lunedì, Giugno 24, 2024
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Banca Mondiale: cooperazione e politiche di sviluppo economico

Mentre il secondo conflitto bellico mondiale era ancora in corso e all’indomani dello sbarco in Normandia del 6 giugno, in quel di Bretton Woods nel New Hampshire (USA), dall’1 al 22 luglio del 1944, 730 delegati in rappresentanza di 44 paesi si riunivano al Mount Washington Hotel.

Iniziava la United nations monetary and financial conference, convocata allo scopo di porre le basi per il futuro assetto che il sistema economico e monetario internazionale avrebbe dovuto assumere nel dopoguerra. A dominare la scena, il confronto-scontro fra due autorevoli correnti di pensiero: quella della compagine britannica, rappresentata da John Maynard Keynes, e quella a stelle e strisce, cui dava voce il dirigente del Dipartimento del Tesoro americano Harry Dexter White.

L’epicentro del dibattito era concentrato su due importanti obiettivi:

da un lato, la necessità di trovare una soluzione che permettesse ai vari paesi la ripresa degli scambi commerciali e di conseguenza che fosse idonea a mettere in moto il processo di ricostruzione post-bellico; dall’altro, riuscire a creare un sistema in grado di garantire al concerto monetario internazionale la liquidità necessaria a far crescere le transazioni commerciali ma, allo stesso tempo, che fosse idoneo ad assicurare la stabilità dei tassi di cambio e la sostenibilità a lungo termine dell’intero sistema[1].

La posizione dei keynesiani mirava alla nascita di un sistema cooperativo di creazione e gestione della liquidità, capace di condurre ad una politica espansiva a livello internazionale. In questo progetto un ruolo centrale avrebbe assunto l’International clearing union, ossia una sorta di stanza di compensazione internazionale. Ad essa sarebbe stato affidato il compito di creare una moneta parallela, il Bancor, da utilizzare come moneta di scambio e compensazione dei saldi commerciali fra paesi.

In virtù di questa logica compensativa, sarebbero stati generati diversi vantaggi tra cui quello che la creazione di liquidità internazionale poteva essere accresciuta da una banca mondiale, rendendo il circolo monetario più flessibile e reattivo alle mutevoli esigenze degli scambi internazionali. Secondo i fautori di questa visione, il sistema sarebbe risultato altamente simmetrico e tendente a scoraggiare squilibri esterni persistenti.

Di diverse vedute la teoria economica alla base del Piano White.

Secondo gli economisti americani bisognava adottare un sistema asimmetrico di natura egemonica, basato sulla preminenza del dollaro come punto di riferimento della liquidità internazionale. Si provava ad imporre un esplicito riconoscimento del fatto che l’egemonia statunitense emersa dalla guerra dovesse tradursi anche sul piano monetario, e dunque, sulla ricostruzione e sulla gestione dei rapporti economici e politici nei decenni a venire.

Il dollaro, perno del sistema, avrebbe assicurato la piena convertibilità con l’oro a un tasso prestabilito. Con tale congegno, la regolazione del sistema monetario internazionale veniva a dipendere dalla volontà e dalla capacità degli USA di assicurare un equilibrio nelle emissioni di moneta tale da permettere la stabilità del rapporto di convertibilità.

La soluzione escogitata partoriva un sistema formalmente di compromesso tra le due posizioni, ma nella sostanza basato sulla proposta statunitense: il dollaro assumeva il ruolo di protagonista del sistema monetario internazionale, assicurando la piena convertibilità a un tasso prestabilito (35 dollari all’oncia, pari a poco più di 31 grammi), mentre le altre banche centrali avrebbero garantito parità stabili (fisse ma aggiustabili entro una soglia del ± 1%, sulla base di motivate richieste) col dollaro stesso.

Le riserve nazionali e le transazioni internazionali avrebbero potuto aver luogo in oro o in dollari. Era l’alba del gold-exchange standard[2]. In questo contesto maturò l’esigenza di definire un quadro istituzionale da adibire all’impulso e al controllo circa il perseguimento degli obiettivi sanciti nella cittadina americana: crescita degli scambi commerciali, ricostruzione e sostenibilità dei flussi monetari.

