giovedì, Maggio 30, 2024
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9 Paesi rischiano il deferimento alla Corte UE per l’emergenza smog

smog

L’Italia e altri 8 Paesi europei (Francia, Germania, Spagna, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania e Slovacchia) si ritrovano attualmente nelle mire della Commissione a causa della non attuazione di sufficienti misure contro lo smog. In 130 città europee è stato rilevato, infatti, un eccesso di gas di scarico e, per questo, entro venerdì 9 febbraio, gli stati interessati hanno dovuto presentare nuovi piani anti-inquinamento “credibili e puntuali” [1], pena il rinvio alla Corte di Giustizia europea, ultima fase della procedura di infrazione già avviata dalla Commissione (già intrapresa per Bulgaria e Polonia). Gli atti consegnati saranno ora valutati e una risposta sull’adeguatezza degli stessi si avrà intorno alla metà di marzo. Lo scopo è, semplicemente, la messa in regola rapida degli Stati Membri “con quanto concordato sulle direttive europee per la qualità dell’aria, in particolare le soglie massime di sforamento limiti di Pm10 e NO2”. [2] Una tale urgenza è dovuta alla riacutizzazione del problema: gravi cambiamenti climatici che sono stati registrati negli ultimi anni stanno causando sempre più problemi sia ai settori economici concernenti l’agricoltura, sia alla salute della popolazione.

A tale proposito, il rapporto della European Environment Agency (EEA) “Air quality in Europe — 2016 report” [3], pubblicato il 23 novembre 2016, contiene un’approfondita analisi dell’attuale situazione dei livelli di inquinamento in Europa, prendendo in esame gli anni dal 2000 al 2014. “I dati mostrano che nel 2014 circa l’85% della popolazione urbana nell’UE è stata esposta al particolato fine (PM2.5) a livelli ritenuti dannosi per la salute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)” [4]. La riduzione delle emissioni, nonostante abbia favorito un miglioramento della qualità dell’aria, non è risultata sufficiente e, per questo, il 14 dicembre 2016, il Parlamento europeo ha approvato la “Direttiva sui limiti nazionali di emissione (NEC)” [5], entrata poi in vigore il 31 dicembre. Essa impone limiti più restrittivi per i cinque principali inquinanti atmosferici in Europa: anidride solforosa, ossidi di azoto, composti organici volatili senza metano, ammoniaca e polveri sottili. Tale Direttiva ingiunge, inoltre, agli Stati di redigere un programma nazionale contro l’inquinamento atmosferico entro il 2019, specificandovi le misure per la riduzione delle emissioni e nuovi piani nei settori dei trasporti, agricoltura, energia e clima.

Per quanto riguarda l’Italia, il Ministro per l’Ambiente Gianluca Galletti prevede interventi per oltre 5 miliardi di euro, al fine di migliorare la qualità dell’aria. La deadline posta dal Commissario dell’Unione per l’ambiente Karmenu Vella è stata rispettata: piani più dettagliati sulle misure anti smog sono stati inviati in una lettera che dovrebbe evitare il deferimento della questione alla corte di giustizia.

Tali misure integrano i programmi limitanti le emissioni già presenti in precedenza (come il Piano anti smog siglato dalle Regioni della Valle Padana). Secondo quanto affermato da Galletti: “Si va dalla nuova Strategia Energetica Nazionale (Sen) al Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica, ai finanziamenti per il rinnovo delle caldaie, al Programma nazionale per il rinnovo del parco degli autobus dei servizi di trasporto pubblico, al Programma sperimentale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro agli accordi di cooperazione o lettere di intenti per la diffusione del gas naturale per autotrazione.” [6]

Nello specifico, la Sen è stata approvata il 10 novembre 2017 dal Ministero dello Sviluppo Economico, dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ed è un piano decennale che unifica le politiche energetiche per il miglioramento della qualità dell’aria. Dopo due audizioni parlamentari con le amministrazioni dello Stato e le Regioni, la proposta di Strategia è stata posta per 3 mesi in consultazione pubblica, ottenendo 838 contributi, presentati nel corso di un’ulteriore audizione parlamentare. L’obiettivo principale della Strategia è rendere il sistema energetico nazionale più competitivo, sostenibile (nel raggiungere gli obiettivi ambientali definiti a livello europeo) e sicuro. Fra i target quantitativi previsti, troviamo la conclusione della produzione di energia elettrica dal carbone, l’aumento degli investimenti nella ricerca e nello sviluppo tecnologico sulla clean energy, la promozione della mobilità sostenibile e la riduzione della dipendenza energetica dall’estero dal 76% del 2015 al 64% del 2030, grazie alla forte crescita delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. Infine, 5 milioni di auto elettriche sono attese nel 2030 e la chiusura delle centrali a carbone entro il 2025. Per il raggiungimento di questi e tutti gli altri obiettivi prefissati, bisogna tenere conto di alcune condizioni necessarie come la tutela del paesaggio, lo sviluppo di infrastrutture adeguate, la preparazione e la professionalizzazione dei lavoratori che potrebbero ritrovarsi spiazzati da questo grande sviluppo anche tecnologico.

