venerdì, Giugno 14, 2024
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BitCoin e il sistema Blockchain

I BitCoin rappresentano la tipologia più famosa delle valute virtuali. Possiamo definire valuta virtuale una rappresentazione digitale di valore utilizzata come mezzo di scambio o detenuta a scopo di investimento, con la possibilità di essere trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente. Altri esempi di valute virtuali sono i LiteCoin, i Ripple o più semplicemente i punti accumulati all’interno delle tessere fedeltà dei centri commerciali e dei supermercati.

Non devono essere confuse con i tradizionali strumenti di pagamento elettronici, né sono da considerare come rappresentazioni in forma digitale delle comuni valute a corso legale; infatti, le valute elettroniche non hanno corso legale e pertanto non devono essere obbligatoriamente accettate per l’estinzione di obbligazioni pecuniarie, ma possono essere utilizzate solo nel caso in cui il venditore è disponibile ad accettarle. Inoltre, le valute virtuali non sono emesse o garantite dalla banca centrale e generalmente non sono regolamentate.

Queste valute virtuali sono create da un emittente privato, non sono fisicamente detenute dall’utente, ma sono movimentate attraverso un conto personalizzato chiamato “portafoglio elettronico”, che si può salvare sul proprio computer o su uno smartphone, consultabile via internet tramite una password di accesso. Esistono, poi, delle piattaforme di scambio che offrono il servizio di conversione delle valute virtuali convertibili in moneta legale, e servizi di vendita dove possono essere acquistate con moneta tradizionale da qualcuno che le possiede.

Questo nuovo metodo di pagamento è in larga ascesa e, come anticipato, i Bitcoin sono la tipologia più famosa e quella in maggior sviluppo. Basti pensare che solo all’inizio di questo anno (2017) la quotazione dei Bitcoin era circa 840 $, ad oggi, dopo solo sette mesi, ha raggiunto quota 2650 $ circa.

Più precisamente, cosa sono i Bitcoin e come funzionano?

I Bitcoin come abbiamo già detto è una valuta virtuale, nata nel 2009, connessa ad una rete di pagamento che consente il possesso e il trasferimento di denaro virtuale. La moneta si indica con la “b” minuscola (bitcoin – ฿;) mentre la rete di transazione si indica con “Bitcoin”. Il creatore dei bitcoin è anonimo, una persona o un gruppo che si nasconde dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto.

Questa valuta si genera attraverso un’attività chiamata mining, che chiunque può svolgere e che produce bitcoin, aumentandone il numero totale presente nel mondo.
In sostanza si deve essere in grado, tramite algoritmi matematici, di fare in modo che il pagamento avvenga e che i soldi non si duplichino nel portafoglio dell’utente. Appare evidente che questo processo, nonostante in teoria sia aperto a tutti, richieda un’elevata capacità sia informatica che matematica, per cui è riservato, di fatto, ai possessori di hardware specializzati. Quindi avremo due tipologie di approvvigionamento di bitcoin: la primaria attraverso l’attività di mining; e quella secondaria, ossia la compravendita sulle piattaforme di scambio.

Il sistema Bitcoin si basa sul trasferimento di valuta tra conti pubblici usando crittografia a chiave pubblica. Tutte le transazioni sono pubbliche e memorizzate in un database distribuito che viene utilizzato per confermarle e impedire la possibilità di spendere due volte la stessa moneta.

Ogni partecipante alla rete possiede un portafoglio che contiene un numero arbitrario di coppie di chiavi crittografiche. Queste chiavi pubbliche fungono da punti di invio o recezione per tutti i pagamenti. La corrispondente chiave privata autorizza il pagamento solo all’utente proprietario di una certa moneta. Le chiavi utilizzate non contengono alcuna informazione riguardo i loro proprietari, che generalmente sono anonimi.

Il sistema utilizza una rete informatica peer-to-peer, in cui i diversi computer noti come “nodi” non sono gerarchizzati come client e server, ma sono nodi paritari che possono alternativamente servire da client o da server nei confronti di altri terminali della stessa rete. Non ci sono nodi centrali che possono assumere un ruolo di controllo del funzionamento e della sicurezza dell’intera rete.

La sicurezza è garantita da due tecnologie che si pongono alla base dei Bitcoin: la Transaction Chain e la Blockchain. La prima tiene traccia di come cambi la proprietà dei bitcoin; la seconda invece dell’ordine delle transazioni.

In particolare, grazie alla Blockchain, ogni transazione effettuata viene raccolta in blocchi seguendo un ordine cronologico e ogni blocco ha, a sua volta, un proprio ordine cronologico. Questo metodo di raccolta dati garantisce una assoluta trasparenza nelle transazioni.
L’innovazione di questa tecnologia sta nel fatto che questi blocchi di informazioni sono tenuti da tutti i nodi della rete. Ogni server conosce le transazioni di tutti i nodi della rete Bitcoin e non solo le proprie, garantendo la massima trasparenza su tutte le transazioni e una probabilità di perdita dei dati molto bassa.

