domenica, Aprile 14, 2024
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Una proiezione nell’economia circolare: il vuoto a rendere per bottiglie in bar e ristoranti

Nel 2014 la Commissione Europea emana la prima comunicazione sull’economia circolare, volta ad indicare come da un uso efficiente delle risorse possano derivare nuove opportunità di crescita e occupazione. Il contesto all’interno del quale si inserisce, è quello che fa seguito al lancio dell’iniziativa “Europa 2020” per “Un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse”.  La prima comunicazione sull’economia circolare è accompagnata da altre importanti comunicazioni relative all’occupazione verde, alle PMI verdi e alle opportunità nel settore edilizio. L’uso efficiente e sostenibile delle risorse naturali, e l’economia circolare sono fattori chiave per il raggiungimento di benefici ambientali, occupazionali e sociali, oltre che economici, nell’ottica di una crescita verde ed inclusiva.

L’Italia ha impostato il proprio programma sui temi della crescita verde e dell’occupazione. Il processo attuativo nazionale del Piano di azione per l’economia circolare, ha avuto inizio con la legge n. 221/2015 definita Collegato Ambientale, recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento di un uso eccessivo delle risorse naturali.” Incentivi fiscali e finanziari rappresentano utili misure di accompagnamento per facilitare l’attuazione di questi obiettivi.

Considerato che l’obiettivo di dare vita ad un sistema di economia circolare rappresenta un cambiamento di paradigma che coinvolge aspetti normativi, produttivi, organizzativi, distributivi e culturali, è evidente la significativa ricaduta sulla vita quotidiana dei cittadini e sulle abitudini di milioni di consumatori. Da quanto emerge da uno dei documenti approvati dalla Commissione Ambiente del Senato Italiano nel 2016, uno dei fattori di successo di tali iniziative risiede nella capacità di informare i cittadini, a partire dalle scuole, e di renderli partecipi e protagonisti di questo percorso al fine di sollecitarli ad adeguare i loro stili di vita e di consumo.

Nel promuovere uno dei temi prioritari per l’Italia, ovvero la progettazione ecologica innovativa, per la durabilità, riciclabilità e sostenibilità ambientale e sociale, il Ministero dell’Ambiente ha emanato un regolamento, pubblicato il 25 settembre 2017 in Gazzetta Ufficiale, del vuoto a rendere” per bottiglie di birra e acqua minerale in bar e ristoranti. Questo decreto, inoltre, attua la misura del Collegato Ambientale rivolta alla prevenzione di rifiuti di imballaggio monouso attraverso l’introduzione, su base volontaria per un anno, di un sistema di restituzione di bottiglie riutilizzabili. Il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, ha affermato che “un Paese proiettato nell’economia circolare non può che guardare con interesse una pratica come il vuoto a rendere, già diffusa in altri Paesi.”

Una tale pratica dà una possibilità a consumatori e imprese di produrre meno rifiuti, risparmiare denaro a vantaggio dell’ambiente. Infatti, incoraggiando il consumatore finale a restituire l’imballaggio al produttore si ha l’obiettivo di limitare l’impatto dei materiali di scarto sui rifiuti. Il sistema del vuoto a rendere prevede che quanto viene recuperato dalla raccolta, venga sottoposto ad un processo di sterilizzazione che richiede il 60% in meno di energia rispetto a quella necessaria alla creazione di nuovi contenitori. I contenitori così recuperati potranno essere utilizzati oltre 10 volte prima di divenire scarto. Altro scopo del decreto, è quello di valutare, attraverso un sistema di monitoraggio, la fattibilità tecnico-economica e ambientale del sistema del vuoto a rendere, al fine di stabilire se la pratica sia da confermare, ed eventualmente da estendere ad altri tipi di prodotto e ad altre tipologie di consumo al termine del periodo sperimentale.

“La realizzazione di sistemi produttivi sostenibili consentono al consumatore, tra le altre cose, di valutare le potenzialità del riuso e riciclo dei prodotti. In un modello di economia circolare il valore dei prodotti e dei materiali si mantiene il più a lungo possibile, l’uso delle materie prime e la produzione dei rifiuti sono ridotti al minimo, e quando un prodotto ha raggiunto la fine del ciclo di vita, i suoi componenti possono essere reintrodotti nel sistema. L’economia circolare offre l’opportunità di reinventare la nostra economia, rendendola più sostenibile e competitiva”.

Amalia Scaperrotta

Nasce ad Ariano Irpino (AV) il 14/12/1993. Consegue la maturità scientifica ed é attualmente iscritta al quinto anno di Giurisprudenza presso l'Università degli studi del Sannio. Prossima alla laurea intende sviluppare una tesi in Negoziazione e Sviluppo Sostenibile. Da sempre sensibile ai problemi ambientali e ai temi sociali, è un energy broker presso un'azienda che si occupa di energie rinnovabili impegnata anche nel sociale. Ha partecipato al Concorso indetto dalla Fondazione Italiana Accenture, sullo Sviluppo Sostenibile, "Youth in Action for Sustainable Development Goals", in cui è arrivata in finale. È socia di Elsa ( The European Law Student's Assocation ). Nelle sue esperienze universitarie ha partecipato ad un progetto di ricerca, nell'ambito del Diritto Commerciale dal titolo "La liceità del marchio".

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