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UE e Giappone: l’accordo di partenariato economico

Dopo cinque anni di trattative, la firma dello scorso 17 luglio e l’approvazione del Parlamento europeo a dicembre, il 1° febbraio 2019[1] è entrato in vigore l’Accordo di partenariato economico tra l’Unione Europea (“UE”) e il Giappone (il nome ufficiale è Economic Partnership Agreement, “EPA”)[2]. L’accordo ha istituto un’area di libero scambio tra Sol Levante e l’Unione Europea, abbracciando diversi settori, in particolare quelli agroalimentare e automobilistico. A tal proposito, molti l’hanno definito “Cars for cheese” – Formaggio in cambio di automobili.

L’EPA costituisce una delle due componenti del Japan-EU Free Trade Agreement (“JEFTA”)[3]: l’altro è lo Strategic Partnership Agreement (“SPA”), che interessa la cooperazione in una trentina di aree ritenute strategiche fra cui lotta al cambiamento climatico, il contrasto al terrorismo, le politiche migratorie e la politica estera.

Lo SPA costituisce il primissimo accordo quadro bilaterale concluso tra l’UE e il Giappone e rafforza la loro collaborazione a livello politico, su diverse sfide regionali e globali. La sua entrata in vigore, tuttavia, al contrario dell’EPA, richiede anche la ratifica da parte degli Stati membri dell’UE anche se una sua ampia parte viene applicata provvisoriamente già dal 1° febbraio 2019.

Per quanto riguarda l’EPA, il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e il Premier giapponese, Shinzo Abe, l’hanno definito esempio encomiabile di mercato libero, che “conferirà una dimensione totalmente nuova alle dimensioni commerciali, politiche e strategiche” di UE e Giappone. Si tratta di un passo importantissimo, soprattutto se si considera l’attuale contesto globale.
Si fa riferimento, in particolar modo, agli strumenti del commercio multilaterale messi in continua discussione dalle politiche tariffarie aggressive dell’Amministrazione  del Presidente americano, Donald Trump, acceso sostenitore di dazi e protezionismo. In origine, infatti, Il Giappone non era così impaziente di concludere un accordo commerciale di tali dimensioni (l’EPA prevede la creazione di una zona di libero scambio che interesserà 635 milioni di persone e circa un terzo del Prodotto interno lordo complessivo a livello mondiale) con l’UE. Le cose hanno assunto un orientamento differente solo a seguito dell’insediamento del nuovo Presidente alla White House. Una delle sue prime decisioni, infatti, fu il ritiro degli USA dal TPP (Trans Pacific Partnership), uno dei più grandi accordi commerciali mai sottoscritti, di cui il Giappone era uno dei principali beneficiari.

Quali sono i punti chiave dell’accordo di partenariato economico tra UE e Giappone?

Il Giappone è un mercato importante per le esportazioni dell’UE. Attualmente, le imprese europee esportano ogni anno, verso il Giappone, prodotti per 58 miliardi di euro e servizi per 28 miliardi di euro. Il Giappone, inoltre, è un paese ricco, con 127 milioni di abitanti e le possibilità per le imprese sono potenzialmente enormi.

Tuttavia, le imprese europee incontrano numerosi ostacoli agli scambi quando esportano verso il Giappone. Tali ostacoli consistono principalmente in dazi elevati o procedure e norme commerciali diverse da quelle internazionali.

Sulla base di ciò, tra gli obiettivi prioritari fissati nell’accordo emerge in primo luogo la riduzione o l’eliminazione delle tariffe doganali di un elenco di prodotti condivisi. Fine ultimo è quello di rendere meno gravoso l’interscambio commerciale per tutti i soggetti interessati, a beneficio soprattutto delle piccole e medie imprese.

Più nello specifico, l’accordo di partenariato economico elimina dazi per un valore di un miliardo di euro pagati ogni anno dalle imprese esportatrici dell’UE. Con la piena attuazione dell’accordo, dall’altro lato, il Giappone sopprimerà i dazi doganali sul 97% delle merci importate dall’UE. In questo modo, gli scambi commerciali tra l’Unione e il Giappone potrebbero aumentare di quasi 36 miliardi di europeo all’anno.

