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Nazionalismo e colonialismo: l’esperienza di Rosa Luxemburg

Se il 2018 ha visto ricorrere i duecento anni dalla nascita di Karl Marx (Treviri, 5 maggio 1818 – Londra, 14 marzo 1883), il 2019 ricorda i 100 anni dalla morte di Rosa Luxemburg (Zamość, 5 marzo 1871 – Berlino, 15 gennaio 1919). Nasce in polonia, ma naturalizzata tedesca, da una famiglia di commercianti ebraici non-praticanti.

Rosa Luxemburg è una figura rosa di spicco nello sviluppo storico del pensiero socialista della seconda ora. Contemporaneamente, rappresenta una prima icona di ferma imposizione femminile nei capisaldi della società maschilista a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo[1].

Militante in seno alla socialdemocrazia tedesca, lotta contro le “tendenze revisioniste” del filosofo tedesco Eduard Bernstein (Berlino, 6 gennaio 1850 – Berlino, 18 dicembre, 1932), troppo piatte ed accomodanti per il suo carattere rivoluzionario. Si schiera contro il sempre più florido nazionalismo polacco alla vigilia del primo conflitto mondiale.

Durante la “Grande Guerra”, mentre la maggior parte dei socialdemocratici pratica politiche di unione nazionale, Rosa Luxemburg partecipa alla fondazione della Lega Spartaco, su posizioni socialiste, rivoluzionarie ed antimilitariste.

Tre tedeschi sono suoi strenui compagni di viaggio in quest’avventura: il filosofo Karl Liebknecht (Lipsia, 13 agosto 1871 – Berlino, 15 gennaio 1919), lo storico Franz Mehring (Sławno, 27 febbraio 1846 – Berlino, 28 gennaio 1919) e la politica Clara Eissner Zetkin (Wiederau, 5 luglio 1857 – Mosca, 20 giugno 1933).

Le posizioni eversive, nell’aspro clima dell’Europa continentale del primo dopoguerra, costano alla Luxembrug un primo arresto nel 1916. Conclusasi la reclusione nel 1918, partecipa alla fondazione del Partito Comunista Tedesco ed all’insurrezione spartachista del gennaio 1919, nel corso della Rivolta di gennaio contro la neonata Repubblica di Weimar.

Rapita il 15 gennaio 1919, viene assassinata assieme a Karl Liebknecht dai gruppi paramilitari Freikorps, agli ordini del governo del socialdemocratico Friedrich Ebert. Gettato in un canale, il suo corpo sarà recuperato solo dopo diversi mesi e sepolto nel cimitero di Friedrichsfelde. Nel 1935, i nazisti lo raseranno al suolo, facendo sparire per sempre le spoglie della Luxemburg.

Se il carattere rivoluzionario ha rappresentato la linea guida di tutta la sua vita culturale e politica, non è da meno la critica verso alcune delle posizioni di Karl Marx. Analizza una contraddizione interna allo schema di riproduzione allargata, che il filosofo tedesco prospetta lungo il cammino che decreterà la “società comunista”.

“E’ chiaro che la sempre più elevata composizione organica del capitale, cioè il più rapido aumento del capitale costante in rapporto al variabile, deve trovare la sua espressione materiale nel più rapido aumento della produzione dei mezzi di produzione (sezione I) in rapporto alla produzione di mezzi di consumo (sezione II). Ma nello schema di Marx, che si basa sulla stretta omogeneità nel ritmo di accumulazione delle due sezioni, una simile deviazione è esclusa […] Comunque si considerino, dunque, le trasformazioni tecniche del modo di produzione nel progredire costante dell’accumulazione possono compiersi solo rivoluzionando i rapporti fondamentali dello schema marxiano […]”.

Le motivazioni di questo squilibrio risiedo in un limite che Rosa Luxemburg legge tra le righe del pensiero di Marx: il predominio generale di soli capitalisti e lavoratori. L’errore risiede proprio nel non dar il giusto peso a quelle “terze parti” (impiegati, professionisti ecc. ecc.) che dovrebbero avere un ruolo determinante nel processo che dal bene di consumo conduce al plusvalore, anima portante dell’impostazione capitalista[2].

“Questo presupposto è un’ipotesi di lavoro: in realtà non è mai esistita e non esiste una società capitalistica autosufficiente con predominio esclusivo della produzione capitalistica. Ma è un’astrazione perfettamente accettabile là dove, senza alterare le condizioni fondamentali del problema, permette anzi di rappresentarle nella loro purezza […] In realtà, la realizzazione del plusvalore è per l’accumulazione capitalistica problema di vita […] La realizzazione del plusvalore richiede come prima condizione un cerchio di acquirenti all’infuori della società capitalistica […]”.

Come superare questo germe insito nel sistema? La Luxemburg propone di non considerare più il capitalismo come un sistema chiuso. Le grandi potenze capitaliste, ad un certo stadio del loro sviluppo, si lanciano nella creazione di imperi coloniali o di zone di influenza nei Paesi meno progrediti. I capitali potranno, in tal modo, avere gli sbocchi necessari: il capitalismo diventa colonialismo[3].

Se l’analisi delle dinamiche politico-economiche conduce a tale visione, l’animo socialista della Luxemburg è bene cosciente delle catastrofiche conseguenze. “Di qui il moto contraddittorio della fase ultima, imperialistica, come conclusione della parabola storica del capitale […]”.

La necessità di nuovi sbocchi è illimitata, mentre non lo è il mondo da conquistare. E saranno le guerre la naturale conseguenza di questo processo.

Sono trascorsi più di cento anni da queste considerazioni, eppure ne risuona attuale più che mai l’eco. Il nazionalismo, che tanto spopola dall’Europa agli Stati Uniti passando per le potenze orientali, rischia, seppure con le dovute differenze, di spingere il mondo verso un’ostilità sempre più aspra: dai dazi doganali sino alla nuova corsa al nucleare.

D’altro canto, parlare con troppa superficialità di neocolonialismo mostra una mancata consapevolezza di ciò che ha significato nel corso della prima metà del novecento.

L’esperienza di Rosa Luxemburg è un monito per chi dovrebbe gestire il potere. Le sue battaglie, sino al sacrificio della vita, siano guida: dalle scelte economiche interne sino a quelle di politica estera.

 

[1] J. Boncouer & H. Thouément, Le idee dell’economia, Edizioni Dedalo.

[2] R. Luxemburg, L’accumulazione del capitale, Alessandro Minuziano, 1946.

[3] R. Luxemburg, Discorso sul programma, Luxemburg R, 1967.

Fonte immagine: https://jacobinitalia.it/una-due-tante-rosa-luxemburg/

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