domenica, Luglio 21, 2024
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Debito pubblico: l’apri scena del neonato e il caso italiano delle nascite

Tante perplessità accompagnano, da sempre, la frase: «ogni bambino che nasce ha già sulle sue spalle un debito di 35.000 euro», ma cosa significa in realtà? Davvero i neonati sono detentori di un debito pubblico nei confronti dello Stato? La realtà, ci mostra che ognuno di noi – neonati e non – siamo “debitori”;  Facciamo chiarezza su questo dubbio a dir poco amletico.

In primis cerchiamo di dare le informazioni basilari che servono a comprendere il significato di debito pubblico, definito come «il debito che ha uno Stato nei confronti del settore privato e dell’economia, compreso famiglie, imprese, banche di credito ordinario e/o della Banca Centrale. Dall’altro lato, il settore privato e/o la Banca Centrale sono creditori nei confronti dello Stato[1]» e in base al suo grado di liquidità si può distinguere in debito fluttuante e debito consolidato, il primo indica l’insieme dei debiti contratti nell’arco di un anno per far fronte agli eccessi di cassa, attraverso i Buoni del tesoro Ordinari (BOT)[2], le anticipazioni di biglietti di banca da parte degli istituti di emissione e le aperture di un conto corrente al Tesoro da parte di istituti finanziari; il secondo invece – detto anche debito iscritto o debito fondato – è costituito dai debiti contratti dallo Stato per reggere le necessità che superano le possibilità del bilancio e hanno una lunga scadenza, quest’ultimo inoltre si distingue in redimibile e irredimibile, in base all’idea che lo Stato assume l’impegno di rimborsare, con gli interessi, il capitale con tempi e modalità prestabilite, oppure si impegna a rimborsarlo qualora lo ritenga più conveniente; questi rispettivamente vengono rappresentati da due forme di debito: obbligazioni e rendite.

Il debito pubblico, quindi, costituisce la necessità di tutti gli Stati di riuscire a far fronte a delle spese eccezionali senza ricorrere ad altre entrate straordinarie con l’alienazione del patrimonio o con l’introduzione di nuove imposte[3] o con l’emissione di carta moneta. Con il diffondersi della teoria keynesiana[4], soprattutto con il concetto di deficit spending[5], la figura dello Stato nella gestione delle risorse è più presente e quest’ultimo tenta di diminuire quest’onere con avanzi di bilancio attraverso l’istituzione di una cassa di ammortamento[6] o con la riduzione degli interessi del debito; con il Trattato di Maastricht[7] del 7 febbraio 1992, divenuto operativo nel novembre del 1993, si è stabilito che il rapporto tra il debito pubblico e il PIL non possa superare il 60%, ma per l’Italia e altri paesi questo rapporto risultava restrittivo, decidendo di impegnarsi a derogare politiche economiche utili a raggiungere la soglia stabilita nel trattato con tempi più lunghi e convenienti in base alle possibilità dello Stato.

È in questo contesto, di erogazione, che si impone la nostra questione principale, quelle delle nascite già “indebitate”; bisogna partire dal dato iniziale, quello dei 35.000 euro, che ricaviamo da un semplice rapporto tra l’ammontare del debito pubblico e la popolazione; come possiamo vedere dalla Figura 1 lo Stato studia l’andamento del debito pubblico per renderlo sempre sostenibile – questo per non incorrere in ulteriori problemi economici – mettendo in atto strategie di politica economica atte a recepire le risorse monetarie all’interno della società, attraverso l’aumento delle tasse e la riduzione della spesa pubblica e tassando le nascite; concludendo si può affermare che è vero che un neonato nel momento emette il suo primo vagito contrae anche un debito, ma in realtà questo non va restituito realmente allo Stato, ma “semplicemente”  rientra nella strategia economica che quest’ultimo ha messo in pratica per rientrare, nei tempi prestabiliti, nei parametri del trattato di Maastricht in cui non bisogna superare il 60% del PIL; purtroppo quello del debito pubblico è un grosso neo dell’economia italiana, la quale attraverso manovre finanziare non è riuscita a bilanciarlo o comunque renderlo sostenibile e che instaura un certo timore nelle future famiglie italiane.

 

Figura 1. Andamento debito pubblico 2017/2018[8]

 

 

Fonti:

Lops Vito La storiella del neonato italiano che nasce con un debito di 35mila euro, luglio 2014, disponibile qui: vitolops.blog.ilsole24ore.com/2014/07/01/la-storiella-del-neonato-italiano-che-nasce-con-un-debito-di-35mila-euro/?refresh_ce=1

Piccinni Tommaso Cos’è il debito pubblico? Definizione e linee guida, dicembre 2016, disponibile qui: www.blogfinanza.com/economia/16583-debito-pubblico/

www.treccani.it

 

[1]  www.blogfinanza.com/economia/16583-debito-pubblico/;

 

[2] Titolo emesso dal governo per finanziare il debito pubblico e può essere al portatore o all’ordine, nel primo caso l’esercizio del titolo avviene con la sola presentazione; nel secondo caso nel titolo viene esplicitato il nome di un beneficiario;

 

[3] Quota di reddito prelevata dallo Stato o da un Ente pubblico ai contribuenti per finanziare l’organizzazione e i servizi necessari alla collettività;

 

[4]  www.iusinitinere.it/politica-economica-le-diverse-scuole-di-pensiero-12115;

 

[5] Manovra economica con la quale un Paese decide di finanziare la spesa pubblica;

 

[6] Indice inerente  al deprezzamento del valore di un bene;

 

[7] Per maggiori informazioni consultare:  Il debito pubblico: cause, disamine ed effetti, Mario Nocera, Ius in Itinere, settembre 2018;

 

[8] www.soldionline.it/notizie/macroeconomia/debito-pubblico-italiano-2018;

 

Roberta Iacobucci

Laureata in Sociologia all'Università di Napoli "Federico II", tesi di laurea in Statistica per la ricerca sociale sulla comparazione degli indicatori economici e sociali che si usano per misurare il grado di povertà di un Paese. Laureata con lode in Comunicazione, Valutazione e Ricerca Sociale presso l'Università di Roma "La Sapienza", tesi di laurea in Sociobiologia e Teoria dei giochi, per l'analisi dell'agire strategico cooperativo in riferimento al suo grado di funzionamento all'interno della società. Area di interesse: Politica Economica

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