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Il Microcredito

Il Microcredito consiste nell’erogazione di “piccoli prestiti, finalizzati prevalentemente per l’investimento piuttosto che per il consumo, a individui o microimprese, prevalentemente prive di garanzie patrimoniali, verso le quali le istituzioni di microcredito si cautelano con forme di garanzia alternative”[i].

Se viene inteso meramente come strumento finanziario a supporto delle classi più povere, le sue origini vanno ricercate nella seconda metà del Settecento in corrispondenza della prima ondata di industrializzazione che ha investito il continente europeo. I primi esempi, infatti, si hanno in Inghilterra con la nascita delle cosiddette lending charities, seguite poi dalle loan fund institution in Irlanda e dalle prime Casse rurali in Italia. Questo strumento si sviluppa a fronte dell’esigenza di alcune persone di poter accedere al credito nonostante le loro condizioni di estrema povertà, risultando non idonee ad usufruire dei canali tradizionali già ampiamente sviluppati.

La nascita del Microcredito Moderno, come viene inteso ai giorni nostri, è da attribuire all’economista bengalese Muhammad Yunus. Nel 1976 diede vita ad un progetto chiamato Grameen Bank, il primo esempio di istituzione finanziaria di microcredito.
Yunus sviluppò questa idea dopo aver analizzato con attenzione le dinamiche economiche e sociali presenti in Bangladesh, evidenziando il fatto che un grande numero di soggetti poveri era continuamente sfruttato da una ristretta cerchia di persone estremamente ricche. Dopo aver individuato il circolo vizioso che conduceva a questa spirale di povertà senza fine, egli trovò anche un modo semplice ed efficace per combatterlo: mettere a disposizione delle piccole somme di denaro ai poveri per permettergli di avviare una propria attività in maniera indipendente.

Si tratta quindi di uno strumento tarato su specifici target e mira ad agevolare l’accesso al credito, sia per poter soddisfare bisogni primari dell’individuo sia per promuovere la nascita di nuovi business e nuove attività produttive.

Se da almeno un decennio l’Unione europea sta predisponendo passo dopo passo schemi e strumenti sempre più raffinati di supporto al microcredito, analogamente in Italia vi è stato nel corso degli ultimi anni un processo di crescente attenzione verso il Mc[ii] e gli strumenti in suo sostegno, iniziato nel 2010 con la promulgazione di una legge nazionale di settore rimasta per lungo tempo non esecutiva. Tra 2014 e 2015 la pubblicazione dei vari decreti attuativi da un lato ha reso la disciplina italiana operativa, mutando radicalmente il preesistente quadro normativo di settore e dando finalmente contorni precisi a ciò che è e a ciò che non è microcredito, dall’altro ha fatto sì che anche in ambito nazionale si delineassero nuovi strumenti a sostegno del Mc.

In particolare, in Italia, le attività di raccolta e di concessione dei prestiti sono regolate dal Testo Unico Bancario (legge n. 385/1993) e dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria (Decreto legislativo n.58/1998 integrato dal Decreto legislativo n.164/2007) che stabiliscono i requisiti e i controlli, a cui sono sottoposte indistintamente le istituzioni bancarie e le cooperative finanziarie.

Il Microcredito, invece, appare esplicitamente nell’ordinamento italiano con il Decreto legislativo del 13 agosto 2010, n. 141, che ha modificato gli articoli 111 e 113 del Testo unico bancario (TUB[iii]). Ma è solo il Decreto del 17 ottobre 2014, n. 176 del Ministero dell’Economia della Finanza, contenente la disciplina ministeriale sul microcredito, a rendere pienamente operativo l’art. 111 del TUB.

Dalla normativa possiamo definire due tipologie di Microcredito: il Mc all’impresa e il Mc sociale o di solidarietà.

