martedì, Maggio 21, 2024
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Coronavirus: la reazione economica alla pandemia e gli scenari futuri

Tra la fine del 2019 e gli albori del 2020, una nuova sfida per l’umanità si affaccia impetuosa e subito si ha la percezione che qualcosa stesse per cambiare in modo quasi irreversibile.

Molto probabilmente, la genesi del “nemico invisibile” è da rintracciare nell’ Huanan Seafood Wholesale Market di Whuan, in Cina. Le prime notizie sulla diffusione di casi di polmonite di tipo interstiziale, aleggiavano minacciose per le vie della città più popolosa della provincia di Hubei, asse portante di rilevanza strategica per il commercio e gli scambi internazionali[1].

Il 9 gennaio, le autorità cinesi dichiaravano agli organi di informazione locali che il patogeno responsabile era un nuovo ceppo di coronavirus, della stessa famiglia dei coronavirus responsabili della Sars e della Mers ma anche di banali raffreddori.

Nel frattempo, la produzione industriale cinese segna la contrazione più ampia degli ultimi trenta anni (-13,5%) mentre le vendite al dettaglio si contraggono del 20,5% su base annua nello stesso periodo. La banca centrale cinese provvede ad iniettare 100 miliardi di yuan, ossia, 12,83 miliardi di euro nel sistema finanziario a un tasso inalterato del 3,15% a un anno per mantenere la liquidità a un livello adeguato[2]

Il 30 gennaio, l’Oms dichiarava l’“emergenza pubblica di interesse internazionale”. Il primo paese a muoversi in Europa e ad adottare contromisure al rischio di contagio internazionale fu l’Italia, che applicava un blocco ai voli da e per la Cina[3]. Il giorno seguente, si riuniva a Palazzo Chigi il Consiglio dei Ministri che deliberava lo stanziamento dei fondi necessari all’attuazione delle misure precauzionali conseguenti alla dichiarazione dell’OMS e disponeva lo stato d’emergenza, per la durata di sei mesi, come previsto dalla normativa vigente, al fine di consentire l’emanazione delle necessarie ordinanze di Protezione Civile.

In poco tempo però, la situazione si aggravava nella zona nord del Bel Paese. Il 23 febbraio, In seguito ai focolai registratisi in Lombardia e Veneto, e dopo una riunione del Comitato operativo nella sede del Dipartimento della Protezione Civile, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Conte, approva un decreto-legge[4] con cui si introducono misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019. Il decreto interviene in modo organico, nell’attuale situazione di emergenza sanitaria internazionale dichiarata dall’Organizzazione mondiale della sanità, allo scopo di prevenire e contrastare l’ulteriore trasmissione del virus[5].

Di lì a breve, quella “zona rossa” inizialmente circoscritta alle regioni del nord Italia[6], viene estesa a tutto il territorio nazionale e le restrizioni allo spostamento delle persone fisiche divengono sempre più costrittive. Via via vengono chiuse scuole, università, accademie, musei, parchi pubblici, palestre e tutte le attività relative al terzo settore; dopodiché sarà la volta del settore manifatturiero, ed in particolare per le attività produttive e commerciali ritenute non essenziali.

Il mantra dei rapporti interpersonali è “mantenere la distanza”, quello dei comportamenti dei singoli è “incrementare i livelli di igiene”, la vita sociale è barricata nel “divieto di assembramenti in luoghi sia pubblici che privati”. Il tempo scorre inesorabile, giorno dopo giorno cresce il numero di contagi e decessi per polmonite da coronavirus, l’11 marzo 2020 Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, annuncia nel briefing da Ginevra che l’epidemia da Covid-19 “può essere caratterizzata come una situazione pandemica”, dichiarando di fatto lo stato di pandemia.

La clessidra si ferma al cospetto di un lockdown dalle preoccupanti ripercussioni, alle quali sia l’Italia che l’Europa nel suo complesso dovranno far fronte, per evitare che dalla pandemia si passi ad un’emergenza socio-economica peggiore di quella scatenata dalla crisi finanziaria del 2008[7].

 

La reazione italiana, 25 miliardi di euro per curare il Paese.

Dunque, all’indomani dei proclami a “restare a casa”, l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte si è adoperato al fine di porre un argine alle imminenti ricadute economiche della crisi sanitaria in atto. Il 16 marzo 2020, il CdM vara il Decreto Cura Italia, recante misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da coronavirus[8]. Sono 4 le aree tematiche principali disciplinate dal decreto, con l’appendice di alcuni interventi di tipo settoriale:

  • 1) finanziamento e altre misure per il potenziamento del Sistema sanitario nazionale, della Protezione civile e degli altri soggetti pubblici impegnati sul fronte dell’emergenza;
  • 2) sostegno all’occupazione e ai lavoratori per la difesa del lavoro e del reddito;
  • 3) supporto al credito per famiglie e micro, piccole e medie imprese, tramite il sistema bancario e l’utilizzo del fondo centrale di garanzia;
  • 4) sospensione degli obblighi di versamento per tributi e contributi nonché di altri adempimenti fiscali ed incentivi fiscali per la sanificazione dei luoghi di lavoro e premi ai dipendenti che restano in servizio[9].

