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Italia: Documento di economia e finanza 2019

La crisi della finanza e dell’economia internazionale esplosa nel 2008, ha indotto i partner europei ad adottare misure di sorveglianza molto stringenti sulle performance economiche e di gestione dei conti pubblici da parte degli Stati membri. Attraverso attente politiche di aggiustamento degli squilibri macroeconomici indotti, sia da fattori esterni da cui proteggersi che da fattori interni da rimuovere con applicazione di regole austere, il fine ultimo era quello di incentivare la competitività e favorire la crescita, affinché fosse intelligente, sostenibile e inclusiva.

In questo contesto, con l’obiettivo di assicurare il coordinamento a priori delle politiche economiche e di bilancio degli Stati membri, ha preso avvio la logica del c.d. “Semestre europeo”. Una procedura da seguire nei primi sei mesi di ogni anno e in base alla quale la sorveglianza multilaterale dei bilanci nazionali si articola in una serie di fasi. Una delle più rilevanti, la presentazione contestuale – entro il 30 aprile di ciascun anno – da parte degli Stati membri, dei Programmi di Stabilità o di Convergenza (PSC) e dei Programmi Nazionali di Riforma (PNR), i quali divengono i principali Documenti della programmazione economico-finanziaria dei singoli Stati.

In virtù di questo nuovo scenario, nel 2011, il legislatore italiano ha adeguato il quadro normativo interno attraverso modifiche alla legge 31 dicembre 2009, n. 196 (legge di contabilità e finanza pubblica)[1].

L’entrata in vigore della legge 7 aprile 2011, n. 39, aveva il fine specifico di armonizzare ed allineare il sistema nazionale delle decisioni di bilancio – e in particolare i contenuti e la tempistica di esame dei principali documenti contabili – alle nuove regole adottate in sede europea.

Composta di otto articoli, era tesa in primo luogo a disciplinare i rapporti con l’Unione europea in materia di finanza pubblica, inserendo a tale scopo tra i princìpi fondamentali della legge n. 196 del 2009, quello della  coerenza della programmazione finanziaria delle amministrazioni pubbliche con le procedure ed i criteri stabiliti dall’Unione europea.

In secondo luogo, la legge provvedeva ad aggiornare il ciclo e gli strumenti della programmazione di bilancio alla luce dell’introduzione della procedura semestrale, al fine di consentire un pieno allineamento tra la programmazione nazionale e quella europea. Per favorire il coerente coordinamento con il dettato normativo europeo, veniva disposto dal legislatore italiano la presentazione alle Camere, entro il 10 aprile di ogni anno, del Documento di economia e finanza (DEF).

Trattasi del più importante strumento di programmazione economica nelle mani del governo che ha l’onere di proporlo, per poi rimetterne l’approvazione al Parlamento. Riporta gli obiettivi di politica economica del paese, le stime sull’andamento delle finanze pubbliche e dell’economia nazionale e le riforme che il governo intende attuare[2].

Il Documento di Economia e Finanza, previsto dalla legge 7 aprile 2011, n. 39, è strutturato in tre sezioni.