Nascevano due istituzioni: il Fondo monetario internazionale, con il compito di gestire situazioni temporanee di squilibrio nelle bilance dei pagamenti e la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, cui venne affidata la responsabilità di finanziare investimenti a lungo termine.

Successivamente venne denominata Banca mondiale. Nel 1946 entrarono nel pieno delle loro funzioni e vennero affiancate l’anno successivo dall’Accordo generale sulle tariffe e il commercio (General agreement on tariffs and tradeGATT), poi trasformatosi nel 1995 nella World trade organization (WTO), per la liberalizzazione del commercio internazionale[3].

La World Bank (o International Bank for Reconstruction and Development IBRD, ossia il nucleo iniziale di quello che ora è il gruppo della Banca Mondiale), è per definizione un organismo internazionale delle Nazioni Unite.

Secondo la disciplina prevista dal suo Statuto, la Banca Mondiale è nata per “assistere la ricostruzione e lo sviluppo dei territori dei paesi membri, facilitando investimenti di capitali per finalità produttive e promuovere la crescita equilibrata del commercio internazionale… incoraggiando gli investimenti internazionali, per contribuire all’aumento della produttività, al miglioramento delle condizioni di vita e lavorative”.

Nel tempo, la W.B. ha giocato sia il ruolo di garante a favore degli investimenti del settore privato che di prestatore diretto di capitali.

Viste e considerate le macerie in cui vessavano gli Stati europei dopo il secondo conflitto bellico totale, agli albori della sua storia la Banca Mondiale era stata fondata col fine ultimo di finanziare la ricostruzione e lo sviluppo del Vecchio Continente, per poi assumere in un secondo momento il compito di finanziare i paesi membri in via di sviluppo, chiedendo in cambio a questi di orientare la loro politica economica in senso liberista.

Ben 250 milioni di dollari fu il valore del primo prestito erogato dalla W.B. ad un paese europeo, la Francia, cui fecero seguito quelli elargiti a favore di Olanda, Lussemburgo e Danimarca. Nel 1948 invece, venne stanziato il primo prestito ad un paese in via di sviluppo: si trattava della costruzione di un impianto idroelettrico in Cile del valore di 1,5 milioni di dollari.

Nel 1960 vide la luce l’ International Development Agency (IDA), che diede alla Banca tutti i connotati di una vera e propria istituzione di sviluppo[4].

Il capitale iniziale attribuito della Banca era 10 miliardi di dollari, di cui il 20% sarebbe stato effettivamente versato dagli stati membri mentre il resto sarebbe stato messo a disposizione a titolo di garanzia (“callable capital”).

Questo criterio permette alla Banca di agire con maggiore libertà ed indipendenza nei mercati internazionali allo scopo di reperire risorse per finanziare i propri prestiti oltre che chiedere fondi in prestito ai governi ed alle banche centrali.

Questi versamenti hanno permesso la distribuzione di benefici per almeno 270 miliardi di dollari, reperiti con operazioni finanziarie sui mercati azionari internazionali, tramite la vendita di azioni IBRD garantite da Moody’s con tre A (AAA – sulla scala dei rating rappresenta il valore massimo di affidabilità del debitore). Dalla sua nascita e fino al 1993 l’IBRD ha concesso oltre 3500 Prestiti per un totale di 235 miliardi di dollari.

In linea generale, per ripagare i prestiti erogati dalla Banca Mondiale viene stabilito un periodo di cinque anni (di “grazia”), passato il quale i governi hanno a disposizione dai 15 ai 25 anni per ripagarlo, ma ai tassi di mercato.

Per i prestiti elargiti a beneficio dei paesi in via di sviluppo, non veniva previsto alcun pagamento di interessi.

La dotazione di capitale della Banca Mondiale è assicurata sia dai pagamenti degli interessi sui prestiti concessi sia dall’emissione di azioni. Per l’IDA, invece, almeno un terzo della dotazione è garantita con ricostituzioni di capitale su base triennale. I paesi donatori vengono quindi chiamati ogni tre anni a versare nuove quote associative.