La ricetta made in Italy per contrastare i danni economici del virus prevede25 miliardi di euro di denaro fresco, a beneficio del sistema economico italiano, delle imprese, delle famiglie”. Inoltre, “vengono attivati flussi complessivi per 350 miliardi, una manovra economica poderosa, una diga per proteggere le imprese, le famiglie e i lavoratori”, sono queste le parole di fuoco con cui il Premier Conte annuncia alla nazione il varo del DL 17 marzo 2020, n. 18.

 

1) Le misure a sostegno del sistema sanitario nazionale.

E’ previsto lo stanziamento di risorse per quasi 3,5 miliardi di euro a sostegno del sistema sanitario, della Protezione civile e degli altri operatori pubblici.

250 milioni sono destinati ad incrementare la paga straordinaria per medici e infermieri, e per trattenere in corsia il personale che ha già maturato i requisiti per la pensione. 240 milioni vengono impiegati per aumentare i posti letto negli ospedali: in tutto il territorio nazionale saranno il 50% in più nei reparti di terapia intensiva, e il 100% in più nei reparti di rianimazione e malattie infettive. Risorse importanti vengono impiegate per potenziare tutte le strutture sanitarie militari, al fine di ridurre il carico della cura dei pazienti più gravi negli ospedali.

La laurea in medicina diviene abilitante, ossia, il conseguimento della laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia abilita all’esercizio della professione di medico-chirurgo, senza la necessità dell’esame di stato. In particolare, il decreto prevede che il «conseguimento della laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia – Classe LM/41 abilita all’esercizio della professione di medico-chirurgo con il conseguimento della valutazione del tirocinio».

Al Capo della Protezione Civile viene attribuita la possibilità di requisire «in uso o in proprietà da ogni soggetto pubblico o privato» oltre ai presidi sanitari e medico chirurgici anche «beni mobili di qualsiasi genere», a partire dai macchinari e dalle altre dotazioni per le terapie intensive. Anche le strutture sanitarie private avranno l’onere di mettere a disposizione locali, macchinari e personale per far fronte all’emergenza. Infine, viene affidata ai prefetti la possibilità di requisire alberghi per ospitare persone soggette a misura di quarantena[10].

2) Interventi a sostegno dei lavoratori.

In risposta alle esigenze di imprese e lavoratori, emerse in maniera esponenziale durante la crisi epidemica, il governo ha stanziato oltre 11 miliardi di euro di ammortizzatori sociali e ha esteso la cassa integrazione in deroga a tutto il Paese[11]. In particolare, l’esecutivo interviene su tre punti importanti:

  1. a) nuova cassa integrazione ordinaria ma conteggiata oltre i limiti di legge, anche per le aziende che stanno già utilizzando trattamenti di integrazione straordinari;
  2. b) fondo di integrazione salariale rafforzato per aziende con più di 5 dipendenti, escluse dalla CIGO, anche per chi utilizza assegni di solidarietà;
  3. c)cassa integrazione in deroga per le aziende non coperte dalle misure precedenti, quindi senza limitazioni nel numero di dipendenti[12].

L’art. 19, del DL 17 marzo 2020, n. 18 dispone “norme speciali in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario”. Si tratta della nuova CIGO. Viene introdotta una causale unica speciale, ‘emergenza Covid-19’, al fine di rendere più semplice la procedura d’accesso.  Al comma 1, si stabilisce che: i datori di lavoro che nell’anno 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa per l’emergenza COVID-19, possono presentare domanda di trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all’assegno ordinario con causale “emergenza COVID-19”, per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al mese di agosto 2020 per il personale in forza alla data del 23 febbraio 2020, anche privo del requisito dei 90 giorni di anzianità aziendale.

L’art. 20, disciplina il “trattamento ordinario di integrazione salariale per le aziende che si trovano già in Cassa integrazione straordinaria”, ossia, la CIG Ordinaria in sostituzione della CIG straordinaria, disponendo che: le aziende che alla data del 23 febbraio 2020 avevano in corso un trattamento di integrazione salariale straordinario, possono presentare domanda di concessione del trattamento ordinario che sospende e sostituisce il trattamento di integrazione straordinario già in corso.

All’art. 21, “trattamento di assegno ordinario per i datori di lavoro che hanno trattamenti di assegni di solidarietà in corso”, si prevede il rafforzamento del Fondo di Integrazione Salariale (FIS), ed in particolare, sull’assegno ordinario in sostituzione di trattamenti di assegni di solidarietà. Viene stabilito che:  i datori di lavoro, iscritti al FIS, che alla data di entrata in vigore del decreto legge 23 febbraio 2020, n. 6, hanno in corso un assegno di solidarietà, possono presentare domanda di concessione dell’assegno ordinario ai sensi dell’articolo 19 per un periodo non superiore a nove settimane. La concessione del trattamento ordinario sospende e sostituisce l’assegno di solidarietà già in corso. La concessione dell’assegno ordinario può riguardare anche i medesimi lavoratori beneficiari dell’assegno di solidarietà a totale copertura dell’orario di lavoro.

