venerdì, Giugno 14, 2024
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Il sopralluogo giudiziario: la BPA (Bloodstain Pattern Analysis)

A seguito della commissione di un reato, uno dei compiti istituzionali della polizia giudiziaria è individuarne l’autore e determinare la dinamica degli eventi (art. 55 c.p.p.). Tra le indagini dirette, un posto di assoluta rilevanza è occupato dal sopralluogo giudiziario, inteso come quell’insieme di operazioni condotte sul campo, finalizzate a captare qualsiasi informazione e traccia, utili all’individuazione del reo. “Trace never lies”, citava Bertillon, con riferimento all’inequivocabile riconducibilità di fibre tessili, formazioni pilifere o macchie biologiche alla persona cui appartengono. Nell’ambito del più ampio concetto di sopralluogo giudiziario, è bene isolare il sopralluogo di tipo criminalistico, la cui funzione va oltre la tradizionale attività di assicurazione degli elementi di prova raccolti direttamente sul locus commissi delicti, spingendosi sino alla comprensione della dinamica degli eventi attraverso lo studio dell’interconnessione spaziale delle tracce. Ad esempio, la BPA (Bloodstain Pattern Analysis)  è una tecnica che può essere utile per la ricostruzione dell’evento dannoso attraverso lo studio delle tracce ematiche  eventualmente presenti sulla scena del crimine.

Quanto detto fino a questo momento è già sufficiente per comprendere che, alla luce delle moderne tecnologie e delle accresciute esigenze investigative, il sopralluogo non è più solo acquisizione di fonti di prova presenti sul locus commissi delicti. Lo stesso, infatti, si è trasformato in un complesso e articolato sistema di attività analitiche dotate di rigore scientifico volte a ricercare, raccogliere, fissare e comporre tutti gli elementi che, situati all’interno della scena del crimine, in base alla loro disposizione spaziale, costituiscono elementi probatori utili all’individuazione degli autori del reato e alla ricostruzione della dinamica dell’evento. L’ambiente, le tracce, il cadavere, gli oggetti spostati, le nuove forme di vita animale e vegetale che proliferano, la condotta criminale, tutti questi costituiscono fonti conoscitive complesse, la cui interazione richiede un’interpretazione plurima da parte di molti esperti, siano essi esperti in criminalistica, criminologi, medici legali, investigatori. Tutti questi sono in grado di fornire letture diverse di uno stesso evento. La sinergia tra le varie figure professionali, infatti, costituisce l’elemento di forza per la corretta interpretazione della dinamica dell’evento dannoso.

Tuttavia, è bene sottolineare che, per quanto sofisticate possano essere le metodologie di analisi, resta fondamentale il principio che una buona repertazione eseguita in fase di sopralluogo, unitamente all’idonea conservazione dei reperti da sottoporre ad indagini tecniche, è determinante per l’esito dell’identificazione dell’autore di reato. Il sopralluogo tecnico nelle sue varie fasi di osservazione, descrizione, documentazione e repertazione esige, pertanto, attenzione ed accuratezze da parte dell’operatore.

Orbene, analizzando in particolare la BPA (Bloodstain Pattern Analysis)1, si può dire che  essa consista nell’analisi delle caratteristiche delle macchie, schizzi o chiazze di sangue (in particolare, della loro morfologia, numero e distribuzione), presenti sulla scena di un crimine. Tali caratteristiche dipendono dalla sorgente (quindi, dal punto di origine) e dalle modalità con cui sono generate. Questa analisi è possibile in quanto, quando una certa quantità di sangue raggiunge una superficie, verticale o orizzontale, si formano le tracce ematiche. Una traccia ematica è una sagoma fisica e geometrica che si crea con il contatto del sangue sulla superficie stessa2 . Dallo studio di questa traccia, in particolare, è possibile risalire al punto di origine, alla causa, al numero di eventi che l’ha prodotta e all’eventuale posizione di aggressore e di vittima. Grazie all’utilizzo della BPA, si può quindi procedere a formulare un’ ipotesi circa la dinamica delittuosa dell’evento3.

