venerdì, Maggio 31, 2024
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Il Portogallo dalla Prima Repubblica alla Rivoluzione dei Garofani

Il Portogallo ha da sempre avuto una storia caratterizzata da innumerevoli eventi che inevitabilmente hanno contrassegnato tutto il Paese facendo si che diventasse una delle più grandi potenze coloniali del mondo, ma che col passare degli anni ha visto anche un notevole ridimensionamento dei suoi territori, grazie anche ad una forte instabilità della sua politica interna che inevitabilmente ha contribuito al formarsi di nuove problematiche alle quali tutto il Paese ha dovuto fronteggiare, creando ad ogni modo malcontento tra la popolazione e diverse crisi che non solo hanno messo in discussione gli ideali della tradizionale classe politica ma hanno aumentato il tasso di disoccupazione soprattutto tra i giovani, così come è accaduto anche in altri Stati all’interno del vecchio continente. Fin dall’inizio del ventesimo secolo, come anche la Spagna, il Portogallo subisce una profonda influenza di valori religiosi divulgati dalla Chiesa e in particolar modo dall’Ordine della Compagnia di Gesù[1], infatti i gesuiti si occupavano dell’organizzazione dei programmi di insegnamento all’interno delle scuole portoghesi dell’epoca, dirigevano moltissimi centri di ricerca e avevano il controllo di gran parte dei mezzi di informazione in tutto il Paese. Oltretutto, la Chiesa possedendo beni immobiliari, partecipava anche ad attività commerciali e finanziare in tutto lo Stato. All’inizio del 1900 in Portogallo c’era una forte aria di cambiamento che non accettava più la monarchia come regime politico e moltissime persone iniziavano ad invocare la Repubblica come nuova forma di governo, infatti proprio nel 1908 ci furono delle sommosse di militanti operai armati, i quali seppur non avendo l’appoggio  dei sindacati, riscossero comunque un grande successo nel portare avanti la loro idea di rivoluzione.

Le elezioni tenutesi nel novembre dello stesso anno, confermarono una netta prevalenza del partito repubblicano nelle maggiori città, anche se nelle campagne il seguito del monarca era ancora molto forte. In seguito alle tante ribellioni che ci furono in tutto il Paese, il re Carlos I adottò un provvedimento che fece molto discutere, ossia quello di riesumare una vecchia legge che comportava la deportazione per tutti coloro che commettevano delitti politici. Fu anche questo che, alcuni anni dopo, portò all’uccisione del re e del principe ereditario Luis Felipe da parte di congiurati repubblicani che molto probabilmente avevano l’appoggio di altri dissidenti monarchici. Nel 1910, alcuni reparti sia della marina che dell’esercito con l’aiuto di numerosi civili misero a segno un colpo di Stato a seguito del quale fu proclamata la Repubblica. Il Portogallo ora si trovava in un clima di forte incertezza in quanto il passaggio da una forma di governo ad un’altra non sempre voleva dire miglioramenti immediati, anzi per il Portogallo le difficoltà aumentarono con la partecipazione al primo conflitto mondiale, infatti tutta la società in quel momento non solo era travagliata per i molti contrasti che aveva al suo interno, ma anche per  la già deficitaria situazione finanziaria del Paese che si aggravò ulteriormente proprio con lo scoppio della guerra. Molti governi che si succedettero alla guida della nazione tentarono di rivoluzionare lo stampo feudale che da sempre il Portogallo aveva avuto nel corso della sua storia. Ad ogni modo, vennero soppressi gli ordini religiosi e tutti gli istituti da essi diretti furono costretti alla chiusura, fu introdotto il divorzio e si riconobbe l’uguaglianza della donna all’interno della famiglia, tutti i possedimenti ecclesiastici furono espropriati e questo attirò l’ostilità anche della Chiesa cattolica di altri Paesi. Nei successivi anni ci fu una profonda modifica alla legge elettorale con lo scopo di riequilibrare la partecipazione dei vari ceti al processo di rinnovamento politico e sociale.