Nell’art. 22, troviamo “nuove disposizioni per la cassa integrazione in deroga”.   Torna ad essere utilizzato questo strumento per tutti i lavoratori di imprese, anche quelle ‘micro’ fino a 5 dipendenti, non coperte dagli strumenti di sostegno ordinari: il sussidio assicurerà fino a nove settimane di integrazione salariale. La copertura prevista è di 3,2 miliardi e la misura viene estesa a tutti i settori del privato, compreso quello agricolo e della pesca, nonché gli enti religiosi civilmente riconosciuti. I trattamenti di integrazione salariale coprono la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa fino a nove settimane per i dipendenti già in forza al 23 febbraio. Sono previste procedure semplificate in deroga ai limiti della normativa vigente[13].

Un discorso a se stante viene intrapreso per il sostegno al reddito dei lavoratori autonomi e professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria. La misura consiste in un’indennità una tantum per il mese di marzo pari a 600 euro. Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo, ha fornito dettagli sul provvedimento, chiarendo che il bonus sarà riconosciuto:

  1. a) ai lavoratori che abbiano percepito, nell’anno di imposta 2018, un reddito complessivo non superiore a 35mila euro e “la cui attività sia stata limitata dai provvedimenti restrittivi” scattati con l’emergenza sanitaria;
  2. b) ai lavoratori che, sempre nell’anno di imposta 2018, abbiano percepito un reddito complessivo compreso tra 35mila e 50mila euro e abbiano cessato, ridotto o sospeso la loro attività autonoma o libero-professionale di almeno il 33% nel primo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019, sempre a causa del virus COVID-19[14].

3) Supporto alle famiglie e alle micro, piccole e medie imprese.

Il Congedo per emergenza Covid-19, è uno strumento utilizzato dal governo per tutelare i lavoratori del settore privato con figli minori.

L’onere di prendersi cura della prole di fronte alla chiusura delle scuole, ha fatto scattare la necessità di formulare un congedo parentale ad hoc per la situazione di emergenza. L’art. 23 del DL n. 18/2020, al I comma, stabilisce che «per l’anno 2020 a decorrere dal 5 marzo, […] per un periodo continuativo o frazionato, comunque non superiore a quindici giorni complessivi […] (il) diritto a fruire […] di uno specifico congedo». I genitori possono usufruire del congedo alternativamente per i figli di età non superiore ai 12 anni, purché nel nucleo familiare non vi sia l’altro genitore che già benefici di strumenti di sostegno al reddito (come la Cassa integrazione, ad esempio) previsti in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa; ovvero sia disoccupato o non lavoratore[15]. Con riguardo all’indennità, vene spiegato che «durante la fruizione del congedo è riconosciuta una indennità rapportata alla retribuzione o al reddito in ragione della categoria lavorativa di appartenenza del genitore richiedente ed i periodi fruiti sono coperti da contribuzione figurativa»[16].

Sul fronte delle aziende, viene ampliato e potenziato il fondo di garanzia per le Pmi, dotato di 1 miliardo in più, garanzie statali a sostegno della moratoria delle banche alle imprese per 1,73 miliardi di euro, oltre che un sostegno fiscale alla cessione dei crediti deteriorati. Con questo intervento, per i prossimi 9 mesi viene semplificato e ampliato il raggio d’azione del fondo, elevando ad esempio la garanzia massima per singola impresa a 5 milioni di euro.

Per quanto riguarda le micro, piccole e medie imprese è prevista una clausola per fare salvi i fidi e per sospendere il pagamento delle rate di mutui e finanziamenti fino al 30 settembre 2020.

Sarà invece Cassa depositi e prestiti a garantire per le imprese più grandi, stanziando 500 milioni a garanzia di finanziamenti per un importo fino a 10 miliardi, che le banche potranno concedere alle imprese colpite dall’emergenza[17].

4) Agevolazioni fiscali.

Con il decreto Cura Italia, l’esecutivo introduce una serie di norme che prevedono uno stanziamento complessivo di 2,4 miliardi di euro, con l’effetto di sospendere tributi e contributi per complessivi 10,7 miliardi di euro.

Viene stabilito il differimento:

  • delle scadenze e la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi (per tutte le imprese di piccola dimensione e senza limiti di fatturato per le imprese operanti nei settori più colpiti);
  • della riscossione e invio delle cartelle esattoriali;
  • degli atti di accertamento e dei pagamenti dovuti per i diversi provvedimenti di sanatoria fiscale.

Inoltre, il decreto prevede un credito di imposta per il locatario, esercente attività d’impresa, che rinuncia a parte dell’affitto del mese di marzo. Sempre in ambito fiscale è stato incentivato, mediante l’estensione delle detrazioni/deduzioni, il contributo del settore privato al finanziamento del contrasto dell’epidemia e delle cure sanitarie.

