domenica, Luglio 21, 2024
Diritto e Impresa

Una strada alternativa per la quotazione in Borsa: la SPAC

SPAC

La crescita di un’impresa spesso si ricollega alla raccolta di capitali; la raccolta di capitali, a sua volta, è non di rado realizzata mediante la quotazione in Borsa; la quotazione in Borsa, a sua volta ancora, è frequentemente sinonimo di un processo costoso, lungo e complicato attraverso cui il raggiungimento dell’obiettivo di sviluppo dell’impresa non è nemmeno garantito. In relazione a tali problematiche, allora non stupisce più di tanto la diffusione anche nel nostro Paese di un particolare strumento di investimento, nato negli Stati Uniti e diretto ad agevolare il perseguimento di detti obiettivi di crescita: la Special Purpose Acquisition Company, detta anche SPAC.

Tale veicolo di investimento è uno strumento nato da poco (nella sua moderna accezione nasce nel 2003 con la costituzione della prima SPAC, la NationsHealth) ed ancora in via di sviluppo (si pensi che nel 2007, anno in cui fino al 2013 si è registrato il numero più elevato di SPAC costituite su scala mondiale, ne sono state costituite “solo” 66), ma che ha comunque già trovato ingresso nel nostro ordinamento giuridico.

Infatti, il 24 maggio 2010 sono entrate in vigore le modifiche al Regolamento dei Mercati Organizzati e Gestiti da Borsa Italiana S.p.A., come approvato dalla CONSOB con delibera n. 17302 del 4 maggio 2010, a seguito della delibera dell’Assemblea di Borsa Italiana S.p.A. del 13 aprile 2010 (il cd. “Regolamento”). Attraverso tali modifiche è stata prevista, in particolar modo, l’introduzione di un nuovo segmento del Mercato Telematico degli Investment Vehicles (cd. MIV), mercato regolamentato organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A. e dedicato alle c.d. Special Investment Vehicles (cd. SIV), in cui oggi possono accedere anche le SPAC, laddove in passato esse potevano essere negoziate non in un mercato regolamentato, ma in un sistema multilaterale di negoziazione, l’AIM Italia (Alternative Investment Market), dedicato alle piccole e medie imprese che intendono investire nella propria crescita; introdotta questa possibilità, non si è fatta attendere una sua concreta applicazione, risalendo al gennaio 2011 la quotazione sul MIV della prima SPAC italiana, la ITALY1 SA.

Evidenziata così l’importanza di una tale tipologia di strumento di investimento, se ne procederà all’esame prendendo in considerazione in particolare tre aspetti: 1) la nozione di SPAC; 2) i soggetti correlati a questo tipo di operazione (promoter o sponsor, azionisti-investitori e società target); 3) gli strumenti che consentono l’attuazione della cd. business combination.

1) Per quanto riguarda la nozione di Special Purpose Acquisition Company, la SPAC è una società quotata in borsa, allo scopo di acquisire o fondersi con una (o più di una) società non preventivamente identificata e solitamente non quotata e di “renderla anch’essa quotata, evitando per quest’ultima gli onerosi percorsi ed alcuni rischi associati ad una normale operazione IPO“. La SPAC, pertanto, risulta essere costituita appositamente per il perseguimento di un duplice obiettivo:

a) reperire risorse finanziarie attraverso un’offerta pubblica iniziale (Initial Public Offering o IPO) – ovvero un’offerta, rivolta al pubblico dei risparmiatori/investitori, avente ad oggetto i titoli di una società che intende essere ammessa per la prima volta a quotazione su un mercato regolamentato – e conseguente quotazione della SPAC; nelle SPAC, detti titoli sono generalmente rappresentati da azioni ordinarie a cui sono abbinati gratuitamente warrant (strumento finanziario quotato in Borsa che, a una scadenza stabilita, attribuisce il diritto di sottoscrivere l’acquisto o la vendita di una determinata attività finanziaria ad un certo prezzo).

b) utilizzare le risorse finanziarie così reperite al fine di acquisire e/o fondersi (cd. business combination) con una (o più di una) società operativa non quotata (cd. target).

2) Con riferimento ai soggetti coinvolti in questo tipo di operazione di investimento, essi possono essere individuati nella figura dei promoter o sponsor, in quella degli azionisti-investitori e in quella della società bersaglio o target.

Fondamentale nelle SPAC è innanzitutto la figura dei fondatori (cd. promoter), i quali non soltanto sono i soggetti che assumono l’iniziativa della costituzione della società, ma sono anche coloro che investono il proprio capitale in essa (cd. capital at risk), essendo dunque la loro remunerazione direttamente legata al successo dell’investimento, in quanto co-investitori. Ecco perché i promoter costituiscono il management della SPAC e dalla loro qualità ed affidabilità dipende il successo dell’operazione di investimento. I fondatori sono costituiti da “un team di manager, spesso specializzati in uno specifico settore industriale o commerciale, affiancati da operatori finanziari generalmente competenti in materia di Merger & Acquisitions e Private Equity” che “deve rispondere agli stringenti requisiti di competenza ed esperienza stabiliti dalle autorità governative di supervisione delle attività finanziare“, posto che “la SPAC di nuova formazione viene quotata rapidamente, con procedimenti relativamente semplici, sui mercati regolamentati“.

