giovedì, Luglio 18, 2024
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L’impronta ambientale di prodotto: il “Made Green in Italy”

 

“L’impronta ambientale di prodotto è un metodo che si basa sull’analisi del ciclo di vita e che consente di definire gli impatti ambientali di un prodotto attraverso degli specifici indicatori, quali ad esempio le emissioni di gas serra, il consumo idrico e il consumo di risorse”.

Con il fine di avere, quanto più possibili informazioni attendibili sull’impatto ambientale dei prodotti e di  orientare le politiche riguardanti i prodotti e i servizi, allo sviluppo di un mercato più “ecologico”, la Commissione Europea nella Raccomandazione 2013/179/CE ha individuato due tipi di metodologie che consentono di esaminare rispettivamente l’impronta ambientale dei prodotti ( Product Environmental Footprint , PEF ) e delle Organizzazioni ( Organisation Environmental Footprint, OEF).

Nelle loro specificità, queste metodologie si inseriscono nell’ampio ambito del Life Cycle Assessment ( LCA ). Il fine consiste nell’identificazione degli impatti ambientali del prodotto caratteristico e in una chiara definizione delle categorie che esprimono il tipo di potenziale impatto ambientale, alle quali è necessario fare riferimento al fine di svolgere una valutazione esaustiva del ciclo di vita.

La raccomandazione emanata a livello europeo ha superato l’impostazione prevalentemente settoriale e normativa delle precedenti strategie, abbracciando un approccio più ampio, trasversale e volto a coinvolgere tutti i soggetti operanti all’interno del sistema di produzione e consumo. A riguardo, l’obiettivo dell’Italia, nell’attuazione del proprio piano d’azione, è quello di eseguire una valutazione delle prestazioni ambientali dei prodotti, in previsione di ciclo di vita, in collaborazione con il settore produttivo.

L’intento è di ottimizzare l’utilizzo dei diversi metodi di misurazione, tenendo anche conto della diversità dei settori  economici sui quali, essi, incidono. “L’analisi del Life Cycle Assessment e la sperimentazione su vasta scala di una metodologia d’analisi dell’impronta ambientale, con l’elaborazione di misure per la riduzione dei gas serra e la diffusione di buone pratiche nei processi produttivi costituiscono:

  •  Un driver non solo ambientale ma anche di competitività per il sistema delle aziende italiane;
  •  Un importante strumento di sviluppo economico e commerciale in direzione di un’economia sempre più sostenibile;
  • L’opportunità di creare una nuova consapevolezza nel consumatore con l’intento di aiutarlo a compiere scelte sempre più responsabili”.

Il Ministero dell’Ambiente ha avviato, già nel corso del 2008, la definizione di una Strategia Nazionale per il Consumo e Produzione Sostenibile. Tra i settori prioritari compare quello dell’alimentazione, settore chiave per l’economia italiana, che peraltro risulta essere quello con i maggiori impatti ambientali.

Recentemente, in  conformità a quanto previsto dall’art 21, comma 1 della Legge 221/2015 recante “Disposizione in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, in Parlamento è stato proposto il Regolamento per l’attuazione dello schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti denominato «Made Green in Italy» , il 6 giugno 2016.  “Con esso il Ministero dell’ambiente intende:

  • Promuovere modelli sostenibili di produzione e consumo, proseguendo il lavoro iniziato con il Programma nazionale per la valutazione dell’impronta ambientale;
  • Contribuire ad attuare le indicazioni concernenti, la strategia in materia di consumo e produzione sostenibili definite dalla Commissione Europea;
  • Rafforzare l’immagine, il richiamo e l’impatto comunicativo che distinguono i prodotti, attraverso l’adozione del metodo PEF e associandovi inoltre aspetti di qualità ambientale, qualità del paesaggio e sostenibilità sociale;
  • Definire le modalità più efficaci per valutare e comunicare l’impronta ambientale dei prodotti del sistema produttivo italiano, al fine di supportarne la competitività sui mercati nazionali e internazionali;
  • Valorizzare le esperienze positive di qualificazione ambientale dei prodotti cluster di piccole imprese, attraverso l’adozione di misure atte a favorire e agevolare l’adesione allo Schema « Made Green in Italy» da parte di gruppi d’imprese.”

Sia a livello nazionale che sovranazionale, è prevista una fase pilota; dopo la fase pilota, e sulla base dei risultati ottenuti, saranno decise le azioni da intraprendere nella seconda fase.

Amalia Scaperrotta

Nasce ad Ariano Irpino (AV) il 14/12/1993. Consegue la maturità scientifica ed é attualmente iscritta al quinto anno di Giurisprudenza presso l'Università degli studi del Sannio. Prossima alla laurea intende sviluppare una tesi in Negoziazione e Sviluppo Sostenibile. Da sempre sensibile ai problemi ambientali e ai temi sociali, è un energy broker presso un'azienda che si occupa di energie rinnovabili impegnata anche nel sociale. Ha partecipato al Concorso indetto dalla Fondazione Italiana Accenture, sullo Sviluppo Sostenibile, "Youth in Action for Sustainable Development Goals", in cui è arrivata in finale. È socia di Elsa ( The European Law Student's Assocation ). Nelle sue esperienze universitarie ha partecipato ad un progetto di ricerca, nell'ambito del Diritto Commerciale dal titolo "La liceità del marchio".

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