Infine, viene prevista la:

  • Sospensione, senza limiti di fatturato, per settori più colpiti – Per gli operatori dei settori più colpiti dalla crisi vengono sospesi i versamenti di contributi e ritenute per lavoratori dipendenti di marzo ed aprile. I settori interessati sono: turistico-alberghiero, termale, trasporti passeggeri, ristorazione e bar, cultura (cinema, teatri), sport, istruzione, parchi divertimento, eventi (fiere/convegni), sale giochi e centri scommesse.
  • Sospensione per contribuenti con fatturato fino a 2 milioni di euro – Versamenti IVA, ritenute e contributi di marzo. In aggiunta, per i contribuenti delle 4 province più colpite (Piacenza, Lodi, Cremona, Bergamo) sospensione dell’IVA a prescindere dal fatturato.

Per quanto concerne gli affitti commerciali, a negozi e botteghe viene riconosciuto un credito d’imposta pari al 60% del canone di locazione del mese di marzo[18].

Il dibattito sulla ricostruzione e le misure europee per fare fronte all’emergenza.

Sono questi gli aspetti principali della reazione che il Governo italiano ha voluto esprimere nei confronti dei rischi economici imminenti, e che seguiranno inesorabili, durante e dopo la pandemia. Tuttavia, il Bel Paese da solo non può far fronte ad una crisi di tali proporzioni, ragion per cui, si rende necessaria una strategia europea coesa e forte per rimuovere i danni che il virus porterà con sé.

E’ stato lo stesso premier Conte a richiamare i partner europei a fare fronte comune contro il nemico invisibile, che minaccia la stabilità economica dell’Unione e ne metterà in discussione la sua stessa esistenza, qualora non si riesca a venir fuori con un accordo economico-finanziario all’altezza della situazione.

Le misure proposte dal Presidente della BCE Christine Lagarde, ossia un piano da 120 miliardi di euro, presentato il 12 marzo, sono state ritenute insufficienti. Poco influente sui mercati la decisione di lasciare invariati i tassi di interesse e l’apertura di nuove aste di liquidità dedicate soprattutto alle piccole e medie imprese. Si avverte la necessità di interventi shock per risollevare le sorti dell’economia europea, mentre il virus continua la sua corsa e a mietere vittime innocenti.

Il 23 marzo 2020, in seguito alla proposta presentata dalla Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, si è riunito il Consiglio dell’UE in versione Ecofin, che ha dato il via libera alla sospensione di fatto delle regole del patto di stabilità. Questo significa che i governi potranno mettere nell’economia tanto denaro quanto serve. Le normali regole di bilancio, quelle sul debito ad esempio, non saranno applicate in questa fase. Inoltre, si dedica attenzione anche agli investimenti, attraverso lo sblocco di risorse che vengono dai fondi strutturali inutilizzati, che i Paesi non potrebbero più usare e che invece vengono lasciati in dotazione. L’ammontare è di 11 miliardi che potranno essere usati in tutti i settori ritenuti prioritari. L’Italia, ad esempio, potrà investirli nelle piccole e medie imprese, o per la disoccupazione di breve termine o altre misure di sostegno al reddito. In più, attraverso la Banca europea per gli investimenti sono a disposizione 8 miliardi di garanzie a livello europeo per i prestiti che le Pmi possono usare. In questo modo, la Commissione ritiene di aver messo in campo un’azione decisa e che si completa con la nuova potenza di fuoco annunciata dalla Bce»[19].

Proprio su questo tema, un interessante contributo è stato offerto dall’ex Presidente della BCE, Mario Draghi. Sulla scia di una filosofia non molto distante dal celebre “Whatever it takes”, il professore romano propone:

  • sostegno immediato alla liquidità attraverso le reti bancarie (prestiti rapidi alle aziende e a costo zero);
  • intervento dello Stato a sostegno del reddito di base per coloro che hanno perso il lavoro, nonché per dare garanzie alle banche che prestano denaro nei termini appena detti;
  • assunzione, da parte del bilancio dello Stato ― com’è avvenuto in tutti i momenti storici di emergenza ― di tutti questi oneri anche se comportano aumenti significativi del debito pubblico (“livelli molto più alti di debito pubblico diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie”);
  • in quanto europei, “sostegno reciproco per quella che è innegabilmente una causa comune”[20].

Un altro dibattito che tiene sicuramente banco in questi giorni, è quello sulla possibilità di utilizzare lo strumento degli Eurobond per reagire alla crisi. La soluzione è stata proposta dall’Italia, alla quale ha fatto da spola la Spagna ed una timida apertura si è avuta anche da parte dei francesi. Sembra difficile invece, attirare il consenso della Germania e dell’Olanda su di una soluzione simile, siccome la disponibilità ad agire in supporto all’economia, è concepita attivando lo strumento del Mes. Si capisce dunque, la distanza importante tra le parti per giungere ad un accordo necessario ed impellente.

Quando parliamo di Eurobond, usiamo un termine economico per indicare la possibilità che ci sia l’emissione congiunta di titoli di Stato garantiti da tutti i paesi dell’eurozona, vuol dire emissione di debito comune a tassi d’interesse bassi e uguali per tutti. Nessuno spread, condizioni di partenza identiche, nessun effetto penalizzante da parte dei mercati per i Paesi finanziati. I titoli verrebbero emessi da una Agenzia europea creata ad hoc. Si darebbe così vita a un nuovo grande mercato di obbligazioni, più ampio e liquido rispetto a quelli nazionali. Lo strumento consentirebbe di trasformare il rischio individuale dei singoli paesi in frazioni di rischio collettivo, e l’istituzione di un mercato di dimensioni tanto imponenti dovrebbe mettere al riparo da possibili attacchi speculativi[21].