Ciascuna delle istituzioni facenti parte del gruppo della Banca Mondiale ha come azionisti i governi dei paesi membri dell’istituzione stessa, in qualità di sottoscrittori delle quote di capitale, i cui voti sono proporzionali alle quote azionarie possedute nell’istituzione.

La partecipazione come paese membro assicura, infatti, un certo numero di diritti di voto uguali per tutti i paesi. Ulteriori diritti di voto vengono poi attribuiti in rapporto ai contributi finanziari del paese membro all’organizzazione partecipata.

Il gruppo della Banca Mondiale è oggi formato da IBRD (International Bank for Reconstruction and Development o Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo), IDA (International Development Agency o Agenzia Internazionale per lo Sviluppo), IFC (International Financial Corporation o Società finanziaria internazionale), MIGA (Multilateral Investment Guarantee Agency o Agenzia di Garanzia degli Investimenti Multilaterali) e ICSID (International Centre for the Settlement of Investments Disputes o Centro Internazionale per la risoluzione delle controversie sugli investimenti).

In particolare, IDA e IBRD concedono:

  1. prestiti per progetti. Trattasi di progetti che attengono al comparto delle infrastrutture come ad esempio quelle utili per la costruzione di dighe, strade, sfruttamento delle risorse naturali, gestione delle acque, sanità, energia;
  2. prestiti per settori. In questo caso l’obiettivo è di incentivare il rafforzamento di determinati settori produttivi e dell’economia, e vincolati per lo più a programmi di privatizzazione;
  3. prestiti istituzionali. Al fine di favorire il libero accesso di investimenti privati, vengono elargite risorse utili a ristrutturare le istituzioni locali per rimuovere le barriere alla libera circolazione del capitale. Tanto è vero che in alcuni paesi la Banca ha istituito agenzie private nel settore energetico, che potessero facilitare i contatti con investitori privati stranieri. In tale prospettiva agisce proprio l’Energy Generation Agency of ThailandEGAT in Thailandia);
  4. prestiti per programmi di aggiustamento strutturale. Questi sono bipartiti in SALS (Structural Adjustment Loans) e SECALS (Sectoral Adjustment Loans).

I governi possono scegliere a quale delle agenzie affiliarsi, indipendentemente l’una dall’altra: infatti se i paesi membri della Banca Mondiale sono 184, le altre istituzioni hanno tra 140 e 176 membri[5].

Il vertice istituzionale è il Consiglio dei Governatori (Board of Governors) dei paesi membri che si riunisce una volta l’anno, in settembre-ottobre, in occasione dell’Incontro Annuale della Banca. Il Governatore é di norma il Ministro del Tesoro o delle Finanze del paese.

Subordinato al Consiglio dei Governatori c’é il Consiglio dei Direttori Esecutivi (Board of Executive Directors) che ha la facoltà di approvare i prestiti IBRD ed i crediti IDA.

Di consueto si delibera per consenso, e le decisioni dipendono in gran parte dalla qualità delle proposte presentate dallo staff della Banca. Il Presidente della Banca Mondiale é anche presidente del Consiglio dei Direttori che lo elegge.

Lo staff ed i funzionari della Banca competenti per singoli paesi sono suddivisi in dipartimenti regionali, ognuno dei quali é controllato da uno dei vicepresidenti della Banca. Inoltre esistono 12 sezioni operative che si occupano di questioni quali personale, finanze, sviluppo sostenibile, sviluppo delle risorse umane, politiche operative e sviluppo nel settore privato.

In seguito alla riforma iniziata dal Presidente James Wolfensohn con il cosiddetto Strategic Compact, buona parte del personale è stato dislocato in sedi periferiche al fine di agevolare i rapporti con le realtà locali e le autorità dei paesi destinatari degli aiuti.

Le stesse istituzioni facenti parte del Gruppo Banca Mondiale sono tutte dirette dal Consiglio dei 24 Direttori Esecutivi in cui ciascuno dei Direttori rappresenta un paese (almeno per i paesi maggiori) o un gruppo di stati. La designazione dei direttori è di competenza esclusiva degli organi esecutivi degli Stati membri.

