sabato, Luglio 20, 2024
Uncategorized

Il “medioevo digitale”: il DESI 2020 e la posizione dell’Italia nella classifica sulla digitalizzazione

  1. DESI 2020 e la classifica negativa per l’Italia

L’11 giugno è stato reso noto, come ogni anno, il rapporto DESI (Digital Economy and Society Index[1]) da parte dell’Unione Europea e per l’Italia non ci sono buone notizie. Rispetto allo scorso anno il nostro Paese ha perso due posizioni, collocandosi così al 25° posto davanti a Romania, Grecia e Bulgaria che occupano le ultimissime posizioni in questa graduatoria.[2]

Il Digital Economy and Society Index è in realtà un indice composto da più voci che sommano diversi indicatori: connettività, capitale umano, uso dei servizi di Internet da parte dei cittadini, l’integrazione e lo sviluppo delle tecnologie, la digitalizzazione dei servizi pubblici. Si tratta una attività effettuata annualmente dalla Commissione Europea in cui vengono fissate delle ‘macroaree’ attraverso le quali monitorare “gli avanzamenti degli Stati membri: dalla connettività a bana larga passando per la digitalizzazione delle imprese e i servizi pubblici digitali”[3] In tutti questi indici il nostro Paese si trova nettamente dietro i maggiori Stati UE. Ciò che colpisce maggiormente è la parte del report sul capitale umano e le competenze digitali in cui si evidenzia, prepotentemente, il dato estremamente negativo dell’Italia: ultima posizione.[4]

La Commissione Europea scrive nel report pubblicato “Although already 85% of citizens used the internet in 2019, prior to the COVID-19, only 58% possesses at least basic digital skills”. Generalmente si tende a pensare che avere una connessione internet sia la soluzione ad ogni ‘problema’, in realtà la conoscenza e, in particolare, la presa di coscienza del mondo che ‘gravita intorno’ al web rappresentano un aspetto fondamentale ed essenziale della società digitale. Le posizioni ricoperte dall’Italia sono la concreta e palese dimostrazione che la strada da percorrere è lunga e tortuosa, nonostante quanto di buono fatto dal Ministero per l’Innovazione e la Digitalizzazione.

Uno degli obiettivi auspicabili per la (ri)nascita digitale dell’Italia consiste nel raggiungere il 2025 con un livello di digitalizzazione e conoscenza dei servizi che il web offre tale da consentire perlomeno un avvicinamento ai Paesi europei che per cultura e storia le sono più vicini. A livello comunitario Finlandia, Svezia ed Estonia sono gli Stati membri che presentano il più alto livello di digitalizzazione e di cultura digitale.

  1. Cosa è emerso dal report “Use of internet services”

Per quanto riguarda, invece, il report avente ad oggetto “Use of internet services”[5] i paesi del nord Europa occupano le prime posizioni, mentre l’Italia scivola in fondo alla classifica. Con l’emergenza Covid-19 è agevole constatare come siano aumentati gli accessi ad internet, il ricorso allo smartworking ed all’utilizzo di prodotti e servizi digitali in periodo di c.d. lockdown. Si legge, infatti, nel report che “although already 85% of citizens used the internet in 2019, prior to the COVID-19 pandemic, the current crisis may have the positive impact of increasing further the number of internet users and their interactions online”. Le principali attività che gli utenti svolgono online includono la visione di contenuti di intrattenimento, come video, ascolto di musica o utilizzo dei social network.[6]

Ciò che emerge non è altro che un un divario digitale interno al territorio comunitario, una divisione tra Stati tecnologicamente più avanzati e organizzati e Stati (tra cui l’Italia) che con estrema fatica cercano di farsi strada nella digitalizzazione.

Un altro indicatore rilevante al fine di comprendere questo drammatico ritardo che il Paese vive in ambito digitale, è quello relativo ai servizi pubblici digitali ovvero l’interazione tra il cittadino e la Pubblica Amministrazione online. A tal riguardo, è preoccupante e deve far riflettere la posizione che il Paese occupa (195° posto): ciò significa che il “nostro capitale umano, infine, è il più analogico d’Europa: sotto questo profilo siamo all’ultimo posto in Europa”.[7] Come riportato da Angelo Alù, questi dati sembrano “incatenare l’Italia in una condizione perenne di ‘medioevo digitale’ destinata ad incrementare in modo inesorabile il gap tecnologico con gli Stati all’avanguardia”.[8]

  1. Conclusioni

In Italia manca quella che viene chiamata “cultura al digitale”, manca la base che consente ad una società moderna di definirsi tale. Lo scorso anno i dati non erano incoraggianti, di certo quest’anno non ci aspettava un balzo in avanti nella classifica, ma probabilmente questa ulteriore discesa verso le ultime posizioni è la prova di una necessaria ed immediata inversione di rotta e di un cambio radicale di mentalità.

La sfida è molto grande e non spetta solo al Governo e alle istituzioni intervenire, ma anche tutti noi cittadini siamo chiamati a fare la nostra parte. Occorre ripartire investendo nel digitale e nell’educazione al digitale rivolta a tutta la comunità, in particolar modo alle nuove generazioni, affinché tutti facciano un uso corretto di Internet e siano in grado di sfruttare a pieno le sue enormi potenzialità.

 

[1] Qui disponibile: https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi

[2] Il punteggio ottenuto dall’Italia è pari a 43,65, quindi ben al di sotto della media comunitaria.

[3] M. Cimminella, L’Italia sprofonda nellacalssifica Ue sul digtiali; ultimi pe la laurea in disciplina Tic”, in Corr Comm, 12 giugno 2020, qui disponibile: https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/italia-terzo-paese-ue-per-il-5g-ma-sulle-competenze-digitali-e-ultima/

[4]European Commission, Human Capital and Digital Skills, 11 giugno 2020, qui disponibile: https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/human-capital

[5] European Commission, Use of internet services, 11 giugno 2020, qui disponibile: https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/use-internet

[6] European Commission, Use of internet services, ult. cit. “People in the EU engage in a wide range of online activities; however, there are still large disparities across EU Member States regarding the use of internet services.[…] Conversely, Romania, Bulgaria and Italy are the least active”

[7] R. Saporiti, Digitale, Italia quartultima in Europa. Perse due posizioni. E no, non è colpa del Covid-19, in Il Sole 24 Ore, 11 giugno 2020, qui disponibile: https://www.infodata.ilsole24ore.com/2020/06/11/digitale-italia-quartultima-europa/

[8] A. Alù, DESI 2020, il punto più basso per l’Italia: tutti i problemi da risolvere, in Agenda Digitale, 12 giugno 2020, qui disponibile: https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/desi-2020-il-punto-piu-basso-per-litalia-tutti-i-problemi-da-risolvere/

Giulia Cavallari

Nata a Bologna nel 1992. Dopo aver conseguito la maturità classica prosegue gli studi presso l'Università di Bologna iscrivendosi alla Facoltà di Giurisprudenza. Laureata con una tesi in Diritto di Internet dal titolo "Il Regolamento generale sulla protezione dei dati e il consenso dei minori al trattamento dei dati personali" sotto la guida della Professoressa Finocchiaro. Nel novembre 2017 ha relazionato all'Internet Governance Forum- IGF Youth. E' in questo periodo che si avvicina e appassiona al diritto di internet e all'informatica giuridica sentendo la necessità di approfondire gli studi in materia.  Gli interessi principali spaziano dalla protezione dei dati personali alla cybersecurity e all'ambito delle nuove tecnologie al ruolo che il diritto di internet ha assunto e assumerà nei prossimi anni.

Lascia un commento