Sul fronte del nord Europa, la soluzione eurobond, intesa come sopra, appare alquanto indigesta e si propone di realizzare una versione più soft del famoso Fondo salva Stati, quello che ha imposto durissime misure di austerità ai paesi che l’hanno chiesto durante la crisi dell’Eurozona. Il meccanismo europeo di stabilità (MES) fa parte della strategia dell’UE intesa a garantire la stabilità finanziaria nella zona euro. Fornisce assistenza ai paesi della zona euro che si trovano di fronte o rischiano di dover affrontare difficoltà finanziarie. Si tratta di un’organizzazione intergovernativa regolata dal diritto pubblico internazionale, con sede in Lussemburgo, il frutto del trattato intergovernativo firmato tra gli Stati della zona Euro che ha istituito il MES, il 2 febbraio 2012. E’ adibito ad emettere strumenti di debito per finanziare prestiti e altre forme di assistenza finanziaria nei paesi della zona euro.

Il MES prosegue l’opera del suo predecessore, il Fondo europeo di stabilità finanziaria (FESF), istituito nel 2010.

In sostanza, il MES è autorizzato a:

  • concedere prestiti nell’ambito di un programma di aggiustamento macroeconomico;
  • acquistare titoli di debito sui mercati finanziari primari e secondari;
  • fornire assistenza finanziaria sotto forma di linee di credito;
  • finanziare la ricapitalizzazione di istituzioni finanziarie tramite prestiti ai governi dei suoi Stati membri[22].

Secondo le intenzioni dei paesi promotori la linea di credito del Mes, verrebbe adattata alle circostanze e ribattezzata “Pandemic Crisis Support”, con due condizioni:

  • nel breve termine, l’attenzione sarà posta sulle misure di risposta alla crisi del coronavirus;
  • nel medio-lungo termine, obiettivo “ritorno alla stabilità”, ovvero al risanamento finanziario del paese interessato.

Ad oggi, il Meccanismo europeo di stabilità, che si finanzia emettendo bond e ha un capitale garantito dagli Stati, ha a disposizione una potenzialità di circa 500 miliardi di euro e una serie di strumenti:

  • prestiti, a fronte di un programma di riforme concordato;
  • acquisti di titoli di Stato sul mercato primario e secondario;
  • linee di credito precauzionali;
  • prestiti per la ricapitalizzazione indiretta delle banche;
  • ricapitalizzazioni dirette.

Inoltre, per accedere all’anti-spread voluto da Draghi, il programma ‘Omt della Bce, è necessario sottoscrivere un memorandum col Mes. Gli aiuti rivolti al singolo paese sono sottoposti alla sottoscrizione di un accordo su riforme da compiere e politiche di bilancio da seguire, condizioni in cui i Paesi più deboli vedono il rischio di subire penalizzazioni. Proprio per questo motivo l’Italia si è opposta alla bozza d’accordo discussa dal Consiglio dell’Unione europea. Nel corso della videoconferenza dei capi di stati e di governo europei, il premier Conte ha ritenuto inaccettabile che “di fronte ad uno shock simmetrico di così devastante impatto” si ripropongano “strumenti elaborati in passato”, “e costruiti per intervenire in caso di shock asimmetrici con riguardo a tensioni finanziarie riguardanti singoli Paesi”, proprio come il Mes nella sua forma standard[23].

Da qui si è arrivati alla posizione, di cui il governo italiano si è fatto capofila, di un’applicazione diversa di fronte al coronavirus: consentire al Mes di fornire linee di credito a tutti i Paesi di fronte all’impatto economico della pandemia. L’idea è di lasciare a ciascun Paese la scelta di come spendere le risorse disponibili. Una proposta, come quella dei Coronabond, che trova giustificazione nella natura ‘simmetrica’ della crisi attuale, che assoggetta tutti gli Stati membri. E’ una spinta al principio solidarietà, rompendo un antico retaggio degli Stati nordici: la mutualizzazione dei debiti nazionali, che farebbe da apripista agli eurobond. Il braccio di ferro è sul futuro dei debiti: a prescindere che gli aiuti vengano dalla Bce (comprando debito) o dal Mes, resta il fatto che Paesi come l’Italia si ritroveranno con un rapporto debito/Pil che qualcuno teme diventi insostenibile, sopra il 150% del Pil. Un problema di credibilità nei fatti e una camicia di forza, di fronte agli investitori[24].

