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Corte Costituzionale e legge sui vaccini : obbligo o raccomandazione?

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A seguito dell’udienza del 21 novembre 2017, La Corte Costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità promosse dalla Regione Veneto sul decreto legge n. 73/2017, convertito in legge n. 119/2017, in materia di vaccinazioni obbligatorie per i minori fino a 16 anni di età. La legge di conversione si propone il fine “di assicurare la tutela della salute pubblica e il mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza epidemiologica in termini di profilassi e di copertura vaccinale, nonché di garantire il conseguimento degli obiettivi prioritari del Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017/2019, ed il rispetto degli obblighi assunti a livello europeo ed internazionale”.

Secondo i Giudici della Consulta “le questioni prospettate non mettevano in discussione l’efficacia delle vaccinazioni -attestata dalle istituzioni a ciò deputate (OMS; Istituto Superiore della Sanità) e da una serie di piani nazionali vaccinali- ma la loro obbligatorietà”, la quale era stata sospesa dalla Regione Veneto con la legge regionale n. 7/2007. In Veneto vigeva, dunque, un sistema di prevenzione delle malattie infettive fondato unicamente sulla persuasione e sul dialogo. “La scelta dell’obbligo” secondo la Consulta “spetta al legislatore nazionale” ed è una “scelta ragionevole per difendere la salute collettiva e fondata sul dovere di solidarietà nel prevenire e limitare la diffusione di alcune malattie[1].

La Corte ha considerato che tutte le vaccinazioni obbligatorie erano già previste e raccomandate nei piani di vaccinazione e finanziate dallo Stato tramite i livelli essenziali di assistenza. La mancata vaccinazione, sottolinea la Corte, non comporta l’esclusione dalla scuola dell’obbligo dei minori, che vengono di norma inseriti in classi in cui gli altri alunni sono vaccinati (il divieto di iscrizione, infatti, è stato confermato limitatamente agli asili nido ed alle scuole materne). I giudici costituzionali affermano che la legge ha modificato il testo del decreto riducendo sensibilmente le sanzioni amministrative, eliminando il riferimento alla sospensione della potestà genitoriale e prevedendo che le stesse debbano essere precedute dall’incontro tra le famiglie e le autorità sanitarie al fine di promuovere un’adesione consapevole e informata al programma vaccinale. Infine si ritiene giustificata la sostituzione di un metodo basato sulla persuasione con un sistema di obbligatorietà alla luce del contesto attuale caratterizzato da un netto calo delle coperture vaccinali, con il rischio che alcune malattie considerate debellate tornino a diffondersi.

La decisione della Corte Costituzionale ha riportato in auge il tema, assai noto in dottrina, del giusto bilanciamento tra tutela individuale e interesse collettivo alla protezione della salute. Da una consolidata giurisprudenza costituzionale si è evinto che la Carta fondamentale non solo tutela il diritto alla salute del singolo, ma anche il diritto alla salute in quanto tale, in tutte le sue dimensioni. Di conseguenza, il principio dell’autodeterminazione nelle scelte sanitarie, corollario dell’art 32 Cost, può essere ragionevolmente sacrificato a tutela della salute collettiva e in ragione di un preminente dovere di solidarietà sociale sancito dell’art 2 Cost.

Il tema concernente i vaccini e le strategie statali sui programmi vaccinali ha un risonanza anche europea ed internazionale. In Europa, ad esempio, le strategie di immunizzazione spaziano da programmi nazionali che prevedono solo vaccinazioni raccomandate a programmi in cui il sistema vaccinale è quasi completamente obbligatorio. Per l’appunto, dei 29 Paesi europei, 15 non hanno vaccinazioni obbligatorie, mentre i restanti 14 Paesi hanno almeno una vaccinazione obbligatoria inclusa nel loro programma vaccinale. Analizzando i dati dello studio Eurosurveillance del 2012, si nota come la vaccinazione contro la polio è obbligatoria per tutti i bambini in 12 nazioni europee. Secondo un recente studio pubblicato sul sito vaccineconfidence.org, le vaccinazioni contro la difterite e il tetano risultano obbligatorie in 11 Paesi mentre la vaccinazione contro l’epatite B in 10 Paesi. Per 8 dei 15 vaccini considerati dagli esperti, alcune nazioni hanno adottato una strategia mista tra raccomandate e obbligatorie. Di solito questo si traduce nel fatto che la vaccinazione viene raccomandata per tutta la popolazione, ma è di fatto obbligatoria solo per alcuni gruppi di rischio. La Germania ha scelto una via intermedia: assenza di sanzioni per la mancata vaccinazione ma necessità di certificato per l’ammissione a scuola. Tale strategia è stata condivisa anche dagli Stati Uniti e dal Canada.

Apparentemente questa breve panoramica sulle normative vigenti negli altri Paesi induce a ritenere che la scelta adottata dal legislatore nazionale sia eccessiva perché riguarda un numero di vaccinazioni di gran lunga superiore rispetto agli altri Stati nonché sanzioni più gravose. Tuttavia per esprimere una valutazione su quale sia la strategia più efficiente per promuovere i vaccini – l’obbligo o la raccomandazione- è necessario incrociare i dati sull’obbligo vaccinale con quelli sulle coperture vaccinali forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità [2].  Essi mostrano che l’Italia è uno dei paesi più indietro su questo fronte. Ne è un concreto esempio l’emergenza morbillo che coinvolge l’intera Europa. Stando al rapporto dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), solo in Italia si sono registrati 1603 casi dal 1 gennaio al 19 aprile del 2017, numero dieci volte superiore rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti. Nella classifica dell’emergenza stilata dalla OMS, l’Italia è più virtuosa solo della Romania, il paese in cui si è registrato il maggior numero di contagi. Pertanto, alla luce delle preoccupazione per l’attuale situazione, la stessa OMS si è esposta più volte, prima con la Direttrice per l’Europa Suzanna Jakab e poi attraverso le dichiarazioni di Robb Butler dell’ufficio regionale per l’Europa, che hanno promosso iniziative legislative più efficienti.

In definitiva, il ricorso all’obbligo delle vaccinazioni quale fondamentale strumento di prevenzione per la salute collettiva appare necessario in questo periodo storico, nell’attuale contesto di cultura sanitaria del nostro Paese e come affermato dalla Corte Costituzionale risulta perfettamente conforme ai dettami della Carta fondamentale del nostro ordinamento.

[1] Comunicato stampa Corte Costituzionale “Obbligo dei vaccini legittimo nel contesto attuale”, mercoledì 22 novembre 2017

(https://www.cortecostituzionale.it/documenti/comunicatistampa/CC_CS_20171122143132.pdf)

[2] http://www.who.int/immunization/monitoring_surveillance/data/en/

[3] http://ecdc.europa.eu/en/press/news/_layouts/forms/News_DispForm.aspx?ID=1601&List=8db7286c-fe2d-476c-9133-18ff4cb1b568&Source=http%3A%2F%2Fecdc%2Eeuropa%2Eeu%2Fen%2FPages%2Fhome%2Easpx

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