lunedì, Giugno 24, 2024
Uncategorized

“Indipendenza energetica e crescita economica”: così Donald Trump giustifica le discutibili scelte in materia ambientale

A quasi cento giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha già adottato importanti decisioni che hanno sconvolto l’assetto politico determinato dal predecessore Barack Obama. Se mantenere le promesse elettorali è sinonimo di lealtà politica verso gli elettori, in questo caso gli slogan del tycoon in materia ambientale avrebbero fatto meglio a restare tra i vari punti della propaganda.

“Energy Independence and Economic Growth” sono i concetti chiave della politica del Presidente Trump, espressi nell’ordine esecutivo firmato lo scorso 28 marzo che mira a rivoluzionare le scelte in materia ambientale, con un cambio di rotta rispetto al precedente Clean Power Plan di Obama e il ritorno ai combustibili fossili. Il Presidente Trump non ha però dichiarato di sottrarsi agli impegni assunti dagli Stati Uniti nell’Accordo di Parigi, convenzione internazionale siglata nel 2015 nella capitale francese ed entrata in vigore lo scorso 4 novembre. La Convenzione è il risultato dei complessi negoziati conclusi nell’ambito della 21° Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, e si prefigge come obiettivo la riduzione delle emissioni di gas serra da parte degli Stati ratificanti.

Ratificato dagli Stati Uniti, l’accordo è una tappa fondamentale nella lotta all’inquinamento, fungendo da guida per i contraenti sulle scelte da adottare in politica ambientale, nel rispetto degli impegni assunti sul piano internazionale, che saranno oggetto di verifica entro il 2023. Il recente ordine esecutivo sembra però confermare le paure di quanti temono le conseguenze che il mancato rispetto dell’accordo potrebbe causare.

Con il cruciale documento sono stati annullati infatti i regolamenti adottati dall’amministrazione Obama, con l’obiettivo di indurre gli stati federali a ridurre le emissioni di carbonio del 32% entro il 2030. Donald Trump ha dunque promosso il ritorno ai combustibili fossili per incrementare la crescita dei posti di lavoro, l’Economic Growth sfavorita dalle politiche ambientaliste dei Democrats. All’Epa, l’Agenzia di Difesa Ambientale che aveva sostenuto le politiche di Obama, Trump ha chiesto di concentrasi su “acqua limpida e aria pulita”. Ma come si può pensare di mantenere l’aria pulita se si modificano maniera determinante le quantità di emissioni consentite?

La sua rivoluzione nel campo delle politiche ambientali, funzionale al raggiungimento dell’indipendenza energetica prevede in primo luogo di stabilire nuovi livelli per le emissioni di Co2 e gas metano. Il Clean Power Plan di Obama prevedeva la possibilità di costruire nuovi impianti a carbone a condizione che le centrali fossero dotate di dispositivi sotterranei per la cattura delle emissioni, tecnologie costose su cui le nuove imprese non dovranno investire poiché il nuovo esecutivo richiederà impianti meno sofisticati, permettendo anche di aumentare il livello di produzione di metano.

È stata poi decisa l’abolizione della moratoria sull’affitto delle riserve di carbone federale fissata da Obama in merito alla locazione dei 570 milioni di acri di terreno che lo Stato affittava in locazione a società minerarie. Trump ha inoltre richiesto alle agenzie federali di eliminare tutte le norme ostative allo sviluppo della produzione energetica, dai combustibili fossili, al petrolio ricomprendendo anche le energie rinnovabili. Dopo che le agenzie illustreranno i risultati della revisioni spetterà alla Casa Bianca decidere in che direzione procedere.

