giovedì, Maggio 30, 2024
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La guerra di brevetti tra gli smartphone

La fine del primo scontro tra Apple Inc. e Samsung Electronics Co. in materia brevettuale

Ad oggi gli smartphone sono un oggetto di uso comune, ma ciò sembrava impossibile sino a pochi anni fa; l’evoluzione tecnologica che ha permesso la creazione dei dispositivi in commercio si è affiancata ad una strenua lotta giurisdizionale per la protezione dei ritrovati tecnici e di design. Da circa un decennio si parla di “smartphone war” per indicare la lotta di brevetti che interessa le principali case produttrici di smartphone. Fu la Sony Mobile a dar inizio allo scontro giuridico in materia brevettuale citando in giudizio la Apple Inc. per la violazione di più di dieci brevetti.[1]

Attualmente la guerra dei brevetti vede il propagarsi di molteplici contenziosi, dal 2009 al 2016 sono state instaurate almeno cinquanta controversie[2] tra i vari produttori di smartphone;[3] sicuramente tale circostanza è causata dal fatto che ogni dispositivo telefonico contiene centinaia di brevetti, d’altra parte citare in giudizio le aziende concorrenti per violazioni brevettuali permette di ostacolare la loro produzione e così assicurarsi e aumentare la propria quota di mercato. La concorrenza in questo campo è molto forte; all’uscita dell’iPhone 3G la Apple Inc. deteneva la quota maggioritaria del mercato, mentre oggi, dopo poco più di dieci anni, l’azienda di Cupertino ne occupa solo il 25,51%  a fronte del 36,37% posseduto dalla Samsung Electronics Co., prima nel settore.[4]

La Apple Inc. si è sempre battuta per la protezione dei suoi dispositivi; il fondatore, Steve Jobs, ha costantemente accusato le concorrenti di riprodurre i propri prodotti, in particolare l’azienda coreana Samsung Electronics Co., che sin dall’inizio si è dimostrata la rivale più temibile[5]. Gli smartphone, difatti, sono tutelati dai mezzi del diritto industriale, in particolar modo dal brevetto. Solo nel 2017 su un totale di 320.003 concessioni la Apple Inc. ha registrato ben 1.938 brevetti presso il Patent & Trademark Office statunitense[6] ed infatti con l’incalzare delle altre case produttrici la Apple Inc. ha trasportato la battaglia commerciale in ambito giudiziale.

Lo scontro giuridico tra la Apple Inc. e la Samsung Electronics Co. è iniziato di fronte alla Corte Californiana di San Josè, ma si è ben presto esteso per il mondo. Nel 2011 le due imprese si sono affrontate e si stanno in alcuni casi ancor oggi scontrando nei Tribunali di Seoul, Tokyo, Berlino, Mannheim, Parigi, Milano e persino presso le Corti Supreme australiane ed inglesi.

È noto che la svolta per l’azienda californiana fu il lancio dell’iPhone®3G, effettuato il 9 gennaio 2007; questo modello ha prevalso sugli altri divenendo un riferimento per tutti i dispositivi successivi. Quando la Apple Inc. lanciò il suo nuovo dispositivo questo rappresentava una rivoluzione in quanto univa in modo semplice ed intuitivo tre prodotti: un telefono cellulare, un riproduttore musicale ed un apparato di comunicazione Internet.

L’azienda della mela ha da sempre visto la tutela brevettuale come arma per la difesa della propria quota di mercato e, come indicato sopra, è sempre ricorsa alla registrazione di ogni avanzamento tecnologico; per questo, dopo numerose dichiarazioni in tal senso, nell’aprile del 2011 ha azionato la protezione dei propri ritrovati citando in giudizio l’azienda coreana per aver violato molteplici brevetti.

