giovedì, Luglio 18, 2024
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Tar Lazio si pronuncia sull’espianto di ulivi e la costruzione del “Corridoio del Sud del Gas”

Il Tar Lazio, con la sentenza 20/04/2017 n° 4760, si è pronunciato sull’espianto degli ulivi nella zona dove, a breve, verrà impiantato un gasdotto, in Salento.  La questione, così riassunta, ha bisogno di ulteriori spiegazioni per essere compresa al meglio.

Gli interessi in gioco sono quelli di tutela ambientale, per questo, anche se la vicenda nasce e muore nella regione Puglia competente è il Tar Lazio.

Protagonisti della vicenda finita sotto l’attenzione del Tar Lazio sono, da una parte, la Regione Puglia, e dall’altra il Ministero dell’ Ambiente che ha dato il via ai lavori per la costruzione del  Tap ( Gasdotto Trans-Adriatico). Il tutto si incornicia in una realtà complessa e compressa tra diritti ambientali e l’instaurazione del gasdotto. La Regione Puglia aveva presentato ricorso dinanzi il Tar Lazio con la volontà di voler evitare l’espianto degli ulivi nella zone dove, a breve, verrà impiantato il gasdotto. Il Tar Lazio ha respinto il ricorso definendolo “infondato nel merito”. Un colpo forte e sordo per la Regione Puglia e per gli attivisti ambientali.

Per comprendere i motivi sottostanti la decisione del Tar Lazio, occorre, entrare nel vivo della vicenda e di tutti quei rimbecchi, che in questi mesi, hanno animato Melendugno, paese designato per accogliere il gasdotto.

Il nocciolo della questione risiede tutta nella contrapposizione del diritto all’ambiente e della salvaguardia di esso, in quanto, gli ulivi sono una piantagione tipica del Salento, facente parte sia del panorama artistico che di quello turistico e gastronomico; ed il diritto all’instaurazione di un gasdotto che risulta essere “l’interesse rilevante per lo Stato”.

Il Tap è un progetto volto alla costruzione di un nuovo gasdotto che dalla frontiera greco-turca attraverserà Grecia ed Albania  per approdare in Italia, nella provincia di Lecce, appunto a Melendugno. E’ una delle infrastrutture di trasporto che permetterà l’afflusso di gas naturale, proveniente dall’aria territoriale del Mar Caspio, in Italia ed in Europa. Grazie ad esso sarà possibile la creazione del Corridoio Sud del Gas.

Il Tap rappresenta una grande possibilità economica, ma soprattutto, è una strada di comunicazione diretta e veloce che permette l’acquisto del Gas naturale e l’impianto delle attrezzature necessarie per la distribuzione di esso.  Ma risulta, o meglio inizialmente si sospettava potesse avere un impatto negativo sull’ambiente.

Nel settembre 2013, infatti, è stata consegnata la documentazione di valutazione di Impatto Ambientale, da parte del Tap al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Un anno dopo, nel Settembre 2014 Il Ministro dell’Ambiente, Galletti, ha firmato il decreto di compatibilità ambientale. Già nel 2014, però, la Regione Puglia si era espressa in modo contrario all’instaurazione del Tap.

La compatibilità ambientale, però, è stata accompagnata da un dossier di 50 pagine in cui sono stati sviscerati tutti i casi ipotetici che si sarebbero potuti concretizzare. In tutte e 50 le pagine. L’impatto ambientale risultava basso e non malefico per il territorio. Nel 2015,  il Ministro dello Sviluppo Economico, Guidi, ha firmato il Decreto di Autorizzazione Unica, abilitando, così, la costruzione e soprattutto l’esercizio dell’opera. I lavori prospettano la propria fine nel 2020.

Dall’approvazione del decreto di autorizzazione, però, la rigida opposizione della Regione Puglia non si è arrestata un attimo. In rilievo vengono l’interesse all’ambiente e la salvaguardia, nel caso di specie, degli ulivi, una pianta tipica pugliese, che rappresenta vanto e segno distintivo per questa Regione.

