venerdì, Luglio 19, 2024
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Criminogenesi dell’omicidio di Melania Rea

Premessa: con una serie di articoli si vuole analizzare, dal punto di vista della criminologia, l’omicidio di Melania Rea. Si è già detto in merito alla criminodinamica[1], in questo secondo ci si soffermerà sulla criminogenesi.

Introduzione

Per un criminologo è fondamentale porsi il problema di analizzare il contesto relazionale in cui è stato commesso il crimine. In particolare, rileva la relazione vittima-autore.

Il caso in esame rientra nell’ambito di una relazione sentimentale tra due persone che formano una famiglia e che hanno una figlia. È il contesto che offre il terreno fertile per la c.d. violenza di genere[2]. Con femminicidio, in particolare, si fa riferimento all’omicidio dando risalto, appunto, al genere. Questo fenomeno consiste in un episodio che è in realtà il culmine di una condizione di violenza che è andata crescendo nel tempo. A determinare questa escalation spesso sono o l’incapacità di accettare una separazione o l’orgoglio ferito o la volontà di punire la donna. La criminogenesi del fenomeno, quindi, è data dalla necessità che l’uomo ha di possesso, di controllo. L’offender normalmente è legato alla vittima da rapporti familiari e/o affettivi; prevalentemente si tratta del partner o dell’ex della vittima e di norma viene usata la prima arma a disposizione.

Nelle dinamiche violente, più in generale, il fondamento dell’azione si riscontra proprio nella ricerca di controllo sull’altro: l’azione è intesa come un modo per confermare la propria autorità. Questo bisogno di controllo, però, non riguarda unicamente l’altro, ma riguarda la propria vita. La violenza è un mezzo per riparare la propria identità ed è perpetrata da individui che sono in realtà emotivamente dipendenti. La brutalità è la reazione all’ingratitudine dell’altro. Secondo l’aggressore, il partner non vede quanto lui si sia dedicato, con tutto sé stesso, alla relazione. Nell fondo, quindi, c’è una sorta di pretesa di ricevere quanto dato[3]. A seguito di un dissidio, il soggetto soffrirebbe di un senso di inferiorità tale per cui, crollata l’immagine narcisistica che si ha di sé, non può far altro che aggredire il soggetto che si ritiene la causa di quella sofferenza[4].

Con la violenza di genere, il punto di vista si sposta sulla vittima e, a tal proposito, rileva la vittimologia[5]. Questa è una disciplina che ha il pregio di aver inteso la vittima non solo quale soggetto passivo del reato, ma come attore che incide sulla dinamica criminale[6]. Guglielmo Gulotta ha definito la vittimologia come “una disciplina che ha per oggetto lo studio della vittima di un crimine, delle sue caratteristiche biologiche, psicologiche, morali, sociale e culturali, delle sue relazioni con il criminale e del ruolo che ha assunto nella genesi del crimine[7]. In linea generale, si ritiene infatti che esistono delle caratteristiche personali che, in determinate circostanze, potrebbero contribuire al precipitare degli eventi. Alcune di esse sono l’età, il genere, stati depressivi e psicopatologici, ma anche l’attività professionale, la condizione economica possono influire sulla genesi del crimine[8]. Per tale ragione Gulotta nota come in realtà il rischio di vittimizzazione non sia equamente distribuito nella popolazione poiché taluni soggetti favoriscono la commissione di determinati tipi di crimine[9].

Occorre poi ricordare che esistono due tipologie di vittime: quella passiva, con cui l’autore non ha alcun contatto e la vittima viene scelta per colpire un’ideologia, un gruppo o una funzione sociale; e quella attiva, quando c’è una relazione con l’autore di reato che può essere di vario tipo.

Quando ci si pone nell’ottica vittimologica, quindi, il rapporto vittima-carnefice assume una rilevanza notevole, ciò a maggior ragione vale per i reati domestici[10].

La criminogenesi – la vittima

Nel caso che si sta analizzando, della vittima (per tale intendendosi Melania Rea) si può dire che probabilmente, mentre in passato era disposta ad assecondare il marito (ed infatti aveva già scoperto un suo tradimento e lo aveva perdonato), in prossimità dell’omicidio questa condizione era probabilmente cambiata e il loro rapporto era diventato più conflittuale. Lui riferisce che lei lo umiliava e si può pensare che ci fosse una sorta di “ribellione” alla quale lui non riusciva a far fronte. Pare che la donna avesse adottato un atteggiamento di rimprovero nei confronti del marito. Lo teneva sotto controllo e in uno stato di sudditanza morale e fisica. Parolisi, nel corso di alcune conversazioni con un parente di Melania, aveva confidato che la moglie lo umiliava tutti i giorni rinfacciandogli il fatto che l’avesse tradita e facendolo vivere in uno stato di frustrazione che veniva lenito proprio con il rapporto con l’amante. Lo stesso affermava che era dovuto andare dal medico per problemi agli occhi e alla testa causati dal livello di stress generato dal comportamento della moglie. Il malessere dell’uomo emerge anche da un sms inviato dallo stesso alla moglie in cui scriveva “sei sempre tu quella che sbaglia e siccome stai sempre sul chi va la prendi sempre le decisioni affrettate fai sempre di me quello che vuoi è vero che ti ho detto una bugia per giustificare il mio ritardo per non farmi rimproverare da te ma come sempre mi rendi ridicolo davanti a tutti grazie per questo”.[11]

