domenica, Giugno 16, 2024
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Cina: prospettive economiche tra PIL e Hong Kong

Con due mesi di ritardo per ragioni legate alla pandemia del Coronavirus, qualche giorno fa, esattamente il 21 maggio, è cominciata la “Lianghui – 两会” ossia la doppia sessione che è sostanzialmente l’evento politico più importante della Repubblica Popolare Cinese dove si decidono le politiche e il bilancio dell’anno prossimo.

La società e la politica cinese è molto complessa e ingarbugliata, per questo spesso viene detto che capire la Cina è come “interpretare delle foglie di tè”. Come se ciò non bastasse, la situazione interna alla Cina, ma anche quella internazionale, si è ancora di più complicata come mai negli ultimi trent’anni.

Mettendo da parte, almeno per il momento, lo scetticismo nei confronti delle statistiche ufficiali cinesi, dei 38 obbiettivi prefissati l’anno scorso, solo uno non è stato raggiunto. ll Partito Comunista Cinese generalmente non fissa obiettivi che non può raggiungere, per questa ragione la novità principale, annunciata dal Premier Li Keqiang, che è balzata sotto gli occhi di tutti, è che per la prima volta dal 1990 rinuncia di fissare un obbiettivo di crescita del PIL annuale, come conseguenza diretta della contrazione annunciata pari al 6,8% nel primo trimestre del 2020.

Invece della crescita, l’occupazione appare ora al centro della politica macroeconomica della Cina, con Li che stabilisce l’obiettivo di aggiungere 9 milioni di posti di lavoro urbani nel corso dell’anno. Analizzando più nel dettaglio il “Work Report” il governo cinese si è prefissato di ridurre gli oneri aziendali di oltre 2,5 trilioni di Yuan (circa 350 miliardi di dollari) fino alla fine dell’anno. Dell’ammontare complessivo 500 miliardi di Yuan consisteranno in tagli fiscali.

Alcune di queste misure saranno temporanee ossia fino alla fine dell’anno fiscale, altre invece diventeranno permanenti come ad esempio la riduzione di alcune aliquote sul valore aggiunto (in completa controtendenza rispetto alle altre economie mondiali colpite dalla crisi, come ad esempio l’Arabia Saudita dove in pochi mesi l’IVA è passata dallo 0% al 15%). Alcune di queste misure riguardano anche quelle relative ai costi fissi delle aziende estendendo alla fine dell’anno la riduzione del 5% del prezzo dell’elettricità per le imprese industriali e commerciali e tagliando in media del 15% le tariffe per la banda larga e i servizi dedicati di accesso a Internet.[1]

Come avevamo già parlato[2] il 1° gennaio 2020 è entrata in vigore la nuova legge sugli investimenti diretti esteri in Cina, a riguardo sarà fondamentale l’adozione complessiva del nuovo codice civile cinese che è in fase di gestazione dal 2014 con alcune parti di esso già ampliamene applicate nell’ordinamento giuridico cinese.

La bozza finale copre tra gli altri il diritto di proprietà, contratti (sostituirà il diritto unificato contrattuale del 1999) e quella relativa agli illeciti civili (Tort Law), risponderà ad esigenze di vecchio stampo dei proprietari di attività commerciali in merito alla protezione dei diritti personali e di proprietà in quanto tale. Tale codice civile avrà come obbiettivo di assicurare maggiore tutela al settore privato in un momento di particolare instabilità economica a causa dell’epidemia, dando così attuazione alle previsioni della legge sugli IDE menzionata in precedenza.

Anche se per vedere e valutare gli effetti del codice civile si dovranno aspettare i regolamenti attuativi e le pronunce della Corte Suprema[3] . Un altro tema che avrà un impatto globale  sull’economia e la finanza è quello relativo al National Security Act of Hong Kong. Difatti, già il giorno d’annuncio di questa legge, le borse asiatiche hanno perso in media il 5% e sono aumentate vertiginosamente le richieste per i VPN.

Ciò che la nuova legge potrebbe introdurre ad Hong Kong, come  previsto dall’articolo 15.2 della legge cinese sulla sicurezza nazionale:” The state shall prevent, frustrate, and legally punish any conduct that betrays the country, splits the country, incites rebellion, subverts or incites the subversion of the people’s democratic dictatorship (…)and prevent, frustrate, and legally punish any penetration, destruction, subversion, and secession activities of overseas forces.”

Sostanzialmente, un mandato così ampio darà alle autorità cinesi ampia copertura legale per perseguire i manifestanti, indipendentemente dal fatto che le proteste siano pacifiche o meno. Attualmente, i manifestanti di Hong Kong per essere in qualche modo perseguitati devono essere accusati di un reato grave, come ad esempio rivolte o assemblee illegali. Ma nella distopica Hong Kong che verrà, qualsiasi protesta a favore della democrazia sarà per definizione, sopra menzionata, illegale.

Nel concreto, qualsiasi dichiarazione che invoca la democrazia a Hong Kong è, in sostanza, un invito a sovvertire la dittatura. Diversi saranno ancora i cambiamenti ai quali assisteremo nel breve e lungo periodo nell’ordinamento giuridico cinese. Ciò che bisognerà sempre tenere in mente è che la Cina ha un sistema complesso ed onnicomprensivo di leggi scritte e regolamenti attuativi di alta qualità, ma tutte le preoccupazioni sorgono dal come queste saranno implementate e fatte valere.

[1] http://www.gov.cn/xinwen/2020-05/19/content_5513011.htm

[2]  La nuova legge sugli investimenti esteri della Cina, di Erik Poleis, 19/06/2019

Disponibile qui: https://www.iusinitinere.it/la-nuova-legge-sugli-investimenti-esteri-della-cina-21354

[3]  Draft civil code emphasizes personality rights di China Daily, 21/05/2020

Disponibile qui: http://en.people.cn/n3/2020/0521/c90000-9692619.html

Fonte immagine: https://www.ilprimatonazionale.it/economia/coronavirus-piano-economico-cina-colpo-devastante-150416/

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