Il TAR Lazio partendo dal presupposto che  “sebbene la Regione Puglia, con riferimento alla prescrizione A44), sia indicata nel DM n. 223/2014 come Ente vigilante, non può escludersi che il Ministero dell’Ambiente, della tutela del territorio e del Mare (MATTM) rimanga titolare di una facoltà di controllo, in ordine al rispetto di quanto previsto nel decreto.” Affermando, così, la possibilità per la Regione Puglia, di inviare ed opporre solo note interlocutorie. Ha poi analizzato i bilanciamento di interessi tra quello presentato dalla Regione Puglia e quello del Ministero dell’Ambiente. L’analisi degli interessi è partita dalle motivazioni sollevate dalla Regione, che però, risultano infondate nel merito, in quanto non rilevano un concreto danno ambientale, ma solo un ipotetico peggioramento dell’impatto ambientale e sociale.

Antecedente storico di questa nuova sentenza del Tar è quello del 6 aprile 2017. In questa data, Gabriella De Michele, Presidente della terza sezione del Tar Lazio, ha emesso un atto temporaneo e cautelare di sospensione degli atti del ministero dell’Ambiente che autorizzavano l’espianto di ulivi. Questa decisione temporanea, è stata, poi, discussa dinanzi tutta la terza sezione del Tar, la quale ha ritirato l’atto temporaneo.  Ritornando alle ragioni che hanno anticipato e costruito la sentenza Tar, possiamo trovare tra esse una di particolare rilevanza giuridica. “Non può non rilevare inoltre che due articolazioni della stessa Regione Puglia (il Dipartimento Agricoltura – sezione osservatorio fitosanitario ed il Dipartimento Agricoltura – servizio provinciale agricoltura di Lecce), rispettivamente con provvedimenti n. 821 del 6 marzo e n. 12482 del 9 marzo 2017, hanno concesso alla società TAP l’autorizzazione all’espianto delle 211 piante di ulivo, oggetto della presente controversia.” Questo periodo risulta di elevata importanza. In esso perviene la “spaccatura” della linea regionale. Le autorizzazioni concesse dalle due articolazioni regionali rappresentano, infatti, una esplicita volontà di procedere, anche se parziale, esistente all’interno dell’organismo regionale.

Il Tar Lazio, però, non ha lasciato nulla di incompiuto. La sua sentenza risponde anche alle mozioni sollevate dagli attivisti ambientali. Sebbene questi ultimi inneggino alla minaccia ambientale, il Tar, che sviluppato indagini ambientali specialistiche, ha asserito che il numero di ulivi rimasti da espiantare è esiguo. Così limitato da non creare squilibri ambientali. Tali indagini ambientali, in verità, sono state condotte in primis nella cosiddetta “fase 0” dei lavori iniziali. Il consorzio che si occupa della realizzazione del gasdotto, infatti, contestualmente al referto ministeriale di compatibilità ambientale, ha presentato i risultati di esami effettuati privatamente.

Questi sono i motivi che hanno maggiormente inciso sulla decisione finale del Tar. Dichiarare l’impossibilità di una “devastazione ecologica”, e la preminenza dell’interesse statale nella costruzione del gasdotto, hanno portato al respingimento del ricorso della Regione.

Ora, nonostante i muri di resistenza costruiti dagli attivisti, i lavori per l’impianto del gasdotto andranno avanti. Il Salento, però, fa sapere ,che non si arrende e chiederà che la questione venga riesaminata.

Intanto, quello che oggi è certo , è che dal punto di vista amministrativo, come ricorda Galletti, “le cose sono state fatte correttamente”, e quello che, oggi, viene posto in rilevanza è la compatibilità ambientale e l’occasione unica di creare una strada lunga capace di unire i maggiori gasdotti internazionale. La “via del gas” è sempre più vicina alla sua inaugurazione.

 

 

 

Mirella Astarita

Mirella Astarita nasce a Nocera Inferiore nel 1993. Dopo la maturità classica prosegue i suoi studi presso la facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo Federiciano. Amante fin da piccola della letteratura e dei mondi a cui dà accesso, crescendo impara a guardare e raccontare con occhio critico ciò che la circonda. Le piace viaggiare, conoscere posti nuovi, sentire le loro storie ed immaginare come possa essere vivere lì. Di indole curiosa lascia poche cose al caso. La sua passione verso il diritto amministrativo nasce seguendo i primi corsi di questa materia. Attenta all’incidenza che ha questa sfera del diritto nei rapporti giuridici, le piace sviscerare fino in fondo i suoi problemi ed i punti di forza. Attualmente è impegnata nella stesura di una tesi di diritto amministrativo comparato, riguardante i sistemi di sicurezza.

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