Al fine di garantire il raggiungimento di tutti gli obiettivi sono necessari coordinamento tra i vari soggetti competenti (Amministrazioni centrali, Regioni, istituti scientifici) e collaborazione istituzionale tra i vari settori interessati, perché le politiche attuate siano integrate le une con le altre, in modo da assicurare coerenza nelle azioni e nei risultati.
Verrà, dunque, istituita una Cabina di regia costituita dai Ministeri dello sviluppo economico e dell’Ambiente, insieme ai Ministeri dell’economia, dei trasporti e dei beni culturali. Il Governo dovrà, infine, riferire annualmente al Parlamento sull’implementazione della Strategia e i target raggiunti.

Un’ultima novità importante è il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica, prevedente un investimento di 160 milioni nel 2018, con un possibile incremento fino a 490 milioni entro il 2020. Seguito dalla definizione di un programma nazionale per il rinnovo dei trasporti pubblici (come bus, tram…) per favorire la diminuzione delle polveri sottili e biossido di azoto nell’aria.

E’ su queste basi che si costruisce la proposta di “Piano integrato per l’energia e il clima (CEP)”, da presentare alla Commissione entro il 2018; esso dovrà indicare gli obiettivi fino al 2030 e le nuove politiche da attuare.

In Germania, dopo lo scandalo Volkswagen del 2015 (su undici milioni di vetture diesel era stato montato un dispositivo per truccare le emissioni), il tema dell’inquinamento è particolarmente sensibile. Essendo circa una ventina le città che supereranno i limiti di biossido di azoto e polveri sottili stabiliti dalle direttive europee, è stata preparata (dai ministri di Trasporti, Ambiente e dalla Cancelleria) la sperimentazione di una soluzione che potrebbe avere un grande impatto positivo sulla questione: i mezzi pubblici gratuiti. Il governo avrebbe intenzione, infatti, di  rilanciare i mezzi pubblici, sovvenzionando i Comuni perché aboliscano il costo del biglietto di bus, tram e metro, coprendo autonomamente il buco di bilancio di 13 miliardi che si verrebbe a creare annualmente per la mancanza delle entrate del settore dei trasporti. Per verificare quanto ciò potrebbe positivamente influire sulla diminuzione dell’inquinamento, in 5 città entro la fine dell’anno avverrà la sperimentazione: Essen, Bonn, Mannheim, Herrenberg e Reutlingen.

La Commissione stima 403 mila decessi prematuri ogni anno, causati dall’inquinamento dell’aria. In merito a questo tema ci si pone obiettivi ambiziosi e complessi, ma l’urgenza della problematica impone una certa rapidità di attuazione delle politiche ideate. Il  loro successo dipende, però, anche dalle più semplici azioni quotidiane: è fondamentale sensibilizzare i cittadini ad un consumo responsabile e consapevole delle fonti energetiche.

[1] ANSA, “Ue, misure su smog entro venerdì o Corte giustizia”   (http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2018/02/08/ue-misure-su-smog-entro-domani-o-corte-giustizia_f1dcff2b-cdb1-48e3-a50f-0fd62808fcbc.html)

[2] LA STAMPA, “Ultimatum dell’Ue sullo smog: senza provvedimenti, Italia e altri 8 Paesi finiranno davanti alla Corte di giustizia” (http://www.lastampa.it/2018/02/08/italia/cronache/ultimatum-dellue-sullo-smog-senza-provvedimenti-italia-e-altri-paesi-finiranno-davanti-alla-corte-di-giustizia-GZqZ1Jgv63jodXEA7kmLiJ/pagina.html)

[3] European Environment Agency, “Air quality in Europe — 2016 report”  https://www.eea.europa.eu/publications/air-quality-in-europe-2016  

[4] ARPAT, “I dati aggiornati sull’inquinamento atmosferico in Europa” (http://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2017/008-17/i-dati-aggiornati-sullinquinamento-atmosferico-in-europa)

[5] Parlamento europeo e Consiglio, Direttiva (UE) 2016/2284, 14 dicembre 2016         http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=uriserv:OJ.L_.2016.344.01.0001.01.ITA

[6] ANSA, “Galletti scrive all’Ue, 5 miliardi contro lo smog”   (http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2018/02/09/galletti-scrive-allue-5-miliardi-contro-lo-smog_bba81878-f919-490c-8db4-dc72039e2f92.html)

 

 

Sabrina Certomà

Classe 1996, laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università degli studi di Trieste. Studentessa presso la Scuola di giornalismo Lelio Basso a Roma. Collaboratrice dell'area di diritto internazionale con particolare interesse per i diritti umani.

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