venerdì, Luglio 19, 2024
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Grindadráp e Unione Europea: la mattanza delle balene nelle Fær Øer

Tra i fiordi, l’acqua si tinge di rosso e l’aria si impregna di un nauseante lezzo ferroso. Così ha inizio la Grindadráp: termine di etimologia norrena dal suono duro e stridente, quasi quanto il suo significato. Letteralmente “uccisione della balena”, è il crudele e cruento massacro di globicefali perpetrato da secoli nell’arcipelago delle Isole Fær Øer, con il sostegno del governo danese. Ogni anno, fino a 1.000 globicefali (balene pilota) e delfini vengono cacciati e brutalmente uccisi da luglio a settembre al solo scopo “ludico” – la caccia non è un’attività commerciale e tutti possono parteciparvi. I cetacei sono spaventati, accerchiati da barche e motoscafi, confusi fino a far loro raggiungere la costa. Storditi e privati dell’acqua sufficiente, sono costretti a spiaggiarsi, poi infilzati dallo sfiatatoio e recisi nel midollo spinale davanti a una folla urlante ed eccitata.

La Grindadráp è stata una delle più grandi risorse economiche delle Isole durante il XX secolo: era sottesa al sostentamento degli abitanti dell’arcipelago, con la carne equamente suddivisa tra i cittadini e il grasso – tramutato in olio – utilizzato per mettere ain funzione le lampade. Tuttavia, ora che la carne si importa, si produce da altri animali o la si sostituisce e l’elettricità deriva anche solo dall’acqua, non sembrano esservi giustificazioni. L’attività è stata, infatti, approvata dalle autorità faroesi ma non dalla International Whaling Commission (IWC). [1]

Tale Commissione è stata istituita nel 1946 per regolare l’industria baleniera. Ultimamente si sta muovendo verso una maggiore tutela dei cetacei, anche se alcuni degli 89 paesi membri – come Norvegia, Giappone e Islanda – sono ancora favorevoli alla caccia. Adotta, durante la riunione annuale, regolamenti sui limiti di cattura, metodi di caccia e sulla definizione di aree protette. Tuttavia, il lavoro risulta spesso bloccato dal disaccordo tra i membri che rende impossibile il raggiungimento della maggioranza necessaria alla realizzazione dei maggiori cambiamenti.

I cetacei sono protetti anche dalla Convention on the Conservation of European Wildlife and Natural Habitats [2]: adottata dal Consiglio d’Europa nel 1979, i suoi scopi sono “conservare la flora e la fauna selvatiche e i loro habitat naturali, specialmente quelle specie e habitat la cui conservazione richiede la cooperazione di più Stati, e promuovere tale cooperazione.” Infatti, come si può trovare nell’Annex III – contenente un elenco delle specie rigorosamente protette -, la Globicephala macrorhynchus, la Globicephala melas e il Lagenorhynchus acutus, oltreché il Lagenorhynchus albirostris sono considerati tipologie da tutelare. Si legge, ancora, che “[..] le parti contraenti dovrebbero attuare delle misure atte al mantenimento della flora e della fauna selvatiche [..].”

Ulteriore norma a contrastare la mattanza sarebbe la Direttiva Habitat (Direttiva n. 92/43/CEE) [3] emanata dalla Commissione Europea nel 1992 e relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. La caccia è ripudiata e qualsiasi forma di disturbo, cattura o uccisione deliberata dei cetacei è vietata in tutti gli Stati Membri. Nondimeno, le Fær Øer non fanno parte dell’Unione Europea, essendo una regione autonoma del Regno di Danimarca. Però, il governo danese – obbligato a sottostare alle direttive europee – è sempre stato connivente con la situazione e in passato ha addirittura inviato squadre di militari, funzionari della polizia, della marina e delle dogane per difendere i cacciatori dagli attivisti e permettere il proseguimento della Grindadráp.

Una delle ultime manifestazioni del fenomeno, avvenuta l’11 settembre 2018, oltre che per i numeri (con 210 balene uccise), si differenzia dalle precedenti per un particolare: la partecipazione di un membro del Parlamento danese, l’onorevole Magni Arge [4], che fa parte del Folketing. L’uomo è stato ripreso dagli attivisti di Sea Shepherd [5] – un’organizzazione non lucrativa che si occupa della salvaguardia della fauna ittica e degli ambienti marini – mentre aiuta alcuni uomini a trascinare le carcasse dei delfini massacrati sulla riva. Risulta, dunque, chiara la necessità del supporto logistico del Paese nordico, ed è su questo aspetto che si provano – per ora invano – a fare pressioni politiche.

Sea Shepherd è impegnata da tempo nell’Operazione Bloody Fjords, al fine di portare la battaglia nel cuore delle istituzioni danesi che continuano a promuovere la pratica. Un totale di 28 volontari dell’organizzazione sono stati arrestati negli ultimi anni per aver interferito con la Grindadráp, molti dei quali sono stati successivamente deportati. Dappiù, crescenti restrizioni impediscono ai volontari di entrare nelle Isole. Dunque, l’8 maggio 2017 è stata presentata alla Commissione europea la richiesta di avviare una procedura di infrazione contro la Danimarca per il suo facilitare l’abbattimento dei globicefali e la sua partecipazione nelle operazioni. [6]

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[1] https://iwc.int/home

[2] Consiglio d’Europa, Convention on the Conservation of European Wildlife and Natural Habitats, 19 settembre 1979. Consultabile a: https://www.naturaitalia.it/static/temp/allegati_natura_italia/biodiversita/accordi/Convenzione_di_Berna_IT.pdf

[3] Commissione Europea, Direttiva n. 92/43/CEE “Habitat”, 21 maggio 1992. Consultabile a: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=LEGISSUM%3Al28076

[4] https://www.thedanishparliament.dk/members/Magni-Arge

[5] https://seashepherd.org/

[6] Video esplicativo disponibile a: https://www.seashepherd.it/campagne-sea-shepherd/operazione_bloody_fjords/

Sabrina Certomà

Classe 1996, laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università degli studi di Trieste. Studentessa presso la Scuola di giornalismo Lelio Basso a Roma. Collaboratrice dell'area di diritto internazionale con particolare interesse per i diritti umani.

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