  1. La prima, Programma di Stabilità dell’Italia, curata dal Dipartimento del Tesoro, è volta a stabilire:
  • gli obiettivi di politica economica e il quadro delle previsioni economiche e di finanza pubblica almeno per il triennio successivo e gli obiettivi articolati per i sotto-settori del conto delle amministrazioni pubbliche;
  • l’aggiornamento delle previsioni per l’anno in corso, evidenziando gli eventuali scostamenti rispetto al precedente Programma di stabilità;
  • l’evoluzione economico-finanziaria internazionale, per l’anno in corso e per il periodo di riferimento;
  • per l’Italia, le previsioni macroeconomiche, per ciascun anno del periodo di riferimento, mettendo in evidenza i contributi alla crescita dei diversi fattori, dell’evoluzione dei prezzi, del mercato del lavoro e dell’andamento dei conti con l’estero;
  • le previsioni per i principali aggregati del conto economico delle amministrazioni pubbliche;
  • gli obiettivi programmatici, indicati per ciascun anno del periodo di riferimento, in rapporto al prodotto interno lordo, tenuto conto della manovra, per l’indebitamento netto, per il saldo di cassa, al netto e al lordo degli interessi e per il debito delle amministrazioni pubbliche.
  1. La seconda, Analisi e tendenze della finanza pubblica, di competenza del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, indica:
  • l’analisi del conto economico e del conto di cassa delle amministrazioni pubbliche nell’anno precedente e degli eventuali scostamenti rispetto agli obiettivi programmatici indicati nel DEF;
  • le previsioni tendenziali, almeno per il triennio successivo, del saldo di cassa del settore statale e le indicazioni sulle correlate modalità di copertura;
  • le informazioni di dettaglio sui risultati e sulle previsioni dei conti dei principali settori di spesa, almeno per il triennio successivo.
  1. Infine, Programma Nazionale di Riforma, curata dal Dipartimento del Tesoro d’intesa con il Dipartimento delle Politiche europee, prevede:
  • lo stato di avanzamento delle riforme avviate;
  • gli squilibri macroeconomici nazionali e i fattori di natura macroeconomica che incidono sulla competitività;
  • le priorità del Paese e le principali riforme da attuare, i tempi previsti per la loro attuazione e la compatibilità con gli obiettivi programmatici indicati nella prima sezione del DEF.

La legge del 2011 dispone, inoltre, anche la presentazione di alcuni allegati al DEF:

  • indicatori di benessere equo e sostenibile;
  • rapporto sullo stato di attuazione delle riforme della contabilità e finanza pubblica;
  • relazione sugli interventi nelle aree sottoutilizzate;
  • relazione del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra;
  • le spese dello Stato nelle Regioni e nelle Province Autonome;
  • relazione sui fabbisogni annuali di beni e servizi della PA e sui risparmi conseguiti con il sistema delle convenzioni Consip;
  • relazione sul monitoraggio degli obiettivi di spesa dei Ministeri del ciclo 2018-2020;
  • strategia per una nuova politica della mobilità in Italia[3].

Compresa, dunque, l’importanza di questo Documento che il Governo ha l’onere di sottoporre all’analisi del Parlamento e delle istituzioni europee ogni anno in primavera, andiamo a vedere quali sono le prospettive che l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte ha disegnato per il futuro della nostra economia.

Quello approvato lo scorso 9 aprile è il primo DEF varato dal Governo giallo-verde. Fedele agli standard imposti dall’Europa, vengono definite le politiche di bilancio e le riforme strutturali per il futuro triennio.

Per quanto riguarda l’anno in corso, viene evidenziata una riduzione delle stime di crescita tendenziale rispetto ai primi annunci, affermando lo 0,1% in chiusura del 2019. La causa principale dello scostamento rispetto alle più floride previsioni di inizio legislatura, è data dalla grande incertezza e debolezza del contesto internazionale[4].

Il Governo ha operato subito nella direzione di maggiori investimenti pubblici per tener testa a questa difficile congiuntura, e attraverso risorse stanziate con due puntuali decreti legge.

Il d.l. Crescita ed il d.l. Sblocca cantieri[5], insieme ai cardini del nuovo DEF, intendono contraddire le previsioni al ribasso sulle performance dell’economia italiana. Stime col segno meno che risentono dell’influenza di fattori esogeni come la Crisi Libica, la guerra dei dazi Usa-Cina e le turbolenze che stanno caratterizzando i rapporti tra Iran e Usa.

In termini programmatici la crescita del PIL è stimata tra lo 0,1 e 0,2% entro l’anno in corso, per poi risalire fino allo 0,8% nei tre anni successivi. Attraverso una forte riduzione della spesa pubblica, il deficit del 2019 dovrebbe giungere al 2,4% del PIL, sia in termini di previsione che tendenziali, per poi scendere gradualmente fino all’1,5% nel 2022.