Quanto descritto avviene attraverso l’osservazione delle tracce ematiche, al fine di stabilirne la distribuzione, la forma e la dimensione, nonché il loro andamento e la posizione nello spazio. La BPA, invero, è una disciplina scientifica a tutti gli effetti, che sfrutta le basi della fisica, della biologia, della chimica, della dinamica dei fluidi e della matematica trigonometrica.  La BPA, in particolare, è una scienza empirica, che necessita di diverse conferme pratiche ed è riproducibile anche con una simulazione pratica. Per ricostruire la scena del crimine, molte volte, infatti, gli operatori utilizzano dei manichini snodabili, capaci di mimare qualsiasi tipo di posizione del corpo umano. Le tracce di sangue assumono, quindi, valenza medico-legale e criminalistica, poiché le indicazioni che forniscono sono utili sia per l’identificazione del DNA sia 4per stabilire la dinamica del delitto.

Da quanto detto, risulta pertanto intuibile quanto esse siano rilevanti ai fini investigativi: le tracce di sangue possono rivelare la direzione di movimento della vittima/assalitore, il punto di convergenza e origine della traccia, tipologia e velocità dell’arma utilizzata, numero di colpi inferti, informazioni su assalitore destro o mancino, tipo di ferita che ha originato l’emissione della traccia ematica e se la morte è stata immediata o meno5.

Prima di sottoporre le tracce di sangue a BPA, occorre però procedere con un “protocollopreliminare, volto a stabilire se la macchia sia effettivamente costituita da sangue, se si tratti di sangue umano, se il sangue appartenga ad un altro soggetto, l’epoca della macchia, da quale parte del corpo provenga. A titolo di esempio, si rileva che la presenza di globuli rossi ed emoglobina fornisce l’indicazione che si tratti di sangue. Quando la macchia di sangue è fresca, questi componenti sono rilevabili facilmente al microscopio. Se, invece, la stessa è vecchia, possono scaturire dubbi poiché l’essiccamento o il raggrinzimento di globuli rossi ed emoglobina comporta la loro deformazione e la perdita della forma originaria. In questi casi, allora può essere utile un’analisi clinica con benzidina, fenolftaleina, malachite e tintura di guaiaco6, anche se altre tracce organiche (muco, latte, pus, ecc.) con questi test possono reagire come il sangue. In ogni caso, la diagnosi specifica serve a stabilire se la macchia è umana o no, rilevando le differenze morfologiche tra globuli rossi umani e quelli di altre specie animali. Nell’uomo, in effetti, i globuli rossi sono sferici e privi di nucleo, mentre in altre specie sono a forma di ellisse e nucleati; in presenza di altro mammifero, è necessario ricorrere all’immunodiffusione o alla immunoelettroforesi. La diagnosi individuale poi, tramite l’analisi del DNA, consente invece di attribuire quel determinato campione di sangue ad un solo soggetto. Mentre l’analisi regionale serve, a stabilire da quale parte del corpo proviene il campione di sangue. Infine, quella cronologica serve a stabilire quanto la macchia sia vecchia.

Concluso il protocollo preliminare, le tracce di sangue possono essere sottoposte alla BPA. Passando ad analizzare la morfologia delle macchie ematiche, questa varia secondo: velocità, natura (schizzo o caduta), altezza, inclinazione del piano e quantità, qualità, origine e dimensione della lesione in profondità e longitudine, spazio durante la caduta e caratteristiche del supporto che la riceve 7.

Se una traccia ematica è rinvenuta su substrato assorbente, si definisce macchia; se il substrato invece non è assorbente, la traccia si definisce incrostazione. Da questa distinzione discendono le diverse modalità di prelievo della stessa. Sul punto, occorre osservare che per fare l’analisi di una scena del crimine tramite la BPA è necessario:

  • Filmare, fotografare e descrivere accuratamente la sede dell’imbrattamento ematico, la natura di questo sul cadavere, il mezzo lesivo se presente e l’ambiente, compreso quello limitrofo;
  • Effettuare la descrizione metrica (prestando attenzione a collocare dei punti di riferimento fissi con misure ortogonali) e quella concernente la sede di rinvenimento, la forma e le caratteristiche dei margini, l’orientamento, le dimensioni con la qualità, il colore e lo stato fisico delle tracce. Infine, va riportata sia la distribuzione totale nello spazio, sia quella riguardante ogni singola traccia.