L’ultimo Presidente della W.B. in ordine cronologico è stato il medico e antropologo statunitense Jim Yong Kim. Ha rassegnato recentemente le sue dimissioni dopo essere stato riconfermato in carica nel 2016. Al suo posto, è stata designata ad interim l’economista e politica bulgara Kristalina Georgieva.

Nel 2012, durante la sua presidenza, la Banca Mondiale pose come baricentro della sua attività due obiettivi: mettere fine alla fame estrema entro il 2030 e aumentare la prosperità condivisa concentrandosi sul 40% della popolazione dei paesi in via di sviluppo[6].

La Banca Mondiale ha simulato gli effetti della prosecuzione dell’attuale processo di crescita e di integrazione economica internazionale fino al 2030 per verificarne le principali implicazioni sulle politiche di sviluppo.

È possibile mettere in evidenza alcuni aspetti che, secondo gli studi realizzati dalla W.B., caratterizzeranno la struttura dell’economia mondiale nei prossimi decenni:

  • Raddoppio del PIL (2,1 volte in termini reali) ma contestuale aumento della disuguaglianza nella distribuzione del reddito tra paesi e all’interno dei paesi.
  • Crescita dal 23 al 33 % della quota del PIL mondiale riconducibile ai Paesi in via di sviluppo.
  • Conferma del ruolo trainante delle economie cinese e indiana come conseguenza delle dinamiche economiche e demografiche (i due paesi arriveranno a ospitare nel 2030 metà della popolazione dei PVS).
  • Dimezzamento del numero di individui sotto la soglia di povertà (dal miliardo di oggi a circa 500 milioni) pur in presenza di una crescita della popolazione mondiale di 1,5 miliardi di unità.
  • Rafforzamento della classe media (definita in via convenzionale da un livello di reddito annuale compreso tra i 4.800 e i 11.000 dollari a valori costanti) nei PVS che ospiteranno, a livello mondiale, il 92% di tale categoria a fronte del 56% attuale.
  • Riduzione dall’ 82 al 66,5%, tra il 2000 e il 2030, della popolazione mondiale con redditi inferiori ai 4.800 dollari annuali che costituiscono il limite inferiore di appartenenza alla fascia della classe media.

La simulazione mostra come la forte crescita dell’economia mondiale consentirà una diminuzione delle persone che vivono in condizioni di indigenza assoluta ma anche come, in assenza di misure correttive, la disuguaglianza nella distribuzione del reddito continuerà a crescere.

Come se non bastasse, anche i costi di tutela dei beni pubblici globali (il clima, la prevenzione di epidemie, la tutela della fauna marina) tenderanno ad ampliarsi. I segmenti più deboli della popolazione mondiale si concentreranno nell’Africa sub-sahariana che potrebbe ospitare fino al 55% del decile più povero (un peggioramento dell’80% rispetto al 2000) accentuando la polarizzazione geografica della distribuzione mondiale del reddito.

È inoltre previsto un ampliamento del divario tra la remunerazione del lavoro qualificato e non qualificato e vi saranno significativi nuovi aggiustamenti a favore dei PVS nella localizzazione geografica del lavoro qualificato. In secondo luogo, lo sviluppo demografico ed economico mondiale renderà necessario valutare l’impatto della crescita sui beni pubblici la cui offerta non può essere regolata autonomamente dal mercato.

Infine, le ripercussioni dei cambiamenti climatici sull’attività economica dei paesi più poveri renderanno sempre più importante il ruolo degli accordi e dalle istituzioni di cooperazione multilaterale[7].

[1] Capitolo III, Gli accordi monetari e finanziari di Bretton Woods, Fondo Monetario – Legislature precedenti.