All’indomani delle diatriba suddetta, la Commissione Ue propone un vero e proprio “piano Marshall per l’Europa”, al fine di aprire un ombrello consistente per difendersi dalla tempesta in corso. Si tratta di una nuova iniziativa economica, una sorta di “cassa integrazione europea”, per cui l’Unione stanzierà fino a 100 miliardi di euro in favore dei Paesi più in difficoltà, a partire da Italia e Spagna, per compensare la riduzione degli stipendi di chi lavora con un orario ridotto.
In ossequio al principio di solidarietà, questo sarà possibile grazie a prestiti garantiti da tutti gli Stati membri. Tutti i Paesi membri contribuiranno a rendere possibile questo nuovo strumento, che si chiama “SURE”, acronimo di “Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency, ovvero “supporto per mitigare i rischi di disoccupazione in un’emergenza”. Il sostegno principale sarà offerto a lavoratori e impiegati, aiuterà le aziende e sarà un toccasana per le finanze pubbliche italiane. Nel documento presentato dalla Commissione si legge che, lo strumento SURE, agirà come una seconda linea di difesa, sostenendo gli schemi di lavoro di breve termine e misure simili, al fine di aiutare gli stati membri a proteggere i posti di lavoro e dunque gli impiegati e gli autonomi contro il rischio di disoccupazione e perdita di reddito”. Si tratta di una iniziativa che coprirà almeno una parte di quel “grave e improvviso aumento della spesa pubblica”, che sarà reso necessario per tutelare il lavoro. In particolare, servirà a finanziare in via temporanea forme di sussidi statali quali la cassa integrazione in Italia, il Kurzarbeit in Germania o il chômage partiel in Francia con l’obiettivo di evitare disoccupazione di massa durante il confinamento.  Secondo le dichiarazioni del Commissario agli affari economici ed europei Paolo Gentiloni, siamo di fronte ad una proposta non molto lontana da quella presentata al tavolo europeo dall’Italia, tanto è vero che ha parlato di veri e proprie strumenti di emissione di titoli di debito comuni, battezzandoli come Surebond[25].

Quali prospettive per il futuro?

Alcuni esperti ritengono che “questa volta non sia come con il crollo di Lehman Brothers o tutte le precedenti crisi, dalle quali Wall Street e i suoi gnomi si sono rialzati più baldanzosi che mai. Dalla crisi del coronavirus sorgerà un nuovo ordine economico proprio come dopo la fine del secondo conflitto mondiale”.[26]

Tra gli economisti degli Stati Uniti d’America e dell’Unione Europea, sembra esserci intesa sulla strategia del reshoring, ossia, una politica economica volta a riportare in patria quote di produzione industriale finite all’estero negli ultimi anni. Sembrano intenti ad avvalersi di questa soluzione soprattutto gli americani che, nello scorso lustro, hanno subito notevoli perdite di quote di valore aggiunto industriale a favore soprattutto della Cina, con pesanti ripercussioni sui livelli occupazionali e sull’andamento dei conti con l’estero.

Questa via, indicata soprattutto da Donald Trump, sembra ripercorrere la falsariga della guerra dei dazi innescata negli scorsi mesi e lascia spazio ad una strategia economica di tipo bilaterale, trovando nei fatti un terreno poco fertile, laddove invece, sarebbe auspicabile una soluzione multilaterale. Tuttavia però, si avverte sempre più forte, la necessità di correggere o addirittura prevenire le distorsioni prodotte dal mercato globale, sicuramente bacino fecondo di nuove opportunità e di vantaggi economici e culturali, ma che allo stesso tempo mostra come la crisi di un Paese, in questo caso la Cina, condizioni gli stili di vita di tutte le altre nazioni. L’economia del Dragone ha un peso del 18% sulla popolazione mondiale, circa 17% in termini di PIL, dell’11% sul commercio mondiale ed il 10% sul turismo di tutto il mondo.

A maggior ragione nasce, dunque, l’esigenza che la politica economica e la politica industriale valorizzino le imprese nazionali mettendole nelle condizioni di produrre in loco (reshoring), intervenendo con incentivi fiscali e rendendo meno macchinosa la burocrazia. Bisogna interrompere quella logica degenerativa per cui sia necessario andare all’estero, al fine di produrre con manodopera a basso costo e senza tutele[27].

L’Italia, dal canto suo, non potrà fare leva su di un aumento della tassazione per fare fronte alle spese dell’emergenza sanitaria ed economica. Il Bel Paese dovrà per forza incrementare il ricorso a risorse esterne per sospingere la propria economia fuori dalle sabbie mobili, e per questo, sarà necessario un corposo intervento pubblico. In particolare, nel momento in cui si scrive è allo studio un Decreto Legge per garantire maggiore liquidità alle imprese in difficoltà. Alcuni esperti ritengono che per risollevare le sorti di un’economia destinata alla recessione profonda, bisognerà impiegare una sorta di cannone monetario di lunga gittata, unico strumento consono ad ottemperare alle rilevanti esigenze dell’economia reale post-crisi[28]. Per questo tipo di risorse è sottinteso che ci sarà bisogno di lungimiranza politica nelle sedi istituzionali europee, atteggiamento che ancora non sembra prevalere.

Va riconosciuto, tuttavia, che di fronte all’incremento dei dati del contagio, l’Ue abbia cercato di mitigare l’impermeabilità delle sue regole economiche, le quali fino ad oggi erano come incise nella roccia:

  • è stata attivata la clausola generale di salvaguardia prevista dal Patto di stabilità e crescita;
  • è stata concessa una maggiore flessibilità nell’applicazione delle norme in vigore per gli aiuti di Stato;
  • è stato modificato il regolamento sulle bande orarie (slot) negli aeroporti e ha esteso alle emergenze sanitarie l’ambito di applicazione del Fondo di solidarietà dell’Ue.

