mercoledì, Luglio 24, 2024
Labourdì

Politiche attive del lavoro, FEL e Blockchain – L’alba di una rivoluzione?

 

Nota di redazione: il presente articolo si propone di analizzare, in linea generale, i rapporti e le possibili interazioni tra la tecnologia legata alla “Blockchain” e agli “Smart contracts” e le Politiche Attive del Lavoro (PAL). Nella seconda parte verranno illustrate e analizzate nello specifico le prime due sperimentazioni della Blockchain come strumento per la gestione dell’assegno di ricollocazione e come strumento di matchmaking tra domanda e offerta di lavoro.

La complessa tecnologia legata alla Blockchain, che poggia sull’idea semplice ma rivoluzionaria volta alla creazione di un registro decentralizzato e pubblico dove registrare transazioni ma anche salvare documenti ed informazioni (per una disamina completa di questa complessa materia e dei suoi risvolti applicati, si rimanda qui) non poteva sicuramente non impattare con con quel settore delle politiche sociali, cioè le politiche del lavoro, che attualmente necessita in misura considerevole di riorganizzare in maniera efficiente risorse ed informazioni, rendendole fruibili agli operatori economici e monitorabili.

Si è osservato come la tecnologia legata alla Blockchain e i cd. “smart contracts”(1) possano probabilmente condurre a rivoluzionare l’intero impianto sociale e non solo il mondo delle transazioni finanziarie.
L’Unione Europea non ha tardato a prendere iniziative per sostenere la progressiva interazione tra il sistema Blockchain e gli aspetti di natura non solo lavoristica fisiologicamente più interessati ad essere coinvolti, ed è esemplificativo in tal senso, nel solco di una strategia volta ad esaminare tutti i possibili utilizzi di tali sistemi (non solo in materia di politiche europee del lavoro),l’insediamento, a partire da febbraio 2018, della sezione “Blockchain Observatory and Forum”, che ha “il precipuo scopo di monitorare le iniziative più importanti, gli sviluppi e incoraggiare attività legate alla tecnologia Blockchain volte a migliorare il mercato unico europeo”. 

Al fine di coadiuvare l’intervento delle istituzioni europee, ed anche per ricercare e studiare le possibili applicazioni della  tecnologia Blockchain nell’ambito del mercato del lavoro italiano, il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) ha costituito, in collaborazione con l’Università Roma Tre, l’Osservatorio Italiano della Blockchain(2), al dichiarato scopo di velocizzare la messa in atto di un sistema informativo unitario delle politiche del lavoro. 

Attualmente, all’interno dell’osservatorio operano due gruppi di lavoro, la cui attività di ricerca si snoda da una parte verso una più puntuale definizione delle politiche e delle condizioni legali e normative necessarie ad un’ampia applicazione della Blockchain; dall’altra, invece, si occupa di approfondire in maniera specifica le implementazioni di tale tecnologia nel settore pubblico.
Come risulta dalle ricerche ancora in corso di svolgimento, la sua struttura crittografata varrebbe infatti a ridurre i costi e ad aumentare la tracciabilità e la sicurezza delle relazioni giuridiche, agendo come un forte deterrente contro possibili attacchi digitali.
L’interazione tra la tecnologia della Blockchain e le strategie legate alle politiche attive del lavoro potrebbe rappresentare pertanto una vera e propria “rivoluzione copernicana” (in potenza) , dal momento che consentirebbe di costruire un fascicolo elettronico del lavoratore (FEL), acquisendo al suo interno tutti i dati riferiti al singolo cittadino/lavoratore, facilitando e rendendo più efficiente l’iter di matching tra domanda ed offerta di lavoro.

Ma non solo. Come sottolineato dal Faioli (3) (già membro del gruppo di ricerca in seno al quale si è formato l’osservatorio promosso dal CNEL), l’utilizzo della tecnologia Blockchain nel mondo delle politiche attive e passive del lavoro, riscrive l’impianto dei rapporti tra rete di operatori economici ma anche organi indipendenti ed enti regolatori, offrendo quella trasparenza necessaria per monitorare costantemente che il contenuto del database non si stata manipolato in alcun modo.