Il deficit strutturale dovrebbe mostrare un trend discendente, dall’attuale 1,5% del PIL fino allo 0,8% nel 2022, avvicinandosi così all’obiettivo del pareggio strutturale. Il valore del rapporto debito/PIL andrà incontro ad un aumento durante l’anno solare, mentre per il futuro, il traguardo imposto dal governo è di convergere su quota 129% del PIL entro il 2022.

L’esecutivo intende agire sulla produttività dei diversi comparti dell’economia italiana e gli investimenti pubblici sono impegnati in coerenza con questa strategia, giungendo fino ad una quota pari al 2,6% del PIL nel 2022.

Tre strumenti chiave di questo ciclo di riforme sono considerati:

  1. Strategie per la realizzazione di infrastrutture nazionali. In particolare, risorse significative saranno investite nella diffusione della banda larga e si promuoverà lo sviluppo della rete 5G. L’obiettivo strategico per il futuro è la creazione di condizioni utili per la diffusione di questa innovativa tecnologia. Per tale scopo il Governo sarà impegnato nella realizzazione del Piano aree grigie e nella strutturazione di strumenti operativi di sostegno della domanda di servizi digitali.
  2. Introduzione di un salario minimo orario per i lavoratori che non rientrano nella contrattazione collettiva.
  3. Riduzione del cuneo fiscale sul lavoro.

In congruenza con questa visione, si mettono in campo altri importanti interventi normativi:

  • Incentivi alla mobilità sostenibile come punta di diamante di un progetto più ampio con cui il Governo intende rilanciare la politica industriale dell’Italia. L’obiettivo è di rivitalizzare settori da tempo in crisi, come quello del trasporto aereo, ma anche di rendere l’Italia protagonista in industrie che sono al centro della transizione verso un modello di sviluppo sostenibile, in primo luogo la produzione di mezzi di trasporto a basso impatto ambientale. La mobilità sostenibile riguarda l’industria del ciclo e motociclo, l’auto, la componentistica, gli autobus e i treni. Si intende procedere nella direzione di standard ecologici più elevati, incentivando attività di ricerca, progettazione e produzione di mezzi di trasporto. Il Governo rafforzerà il sostegno alla sperimentazione e adozione delle trasformazioni digitali e delle tecnologie abilitanti che offrano soluzioni per produzioni più sostenibili e circolari. Al centro del progetto la green finance che può fornire un importante contributo alla crescita di tali attività, e l’esecutivo intende sostenerne lo sviluppo. Il quadro regolamentare in cui si iscriveranno gli interventi è il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima[6] la cui proposta è stata presentata alla Commissione UE già lo scorso gennaio.
  • Semplificazione amministrativa[7] e maggiore efficienza della macchina burocratica soprattutto nel settore della giustizia. L’efficienza della giustizia rappresenta un fattore decisivo per la ripresa economica e per rinnovare nei cittadini la fiducia nella legalità. Il Governo è impegnato sin dall’inizio del suo mandato a rendere l’amministrazione della giustizia più efficiente, con interventi diretti alla velocizzazione dei procedimenti giurisdizionali civili e penali. Rilevano in questo ambito i passi avanti nella riforma della giustizia civile e penale e la riforma organica delle procedure di insolvenza, accompagnati da importanti risorse per risolvere le carenze di organico del personale amministrativo e della magistratura.
  • Riforma del sistema della imposizione fiscale sui redditi, seguendo i principi cardine della c.d. Flat Tax, con specifico riguardo al ceto medio;
  • Misure a sostegno delle famiglie, della natalità e dell’istruzione scolastica e universitaria[8].

