mercoledì, Luglio 24, 2024
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Marx: lo scienziato dell’economia reale

A duecento anni dalla sua nascita, Karl Marx (Treviri, 5 maggio 1818 – Londra, 14 marzo 1883) si presta come uno dei più alti esempi, forse l’unico ad una più ampia analisi, di scienziato della società e dell’economia. Privo di qualunque sostrato morale ed etico, è riuscito a realizzare una lucida e dettagliata descrizione della società industriale-capitalistica, nella prospettiva della lotta per i diritti del proletariato, vittima silenziosa dei telai del diciannovesimo secolo[1].

Nato nella cittadina tedesca di Treviri, compie a Bonn i suoi studi di filosofia e di giurisprudenza, sotto impulso del padre avvocato. Abbandonata l’aspirazione forense, si laurea in filosofia nel 1841 all’Università di Jena con una tesi dal titolo: Differenza fra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro. Discepolo del filosofo tedesco George Wilhelm Friedrich Hegel (Stoccarda, 27 agosto 1770 – Berlino, 14 novembre 1831), si avvicina agli ambienti della “sinistra hegeliana” che cercano di trarre conclusioni progressiste e materialiste dalla dottrina dell’idealismo hegeliano. Con la dottrina del “materialismo storico”, Marx inasprisce le sue posizioni al punto da dover abbandonare le ambizioni accademiche e darsi ad una vita in giro per l’Europa, analizzando la società e le sue dinamiche più profonde[2]

Prima a Parigi, dove sposa le idee del filosofo tedesco Ludwing Andreas Feuerbach (Landshut, 28 luglio 1804 – Rechenberg, 13 settembre 1872[3]), e poi a Bruxelles, con il discepolo ed amico Friedrich Engels (Barmen, 28 novembre 1820 – Londra,          5 agosto 1895), Marx osserva la società industriale e capitalistica con la stessa accuratezza con cui lo scienziato osserva arteria per arteria il corpo umano per capirne il funzionamento e, soprattutto, le criticità. Figlio dello spirito della dialettica hegeliana, vuol capire le dinamiche con cui il capitale si innesta nella nuova società dei telai e su come il proletaria possa cominciare una “lotta” che consenta di vederlo protagonista sulla scena di una società che lo schiavizza sino ad “alienarlo” da qualsiasi forma di diritto.

L’atteggiamento dello scienziato spinge Marx a descrivere attentamente le condizioni del proletariato, ma, soprattutto, a porre le basi della rivoluzione che dovrebbe condurre, dopo una fase più dura (la dittatura del proletariato[4]), ad un socialismo scientifico. L’aggettivo “scientifico” serve a marcare in modo netto le distanze dai desideri onirici del “socialismo utopico”. Quest’ultimo si identifica in tre figure di spicco. Il primo è l’inglese Robert Owen (Newtown, 14 maggio 1771 – Newtown, 17 novembre 1858) ideatore di “Labour exchange bank” e “Grand National consolidated Trade Union”, tentativi fallimentari di corporativismo. Il secondo è il francese François Marie Charles Fourier (Besençon, 7 aprile 1772 – Parigi, 10 ottobre 1873) che definì la riforma sociale basata sui “filansteri”, ossia microsocietà chiuse con un numero limitato di persone che devono esercitare a rotazione le diverse funzioni sociali così da evitare i danni provocati dall’eccessiva specializzazione. Ultimo in lista, il francese Pierre-Joseph Proudhon (Besançon, 15 gennaio 1809 – Passy, 19 gennaio 1865) che nell’opera Che cos’è la proprietà? sostiene che “la proprietà è un furto” dell’uomo ai danni dell’uomo.

Marx si distacca (scientificamente) da queste visioni che a suo giudizio sono soggette a due importanti criticità. Da un lato, rimprovera ai “socialisti utopistici” di limitarsi ad una critica essenzialmente morale del capitalismo, riducendo il discorso a materia etica e non più scientifica. Per questo motivo decide di intraprendere la strada dell’economia politica per individuare le contraddizioni insite nel modello capitalistico della società industrializzata. In secondo luogo, condanna la descrizione di una “società utopica”, non fondata su dati reali accertati e priva di una possibile analisi critica circa meccanismi che non esistono, se non nella mente di chi sviluppa quel modello. In quest’ottica, Marx si presta ad essere molto più contemporaneo di tanti analisti (finanziari, soprattutto) dei giorni nostri che si prestano ad essere “socialisti utopistici 4.0”.

La sua analisi scientifica lo spinge a considerare come unica possibilità quella di un “socialismo globale”, rispetto alla possibilità degli utopistici di “isole di socialismo” all’interno di un mondo capitalistico. Sono proprio le esperienze corporative di Owen e dei filansteri di Fourier a fornire i dati empirici da cui lo scienziato socio-economico delinea come unica possibilità la rivoluzione globale prima di un socialismo attuale, scientifico e reale. Prima esperienza in questa chiave è l’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (meglio nota come Prima Internazionale) del 1864 a Londra, nella quale Marx ricopre un ruolo di primo livello.

“[…] se Marx cadde spesso – e a volte irrimediabilmente – in errore, i suoi critici furono ben lontani dall’aver sempre ragione. E poiché fra questi si contano economisti di prima grandezza, il fatto va a suo credito anche perché, nella maggioranza dei casi, egli non poté difendersi di persona. Secondo, vanno pure messi a suo credito i contributi, critici o positivi, a una quantità di problemi singoli […] Tutte le deficienze che guastano la sua opera meritano, di fronte al grande obiettivo ch’egli si prefisse, un giudizio diverso, anche là dove, come in alcuni casi, tale giudizio non basta a redimerle’’[5]

Con queste parole l’economista austriaco Joseph Alois Schumpeter (Triesch, 8 febbraio 1883 – Taconic, 8 gennaio 1950) consente di attualizzare il discorso di Marx a duecento anni dalla sua nascita. L’opera di osservazione, analisi e sintesi (in questo la dialettica del maestro Hegel è ben visibile) delle società del suo tempo fornisce un modello di analisi socio-economica che può essere adottato anche nella nostra società, iper-connessa e globalizzata. L’osservazione sarebbe facilitata dalle enormi moli di dati e la sintesi potrebbe avvenire con l’utilizzo dei super-computer che consentirebbero di tracciare modelli (forse, rotte) da seguire per gli sviluppi futuri dell’economia (e della finanza) e delle sue ricadute sulla società.

[1] K. Marx, Miseria della filosofia, Edizioni Rinascita.

Disponibile qui: https://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1847/miseria-filosofia/index.htm

[2] J. Boncouer & H. Thouément, Le idee dell’economia, Edizioni Dedalo.

[3] K. Marx & N. Bobbio, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Giulio Einaudi.

[4] K. Marx & F. Engels, Manifesto del partito comunista, Gius. Laterza & Figli Spa.

[5] J.A. Schumpeter, Capitalismo, socialismo e democrazia, Comunità.

Fonte immagine: https://www.debatingeurope.eu/focus/the-legacy-of-karl-marx/#.XA5RZWhKiUk

 

 

 

 

 

 

 

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