sabato, Luglio 20, 2024
Criminal & Compliance

L’omicidio di identità: il volto sfregiato come “morte civile”

Domenica Foti, 35 anni, 12 agosto 2012; Lucia Annibali, 35 anni, 16 aprile 2013; Pietro Barbini, 22 anni, 28 dicembre 2014; Carla Caiazzo, 38 anni, 1 febbraio 2016; Gessica Notaro, 28 anni, 10 gennaio 2017.

Cosa accomuna queste persone? Sono tutte vittime di una violenza inaudita senza paragoni, una follia omicida che si è scagliata su di loro nelle date alle quali i loro nomi sono ormai sempre accostati, intrappolandole per sempre in un nuovo corpo, con un solo medesimo movente: la passione.

Domenica, Lucia, Pietro, Carla, Gessica sono tutte vittime di un atto che ha sfregiato in modo permanente il loro corpo posto in essere, la maggior parte delle volte, dal rovesciamento di sostanze acide corrosive su di loro. Fortunatamente sono sopravvissuti, ma oggi, si trovano a dover affrontare trattamenti chirurgici di lunga durata, senza considerare tutte le problematiche psicologiche che parallelamente li devastano e che si manifestano con gravi sofferenze da affrontare giorno dopo giorno, oltre ai numerosi problemi di sostenibilità socio-economica.

Ebbene, Carla Caiazzo, la donna di Napoli bruciata dall’ex compagno quando era incinta di otto mesi, lo scorso novembre scrisse una lettera al presidente della Repubblica Mattarella in cui gli chiedeva di sollecitare il legislatore ad individuare una nuova figura di reato per punire severamente coloro che, con un intento delittuoso, “colpiscono le donne e, soprattutto, le cancellano dalla società civile”.

Il suo appello è stato così accolto da un gruppo di senatrici, in primis Laura Puppato che, in collaborazione con le vittime, con i loro avvocati, gli psicologi ed i criminologi hanno formulato un disegno di legge per colmare il vuoto normativo presente sul tema.

La nuova norma, attualmente in attesa di essere approvata, prevede l’introduzione del reato di omicidio d’identità e, punendone l’autore con la reclusione non inferiore a 12 anni, fornisce ai magistrati gli strumenti per comminare pene adeguate in modo rapido ai colpevoli di delitti così efferati, rappresentando un unicum anche in campo europeo.

La motivazione che i non pochi promotori del novum legislativo pongono a sostegno dell’omicidio d’identità poggia sul fatto che il volto irreversibilmente sfregiato della vittima si possa considerare vera e propria morte civile, volontariamente inferta dall’aggressore, con il cinico intento di possedere corpo ed anima della vittima, che altrimenti si sarebbe sottratta al suo dominio. Secondo i firmatari del disegno, per reprimere una condotta tanto efferata non sarebbero sufficienti le pene previste per le lesioni gravi o gravissime, disciplinate dal diritto penale. Lo sfregio inferto, precisamente in volto, attribuisce un quid pluris al reato, cioè l’automatica conseguenza di incidere profondamente non sono sull’identità fisica del soggetto-vittima, ma anche sulla sua identità sociale e psicologica.

Il nuovo provvedimento, se approvato, introdurrà nel codice penale tre nuovi articoli diretti a colmare la lacuna normativa in materia, ancora oggi presente in Italia e, in futuro, potrà costituire un precedente per altri Stati europei.

Si tratta degli articoli 577-bis, 577-ter e 577-quater, da inserire nel codice penale, che puniscono gli autori dell’omicidio di identità con la reclusione non inferiore a 12 anni ed aggravano le conseguenze del reato se a commetterlo sia una persona legata affettivamente alla vittima.

In particolare, l’esistenza di una concreta relazione affettiva con la vittima è considerata aggravante del reato. Infatti, così come già previsto nel testo del disegno di legge sul nuovo reato di femminicidio, per certi versi concettualmente simile, in caso di omicidio di identità la pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi dall’ascendente o dal discendente, dal coniuge, anche legalmente separato, dalla parte dell’unione civile o da persona legata alla persona offesa da relazione affettiva o con essa stabilmente convivente. Inoltre, se c’era una relazione tra la vittima e l’aggressore, esso potrà essere sospeso dall’esercizio di una professione o di un’arte, potrà perdere il diritto agli alimenti, nonché essere escluso dalla successione della persona offesa e quindi dall’eredità.

Infine, si prevede l’istituzione di un Osservatorio permanente per le azioni di monitoraggio, prevenzione e contrasto al fenomeno dello sfregio, composto da rappresentanti del Ministero dell’Interno e del Ministero dell’Istruzione.

Naturalmente non sono mancate le obiezioni ma, la Senatrice Puppato, prima firmataria dell’atto, si è dichiarata ottimista sui tempi di approvazione della legge, riscontrando l’entusiasmo con cui altre forze politiche hanno accolto la proposta.

Le numerose adesioni finora ottenute lasciano presagire un’imminente risposta affermativa sull’aggiornamento del sistema italiano rispetto alla repressione di questo grave fenomeno e ci si augura di porre presto fine alla spaventosa ondata di violenza che sempre maggiormente tormenta il “Bel Paese”.

Avv. Alessia Di Prisco

Sono Alessia Di Prisco, classe 1993 e vivo in provincia di Napoli. Iscritta all'Albo degli Avvocati di Torre Annunziata, esercito la professione collaborando con uno studio legale napoletano. Dopo la maturità scientifica, nel 2017 mi sono laureata alla facoltà di giurisprudenza presso l'Università degli Studi Federico II di Napoli, redigendo una tesi dal titolo "Il dolo eventuale", con particolare riferimento al caso ThyssenKrupp S.p.A., guidata dal Prof. Vincenzo Maiello. In seguito, ho conseguito il diploma di specializzazione presso una Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali a Roma, con una dissertazione finale in materia di diritto penale, in relazione ai reati informatici. Ho svolto il Tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari del Tribunale di Torre Annunziata affiancando il GIP e scrivo da anni per la rubrica di diritto penale di Ius In Itinere. Dello stesso progetto sono stata co-fondatrice e mi sono occupata dell'organizzazione di eventi giuridici per Ius In Itinere su tutto il territorio nazionale.

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