vivendo le persone che hanno perso del tutto il proprio lavoro, ho timore che la malavita possa trovare terreno fertile in cui insinuarsi e prestare denaro a tutti coloro che, attualmente, non percepiscono un euro e che si ritroveranno senza occupazione anche quando l’emergenza sanitaria sarà terminata. Anche per questi motivi mi rivolgo alle istituzioni, chiedendo loro di aiutare il ceto sociale meno abbiente e di contrastare le organizzazioni criminali che, attraverso ingenti somme di denaro, avrebbero vita facile nell’insediarsi tra i più bisognosi.

Quali misure suggerisce ai vertici di governo per aiutare gli imprenditori a far fronte alle enormi difficoltà che già ci sono e che ci saranno ancor di più dopo la fine del periodo di quarantena?

Ai vertici di governo chiedo di iniziare a prendere in considerazione delle misure che possano aiutare in modo concreto l’economia reale, come ad esempio una legge che permetta di pagare solo una percentuale dei fitti e non l’intero canone, almeno per i primi dieci mesi dalla fine dell’emergenza. Inoltre, auspico un blocco sui pagamenti delle tasse fisse che chi ha un locale come me conosce molto bene e sa quanto incidano sull’intero volume d’affari, a maggior ragione se fortemente ridimensionato o fermo del tutto. Vorrei che il governo mostrasse la sua vicinanza a tutti coloro che hanno un’attività, in quanto con degli aiuti concreti si salverebbero moltissimi posti di lavoro e di conseguenza tante famiglie.

 

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Mario Nocera

Mario Nocera, nato a Napoli il 04/01/1992 Direttore Area: Politica Economica Responsabile sviluppo business Laurea Magistrale in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni presso: l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Tesi di Laurea in: Teoria dell Sviluppo umano. Titolo Tesi: ''Le diseguaglianze in Italia : il divario tra Nord e Sud'' Interessi: economia, finanza, politica, attualità e sociologia. Contatti: mario.nocera@iusinitinere.it

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