Analizzate, seppur sommariamente, le caratteristiche principali dei Bitcoin possiamo valutare i vantaggi e gli svantaggi del loro utilizzo.

Tra le note positive, sicuramente, c’è la libertà e la facilità di effettuare i pagamenti, anche a livello globale. I bitcoin, infatti, possono essere utilizzati in ogni Paese e in qualunque momento con costi molto ridotti. Ulteriore vantaggio è, appunto, la presenza di costi di transazione quasi nulli, rispetto alle transazioni con la moneta reale; questo perché i bitcoin non necessitano dell’intermediazione bancaria, che necessariamente richiede una percentuale sul valore della transazione.
Ancora, la struttura peer-to-peer della rete Bitcoin e la mancanza di un ente centrale rende impossibile per qualunque autorità, governativa o meno, di incidere sul valore dei bitcoin.

Questo, però se da una parte è positivo dall’altra espone i Bitcoin a delle grandi oscillazioni di valore poiché è soggetto a enormi fluttuazioni, rispetto a una moneta tradizionale.
Continuando sulla scia degli aspetti negativi, bisogna considerare la barriera tecnologica, perché per utilizzare i bitcoin è necessario acquisire una competenza legata alla gestione, all’acquisto e alla conservazione di questa nuova moneta.
Altro ostacolo è la mancanza di diffusione, ad oggi infatti, i prodotti e i servizi che si possono acquistare con i bitcoin sono ancora pochi: non hanno ancora raggiunto un livello di interesse tale da essere alla portata di tutti.

Questi appena descritti rappresentano si ostacoli, ma senza dubbio superabili. In primis, perché i nativi digitali stanno naturalmente aumentando, colmando il gap tecnologico; inoltre, siti di grande diffusione (come Amazon) si sono già parzialmente aperti a questa nuova moneta, prospettandone una maggiore diffusione futura.

L’ostacolo più grande e che crea maggior preoccupazione è la possibilità di utilizzare i Bitcoin per commerci illegali online, come l’acquisto di armi o droga.

Le transazioni, infatti, essendo anonime, non sono direttamente attribuibili a persone fisiche, ma solo a Bitcoin address, e per ora non esiste nessuna regolamentazione in materia. D’altronde sarebbe molto complesso già solo stabilire le competenze territoriali per legiferare sulla questione, visto che la produzione della moneta è a carico di singoli individui, e le transazioni sono transnazionali e rigorosamente peer-to-peer. Questo vuoto legislativo, come è facile intendere, può lasciare spazio di manovra a gente senza scrupoli.

L’anonimato delle transazioni porta un ulteriore problema: il trattamento fiscale applicabile all’acquisto ed alla cessione di questa valuta virtuale, tema approfondito dalla collega Rossana Grauso nel suo articolo “Bitcoin: il regime di tassazione della moneta virtuale”.[i]

Per cui, ad oggi, ancora non è possibile un’opinione assolutamente positiva o negativa su questo argomento.

Però, nonostante l’incertezza sull’utilizzo dei bitcoin, visti i suoi aspetti negativi, ciò che mette tutti d’accordo sono le potenzialità derivanti dalla tecnologia Blockchain, nata in loro supporto.

Estrapolata dal suo contesto può essere utilizzata in tutti gli ambiti in cui è necessaria una relazione tra più persone o gruppi. Può garantire il corretto scambio di titoli e azioni, può sostituire un atto notarile, proprio perché ogni transazione viene sorvegliata da una rete di nodi che ne garantiscono la correttezza.

Molte authority e molte società di consulenza vorrebbero utilizzare, ad esempio, la tecnologia Blockchain, non i bitcoin, nel post trading per eliminare soggetti come la Clearing House o i depositari centrali. Grazie a questa tecnologia, infatti, è possibile eliminare una serie di intermediari nelle transazioni. Un altro settore che si mostra sempre più interessato a questa tecnologia (che però, è bene sottolinearlo, esula l’utilizzo dei bitcoin) è quello assicurativo.

Un protocollo sicuro che ha già spinto diverse banche ad investire nella startup R3, dedita alla creazione di Blockchain per il mondo finanziario dei circuiti bancari canonici.

[i] http://www.iusinitinere.it/bitcoin-regime-tassazione-della-moneta-virtuale-534

Claudia Addona

Claudia Addona nasce a Benevento nel 1993. Dopo aver conseguito la maturità scientifica, si laurea in Scienze Aziendali nel 2017, all'università La Sapienza di Roma, con tesi in Marketing. Nel gennaio 2020 consegue la laurea magistrale con il massimo dei voti in Finanza e Assicurazioni, sempre presso l'università degli studi di Roma "La Sapienza". Collabora dal 2017 con Ius in Itinere in seguito alla nascita della nuova area Banking&Finance, di cui ne diventa responsabile nel 2018. La curiosità e la determinazione sono ciò che le permettono di dare il meglio in tutto ciò che fa. Email: claudia.addona@gmail.com

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