Il microcredito all’impresa ha come obiettivo lo sviluppo o l’avvio della microimpresa quindi è anche una forma di inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro. Infatti, è utile a creare un’opportunità per chi vuole svolgere un’attività per proprio conto, oppure a sviluppare l’auto-imprenditorialità. Il microcredito può fornire prodotti e servizi utili per lo sviluppo di attività di produzione che permettano ai microprestatari di generare reddito e diventare economicamente autonomi.
Non viene richiesta una garanzia patrimoniale, ma l’ente erogatore attraverso un percorso selettivo verifica l’attendibilità professionale dei richiedenti, la validità e la coerenza tecnica economica e finanziaria dell’attività e del progetto per il quale è richiesto il finanziamento. Ciò che conta, quindi, è il progetto presentato e la sostenibilità dello stesso.

I destinatari sono i microimprenditori cioè persone che svolgono o vogliono aprire piccole attività produttive, principalmente i beneficiari svolgono attività in forma di ditta individuale o familiare nell’ambito del commercio, dei servizi, dell’agricoltura o dell’artigianato

Il microcredito sociale, invece, è lo strumento per eccellenza per la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale. Si rivolge, infatti, alle “persone fisiche in condizioni di particolare vulnerabilità economica o sociale”[iv]. Fornisce un supporto finanziario, a tasso agevolato, purché sia di importo massimo di 10.000 euro. I beneficiari sono i privati con reddito molto basso o sulla soglia della povertà, il finanziamento li aiuta a far fronte a situazioni di emergenza dalle quali dipende il miglioramento della loro qualità di vita.

In analogia con il precedente anche questa tipologia non richiede garanzie, ma solo se il beneficiario è in condizione di far fronte, nel breve-medio periodo, agli impegni stretti con l’operatore di microcredito. Si tratta di un sostegno temporaneo alla persona che viene accompagnato dalla prestazione di servizi ausiliari di bilancio sociale consentendo così l’inclusione sociale e finanziaria del soggetto richiedente.

Il target servito dal microcredito, come abbiamo appena visto, riguarda i cosiddetti “non bancabili”, cioè i soggetti considerati non idonei a fruire di servizi e prodotti finanziari del settore finanziario tradizionale, costituiti sia da persone prettamente povere o in condizioni a vario modo di marginalità o di esclusione sociale e perciò, sovente, anche con un background culturale ed educativo limitato, sia da microimprese e microattività economiche che non riescono, in primis per mancanza di garanzie, ad accedere a finanziamenti.

Lo sviluppo attuale di questo strumento deriva dal fatto che esso soddisfa un importante bisogno insito nelle società moderne ad economia prettamente capitalista: rendere accessibile il credito al maggior numero possibile di persone per consentire loro di realizzare investimenti.

Accedere al credito rappresenta uno dei bisogni primari all’interno dei processi economici e un prerequisito essenziale per poter investire.

 Anche a causa del difficile quadro economico attuale, vi è un vasto segmento di mercato, costituito dai cosiddetti non bancabili, che non viene servito dal tradizionale circuito bancario e finanziario poiché ritenuto troppo rischioso e non sufficientemente redditizio. Tuttavia, molti dei soggetti considerati non bancabili, seppur non possiedano sufficienti garanzie patrimoniali, spesso dispongono di buona volontà, competenze ed idee e rappresentano quindi un fattore produttivo le cui potenzialità possono rimanere inesplicate.

Alla luce di questa breve disamina, il Microcredito può essere considerato, in ambito finanziario, uno degli strumenti che meglio identifica l’impegno costituzionale per l’uguaglianza sostanziale (Costituzione art. 3 co. 2[v]).

[i] Becchetti L.(2008)

[ii] Microcredito.

[iii] Testo base per disciplinare il settore bancario, creditizio e dell’intermediazione finanziaria.

[iv] TUB art.111 co.3

[v] “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Claudia Addona

Claudia Addona nasce a Benevento nel 1993. Dopo aver conseguito la maturità scientifica, si laurea in Scienze Aziendali nel 2017, all'università La Sapienza di Roma, con tesi in Marketing. Nel gennaio 2020 consegue la laurea magistrale con il massimo dei voti in Finanza e Assicurazioni, sempre presso l'università degli studi di Roma "La Sapienza". Collabora dal 2017 con Ius in Itinere in seguito alla nascita della nuova area Banking&Finance, di cui ne diventa responsabile nel 2018. La curiosità e la determinazione sono ciò che le permettono di dare il meglio in tutto ciò che fa. Email: claudia.addona@gmail.com

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