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Europa, Italia e il patto del Recovery Fund

Il 21 luglio 2020, intorno alle 5.30 del mattino, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel annuncia su Twitter il raggiungimento dell’accordo tra i capi di stato e di governo dei paesi dell’UE, il tanto agognato Recovery Fund diviene finalmente una realtà politica.   La chiusura dei lavori sancisce la ratifica della proposta forgiata dell’asse franco-tedesco, ma con un’evoluzione importante in termini di risorse e prospettive. Stando alle dichiarazioni rese durante la seduta plenaria e tenendo conto delle parole espresse nel tweet di Paolo Gentiloni, commissario con delega agli Affari economici dell’Unione Europea, il Recovery fund presentato dalla Presidente della Commissione Ursula Von der Leyen appare ancora più consistente e generoso rispetto a quello paventato dal capo dell’Eliseo Emmanuel Macron e dal cancelliere tedesco Angela Merkel. Infatti, la dotazione che si era proposta al principio di 500 miliardi di euro, è stata modificata al rialzo, giungendo alla quota di 750 miliardi di euro, che dovrebbero essere ripartiti in questo modo: 390 miliardi sotto forma di sovvenzioni[1], e quindi a fondo perduto, e 360 miliardi a titolo di prestito con basso rendimento.

Secondo quanto dichiarato dalla Von der Leyen, il recovery fund, o meglio il “Next Generation Eu”, “è un fondo che si aggiungerà al Quadro finanziario pluriennale che è stato riveduto a 1.100 miliardi, arrivando così ad un totale di 1.850 miliardi”. Inoltre, se si aggiunge che a questa cifra vanno sommati i 550 miliardi delle misure già approvate: le risorse del Mes in forma light per i paesi che decidano di accedervi, il piano Sure per la disoccupazione ed i fondi stanziati dalla Bei, significa che sul tavolo europeo per la ripresa ci sono intorno a circa 2.400 miliardi di euro[2].

Dunque, il patto siglato a Bruxelles è strettamente collegato al Quadro Finanziario Pluriennale 2021-27 dell’UE. Nel documento stilato dai 27 Paesi che hanno preso parte al vertice, si stabilisce che dovrà essere la Commissione Ue a valutare i piani di recupero predisposti dagli Stati membri entro due mesi dalla presentazione. I vertici di Palazzo Berlaymont avranno l’onere di verificare che le riforme proposte siano coerenti con le raccomandazioni specifiche, e dunque, siano mirate a rafforzare il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro e la resilienza economica e sociale. Come si desume dal dettato disposto nell’accordo, “anche la transizione verde e digitale costituiscono prerequisiti per una valutazione positiva”.

Una volta ottenuto il via libera dai commissari Ue, entra in gioco il Consiglio dell’Ue. Proprio sul ruolo e sulle modalità decisionali attribuite all’organo di rappresentanza dei ministri degli Stati membri, si è consumato lo scontro tra opposti schieramenti in sede di accordo politico a Bruxelles, considerando che i paesi frugali, con a capo la voce dell’olandese Mark Rutte, rivendicavano la possibilità di veto sui singoli programmi. Si tratta di quella “linea rossa” sulla quale il premier italiano Giuseppe Conte, in prima linea a sostegno delle rivendicazioni dei paesi più bisognosi d’aiuto, non ha voluto trattare. Così è stato riconosciuto il principio procedurale sancito nel TFUE, secondo cui il Consiglio dovrà dare il via libera a maggioranza qualificata (il 55% degli Stati pari ad almeno il 65% della popolazione Ue) e dovrà farlo entro quattro settimane dalla presentazione del piano della Commissione.

A quel punto, l’ultimo passaggio istituzionale sarà il Parlamento Ue, dove dovrà essere approvato il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-27 al quale è collegato anche e soprattutto il Recovery Fund. Infatti, il versamento delle prime tranche di fondi, inizierà proprio con l’entrata in vigore del nuovo bilancio settennale dell’Ue. Nel testo finale dell’accordo si dispone che, il 70% dei trasferimenti arriveranno nel 2021 e nel 2022, il restante 30% entro la fine del 2023. Durante questo triennio, il Comitato economico e finanziario dell’Unione europea vigilerà sul rispetto del mandato in base ai principi stabiliti dall’accordo e dalle proposte di riforma approvate in sede di Consiglio dell’Ue.

In caso dovessero risultare delle violazioni di uno dei Paesi rispetto alle regole pattuite, i partners potranno rivolgersi al presidente del Consiglio Ue e chiedere che la questione finisca sul tavolo dei 27 prima che venga presa qualsiasi decisione: è questo il tanto discusso “super freno di emergenza” richiesto dall’olanda e dagli altri paesi frugali.