Inoltre, è stato messo in campo rapidamente e in modo coordinato un ventaglio completo di aiuti finanziari a livello europeo: 750 miliardi di euro dalla Bce, 40 miliardi sotto forma di prestiti della Banca europea per gli investimenti e 37 miliardi messi a disposizione dalla Commissione europea a titolo dei fondi strutturali[29].

Nonostante l’impegno profuso, la percezione è ciò possa non essere abbastanza per venir fuori dalla sfida epocale che il Vecchio Continente ha di fronte a sé. L’Ue ha un disperato bisogno di invertire la rotta, perché la logica alternativa sarà la sua fine, con tutte le conseguenze che possiamo immaginare. La pandemia porterà con sé degli effetti collaterali non indifferenti, probabilmente assisteremo all’affermazione di nuovi equilibri geopolitici in cui l’Europa sarà coinvolta.

Il Covid-19 sta mettendo l’Europa di fronte alla lavagna delle proprie responsabilità come mai era accaduto nei decenni passati, una prova finale di carattere strutturale. La crisi sanitaria prima e quella economica e sociale in divenire, sono gli esami che mostreranno il vero volto dell’Ue, oramai, ci si trova di fronte ad un bivio che impone una scelta: da una parte, la strada di una vera coesione, di politiche comuni, di valori e principi condivisi; dall’altra, gli interessi e gli egoismi nazionali e, di conseguenza, la fine definitiva del sogno europeo. Mentre si scrivono queste righe, appare evidente come l’Europa, nonostante alcuni passi avanti importanti, sia ancora in una situazione di stallo, divisa sugli strumenti da usare per disinnescare la crisi imminente e sulle prospettive economiche future[30]

 

[1] La prima data ufficiale in cui inizia la storia del nuovo coronavirus è il 31 dicembre 2019: le autorità sanitarie locali avevano dato notizia di questi casi insoliti, il nuovo coronavirus Sars- CoV-2 aveva iniziato a circolare.

[2] Eugenio Buzzetti, L’economia cinese crolla e tocca i minimi storici, 16 marzo 2020.

[3] Viola Rita, La storia del coronavirus: tutte le tappe della Covid-19 dalla comparsa in Cina a oggi, 21 marzo 2020.

https://www.wired.it/scienza/medicina/2020/03/21/storia-coronavirus-tutte-tappe-contagio-cina-covid19/

[4] Si tratta del DECRETO-LEGGE 23 febbraio 2020, n. 6, recante “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”. (20G00020) (GU n.45 del 23-2-2020). Entrata in vigore del provvedimento: 23/02/2020. Per approfondimenti sul tema, vedi pure: Redazione iusinitinere, a cura di Michele Pappone, I rischi di una confusione semantica ai tempi dell’emergenza Coronavirus tra Decreti legge, ordinanze, DPCM e Circolare, 18 marzo 2020, aggiornato il 28 marzo 2020.

https://www.iusinitinere.it/i-rischi-di-una-confusione-semantica-ai-tempi-dellemergenza-coronavirus-tra-decreti-legge-ordinanze-dpcm-e-circolari-26146

[5] Coronavirus, le misure adottate dal Governo.

[6] D.P.C.M. 23 febbraio 2020. Disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (20A01228) (GU Serie Generale n.45 del 23-02-2020)

[7] Le prime notizie sulla portata della pericolosità del coronavirus, hanno mandato i mercati finanziari in fibrillazione, con perdite di molti miliardi di capitalizzazione di borsa. In meno di tre settimane la Borsa di Milano ha perso più del 40% e quella di New York più del 20%.

[8] Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020. (GU Serie Generale n.70 del 17-03-2020).

[9] Redazione The Italian Times, Decreto Cura Italia: cos’è, cosa prevede testo pdf GU, novità e misure, 1 aprile 2020.

Disponibile qui:

[10] Andrea Carli, Cura Italia: tutte le misure per famiglie, lavoratori, imprese e sanità, 25 marzo 2020.

Disponibile qui: https://www.ilsole24ore.com/art/misure-famiglie-lavoratori-imprese-e-sanita-ecco-pacchetto-cura-italia-ADSNcqF

[11] Si prevedono circa 1,3 miliardi per la Cig ordinaria e per trasformare in ordinaria la Cigs (338 milioni). Altri 3,3 miliardi serviranno per l’estensione della cassa in deroga ai settori attualmente non coperti, compresi alberghiero, agricoltura e pesca, anche per le aziende con 1 solo dipendente. Resta escluso il lavoro domestico.

[12] Redazione Diritto.it, Cassa integrazione e disoccupazione Coronavirus: le istruzioni INPS.

Disponibile qui: file:///C:/Users/gigip/AppData/Local/Packages/Microsoft.MicrosoftEdge_8wekyb3d8bbwe/TempState/Downloads/cassa-integrazione-e-disoccupazione-coronavirus-le-istruzioni-inps%20(1).pdf

[13] Redazione Adnkronos, Coronavirus, misure a sostegno del lavoro con il ‘Cura Italia’, 18 marzo 2020.