Come già anticipato in precedenza la situazione che si presentava in Portogallo dopo il passaggio dalla monarchia alla repubblica non era delle migliori soprattutto dal punto di vista economico, infatti vi era un forte ritardo dello sviluppo industriale e il ruolo dell’agricoltura era fin troppo radicato, le famiglie più benestanti scelsero di trasferire i loro capitali all’estero, aumentando quindi ancora di più la disoccupazione. Una piccola svolta ci fu proprio con la Prima Guerra mondiale, infatti, all’inizio, la posizione del Portogallo in ambito internazionale era alquanto debole, ma con l’avvicinarsi del Paese alla Gran Bretagna proprio durante il conflitto bellico per far fronte all’avanzata tedesca, qualcosa cambiò. La Gran Bretagna riconobbe l’aiuto che il Portogallo offrì agli inglesi durante la requisizione delle navi tedesche ancorate nel fiume Tago[2], e questo permise ai lusitani di continuare ad avere dei domini in Africa, rafforzati da altre spedizioni che avevano come obiettivo di conquistare territori inesplorati. Questi avvenimenti segnarono una parziale ripresa dell’economia portoghese che al termine del conflitto aveva intenzione di ottenere anche un riconoscimento da parte dell’Europa. Negli anni successivi, ossia quelli che poi portarono all’avvicinarsi del secondo conflitto mondiale,  il Portogallo conobbe una forte instabilità interna e iniziò ad aleggiare uno scetticismo da parte della popolazione nei confronti delle nuove istituzioni, infatti ci furono dal 1910 al 1926 sette elezioni parlamentari, otto presidenziali e diverse elezioni regionali, questa crisi sia politica che sociale trovava le sue origini nelle profonde spaccature tra i vari ceti del Paese soprattutto dal punto di vista economico in quanto le disuguaglianze erano alquanto marcate. Il nuovo regime non si dimostrò, di certo, migliore di quello precedente in quanto non si era saputo mettere in atto i buoni propositi tanto invocati inizialmente, forse le cause sono da ricercare nel fatto che il passaggio dalla monarchia alla repubblica era stato fin troppo repentino, la Chiesa era stata annullata nel giro di pochissimo tempo e le tante idee che si volevano mettere in atto, non erano supportate da programmi efficaci che avevano realmente la possibilità di concretizzare quello che si sperava di fare. Oltretutto, ci fu l’alienazione di numerose colonie portoghesi in Africa in favore di compagnie estere che si occupavano dello sfruttamento minerario dei territori annessi.

Il 26 maggio del 1926 con un colpo di Stato venne instaurata la Seconda Repubblica che dal 1933 venne guidata da Antonio de Olivera Salazar con l’idea di trasformare il Portogallo in uno Stato di matrice fascista e che si proclamava ideologicamente vicino all’Asse anche se non partecipò mai attivamente al conflitto bellico mondiale, il regime di Salazar continuò fino alla sua morte dopo la quale nel 1961 venne condotta una fallimentare azione armata nella colonia di Goa contro gli indiani che la detenevano da più di quattro secoli. Negli stessi anni, il Portogallo, fortunatamente, non venne però dimenticato dalla comunità internazionale, anzi partecipò come membro fondatore di importanti organismi come la NATO, l’OECD e l’EFTA. Nel 1974, grazie ad un nuovo colpo di Stato ci fu l’instaurazione della Terza Repubblica portoghese, con un avvenimento che porta il nome di Rivoluzione dei Garofani[3] in quanto in una piazza di Lisbona, una fioraia offrì dei garofani ai soldati lì presenti per infilarli nelle canne dei fucili, anche per invitare le truppe governative a non opporre resistenza. Dopo questo avvenimento in Portogallo ci fu un periodo di transizione che portò poi nel 1976 all’approvazione della nuova Costituzione che riconosceva una forma di governo alquanto avanzata per quel periodo ossia presidenziale-parlamentare, in modo da mantenere il parlamento sempre forte e allo stesso tempo allontanare le possibili ed eccessive concentrazioni di potere come era accaduto in passato. Con la Rivoluzione dei Garofani in Portogallo furono riconosciuti diritti civili e libertà di espressione che in passato erano state soppresse dai vecchi regimi, il 25 aprile venne proclamata la festa nazionale portoghese per ricordare il ripristino dei diritti e delle libertà perse in passato. Nello stesso tempo il Portogallo aveva ormai perso tutte le sue colonie che era riuscito a mantenere per più di quattrocento anni, ma nei portoghesi ora c’era un’idea di cambiamento e soprattutto si respirava un’aria di libertà così forte e che mai era stata presente in questo Paese in tutto il corso della sua storia. Facendo luce su quella che può considerarsi, come sempre, una mera analisi intellettuale degli avvenimenti che si sono verificati in Portogallo, come già accennato in precedenza, la sua storia ha radici molto forti, i portoghesi da sempre sono stati un popolo di conquistatori, ma che a causa di continue instabilità interne hanno fatto si che il tutto fosse perduto nel corso degli anni, forse tra le cause si potrebbe pensare che la mancanza di un leader buono e capace di tenere sotto controllo i possedimenti coloniali e gestire l’economia e la società interna al Paese sia stata, magari, una delle cause che hanno portato al ridimensionamento del Paese. Nonostante ciò, oggi il Portogallo è uno Stato che ricopre un importante ruolo in campo mondiale e le cui idee e pensieri vengono presi altamente in considerazione da tutta la comunità internazionale.

[1] http://it.cathopedia.org/wiki/Compagnia_di_Gesù

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Mario Nocera

Mario Nocera, nato a Napoli il 04/01/1992 Direttore Area: Politica Economica Responsabile sviluppo business Laurea Magistrale in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni presso: l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Tesi di Laurea in: Teoria dell Sviluppo umano. Titolo Tesi: ''Le diseguaglianze in Italia : il divario tra Nord e Sud'' Interessi: economia, finanza, politica, attualità e sociologia. Contatti: mario.nocera@iusinitinere.it

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