sabato, Luglio 13, 2024
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L’eredità digitale e gli account social dopo la morte dell’utente

Il mondo che ci circonda, il mondo del web e dei computer, del cloud e dei Social Network ha cambiato, per sempre, la nostra esistenza e ormai ne siamo consapevoli, ma cosa accade ai nostri account Social o del cloud sul quale abbiamo salvato foto e documenti? Muoiono con noi oppure i nostri eredi “raccoglieranno” quello che abbiamo lasciato nella rete? Come ben sappiamo i dati che nel tempo abbiamo lasciato in rete con l’attività online non “muoiono”, ma restano nel mondo digitale, al punto che é stato dimostrato che circa il 5% degli utenti del più famoso Social Network al mondo sono costituiti da “zombie digitali”.[1] Questo è un caso controverso che non ha ancora trovato risposte univoche. Tuttavia, recentemente, la Corte Federale di Giustizia tedesca ha statuito, al termine di un lungo iter giudiziario, che Facebook é tenuto a garantire agli eredi dell’utente deceduto l’accesso al profilo e all’account.[2]

La vicenda in questione riguarda una coppia tedesca che aveva chiesto di poter accedere al profilo Social della figlia, deceduta in circostanze non del tutto chiara, per cercare ulteriori indizi. Tuttavia, Facebook aveva negato loro l’accesso. É stato questo il motivo per il quale i genitori della ragazza agirono in giudizio dinanzi al tribunale di Berlino che, nel 2015, accolse il loro ricorso in virtù del fatto che il profilo social della ragazza era da considerare come una sorta  di “diario cartaceo” che può essere ereditato. Il secondo grado di giudizio, davanti alla Corte d’Appello di Berlino ha visto un “cambio di rotta”. Pertanto, i giudici, in seguito all’appello presentato da Facebook, accolsero la posizione di quest’ultimo che riteneva invece che la concessione delle credenziali di accesso fosse una forma di violazione del diritto alla riservatezza e del diritto all’oblio. Le motivazioni addotte dalla Corte d’Appello prevedevano la garanzia del diritto alla riservatezza, sulla base della Costituzione tedesca, alla persona anche dopo il suo decesso.[3] La vicenda, conclusasi davanti alla Corte Federale nel 2017, ha visto la “vittoria” dal punto di vista giudiziale della coppia tedesca perché per i giudici non vi era alcuna violazione delle leggi tedesche e, allo stesso tempo, della nuova normativa in materia di protezione dei dati personali (Reg.UE 2016/679).

Pertanto, con tale pronuncia si è stabilito che il profilo Facebook di un utente deceduto può essere ereditato. Nel caso in questione, a ricoprire la carica di eredi sono i genitori e sulla base del nuovo regolamento europeo questi possono accedere quando vi sono i motivi previsti per legge come sostiene il Professore Scorza.[4]

La questione dell’eredità digitale é estremamente attuale tanto che Facebook ha provveduto all’inserimento di una “particolare opzione”[5], come ha affermato Laura Bononcini responsabile delle relazioni istituzionali di Facebook Italia, che é quella di individuare e indicare una persona che, nel momento in cui risulterà inattivo il profilo, riceverà le credenziali di accesso e potrà così gestire l’account dopo il decesso del “titolare” del profilo.[6]

Il contatto erede, una volta designato, come prevede Facebook stesso, é la persona alla quale, viene chiesto di gestire l’account. Quest’ultimo si trasforma in “account commemorativo”: una modalità in cui chi é stato nominato “erede” può scrivere post, rispondere alle richieste di amicizia, modificare l’immagine del profilo e anche chiedere che venga rimosso l’account.

Facebook consente che vengano fatte solo questo tipo di azioni e non altre, come accedere ai messaggi, modificare o rimuovere post già pubblicati. Tutto ciò al fine di preservare la “riservatezza” del “titolare” del profilo.[7]

Di questa tematica, in Italia, si occupa da alcuni anni anche il Consiglio Nazionale del Notariato che ha avviato dei progetti sia con Microsoft che con Google per la realizzazione di un “protocollo” che consenta agli eredi digitali di “interagire con gli operatori della rete” [8]. A riguardo é stato stilato un decalogo proprio per consentire di districarsi in questa articolata materia, vista anche la lacuna legislativa nel nostro paese. Innanzitutto, si consiglia di affidare a qualcuno le credenziali di accesso in modo che, in seguito al decesso del titolare di quelle credenziali e all’apertura della successione, si possano gestire profili social( se la persona ne ha uno), mentre per quanto riguarda i dati di accesso dei conti online, essendo parte dei conti bancari, sarà necessario stilare un testamento che dovrà essere letto dal notaio.[9]