Sono questi, in sintesi, i punti chiave del futuro indirizzo che il Governo intende dare alla stagione di riforme economiche. Scongiurare un aumento dell’IVA con la prossima manovra, rispettare la regola del deficit al di sotto della soglia del 3% nel rapporto col PIL, tutelare il risparmio della classe media tenendo a bada le oscillazioni dello spread e puntare alla crescita economica anche abbattendo il livello del debito pubblico, sono le sfide che il Governo giallo-verde ha davanti a se nei prossimi mesi.

Presentato il DEF all’Europa entro il termine previsto del 30 aprile, l’auspicio è che il piano di riforme possa invertire la tendenza al ribasso degli indicatori economici e convincere i partner europei e gli investitori internazionali circa la fattibilità delle ricette proposte.

 

[1] Camera.it – Documenti – Temi dell’attività parlamentare.

Disponibile qui: http://leg16.camera.it/561?appro=311

[2] Massimo Ferraro, Def, legge di Stabilità, debito pubblico: le parole da sapere sulla finanza in Italia, 8 aprile 2019.

Disponibile qui:

[3] Documento di Economia e finanza – DEF – MEF Dipartimento del Tesoro. Disponibile qui:

[4] Va sottolineata la rivisitazione delle previsioni in materia di crescita del PIL: si legge nel comunicato del Governo che “il 2018 si è chiuso con un incremento del PIL reale dello 0,9%. Come conseguenza delle mutate condizioni interne ed esterne, la proiezione di crescita tendenziale per il 2019 è stata rivista, passando dall’1 allo 0,1%”.

[5] Così si legge nel testo del Comunicato del Governo sul DEF 2019:

In chiave anti-ciclica e al fine di sostenere l’attività economica e in particolare gli investimenti pubblici e privati, il Governo ha approntato due pacchetti di misure: il decreto-legge crescita, che si concentra sull’impulso all’accumulazione di capitale e alla realizzazione di investimenti, e il decreto-legge sblocca cantieri, che punta a una forte ripresa del settore delle costruzioni. Questi interventi hanno un impatto neutrale sulla finanza pubblica, a testimonianza dell’attenzione del Governo alla disciplina di bilancio”.

Disponibile qui: https://www.giurdanella.it/2019/04/10/def-2019-documento-economia-finanza-testo/

[6] Documento di economia e finanza 2019 – Il Sole 24 Ore. Disponibile qui:

_Oggetti_Embedded/Documenti/2019/04/08/DEF%202019.pdf

[7] Dalla disamina del Comunicato del Governo sul DEF emerge inoltre che, le riforme sulle semplificazioni “saranno parte di un più generale provvedimento di accelerazione della crescita che il Governo intende varare nei prossimi mesi. A tal riguardo sarà importante procedere alla ricognizione, tipizzazione e riduzione dei regimi abilitativi, individuando i procedimenti autorizzatori ritenuti non indispensabili ed eliminando tutti gli oneri amministrativi non necessari.”

[8] Approvato il DEF 2019, riforme per lo sviluppo – Ministero dell’Economia e delle Finanze – MEF. 10 aprile 2019.

Disponibile qui: http://www.mef.gov.it/inevidenza/article_0399.html

Fonte immagine:https://www.flickr.com/photos/mef_gov/sets/72157674540027221/with/30057560833/

Luigi Pone

Luigi Pone, nato a Napoli il 6/10/1985. Laurea specialistica in Scienze della pubblica amministrazione, con voti 110 e lode. Tesi di Laurea in Giustizia Costituzionale italiana e comparata. Titolo Tesi: "La Corte Costituzionale garante della legge elettorale; riforma della Carta e implicazioni sul sistema di giustizia costituzionale. Area di interesse: politica economica. Interessi: politica e attualità, evoluzione del diritto costituzionale e del sistema di diritto amministrativo in chiave nazionale ed europea. Lavoro attuale: consulente commerciale presso azienda di noleggio apparecchiature informatiche. Obiettivi futuri: lavorare nella pubblica amministrazione nazionale o locale.

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