Nel rapporto con Melania, quindi, il marito non si sentiva compreso, la donna non avrebbe visto quanto lui faceva per lei. Durante una telefonata con un’amica di Melania, Parolisi dice che per lei aveva fatto tante opere buone, l’aveva sempre amata[12].

La criminogenesi – Parolisi

Per quel che riguarda Parolisi, in primis deve farsi riferimento a quanto emerge della sua personalità.

Guardando al su menzionato messaggio, occorre riconoscere che lo stesso è importante anche perché evidenzia un tratto caratteristico di Parolisi, il mentire. Sul punto, i giudici hanno evidenziato che la sua personalità è quella di “un uomo che ha vissuto e vive una propria realtà, che prende spunto dal vero, lo rielabora e, quindi lo eleva a verità, tanto da essersi già assolto dai terribili delitti commessi[13].

Deve evidenziarsi che Parolisi, allo scopo di allontanare i sospetti da sé, ha fornito nel corso delle indagini una notevole mole di menzogne che per i giudici sono andate a costituire una sorta di confessione. Attraverso queste è stato possibile ricostruire la dinamica dell’evento, il movente e l’effettiva personalità dell’uomo.[14]

Circa la dinamica dell’evento, occorre fare riferimento a quanto sostenuto da Parolisi e quanto poi ricostruito dai giudici.

La ricostruzione dei fatti fornita da Parolisi era la seguente.

I coniugi, dopo aver pranzato, avrebbero lasciato la propria abitazione per recarsi a Colle San Marco. Portavano la figlia alle altalene e ivi venivano visti dal proprietario del chiosco. Secondo Parolisi, Melania si sarebbe allontanata per andare in bagno. Lungo il tragitto “qualcuno” l’avrebbe incrociata e lei sarebbe salita sulla sua auto di spontanea volontà, senza esservi costretta. Avrebbero cambiato zona, recandosi al chiosco di Ripe di Civitella. Una volta lì, Melania si sarebbe tirata giù i pantaloni, calze e slip per fare pipì e a quel punto sarebbe scattata l’aggressione[15].

I giudici ricostruiscono la vicenda in modo diverso.

I coniugi avrebbero deciso di comune accordo di lasciare Colle San Marco e di andare al chiosco della pineta. Arrivati lì la donna, dovendo urinare, è andata dietro la struttura. Il marito, vedendola seminuda si sarebbe eccitato e l’avrebbe avvicinata per avere un rapporto sessuale, ma sarebbe stato rifiutato (perché Melania aveva un problema di ernia e poi c’era la bambina in macchina). Probabilmente in tale contesto avrebbe rivolto al marito pesanti rimproveri e lui, a quel punto, avrebbe reagito. Dopodiché Parolisi avrebbe recuperato tutto ciò che poteva incastrarlo, si è tolto gli abiti che indossava sopra i suoi[16], gli scarponcini, il coltello e conoscendo il luogo li ha nascosti.

A quel punto, lo stesso ha iniziato a far squillare il cellulare della moglie, è tornato a Colle San Marco ed ha inventato la storia della scomparsa di Melania. Ha iniziato a recitare dando la propria versione dei fatti, un misto tra reale e inventato[17].

La propensione alla menzogna risulta, poi, ricavabile anche da altri aspetti.

Durante le indagini, infatti, Parolisi ha dichiarato che con la moglie andava perfettamente d’accordo, che non era in corso alcun litigio, se non qualche discussione come accade in ogni coppia. A detta sua, non ci sarebbe stato alcun motivo di contrasto[18].

Durante le indagini è emerso ben altro. Alcuni colleghi dichiarano che Parolisi aveva intrattenuto relazioni con allieve, effettuava diverse telefonate di due/tre ore al giorno con un cellulare a questo dedicato e non per parlare con la moglie. Inoltre, aveva chiesto spesso di essere coperto nel caso in cui la moglie lo avesse cercato simulando impegni fittizi[19].