Al fine di desumere indicazioni per la comprensione e la ricostruzione della dinamica dell’evento, particolare importanza – ai fini della BPA – assume la forma delle tracce di sangue in termini di dinamica di produzione. Come sopra evidenziato, infatti, la morfologia delle macchie è determinata dalla velocità di caduta o traiettoria, dalla quantità della composizione e del substrato su cui si deposita. Si possono, quindi, distinguere:

  • Sgocciolatura: piccola quantità di sangue caduta su una superficie per esclusiva forza di gravità;
  • Colatura: traccia conseguente alla caduta e al successivo scorrimento del sangue su un substrato dotato di una certa inclinazione;
  • Gora e pozza: traccia di sangue molto estesa, che può trovarsi completamente o parzialmente, al di sotto del punto del corpo da cui è originata per deflusso8. Le dimensioni e la forma sono condizionate dalla quantità di sangue fuoriuscito e dalle caratteristiche del substrato; nel caso questo sia inclinato, si avrà la formazione della gora o, in altri termini, una stria lunga ed irregolare in parte omogenea;
  • Spruzzi e schizzi:  hanno forma di piccole cave o punti esclamativi o di macchioline rotondeggianti; si producono quando il liquido ematico è proiettato con forza su un substrato;
  • Tracce secondarie da strisciamento e figurate: sono originate non per provenienza diretta del sangue dal punto d’origine, ma per successivo trasporto sul substrato su cui rinvengono.

Orbene, le dimensioni, la forma e le caratteristiche dei margini di queste tracce sono particolarmente importanti ai fini medico-legali, perché il loro diametro aumenta con regolarità ed evidenzia il rapporto con l’altezza di caduta, fino ad un metro; l’intensità della colorazione diminuisce, in quanto a parità di quantità il sangue si distribuisce su una superficie più grande. La distanza che intercorre fra il punto d’origine e quello d’arrivo del sangue, nonché l’angolo d’incidenza al momento dell’impatto sul substrato, determinano modificazioni morfologiche della traccia. La prevalenza di una specifica categoria di tracce consentirà, pertanto, di risalire alle relative modalità di produzione.

Non sempre però, le tracce ematiche risultano visibili ad occhio nudo sul luogo di una scena del crimine. Si supponga, ad esempio, il caso in cui tali tracce siano latenti, in quanto invisibili poichè lavate o rimosse. In questi casi, per poterle individuare e per poterle sottoporre alla BPA può essere utilizzato il cd. luminol.  Si tratta di una sostanza chimica che, nell’ossidarsi, propaga un’emissione luminescente verde-blu. Questo processo chimico-fisico può essere velocizzato da catalizzatori come, per esempio, l’emoglobina, attraverso l’immissione di una radiazione per chemioluminescenza, la cui intensità è subordinata alla quantità di molecole chimiche disponibili alla reazione chimica. Per tali motivi, possono essere rilevate anche piccolissime quantità di sangue, anche se disciolte da lavaggi. La reazione del luminol è, quindi, rigorosamente assoggettata alla presenza di uno ione metallico che funzioni da catalizzatore. Questo – si evidenzia – ne costituisce anche il limite, dal momento che si possono verificare anche falsi positivi, cioè emissioni luminescenti in cui non sono presenti tracce ematiche9. Comunque, la tecnica del luminol si esegue in ambiente chiuso o, se il fatto è avvenuto all’aperto, si utilizzano particolari tendoni che creano il buio10. Una volta che tali travve vengono rese visibili attraverso il luminol, sarà quindi possibile analizzarle con la BPA.

In conclusione, alla luce di quanto sopra esposto, il sopralluogo è costituito da un complesso e articolato sistema di attività di rigore scientifico, volte a ricercare, raccogliere, fissare e comporre tutti gli elementi utili all’individuazione degli autori del reato e alla ricostruzione della dinamica dei fatti. Tra le varie scienze utilizzate a tali fini, la BPA può certamente apportare un contributo più che utile. Per poter applicare tale tecnica, è imprescindibile l’ottima esecuzione del sopralluogo giudiziario sulla scena di un crimine ed un’approfondita e dettagliata foto-documentazione delle tracce ematiche e dei vari pattern presenti sia sulle superfici che sugli indumenti, utilizzando i riferimenti metrici e le luci forensi, tra cui il luminol, per esaltare le forme e i contorni delle singole tracce ematiche.

1M. Angioini, Fratoni, Straccomi, Appunti di criminologia e criminalistica, Libreria universitaria Benedetti, 2010, pag. 91.