Demolizione quasi totale del Clean Power Plan e degli ordini esecutivi adottati da Obama che memore degli scarsi obiettivi raggiunti nel primo mandato, aveva una volta rieletto orientato la sua politica in maniera più incisiva per combattere il surriscaldamento globale e arginare seppur minimamente il cambiamento climatico causato dall’inquinamento. La sua lotta al carbone aveva causato le ire dei Repubblicani, che in Trump hanno ritrovato il punto di svolta per dire basta a politiche ambientaliste lesive dello sviluppo economico e dell’aumento dell’occupazione.

Lo scorso 24 gennaio Trump ha inoltre firmato due ordini esecutivi per autorizzare i lavori dei due oleodotti bloccati dal suo predecessore. Il Dakota Access attraversa le terre sacre dei Sioux, i nativi americani che insieme ad attivisti e note star del cinema americano hanno protestato strenuamente contro la distruzione della riserva di Standing Rock, simbolo della loro identità. Il Keysonte Xl attraverserà gli Stati Uniti per trasportare 800.000 barili di petrolio al giorno dal Canada alle raffinerie di Texas e Louisiana. Parte del progetto è già stata realizzata, ma Obama dispose l’interruzione dei lavori poiché i danni ambientali erano di gran lunga superiori ai risultati economici e occupazionali derivanti dal progetto.

Già in passato l’azione degli Stati Uniti in merito alla lotta contro l’inquinamento era stata discutibile, poiché nel 2001 l’allora presidente George W. Bush, disattese la promessa elettorale di aderire al Protocollo di Kyoto, accordo internazionale entrato in vigore nel 2005 con l’obiettivo di ridurre la produzione di gas serra per combattere il surriscaldamento globale. Nonostante gli Stati Uniti fossero tra i maggiori produttori dei gas inquinanti, il governo non esitò a ritirare la sua adesione seppure alcuni degli stati federali stessero progettando di applicare a livello locale le disposizioni del trattato.

Le recenti decisioni di Donald Trump hanno generato sentimenti di paura e di protesta che attraversano in maniera trasversale la popolazione americana e non solo. Ambientalisti, studiosi, oppositori politici hanno manifestato timori e perplessità in merito alle conseguenza che il raggiungimento dell’indipendenza energetica potrebbe causare. L’ordine esecutivo tacitamente disattende gli impegni assunti con l’Accordo di Parigi e allontana gli Stati Uniti dall’obiettivo di combattere il surriscaldamento globale. Deregolamentare l’utilizzo di combustibili fossili, bruciare più carbone equivale a far aumentare il livello di polveri fini nella bassa atmosfera, inquinando l’ambiente e causando danni alla salute. Ma il nuovo esecutivo non guarda con timore alle conseguenze di queste drastiche scelte, come testimoniato dalle parole di Scott Pruitt, nuovo capo dell’Epa, che all’indomani dell’approvazione dell’ordine esecutivo ha dichiarato che “Le emissioni di anidride carbonica non incidono sul cambiamento climatico”.

C’è solo da sperare che il presidente Trump non arrivi ad ignorare del tutto il problema del surriscaldamento globale, già profondamente sottovalutato con le poche azioni intraprese a neanche 100 giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca. I pareri e le dichiarazioni di autorevoli studiosi e dell’intera comunità scientifica non sono bastati ad impedire l’adozione delle drastiche misure, e chissà che con il passare dei giorni non arrivino altre notizie a scuotere la comunità internazionale.

Anna Giusti

Anna Giusti studia Giurisprudenza presso l'Università di Napoli Federico II. Attualmente svolge un tirocinio presso il Consolato Generale degli Stati Uniti di Napoli. La collaborazione con Ius in itinere nasce dalla volontà di coniugare la sua grande passione per la scrittura al percorso di studi. Collaborare per l'area di diritto internazionale le permette di approfondire le tematiche che hanno da sempre suscitato maggiore interesse in lei, ovvero il diritto internazionale penale, la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti umani, il diritto dell'Unione Europea. Appassionata di viaggi, culture e letterature straniere, si è da sempre dedicata allo studio dell'inglese e del francese.

Lascia un commento