Come accennato, in passato aveva intrattenuto una relazione con una donna e Melania lo aveva scoperto e perdonato. In prossimità dell’omicidio, invece, frequentava un’altra donna e la loro relazione non era terminata al momento della morte di Melania, anzi durava da circa due anni e la donna lo sollecitava in modo pressante e costante affinché l’uomo lasciasse la moglie per concretizzare la loro storia[20].

Ancora, relativamente alla personalità di Parolisi molto si può ricavare dalle intercettazioni effettuate nell’auto dello stesso: sono state riscontrate diverse telefonate con l’amante nelle quali lui era molto agitato. Inoltre, in alcune conversazioni, emerge la rabbia nei confronti della stessa quando non ubbidisce alle sue richieste definendola scema, mongoloide e la accusa di non volerlo togliere dai guai[21].

Da questo può desumersi il fatto che lui desse per scontato che l’amante dovesse fare quello che lui voleva.

Sembrerebbe, poi, una persona carente di empatia. Ad esempio, pochi giorni dopo la scoperta della morte della moglie Parolisi preparava tutti gli effetti personali della stessa affinché la suocera li portasse via[22].

Per quanto riguarda il movente, come detto, è stata data rilevanza alla causale di tipo sentimentale. Alla base di questo sono stati posti alcuni elementi: la relazione con un’altra donna non occasionale; la reciproca intensità dei sentimenti (a conferma di questo va ricordato che dopo la morte della moglie il Parolisi non ha troncato la relazione); lo stato di tensione interna che viveva l’uomo (dovendo far fronte da un lato alla moglie e dall’altro all’amante che premeva affinché lasciasse l’altra)[23].

Orbene, quello che può immaginarsi, stando a quanto emerge da queste considerazioni, è che questo stato di tensione abbia portato all’epilogo fatale.

Il comportamento di Parolisi dopo l’omicidio.

Deve qui farsi alcuni riferimenti al comportamento di Parolisi dopo la scomparsa della moglie, in ragione del fatto che nell’analisi criminologica occorre guardare la condotta prima, durante e dopo.  Anzitutto, egli non partecipava né il 19 né il 20 aprile 2011 alle ricerche[24]. Non solo, il 19 dissuadeva i colleghi dall’organizzare un gruppo di ricerca perché, a detta sua, avrebbero interferito con il lavoro dei cani, però, stando ad una testimonianza, aveva lasciato il luogo della scomparsa proprio al fine di andare ad organizzare il soccorso. Ancora, non mostrava preoccupazione nonostante la moglie fosse scomparsa da più di 24 ore.[25]

Per quanto riguarda il 20 aprile, si ritiene verosimile che, sempre secondo una testimonianza, quella mattina si sia recato a Ripe di Civitella per ripulire la zona degli oggetti che potevano comprometterlo, per effettuare il vilipendio e per spargere nei dintorni altri materiali (tra cui la siringa che ha conficcato nel petto della vittima) i quali erano stati prelevati quella mattina stessa, mentre l’uomo andava a fare footing (circostanza compatibile con un aggancio del cellulare ad una cella vicino la Caserma).[26]

Egli conosceva i luoghi. Tale elemento è essenzaile da evidenziare in quanto lo studio dell’ambiente è estremamente importante per la criminologia. Difatti, nel 1981 i coniugi Brantingham definiro Environmental Criminology (Criminologia Ambientale) quell’approccio dello studio al crimine analizzato nelle quattro componenti: la dimensione legale, la dimensione dell’autore, quella della vittima e quella spazio-temporale o del luogo.[27] La tematica varrà affrontata nel prossimo lavoro. In qusta sede, ci si limita ad evidenzoiare che gli eventi criminali si verificano in situazioni di vita quotidiana, anche durante gli spostamenti degli individui per raggiungere luoghi in cui svolgono le normali attività di tutti i giorni[28].

Fonte immagine: www.pixabay.com

 

[1] Per un maggiore approfondimento sul punto si veda: https://www.iusinitinere.it/lomicidio-di-melania-rea-la-criminodinamica-36957.

[2] Per un maggiore approfondimento sul punto si veda: https://www.iusinitinere.it/gli-aspetti-criminologico-fenomenologici-della-violenza-di-genere-35111.

[3] M. Pascali La riforma normativa sulla violenza sulle donne in relazione alla natura dei crimini perpetrati in rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza – Vol. IX – n. 3 settembre-dicembre 2015 pp. 77-78 in https://www.vittimologia.it/rivista/articolo_pascali_2015-03.pdf.