I promoter, una volta costituito la SPAC, provvedono alla raccolta dei capitali presso investitori istituzionali e privati, ovvero gli azionisti-investitori. I capitali raccolti mediante le adesioni di questi ultimi all’IPO saranno poi riuniti in un apposito fondo, il cd. escrow account, mentre in cambio del versamento di capitale, l’investitore ottiene la propria quota di cd. UNITs, composti da azioni ordinarie e da un certo numero di warrant. Per l’azionista-investitore l’investimento in una SPAC è particolarmente vantaggioso sia perché in caso di insuccesso della relativa iniziativa il capitale versato gli viene rimborsato, sia perché tale rimborso si ha anche nel caso in cui egli eserciti il diritto di recesso che gli viene riconosciuto in caso di approvazione della delibera di fusione.

Parimenti avvantaggiata da una simile operazione risulta essere poi anche la società bersaglio o target, la quale attraverso la business combination e la fusione con la SPAC accede alla quotazione mediante una strada più semplice, meno complessa e meno rischiosa dell’IPO e, dunque, della “classica” prima ammissione a quotazione in Borsa.

3) Se, dunque, chiare risultano a questo punto la nozione di SPAC e le caratteristiche dei soggetti ad essa correlati, bisogna ora procedere all’analisi degli strumenti attraverso i quali si garantisce che i capitali raccolti mediante l’IPO della SPAC vengano effettivamente destinati al perseguimento degli scopi sopraindicati: il cd. escrow account e la durata predeterminata del relativo contratto sociale.

Quanto al primo, una volta conclusasi l’offerta pubblica iniziale e raccolto il capitale necessario, come sopra anticipato questo viene depositato in un conto qualificabile come conto vincolato (cd. escrow account), in quanto indisponibile dagli amministratori della SPAC, salvo delibera dell’assemblea dei soci. Infatti, il capitale depositato su detto conto risulta essere destinato in via esclusiva all’esecuzione della business combination, non potendo essere utilizzato per lo svolgimento di una diversa attività sociale o per la gestione ordinaria della SPAC, per cui possono essere invece utilizzati gli interessi maturati sullo stesso; tuttavia, in ossequio ai principi generali del diritto societario applicabili ad ogni altra società, detto capitale andrà comunque liquidato e in caso di scioglimento della SPAC e in caso di esercizio del diritto di recesso da parte dei soci della stessa, limitatamente però alla quota spettante al recedente.

Quanto invece alla durata, la SPAC, in base a una disposizione statutaria prevista a pena di scioglimento della società medesima, ha a disposizione un periodo di tempo pari a 18-24 mesi dall’IPO per l’identificazione e l’acquisizione della società bersaglio. Entro tale periodo, gli amministratori dovranno individuare la società target e presentare all’assemblea dei soci il progetto di fusione, mentre tale assembra dovrà approvare detta fusione (business combination), la quale si sostanzia nell’acquisto o sottoscrizione di nuove azioni della target. I casi che si posso profilare sono quindi due: entro tale termine la business combination non viene approvata dall’assemblea; entro tale termine essa viene approvata.

Nel primo caso, i promoter dovranno ricercare una nuova società bersaglio prima che scada il termine di durata della SPAC, andando altrimenti incontro al fallimento della relativa operazione di investimento, realizzandosi una causa di scioglimento anticipato della SPAC, senza l’acquisizione di nessuna target e con la restituzione agli azionisti del capitale dagli stessi versato, mediante liquidazione dell’escrow account.

Nel secondo caso, invece, si avrà una cd. reverse-merger, in quanto una società non quotata, la target, diventerà quotata e conseguentemente gli azionisti della SPAC riceveranno le nuove azioni e warrant emessi dalla società target in cambio dello loro vecchie azioni e warrant dell’ormai dissolta SPAC. La target beneficia dunque dei capitali raccolti dalla SPAC e della quotazione al listino. Inoltre, in questo caso, gli eventuali azionisti che non hanno concorso all’approvazione della business combination, potranno esercitare il diritto di recesso e verranno rimborsati mediante liquidazione della propria quota di partecipazione all’escrow account.

La SPAC, in definitiva, rappresenta per gli azionisti investitori uno strumento di investimento a basso profilo di rischio e di breve durata (come detto, di solito non superiore ai 24 mesi), ma con risultati particolarmente vantaggiosi in caso di successo della business combination e, dal punto di vista delle società bersaglio, uno strumento particolarmente appetibile per le imprese italiane. Come noto, le imprese italiane sono in larga misura imprese di media grandezza – spesso molto forti all’estero perché esportatrici di prodotti contraddistinti dal made in Italy – e a carattere familiare: il grande potenziale di espansione internazionale di tali imprese e la necessità di mantenere il controllo familiare delle stesse sono esigenze potenzialmente tutelabili in ampio modo proprio attraverso lo strumento della Special Purpose Acquisition Company, che consente di favorire la crescita dell’attività imprenditoriale e di aggirare gli ostacoli connessi alla raccolta di capitali mediante la “classica” quotazione in Borsa.

FONTI:

  1. ;
  2. ;
  3. http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2016/10/31/news/piazza_affari_lora_delle_spac_meno_costose_e_pi_sicure_di_unipo-151056378/;
  4. http://www.aim-italia.it/vantaggi/95-spac-e-private-equity.html;
  5. https://www.ekuota.com/it/spac-ovvero-ipo-con-lacceleratore/.

Emiliano De Luise

Emiliano De Luise è uno studente della facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Napoli Federico II che ha di recente conseguito la sua laurea con votazione 110 e lode con plauso della commissione/110. Appassionatosi a diversi settori del diritto commerciale, tra cui IP, M&A e Capital Markets, auspica ora una carriera nell'avvocatura d'affari.

Lascia un commento