Disponibile qui: http://legislature.camera.it/_dati/costituente/documenti/ministerocostituente/p7_Vol3_4.pdf

Dall’abbandono del sistema aureo da parte dell’Inghilterra, nel settembre 1931, agli inizi della seconda guerra mondiale, numerosi sono stati i tentativi per tornare ad un regime di stabilità dei cambi, sia pure attraverso una politica monetaria meno rigida di quella richiesta dal classico sistema aureo. L’idea di ristabilire un sistema monetario internazionale, che creasse fra gli stati dei legami di interdipendenza, era sorta in seguito alla cattiva prova della moneta “autonoma”, la quale, distaccata dall’oro, era causa ed effetto insieme della formazione delle economie chiuse e dei nazionalismi economici. Il lungo esperimento della moneta manovrata aveva dimostrato come questa, contraendo il commercio internazionale, riduceva altresì il reddito e il benessere economico della collettività, e come all’interno del paese il volume della circolazione ed il livello generale dei prezzi erano lasciati agli arbitri di governi e all’influenza del partito politico dominante o delle ambizioni egoistiche di alcuni gruppi.

[2] Fabio Masini, Accordi di Bretton Woods, DIZionario dell’Integrazione Europea, 2017.

  Disponibile qui:

  Fabrizio Annaro, 15 Agosto 1971, fine degli accordi di Bretton Woods, 15 Agosto 2014.

  Disponibile qui: http://www.ildialogodimonza.it/15-agosto-degli-accordi-bretton-woods/

Alla conferenza di Bretton Woods avevano aderito molti paesi, anche quelli poveri e i cosiddetti paesi in via di    sviluppo. Bretton Woods era stato pensato per arginare e prevenire le crisi sistemiche come quella del ’29 e prevedeva un sistema di cambi valutari fissi tutti riferiti al dollaro. Le banche centrali di ciascun paese erano tenute ad intervenire, per mantenere le parità stabilite. Stabilizzare i cambi significava impedire movimenti eccessivi di capitali, in sostanza arginare la speculazione, evitare gli eccessi. Oltre ai cambi fissi Bretton Woods prevedeva la convertibilità dollaro oro. Lo storico accordo siglato nel New Hampshire volse al tramonto il 15 agosto 1971, una data storica, un giorno che segna una svolta cruciale nella storia economica mondiale. A Camp David, Nixon, stremato dalle spese per la guerra del Vietnam, annuncia la fine della convertibilità del dollaro in oro. E’ la fine di Bretton Woods.

[3] Banca Mondiale (World Bank, WB), in “Dizionario di economia e Finanza” – Treccani.

Disponibile qui: http://www.treccani.it/enciclopedia/banca-mondiale_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/

[4] Borsa Italiana, La Banca Mondiale, 11 luglio 2008.

Disponibile qui: https://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/banca-mondiale.htm

[5] Banca mondiale, Cosa è la Banca Mondiale, Giovani e Missione.

Disponibile qui: http://www.giovaniemissione.it/mondo/bancamondiale.htm

[6] Mario Calabresi, Banca Mondiale, si dimette il Presidente Jim Yong Kim, 7 gennaio 2019.

Disponibile qui: https://www.repubblica.it/economia/2019/01/07/news/banca_mondiale_dimissioni_presidente-216035661/

[7] Giovanni Majnoni d’Intignano, Il Gruppo Banca Mondiale e il governo dell’economia globalizzata. Camera dei Deputati, Commissione Affari Esteri e Comunitari. Indagine conoscitiva sulle istituzioni ed i processi della globalizzazione. Audizione del Direttore esecutivo per l’Italia presso la Banca Mondiale.

Disponibile qui:

Fonte immagine: http://bresciagiovani.it/programma-giovani-alla-banca-mondiale/

Luigi Pone

Luigi Pone, nato a Napoli il 6/10/1985. Laurea specialistica in Scienze della pubblica amministrazione, con voti 110 e lode. Tesi di Laurea in Giustizia Costituzionale italiana e comparata. Titolo Tesi: "La Corte Costituzionale garante della legge elettorale; riforma della Carta e implicazioni sul sistema di giustizia costituzionale. Area di interesse: politica economica. Interessi: politica e attualità, evoluzione del diritto costituzionale e del sistema di diritto amministrativo in chiave nazionale ed europea. Lavoro attuale: consulente commerciale presso azienda di noleggio apparecchiature informatiche. Obiettivi futuri: lavorare nella pubblica amministrazione nazionale o locale.

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