Disponibile qui: https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2020/03/18/coronavirus-misure-sostegno-del-lavoro-con-cura-italia_NrcBwZ2WKUmpLf0sARSDFP.html

[14] Raffaele Ricciardi, Cura Italia, il bonus da 600 euro ai professionisti: due tetti di reddito a 35 e 50 mila euro, 28 marzo 2020. Disponibile qui: https://www.repubblica.it/economia/2020/03/28/news/cura_italia_bonus_da_600_euro_per_i_professionisti-252554717/

[15] Chiara Ponti, Congedo parentale INPS, ecco a chi spetta e come chiederlo, 3 aprile 2020. Disponibile qui: https://www.agendadigitale.eu/documenti/congedo-parentale-inps-ecco-a-chi-spetta-e-come-chiederlo/

[16] Simone Micocci, Contributi figurativi: significato, a cosa servono e come richiederli, 13 giugno 2018. Disponibile qui: https://www.money.it/contributi-figurativi-significato-cosa-servono-richiesta

[17] Marco Zibetti, Coronavirus: ecco le misure previste dal Decreto Cura-Italia, 18 marzo 2020. Disponibile qui: https://www.guidaedilizia.it/news/articolo/coronavirus-ecco-le-misure-previste-dal-decreto-cura-italia-17409/

[18] http://www.mef.gov.it/covid-19/Sospensione-dei-versamenti-fiscali-e-contributivi/

[19] Francesca Basso e Barbara Stefanelli, Coronavirus, Von der Leyen: «Il patto di Stabilità è sospeso, ora il bilancio italiano può gestire la crisi. Fine degli egoismi», 21 marzo 2020. Disponibile qui: https://www.corriere.it/economia/finanza/20_marzo_21/coronavirus-von-der-leyen-il-patto-stabilita-sospeso-ora-bilancio-italiano-puo-gestire-crisi-fine-egoismi-6cbfa158-6add-11ea-b40a-2e7c2eee59c6.shtml

[20] Carlo Manacorda, Covid-19 crisi del sistema economico: alcune note sul tema, 4 aprile 2020. www.nazionefutura.it/economia/covid-19-crisi-del-sistema-economico-alcune-note-sul-tema/

[21] www.treccani.it/enciclopedia/eurobond/

[22] https://eur-lex.europa.eu/summary/glossary/european_stability_mechanism.html?locale=it

[23] Valerio Valentini, La mossa di Conte. L’Italia fa asse con Spagna e Francia e respinge le proposte del Consiglio Ue sul coronavirus. “Risposte in 10 giorni”, 26 marzo 2020. https://www.ilfoglio.it/politica/2020/03/26/news/la-mossa-di-conte-307245/

[24] Salvatore Rondello, Eurobond e Mes, controversia nell’Unione, 27 marzo 2020. http://www.avantionline.it/eurobond-e-mes-controversia-nellunione/

[25] Laura Naka Antonelli, Von der Leyen si scusa con l’Italia. ‘Ora SURE, il piano anti-disoccupazione da 100 miliardi’, 2 aprile 2020. https://www.finanzaonline.com/notizie/von-der-leyen-si-scusa-con-litalia-ora-sure-il-piano-anti-disoccupazione-da-100-miliardi

[26] Nicola Graziani, Aspettavamo un ’29. E invece sta arrivando un ’45, 17 marzo 2020.

[27] Domenico Mastrolitto, Le conseguenze economiche della pandemia di coronavirus, 18 marzo 2020. https://www.affaritaliani.it/economia/le-conseguenze-economiche-della-pandemia-coronavirus-659782.html

[28] Gustavo Piga, Il cannone (di carta moneta) della Bce, 1 aprile 2020. https://www.ilsole24ore.com/art/il-cannone-di-carta-moneta-bce-ADcAqAH

[29] Luca Jahier, Ora più che mai: o siamo un’Unione o non siamo niente, 4 aprile 2020. https://www.affarinternazionali.it/2020/04/ora-piu-che-mai-o-siamo-ununione-o-non-siamo-niente/

[30] Stefano Polli, Unione europea tra decisioni e percezioni, 6 aprile 2020. https://www.affarinternazionali.it/2020/04/unione-europea-tra-decisioni-e-percezioni/

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Luigi Pone

Luigi Pone, nato a Napoli il 6/10/1985. Laurea specialistica in Scienze della pubblica amministrazione, con voti 110 e lode. Tesi di Laurea in Giustizia Costituzionale italiana e comparata. Titolo Tesi: "La Corte Costituzionale garante della legge elettorale; riforma della Carta e implicazioni sul sistema di giustizia costituzionale. Area di interesse: politica economica. Interessi: politica e attualità, evoluzione del diritto costituzionale e del sistema di diritto amministrativo in chiave nazionale ed europea. Lavoro attuale: consulente commerciale presso azienda di noleggio apparecchiature informatiche. Obiettivi futuri: lavorare nella pubblica amministrazione nazionale o locale.

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