E’ evidente infatti, come riportato anche a seguito dell’analisi svolta dal CNEL, che con il decreto legislativo 150/2015 le politiche attive del lavoro siano divenute il perno strategico intorno alle quali ruotano tutti i provvedimenti legati alla crescita dei livelli occupazionali nel nostro paese. Ma a tal fine è pacifico sottolineare come la positiva riuscita di questa evoluzione non possa giungere senza l’ausilio di sistemi tecnologici avanzati che favoriscano le interazioni tra le banche dati gestite dagli attori implicati nella rete nazionale per le politiche attive del lavoro e permettano quindi di acquisire una serie di informazioni estremamente dettagliate sulla storia lavorativa e previdenziale del lavoratore.

Tuttavia, nonostante gli indubbi vantaggi applicativi di un sistema di questo tipo, risultano ancora da risolvere alcuni nodi tecnici ma soprattutto culturali(4) nonchè le ovvie difficoltà tecnico-operative connesse all’accentramento di un elevato numero di informazioni e di dati all’interno di un sistema unitario.
In base alla previsione legislativa summenzionata, inoltre, il sistema informativo unitario dei servizi per il lavoro dovrebbe includere, quantomeno, una efficiente combinazione del patrimonio delle informazioni apportate dai percettori di ammortizzatori sociali(che fanno capo all’INPS), dell’archivio dematerializzato delle comunicazioni obbligatorie, (appannaggio del Ministero del Lavoro e dell’ ANPAL) e dei dati reperibili dai sistemi informativi dei centri per l’impiego, delle regioni e province autonome; ed infine, dei dati relativi ai percorsi professionali di INAPP, nonchè regioni e soggetti accreditati.

Tutte queste informazioni costituirebbero l’humus per la costituzione del fascicolo elettronico del lavoratore, che a norma dell’art.4 del d.lgs. 150/2015, dovrà appunto contenere i dati relativi ai percorsi formativi educativi e professionali, ai periodi di lavoro e ai versamenti contributivi.
Possiamo quindi ritenere che per un proficuo funzionamento del mercato del lavoro e ai fini di una piena attuazione della vigente previsione legislativa, si rendono necessari una serie di accorgimenti di natura informatica, volti a realizzare una maggiore coordinazione tra le banche dati dei soggetti interessati. Anche il collegamento fra politiche attive e passive del lavoro sarebbe auspicabile, nell’ottica di una migliore trasparenza e accessibilità di eventuali opportunità lavorative.
In un simile quadro prospettico, le tecnologie legate alla Blockchain ben si prestano ad una efficace gestione di una parte consistente delle PAL, così come delineate dalla riforma del mercato del lavoro del 2015.

Le primissime sperimentazioni

Una prima manifestazione operativa di questa tendenza si è avuta con riferimento al progetto di sperimentazione della tecnologia Blockchain come strumento per la gestione dell’assegno di ricollocazione.

Il contratto di ricollocazione è stato introdotto dal decreto legislativo 22/2015 allo scopo precipuo di accompagnare il lavoratore, nella maniera più efficiente possibile, a transitare dallo stato di disoccupazione a quello di reimpiego lavorativo. Una volta effettuata la registrazione presso il portale unico dei servizi per l’impiego, verrà attivato un patto di servizio personalizzato, tramite il quale sarà possibile delineare un profilo di occupabilità. Nel frattempo, al disoccupato sarà appunto corrisposto l’assegno di ricollocazione.
Date le sue peculiari caratteristiche, tale strumento è stato individuato come locus ottimale per una prima sperimentazione di gestione mediante la tecnologia legata alla Blockchain.
In particolare, gli attori coinvolti saranno tutti quegli enti in grado di fornire informazioni sensibili sulla storia professionale e previdenziale del lavoratore disoccupato (INPS,ANPAL,Centri per l’Impiego,CONFINDUSTRIA e CNAMPI).