In particolare, per il pacchetto di risorse da stanziare nel 2023, saranno tenuti in considerazione alcuni fattori determinanti e diversi rispetto a quelli relativi alla prima tranche di fondi, come ad esempio, il criterio della disoccupazione, che era stato criticato dai frugali perché ritenuto legato a problemi antecedenti alla pandemia, verrà rimpiazzato dalla perdita cumulata del Pil registrata nel 2020-21, che sarà calcolata entro il 30 giugno 2022[3].

Dal punto di vista finanziario, il Fondo di recupero verrà alimentato direttamente dai mercati tramite le emissioni di obbligazioni proprio da parte della Commissione europea. Ciò significa che i commissari Ue potranno esercitare nuovi poteri di finanziamento che, fino ad ora, erano stati affidati solo alla Banca europea degli investimenti e al Mes. L’intesa è stata definita memorabile proprio perché per la prima volta i Ventisette hanno dato mandato alla Commissione europea di indebitarsi a loro nome per una somma ingente. Il nuovo debito in comune dovrebbe indurre gli Stati membri a creare nuove tasse europee in vista del suo rimborso. È importante evidenziare che i titoli avranno scadenze diverse, ma l’impegno è di rimborsarli entro il 2058 e non prima del 2028. 

Quanto all’Italia, sul fronte finanziario il governo Conte è riuscito a strappare più di 81,4 miliardi di sussidi e più di 127,4 miliardi di prestiti, per una cifra totale che si attesta intorno ai 209 miliardi. Rispetto alla proposta della Commissione Ue, l’ammontare dei sussidi rimane pressoché invariato perché è stata introdotta una modifica alla chiave di ripartizione che in qualche modo avvantaggia l’Italia, nonostante un calo delle sovvenzioni totali (da 500 a 390 miliardi). Il rovescio della medaglia imporrà comunque al Bel Paese delle forme di governance economica sicuramente più intrusive circa la gestione delle risorse messe a disposizione[4].

C’è da dire che l’Italia, tra i paesi più colpiti dall’onda del Covid-19, sarà quello che beneficerà del pacchetto di risorse più corposo per far fronte alle difficoltà economiche e sociali che si affacciano all’orizzonte. A seguire la Spagna di Sanchez, con un totale di 140,4 miliardi, divisi tra 77,3 miliardi di aiuti e 63,1 miliardi di prestiti; poi la Francia con 38 miliardi di sovvenzioni e nessun prestito. Una quota importante arriverà anche a beneficio della Polonia, con 37,7 miliardi a titolo di stanziamento e 26,1 miliardi sotto forma di loans e a sostegno dell’economia ellenica, con 22,6 miliardi di grants e 9,4 miliardi come prestiti.

Cospicui benefici dall’accordo giungeranno anche ai paesi frugali: sono previsti aiuti a fondo perduto alla Danimarca, cui andranno 2,156 miliardi, all’Olanda 6,751, alla Finlandia 3,460 e all’Austria 4,043[5].        Inoltre, i paesi del nord Europa, hanno strappato anche un altro importante risultato al tavolo delle trattative. I paesi frugali portano tanto fieno in cascina per i prossimi anni: più di 26 miliardi di euro, una quota più alta di circa 7,8 miliardi rispetto a quella precedente. Si tratta dei famosi “rebates”, gli sconti ai contributi che i quattro Paesi (Austria, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca, insieme alla Germania) versano come tutti gli altri partner, al bilancio dell’Unione Europea nel prossimo quadro finanziario 2021-2027. I due leader più intransigenti, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ed il primo ministro olandese Mark Rutte, nelle ultime fasi delle trattative sono riusciti nell’intento di strappare un trattamento particolare da Bruxelles.

Durante il travagliato percorso di approvazione del Recovery Fund, molti sono stati gli interrogativi e le rivendicazioni degli Stati mediterranei, circa la legittimità di questi sconti, tanto che si era addirittura ipotizzata una possibile soppressione di quello che molti ritengono essere un inopportuno privilegio. Morale della favola, proprio i rebates invece, sono stati un argomento dirimente nel negoziato sul Recovery Fund. Proprio sull’approvazione del piano di emergenza per salvare le sorti dell’Europa intera, l’asse del nord ha avuto un atteggiamento tutt’altro che morbido e comprensivo nei confronti dei partner più in difficoltà, e si è registrato un forte tira e molla, volto a ridurre la portata degli aiuti e rendere invece più ingenti i vantaggi per sé stessi.