2M.Trombetta, Osservazione e ricostruzione di un evento crimonoso, 18 Febbraio 2021 articolo pubblicato sul sito, “forensicnews” disponibile qui: https://www.forensicnews.it/bpa-blood-pattern-analysis/.

3L. Garofano, delitti imperfetti atto I e atto II citato da M. Angioni, F. Fratoni, Scena del crimine e indagini difensive. Metodologia degli accertamenti tecnici, Franco Angeli, Laboratorio sociologico,  2015, pag.57.

4M. Trombetta, Osservazione, op.cit..

5M. Rurco, Come analizzare le macchie di sangue nella scena del crimine, articolo pubblicato su “igorvitale.org”,  disponibile qui: https://www.igorvitale.org/come-analizzare-le-macchie-di-sangue-nella-scena-del-crimine/

6La benzidina è una base organica dal carattere cancerogeno utilizzata per la preparazione di alcuni coloranti simile all’anilina. La fenolftaleina è un composto organico derivato dagli idrocarburi usato come indicatore e lassativo. La malachite è un minerale microcristallino il cui ambiente genetico è quello dei solfuri primari di rame. La tintura di guaiaco è un reagente estratta dal legno del Guaiacum officinalis e Guainacum sanctum, alberi originari dell’ America centrale che contengono una resina costituita da acidi organici.

7F. Fratoni, Bloodstain Pattern Analysis (BPA). L’operatore sanitario dell’emergenza sulla scena del crimine e le tracce di sangue, 28.03.2019, articolo pubblicato su “medicalive.it”, disponibile qui: https://www.medicalive.it/bloodstain-pattern-analysis-bpa-loperatore-sanitario-dellemergenza-sulla-scena-del-crimine-e-le-tracce-di-sangue/

8P. Denaro, Bloodstain pattern analysis, la fisica sulla scena del crimine, 13.03.2015, articolo pubblicato su “palermomania.it”, disponibile qui: https://www.palermomania.it/news/athena/bloodstain-pattern-analysis-la-fisica-sulla-scena-del-crimine-70806.html

9Secondo Barni et al., 2007, questa eventualità può verificarsi per esempio quando la soluzione del luminol è vaporizzata su substrati contenenti ioni metallici di transizione, come nichel, cobalto, manganese, ferro, rame ecc…

10B. Fabrizio Carillo, Tecnica dell’investigazione. L’attività della polizia giudiziaria dalla notizia di reato all’accusa, Edi-ermes, Milano, 2014, pag. 130.

Fonte immagine: www.pexels.com

Claudia Graziano

Avvocato penalista, esperta in scienze forensi Claudia Graziano nasce a Catanzaro il 18/07/1989. Si laurea in Giurisprudenza presso l'università "La Sapienza" di Roma il 16/06/2015 con una tesi in criminologia dal titolo:" Evoluzione storico-criminologica dei metodi d'indagine investigativa nel sistema penale italiano". Sia durante il percorso di studio che successivamente ha approfondito le sue passioni seguendo vari corsi di formazione in ambito criminologico ed in particolare: sulle tecniche di identificazione di un soggetto nel processo penale, sull'analisi della scena del crimine, sui serial killer e molti altri ancora. Dopo la laurea decide di svolgere il tirocinio per lo svolgimento della pratica forense presso uno studio legale, occupandosi sia di diritto civile che di diritto penale. Quasi al termine del tirocinio, Claudia ha voluto approfondire le materie di suo interesse. Ha, così, iniziato un Master di II livello Scienze forensi (criminologia, investigazione, intelligence, security) presso l'università "La Sapienza" di Roma . Ha concluso tale percorso il 17/02/2018 con una tesi in intelligence dal titolo:" Cyber Humint: il quadro normativo e l'applicabilità nel sistema penale italiano" e con una votazione di 110/110. Nello stesso anno in data 6.12.2018 sostiene l'esame di abilitazione alla professione forense presso la Corte d'Appello di Catanzaro risultando idonea con una votazione di 270/300. Dal 1.07.2019 ha iniziato a collaborare presso uno studio legale sito in Roma occupandosi della redazione di atti giuridici, svolgendo sia attività amministrativa che di organizzazione dello studio. Dal 23.01.2020 è iscritta all'ordine degli avvocati di Roma. Attualmente svolge la professione di avvocato presso uno studio legale sito in Roma. Collabora per l'area di criminologia di Ius in Itinere.

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