mercoledì, Maggio 29, 2024
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Orbán si prende i pieni poteri, in attesa di una risposta europea

Il pretesto è stato quello della lotta all’emergenza Coronavirus. Dopo dieci anni di governo e di dubbie misure, il parlamento ungherese ha deciso infine di sospendere democrazia, libertà d’informazione e Stato di diritto, concedendo i pieni poteri al presidente Viktor Orbán, senza limiti temporali.

Il premier potrà da ora chiudere per un periodo a sua discrezione il Parlamento, modificare o sospendere le leggi in vigore a proprio piacimento e addirittura rinviare o cancellare future elezioni. Potrà legiferare per decreti, che non devono passare dal Parlamento e hanno, dunque, tempistiche ridotte (e conseguentemente garanzie ridotte). A tutto questo si aggiunge un’ulteriore stretta sui media e i mezzi di informazione, in uno Stato in cui dal 2013 al 2019 l’indice di libertà di stampa ha perso 31 posizioni, passando dalla 56esima all’87esima[1]. Sulla pandemia saranno accettate solo informazioni da fonti ufficiali e chi verrà accusato dall’esecutivo di diffondere fake news – quindi anche critiche alla gestione dell’allarme sanitario e al disastroso stato della sanità pubblica del Paese – potrà essere condannato al carcere. Vi è, inoltre, l’introduzione di due nuovi reati che, secondo Amnesty International[2], sono incompatibili con le norme e gli standard del diritto internazionale dei diritti umani: la diffusione di informazioni false o distorte che interferiscano con “l’efficace protezione” della popolazione o crei in essa “allarme e agitazione”, sanzionata con una condanna fino a cinque anni di prigione, e la violazione ordini di quarantena o di isolamento, punita anch’essa con cinque anni di reclusione, aumentati ad otto se quell’interferenza sia causa di morte. Lo stato di emergenza avrà vita fin quando Orbán lo deciderà.

Criticata da opposizione, ONGs, osservatori europei ed internazionali ed esperti di diritti umani, la legge è passata il 30 marzo al Parlamento ungherese, con 137 voti a favore e 53 contrari. Hanno votato a favore tutti i parlamentari della Fidesz – il partito di maggioranza sovranista guidato da Orbán e che controlla due terzi dei seggi – e alcuni deputati di estrema destra. Inutile ogni tentativo delle opposizioni di porre un limite di 90 giorni al potere assoluto del premier: «l’opposizione sta dalla parte del virus», ha affermato il premier.

Orbán è primo ministro ormai dal 2010 e non si può certo dire che il suo governo non avesse mai messo in luce il proprio carattere autoritario. L’Ungheria, pur membro dell’Unione europea e della NATO, è di fatto sotto il potere della Fidesz, che da anni sta stravolgendo lo Stato di diritto. Ad esempio, la nuova Costituzione, adottata nell’aprile 2011 e subito criticata dalla Commissione Europea, appare autoritaria, nazionalista, discriminatoria rispetto a minoranze etniche e religiose. Definisce il Paese “Ungheria” e non più “Repubblica ungherese”, valorizzando l’appartenenza etnica e religiosa, definendo il cristianesimo come valore costitutivo della nazione. La nuova Costituzione assegnava, inoltre, poteri speciali alla NMHH (l’autorità nazionale di controllo sui media e l’informazione), con una newsroom unica creata dal Governo per il governo dei media pubblici, con il licenziamento di migliaia di giornalisti. Infine, con la riforma, il governo ha definitivamente legittimato una prassi divenuta diffusa, ossia il ricorso strumentale a procedure d’urgenza per una rapida approvazione di ogni legge considerata importante dalla maggioranza governativa del premier.

L’aassenza di un termine dell’emergenza è uno dei punti che allarma maggiormente molti osservatori internazionali, e alcune ONGs operanti in Ungheria, fra cui Amnesty International e l’Hungarian Helsinki Committee, hanno stilato un documento di profonda critica al testo. «Questa legge istituisce uno stato d’emergenza privo di controlli e a tempo indeterminato e dà al governo di Viktor Orbán il via libera per limitare i diritti umani. Non è questo il modo di affrontare la crisi posta dalla pandemia di Covid-19», ha dichiarato David Vig, direttore di Amnesty International Ungheria [3]. «Durante i suoi anni come primo ministro, Orbán ha presieduto a un arretramento dei diritti umani, ha aizzato l’ostilità nei confronti di gruppi marginalizzati e ha cercato di ridurre al silenzio le voci critiche. Autorizzarlo a governare per decreti significherà con ogni probabilità proseguire lungo quella strada», ha concluso.

Anche l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha espresso allarmata preoccupazione per la svolta di Budapest, e il Consiglio d’Europa ha sentenziato che «uno Stato d’emergenza illimitato e incondizionato non può garantire il rispetto di regole e valori della democrazia». Nonostante le ripetute procedure di infrazione aperte negli ultimi anni contro l’Ungheria da parte dell’Unione Europea – l’ultima lo scorso settembre quando il Parlamento europeo aveva chiesto contro Budapest l’attivazione dell’articolo 7 del Trattato sulla UE, aprendo la via a possibili sanzioni, il Paese continua a ricevere aiuti ingenti ed essenziali per la sua crescita economica. Le opposizioni, tra cui socialisti, verdi, il partito liberale Momentum e gli altri movimenti democratici, affermano che la legge d’emergenza è solo l’ultima trovata per accentrare a tempo indeterminato il potere nelle mani di Orbán, già assicurato da leggi che controllano media e magistratura e dai legami tra il premier e gli oligarchi ungheresi, che controllano le maggiori aziende nazionali e i mezzi d’informazione.

Una delle poche risposte da parte UE è arrivata su Twitter, dove Didier Reynders, commissario europeo per la Giustizia e lo Stato di diritto ha scritto che: “La Commissione europea sta valutando le misure di emergenza adottate dagli Stati membri in relazione ai diritti fondamentali. In particolare per il caso della legge votata in Ungheria sullo stato d’emergenza e le nuove sanzioni penali per la diffusione di informazioni false”.

Ma l’ultima parola, per ora, l’ha avuta proprio Orbán, che non si è smentito, dichiarando: «Ho risposto ai frignoni europei di non avere il tempo di discutere questioni giuridiche senz’altro appassionanti ma teoriche» quando ci sono «vite da salvare» [4]. In Ungheria, con i suoi 9,7 milioni di abitanti, si sono finora registrati 447 casi di contagio da Covid-19 e 15 morti.


[1] Francesco Di Blasi, Ungheria, come muore la libertà di stampa al centro dell’Europa, 16 maggio 2019. Disponibile a:

[2] Amnesty International, Ungheria, nuova legge sul Covid-19 attribuisce al primo ministro Orbán poteri illimitati, 30 marzo 2020. Disponibile a: https://www.amnesty.it/ungheria-nuova-legge-sul-covid-19-attribuisce-al-primo-ministro-orban-poteri-illimitati-amnesty-international-sviluppo-preoccupante/

[3] Amnesty International, Ungheria, nuova legge sul Covid-19 attribuisce al primo ministro Orbán poteri illimitati, cit.

[4] AGI, Pieni poteri a Orban per combattere l’epidemia, 30 marzo 2020. Disponibile a:

Sabrina Certomà

Classe 1996, laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università degli studi di Trieste. Studentessa presso la Scuola di giornalismo Lelio Basso a Roma. Collaboratrice dell'area di diritto internazionale con particolare interesse per i diritti umani.

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