Alla fine, quindi, i rebates non solo sono stati confermati ma sono anche aumentati. Prendendo in considerazione ad esempio il caso danese, del suo contributo al budget Ue, la Danimarca riceverà indietro 322 milioni di euro l’anno, mentre col regime precedente l’ammontare dello sconto valeva appena 197 milioni.  Allo stesso modo per la Svezia, che ha ottenuto un cospicuo vantaggio dalla politica di coesione con l’asse più intransigente: il suo sconto annuale è passato da 798 milioni a 1,06 miliardi[6].

Secondo molti esperti, il risultato ottenuto al tavolo di Bruxelles è stato un capolavoro politico, non il massimo auspicato dai paesi più deboli e danneggiati dal Covid-19, ma neanche poca roba ed egoismo, come alcune penne hanno scritto in riferimento all’atteggiamento dei frugali. Non c’è stata una vera mutualizzazione del debito pregresso ma un passo avanti in senso solidaristico rispetto ai fondi che serviranno per la ricostruzione. In un contesto internazionale assai instabile e imprevedibile, dinanzi ad un quadro economico tutto da reinventare, la nuova Europa che potrà rinascere dalle ceneri del virus grazie agli effetti del Recovery Fund, potrebbe avere un ruolo importante sullo scacchiere politico ed economico globale. Per quanto concerne l’Italia, in particolare, i fondi che arriveranno nei prossimi tre anni sono un’occasione da non sprecare, anzi, forse perché sarà l’ultima spiaggia per mettere mano a riforme importanti e per ricostruire il tessuto delle infrastrutture strategiche. Ai posteri l’ardua sentenza.

[1] Negli aiuti a fondo perduto sono compresi quattro strumenti che entrano a far parte del Recovery Fund: React Eu,  RRF, Just transition fund e Rural Development.

[2] Massimiliano Carrà, Cos’è il Recovery Fund presentato dall’Ue e come funzionerà, 27 maggio 2020. https://forbes.it/2020/05/27/cosa-e-come-funziona-il-recovery-fund-da-750-miliardi-di-euro-che-darebbe-piu-soldi-all-italia/

[3] di Fatto Quotidiano, Recovery Fund, dalla presentazione del piano riforme all’approvazione del Bilancio Ue: tutte le tappe prima di ricevere gli stanziamenti, 22 luglio 2020. https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/07/22/recovery-fund-dalla-presentazione-del-piano-riforme-allapprovazione-del-bilancio-ue-tutte-le-tappe-prima-di-ricevere-gli-stanziamenti/5874998/

[4] Beda Romano, Accordo sul Recovery Fund: 390 miliardi di sussidi e 360 di prestiti. Prima volta debito in comune. Italia, uso dei fondi sotto la lente, 21 luglio 2020. https://www.ilsole24ore.com/art/accordo-recovery-fund-prima-volta-debito-ue-comune-italia-uso-fondi-sotto-lente-ADkl2Wf

[5] Repubblica.it, Recovery Fund, all’Italia quasi 209 miliardi. Governance, ecco la proposta di Michel, 20 luglio 2020.

https://www.repubblica.it/politica/2020/07/20/news/vertice_ue_accordo-262423026/

[6] Claudio Paudice, Il ricatto è servito: i Frugali si portano a casa 26 miliardi sui “rebates”, 21/07/2020. https://www.huffingtonpost.it/entry/i-ricatti-sono-serviti-i-frugali-si-portano-a-casa-26-miliardi-puliti-sui-rebates_it_5f15db7dc5b615860bb5b645

Fonte immagine: https://www.azionetradizionale.com/2020/07/31/come-funziona-e-quali-sono-i-punti-oscuri-del-del-recovery-fund/

Luigi Pone

Luigi Pone, nato a Napoli il 6/10/1985. Laurea specialistica in Scienze della pubblica amministrazione, con voti 110 e lode. Tesi di Laurea in Giustizia Costituzionale italiana e comparata. Titolo Tesi: "La Corte Costituzionale garante della legge elettorale; riforma della Carta e implicazioni sul sistema di giustizia costituzionale. Area di interesse: politica economica. Interessi: politica e attualità, evoluzione del diritto costituzionale e del sistema di diritto amministrativo in chiave nazionale ed europea. Lavoro attuale: consulente commerciale presso azienda di noleggio apparecchiature informatiche. Obiettivi futuri: lavorare nella pubblica amministrazione nazionale o locale.

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