Tale sistema consentirà di intercettare all’istante i requisiti soggettivi dei destinatari e contestualmente tracciare le misure di politica attiva proposte e ricevute; monitorare agevolmente le loro performance ed i miglioramenti e rendere prontamente conoscibili ed individuabili agli operatori economici i percettori degli assegni di ricollocamento.

Questo dato previsionale ci porta a considerare la Blockchain quale potenziale valido strumento atto ad essere usato nelle strategie di matchmaking tra domanda ed offerta di lavoro.
In questo caso, gli attori  coinvolti saranno una pluralità di soggetti- sia pubblici che privati- che attraverso tale tecnologia condivideranno importanti informazioni aggiornate e certificate, riguardanti le caratteristiche della domanda e dell’offerta di lavoro, costantemente parametrata  sulle esigenze e sulle caratteristiche del territorio preso in considerazione.
Questo tipo di sperimentazione riguarderà in primis le regioni Lombardia, Lazio e Sardegna ed avrà una durata complessiva dai sei agli otto mesi.

Fonti:

(1) Una prima definizione di smart contract risale al 1994, ad opera dell’informatico Nick Szabo che lo definì come “Uno smart contract è un protocollo di transazione computerizzato che esegue i termini di un contratto. Gli obiettivi generali sono: soddisfare le condizioni contrattuali comuni (come ad esempio i termini di pagamento, …), ridurre al minimo le contestazioni sia dolose che accidentali, e ridurre al minimo la necessità di intermediari di fiducia. Obiettivi economici correlati includono la riduzione dei danni da frode, degli arbitrati, dei costi giudiziali e degli altri costi di transazione”

(2) – Osservatorio Italiano sulle politiche in materia di Blockchain  – CNEL in collaborazione con l’università Roma Tre – qui il sito

(3) – M.Faioli, “Con la blockchain migliorano politiche del lavoro e previdenza”, su Ilsole24ore – https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-08-17/con-blockchain-migliorano-politiche-lavoro-e-previdenza-175052.shtml?uuid=AEENPfbF

– I QUADERNI del CNEL – Blockchain e politiche del lavoro https://www.cnel.it/Portals/0/CNEL/Pubblicazioni/quaderni/Quaderni_Cnel_1_Blockchain_Ciucciovino_Faioli.pdf?ver=2018-10-04-063520-187

– Sito dell’Osservatorio Europeo

– Presentazione dell’Osservatorio Europeo della Commissione Europea europa.eu/rapid/press-release_IP-18-521_en.ht

– D.lgs. n.150/2015 recante “Disposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 10 dicembre 2014, n. 183.”

–  Una delle possibili perplessità che questo sistema genera, è spesso connessa al consumo energetico che la tecnologia Blockchain comporterebbe. Una analisi di questo tipo è stata fatta, ad esempio, da Gianni Bessi, Consigliere Regionale PD Emilia Romagna  – https://www.startmag.it/energia/blockchain-bitcoin-criptomonete-energia/. Inoltre, come specificato da Leonardo Becchetti, l’implementazione di tale tecnologia nel contesto delle politiche attive del lavoro deve necessariamente coniugarsi con percorsi di formazione elevata molti a formare una platea di potenziali lavoratori in grado di interfacciarsi concretamente con le sfide che un mercato del lavoro così competitivo ed informatizzato impone. L. Becchetti – Perchè serve un nuovo “patto sociale”, su Ilsole24ore  del 17 agosto 2018 – https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-08-17/perche-serve-nuovo-patto-sociale-164836.shtml?uuid=AETfCfaF

  • Regione Lombardia – Sito istituzionale – Assegno di Ricollocazione – Avvio della Sperimentazione

Vittoria Ziviello

Nata a Napoli il 4 luglio del 1997. Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università di Napoli Federico II. Iscritta all'Ordine dei giornalisti Pubblicisti della Campania dal 22 Maggio 2019. Ius in Itinere mi permette di approfondire argomenti che riguardano il mio corso di studi e mi propone stimoli interessanti sui quali fare ricerche. Sono collaboratrice dell' area di diritto del lavoro, con particolare riguardo a tutto ciò che concerne i diritti dei lavoratori.

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