lunedì, Giugno 24, 2024
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Stati Uniti e Cina firmano la tregua commerciale

Gli Stati Uniti e la Cina hanno finalmente firmato un accordo commerciale definito “Economic and Trade Agreement between the Government of the United States of America and the Government of the People’s republic of China[1]” o più semplicemente “Phase one – Trade deal”. Si tratta di un accordo che consiste in una tregua più che ad un compromesso vero e proprio che di certo non risolverà tutti i problemi legali, economici e sociali che hanno caratterizzato i rapporti tra Washington e Pechino degli ultimi 18 mesi.

Per facilitare l’intesa il Ministero del Tesoro americano ha confermato come Gli Stati Uniti rimuoveranno la Cina dall’elenco dei manipolatori di valuta prima della firma dell’accordo commerciale[2].

La firma dell’accordo era necessaria per entrambi i paesi, per Trump la guerra commerciale ha provocato più danni che benefici all’economia americana, portando gli USA dall’essere il primo al terzo partner commerciale cinese, nonché per pressioni interne relative alla procedura di impeachment che sta subendo. Per quanto riguarda Xi, anche la Cina, nonostante la crescita dell’economia, ha subito un colpo durissimo in un momento di rallentamento generale e delicato dell’economia, nonché per ragioni politiche relative ad Hong Kong e Taiwan.

Tenendo conto che il testo della fase 1 è per ovvie ragioni molto vago, sarà, come preannunciato, specificato nella fase 2, le principali questioni menzionate nell’accordo riguardano la tutela della proprietà intellettuale, gli acquisti cinesi e la questione dei dazi.

La tutela della proprietà intellettuale è infatti l’elemento principale che ha fatto scattare la guerra tra le due superpotenze mondiali, quando il 14 agosto del 2017 il Presidente Trump richiamando la sezione 301 del Trade Act del 1974[3] dichiarò espressamente che le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale e altri trasferimenti di tecnologia sleali messi in atto dalla Cina minacciano potenzialmente le imprese degli Stati Uniti minando la loro capacità di competere equamente nel mercato globale. Il Governo cinese per questa ragione si è impegnato in maniera molto generale per una maggiore tutela della proprietà intellettuale e un maggior controllo sul trasferimento forzato delle tecnologie.

Il governo di Pechino si è inoltre impegnato ad acquistare maggiori prodotti americani per diminuire il saldo commerciale con gli USA, per ben 200 miliardi di dollari in due anni: 80 miliardi di prodotti manifatturieri (macchine, semiconduttori, aerei Boeing), 50 miliardi di forniture energetiche (greggio e gas), 32 miliardi di prodotti agroalimentari (grano, soia, riso, sorgo, mais, pollame, carni suine, noci e frutta) e 40 miliardi di spesa legata ai servizi(banche e assicurazioni). Se la fase due prevederà un obbligo del genere per il governo cinese, ciò comporterà una contrazione della domanda cinese sugli altri mercati internazionali, soprattutto quello europeo e quindi anche quello italiano.

La controparte americana si è impegnata a cancellare l’ipotesi di tassare per ulteriori $160 miliardi le importazioni e dimezzare alcuni dazi facendoli passare dal 15% al 7.5% ma allo stesso tempo lasciando inalterati i precedenti dazi del 25% sugli altri 250 miliardi di beni cinesi.

Moltissimi sono gli elementi di controversia rimasti al di fuori dell’accordo. Infatti, non vi è alcuna menzione riguardo alla tecnologia del progetto “Made in China 2025”, di Huawei e del 5G, dei sussidi statali, delle aziende di stato cinesi. L’accordo non prevede alcun termine per quanto concerne la diminuzione e l’eliminazione dei dazi ancora in vigore, al contrario, nel testo stesso è prevista la possibilità di aumentare unilateralmente i dazi se gli impegni presi non saranno rispettati.

L’elemento cruciale, perlomeno in questa fase 1, sarà quello relativo all’implementazione e interpretazione dell’accordo. Secondo alcuni esperti, quello che traspare dal testo, dove sono presenti termini vaghi e moltissime lacune, e dalle dichiarazioni ambigue degli esponenti del governo cinese è l’intento di guadagnare tempo, in attesa di capire chi sarà il nuovo presidente che sarà eletto il 3 novembre 2020[4].

Quello che traspare da questo accordo è che le due economie sono ogni giorno sempre più interconnesse ed il vantaggio di una comporta uno svantaggio dell’altra. L’accordo va anche contro le previsioni della WTO e dei GATT. È uno scontro che molto probabilmente non si concluderà con questo accordo ma neanche con quello seguente. La guerra commerciale è solo lo strumento attuale attraverso il quale i due paesi stanno combattendo per vedere chi prevarrà sull’altro in futuro[5].

 

[1] Il documento originale è reperibile rispettivamente in versione inglese al sito: https://ustr.gov/sites/default/files/files/agreements/phase%20one%20agreement/Economic_And_Trade_Agreement_Between_The_United_States_And_China_Text.pdf e la versione in cinese al sito

[2] Si veda in linea generale: https://www.cnbc.com/2020/01/13/us-will-no-longer-consider-china-a-currency-manipulator.html

[3] Il documento è reperibile al sito:

[4] SI veda in linea generale: https://www.vox.com/world/2020/1/15/21064070/trump-china-phase-one-trade-deal-signing

[5] Si veda in linea generale: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/usa-cina-quasi-amici-24852

Fonte immagine: https://www.wired.it/economia/business/2019/08/02/trump-dazi-cina/

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