Per quanto riguarda, più in particolare, le esportazioni dall’Unione Europea nel settore agricolo, l’accordo:

  • Sopprime i dazi giapponesi su molti formaggi, tra cui il Gouda e il Cheddar (la cui tassazione è, attualmente, al 29,8%) e sulle esportazioni di vini (in media, attualmente, del 15%);
  • permette all’UE un incremento sostanziale delle esportazioni di carni bovine verso il Giappone mentre, per quanto riguarda le carni di maiale, il commercio sarà esente da dazi per le carni trasformate e quasi esente da dazi per le carni fresche;
  • riconosce 205 denominazione di origine europea, di cui 44 italiane, garantendo la protezione per prodotti di qualità legati a specifici territori. Parallelamente, in Europa, verranno riconosciute una serie di indicazioni geografiche giapponesi (anche se la reale efficacia della tutela di questi prodotti è controversa).

Inoltre:

  • assicura l’adesione dell’UE e del Giappone alle medesime norme internazionali in materia di sicurezza dei prodotti e di protezione dell’ambiente. Pertanto, gli autoveicoli prodotti nell’UE dovranno soddisfare gli stessi requisiti di quelle giapponesi, evitando prove di certificazione per l’esportazione in Giappone. Il Giappone si è, invece, impegnato ad aderire alle norme tecniche internazionali in materia e, così, esportare autoveicoli in Giappone sarà più semplice. Con l’armonizzazione dei parametri tecnici, tale convergenza potrebbe favorire la creazione di un grande polo, in grado di definire le automobili dominanti nel futuro;
  • apre i mercati dei servizi giapponesi, in particolare per i servizi finanziari, il commercio elettronico, le telecomunicazioni e i trasporti;
  • agevola l’accesso delle imprese dell’UE ai mercati degli appalti di 54 grandi città giapponesi. Inoltre, elimina su scala nazionale gli ostacoli esistenti negli appalti in un settore economicamente importante come quello ferroviario.

Importante è anche l’impegno sul tema dello sviluppo sostenibile. Si tratta di un tema particolarmente delicato che riguarda sia linee condivise (vedi, per esempio, in relazione all’accordo sul clima di Parigi o al contrasto al disboscamento illegale) che aspetti controversi, quali la caccia alle balene. A tal proposito, l’UE e il Giappone si impegnano a trattare il problema in tutte le occasioni possibili, fino ad arrivare ad una posizione condivisa.

Posto quanto sopra, dare un giudizio univoco sull’accordo in commento non è assolutamente facile. E, infatti, non sono mancate le critiche. La materia è complessa, soprattutto perché l’accordo interviene su moltissimi aspetti che, a loro volta, intervengono su differenti settori. Dal nostro canto, quel che bisogna augurarsi è che le imprese europee riescano a sfruttare al meglio l’accordo per aumentare le loro opportunità di allargarsi verso Tokyo.

Per fare il punto, bisognerà aspettare aprile 2019, mese in cui sarà convocata la prima riunione del comitato UE- Giappone. Staremo a vedere. 

 

[1] Comunicato stampa della Commissione europea al seguente link: http://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/eu-japan-economic-partnership-agreement/

[2] A tal riguardo, è possibile trovare il MEMO della Commissione europea al seguente link: http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-18-6784_en.htm

[3] Testo al seguente link: http://trade.ec.europa.eu/doclib/press/index.cfm?id=1684

Fonte immagine: https://www.foodweb.it/2019/02/accordo-libero-scambio-ue-giappone/

Mila Filomena Crispino

Dottoressa in Giurisprudenza presso LUISS Guido Carli di Roma. Profilo di specializzazione: "European Union Law and Regulation". Tesi in European Business Law, dal titolo: "Damages for infringement of EU Competition law rules".

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