[4] Filetti L., La psicologia degli uomini maltrattanti, in Casale M., De Pasquali P., Lembo M. S., Profili criminali e psicopatologici del reo, cit., p. 202. in M. Pascali La riforma normativa sulla violenza sulle donne in relazione alla natura dei crimini perpetrati,  in rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza – Vol. IX – n. 3 settembre-dicembre 2015 p. 79 in https://www.vittimologia.it/rivista/articolo_pascali_2015-03.pdf.

[5] Per un maggiore approfondimento sul punto si veda: https://www.iusinitinere.it/criminal-profiling-facciamo-un-po-di-chiarezza-35802.

[6] S. Sicurella, Lo studio della vittimologia per capire il ruolo della vittima in Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza – Vol. VI – N. 3 – Settembre-Dicembre 2012, p. 65 in https://www.vittimologia.it/rivista/articolo_sicurella_2012-03.pdf.

[7] G. Gulotta, La vittima, Giuffré, Milano, 1976, p. 9. In S. Sicurella, Lo studio della vittimologia per capire il ruolo della vittima in Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza – Vol. VI – N. 3 – Settembre-Dicembre 2012 p. 63 in https://www.vittimologia.it/rivista/articolo_sicurella_2012-03.pdf.

[8] S. Sicurella Lo studio della vittimologia per capire il ruolo della vittima in Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza – Vol. VI – N. 3 – Settembre-Dicembre 2012 p. 65 in https://www.vittimologia.it/rivista/articolo_sicurella_2012-03.pdf.

[9] G. Gulotta, La vittima, Giuffré, Milano, 1976, p. 9. In S. Sicurella, Lo studio della vittimologia per capire il ruolo della vittima in Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza – Vol. VI – N. 3 – Settembre-Dicembre 2012 p. 66 in https://www.vittimologia.it/rivista/articolo_sicurella_2012-03.pdf.

[10] D. Curtotti, L. Saravo, Manuale delle investigazioni sulla scena del crimine – Norme, tecniche, scienze, edizione 2013, pp. 813-814

[11] Sentenza tribunale, pp. 55-56-57.

[12] Ivi, p. 16.

[13] Ivi p. 5

[14] Ibidem

[15] Sentenza tribunale pp. 57-58-59

[16] Era uscito di casa con degli indumenti più leggeri, cambiando località si era messo sopra ai suoi degli altri più pesanti che aveva in macchina

[17] Sentenza Tribunale pp. 59-60-61-62

[18] Ivi, p. 10.

[19] Ivi, p. 54.

[20] Ivi, pp. 53-54-55.

[21] Ivi, p. 55.

[22] Ivi, p. 53.

[23] Cass. pen., sez. I, n. 2136 del 28 novembre 2011 (dep. 19 gennaio 2012), pp. 3-4.

[24] Ivi, p. 15.

[25] Ivi, p. 16.

[26] Ivi, p. 62.

[27] D. Curtotti, L. Saravo, Manuale delle investigazioni sulla scena del crimine – Norme, tecniche, scienze, edizione 2013, p. 847.

[28] Ibidem.

Maria Luisa Canale

Maria Luisa Canale, dott.ssa in giurisprudenza, abilitata alla professione forense ed esperta in scienze forensi. Si laurea il 28 marzo 2014 in giurisprudenza presso l'ateneo LUMSA di Roma con una tesi in diritto processuale penale dal titolo Il trattamento penitenziario dello "straniero". Con tale lavoro l'11 novembre 2015 vince il Premio di Laurea indetto dal Comune di Milano in memoria di Luca Massari. Ha svolto la pratica forense presso il foro di Roma, in uno studio di diritto civile, ove ha imparato a scrivere gli atti e i pareri, a rapportarsi con clienti, avvocati e magistrati ed ha approfondito soprattutto il diritto di famiglia. Ha frequentato la Scuola di specializzazione per le professioni legali presso la LUMSA che le ha dato la possibilità di svolgere il tirocinio presso la Corte di Cassazione sez. II e VII penale. Qui si è occupata dell'esame delle sentenze di merito e dei ricorsi, della ricerca giurisprudenziale, dello studio dei casi sottoposti, della redazione di ordinanze di manifesta inammissibilità e ha partecipato alle udienze. Successivamente, si è iscritta al Master di II livello in Scienze forensi (Criminologia, Investigazione, Security e Intelligence) presso l'università La Sapienza di Roma. Ha concluso questo percorso il 17 febbraio 2018 con votazione 110/110 e la tesi dal titolo Le problematiche del diritto di difesa in un caso di omicidio - la previsione di una tutela a futura memoria. Il 23 novembre 2021 Maria Luisa si abilita alla professione forense. Collabora con l'area di Criminologia di Ius in itinere. Da febbraio 2022 lavora come Consulente assicurativo e finanziario presso Filiali di Direzione, Generali Italia.

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