La questione riguarda anche la posta elettronica, dato che ognuno di noi può avere anche più di un indirizzo mail ad esempio quello  personale e quello professionale: cosa accade agli indirizzi mail nel momento della successione mortis causa? Le posizioni che si sono affermate nel tempo hanno visto un prevalere di alcune idee, su tutte quella che propende per una separazione in base al tipo di account (personale o professionale) e quella che afferma che gli indirizzi mail rientrino nella successione.[10]

Anche il Professor Stefano Rodotà, nei suoi studi, era arrivato ad affrontare questo tema e ad esporlo nel libro “Il diritto di avere diritti” sostenendo che oramai noi siamo “abituati” a diffondere informazioni, a salvarle nelle banche dati. Questa diffusione dei dati personali può avere dei risvolti nell’ambito dei diritti fondamentali e sui principi fondamentali quali quello di uguaglianza o il diritto alla salute. Il passaggio, forse più importante, é quello relativo alla necessità di affermare una forma di “tutela del corpo elettronico” delle persone che diffondono i loro dati online.[11]

Per il Professor Ziccardi, autore de “Il libro digitale dei morti” la notizia “più sconvolgente” é che nell’arco di circa trent’anni ci sanno più “morti digitali” che vivi su Facebook. Sono espressioni forti che  a tratti spaventano dal momento che presto si dovranno fare i conti con gli effetti che queste “morti digitali” provocano.

Dunque, per tornare al punto di partenza, cosa ne sarà dei dati digitali dopo la morte dell’utente? Questo é il fulcro della questione e della riflessione che da essa scaturisce. Dobbiamo prendere coscienza sia come singoli che come società, trasformata dal mondo di internet, del fatto che i dati sono eterni e che sopravvivono alla morte della persona.[12]

 

[1] F. Corona, Eredità digitale: la tutela dei dati digitali dopo la morte, in Altalex, 26 aprile 2017, qui disponibile: http://www.altalex.com/documents/news/2017/05/03/eredita-digitale-la-tutela-dei-dati-digitali-dopo-la-morte

[2] E. Dalmanzio, Si può ereditare il profilo Facebook di un figlio defunto?, in Tom’s Hardware, 4 agosto 2018, qui disponibile:

[3] B. Simonetta, Un tribunale dà ragione ai genitori: ok l’accesso all’account Facebook della figlia deceduta, in Il Sole 24 Ore, 13 luglio 2018, qui disponibile: http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2018-07-13/un-tribunale-da-ragione-genitori-ok-accesso-account-facebook-figlia-deceduta-182732.shtml?uuid=AEyo0eLF

[4] D. Parlangeli, In Italia i genitori possono accedere all’account Facebook del figlio deceduto?, in Wired, 14 luglio 2018, qui disponibile: https://www.wired.it/internet/social-network/2018/07/16/facebook-genitori-figli-privacy/

[5] Facebook, Cento Assistenza, qui disponibile: https://m.facebook.com/help/1568013990080948

[6] M. Russo, Quando si muore cosa succede ai dati sul web?, in La Stampa, 14 agosto 2015, qui disponibile: http://www.lastampa.it/2015/08/14/societa/quando-si-muore-che-cosa-succede-ai-dati-sul-web-f2mCXrf1b3Y4f7JW27SMoK/pagina.html

[7] Vedi supra nota 4

[8] Consiglio Nazionale del Notariato, linee guida per eredi digitali, qui disponibile: https://www.notariato.it/it/identità-ed-eredità-digitale

[9] Consiglio Nazionale del Notariato, Decalogo eredità digitale, qui disponibile: https://www.notariato.it/sites/default/files/Ereditx_Digitale.pdf

[10] Vedi supra nota 2

[11] S. Rodotà, Il diritto di avere diritti, 2012, Editori Laterza

[12] G. Ziccardi, La morte nell’era dei “dati eterni”: che ne sarà del nostro corpo digitale, in Agenda Digitale, 17 maggio 2017, qui disponibile: https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/la-morte-nellera-dei-dati-eterni-che-ne-sara-del-nostro-corpo-digitale/

Giulia Cavallari

Nata a Bologna nel 1992. Dopo aver conseguito la maturità classica prosegue gli studi presso l'Università di Bologna iscrivendosi alla Facoltà di Giurisprudenza. Laureata con una tesi in Diritto di Internet dal titolo "Il Regolamento generale sulla protezione dei dati e il consenso dei minori al trattamento dei dati personali" sotto la guida della Professoressa Finocchiaro. Nel novembre 2017 ha relazionato all'Internet Governance Forum- IGF Youth. E' in questo periodo che si avvicina e appassiona al diritto di internet e all'informatica giuridica sentendo la necessità di approfondire gli studi in materia.  Gli interessi principali spaziano dalla protezione dei dati personali alla cybersecurity e all'ambito delle nuove tecnologie al ruolo che il diritto di internet ha assunto e assumerà nei prossimi anni.

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