La battaglia giudiziale ha occupato le due case produttrici per sette anni e per comprenderla completamente è necessario analizzare, sinteticamente, la protezione della proprietà intellettuale nel sistema giuridico degli Stati Uniti d’America. Questa è affidata prevalentemente al sistema federale, solo lo sfruttamento dei marchi può esser regolato anche a livello statale. Il Sistema Federale si compone di tre gradi di giudizio:

  • Tribunali Federali distrettuali (U.S. District Courts)
  • Corti di Appello Federali (U.S. Courts of Appeals)
  • Corte Suprema (U.S. Supreme Court)

Il primo grado di giudizio è stato aperto dalla citazione della Apple Inc. che denunciava la violazione di molteplici brevetti, la giuria alla fine di agosto ha condannato l’azienda coreana al pagamento di più di un miliardo di dollari per aver violato:

tre brevetti di utilità riguardanti:

  • il “Bounce-Back Effect” l’effetto di rimbalzo all’indietro che caratterizza i primi dispositivi della Apple Inc.(USP n. 7,469,381);
  • il “On-screen Navigation” che permette una facile navigazione sullo schermo dell’Iphone®3 G e 3GS (USP n.7,844,915);
  • il “Tap To Zoom” che consente d’ingrandire l’immagine dello schermo con il tocco delle dita (USP n.7,864,163);

tre brevetti di design relativi a:

  • la caratteristica forma sottile e rettangolare con gli angoli arrotondati dell’Iphone®3G e 3GS (D593,087);
  • il design dell’ipad (D504,889);
  • l’interfaccia grafica tipica del sistema Ios (D618,677 e D604,305);

un marchio di forma (3,470,983).[7]

Tale verdetto venne da subito criticato dalla Samsung Electronics Co. in quanto era ritenuto sproporzionato e eccessivamente gravoso per l’azienda. Tale istanza era avallata dalle dichiarazioni del capogiuria che permisero di dimostrare che la commissione nel primo procedimento fosse caduta in errore calcolando in maniera non conforme alle indicazioni date il danno che l’azienda coreana avrebbe dovuto risarcire.

Dietro mozione di Samsung Electronics Co. nel settembre del 2012 venne iniziato un nuovo procedimento limitato al solo calcolo corretto dei danni subiti dall’azienda californiana. In tale processo la giuria condannò il colosso coreano al pagamento di $ 639.403.248, ma ha anche ordinato un parziale nuovo processo per il calcolo dei restanti danni per il periodo nel quale Samsung Electronics Co. non aveva conoscenza dell’esistenza di alcuni brevetti rivendicati.

In questo terzo procedimento la giuria ha assegnato ad Apple Inc. $ 290.456.793 così la corte distrettuale ha confermato la seconda mozione proposta dall’azienda coreana. Il 6 marzo 2014 la Corte di San Josè ha definitivamente emesso sentenza a favore dell’azienda americana, appellata dalla concorrente.

La Corte d’Appello dei distretti del Nord California, il 18 maggio 2015, ha nuovamente rigettato la mozione fatta dalla Samsung Electronics Co., riguardante la erronea applicazione delle norme procedurali. Il Nono Circuito federale, al quale tale mozione era già stata sottoposta, aveva deciso di rigettarla in quanto non riscontrava una violazione di legge nella decisione della giuria. Infatti il verdetto del primo procedimento era errato solo riguardo l’ammontare del risarcimento in quanto i giurati, abusando della loro discrezionalità, nel calcolarlo avevano considerato il danno tenendo conto il costo dell’intero dispositivo, così come richiesto dall’azienda californiana, e non per quanto effettivamente violato[8]. La corte distrettuale aveva riscontrato che l’errore della giuria fosse pregiudizievole, in quanto le norme date non erano state applicate in modo equo e corretto, per tale ragione venne ordinato un secondo procedimento adibito a correggere tale errore. La mozione reiteratamente presentata dalla Samsung Electronics Co. era invece basata sull’insufficienza dell’evidenza, e per tale ragione richiedeva l’annullamento e conseguente ripetizione dell’intero processo. La Corte d’Appello, riprendendo gli argomenti dalla Corte distrettuale, ha ritenuto che  l’accoglimento di tale richiesta sarebbe stato possibile solo se il verdetto fosse stato contrario all’evidenza, o almeno risultasse chiaro che la giuria fosse incappata in un errore gravoso, cosa che non era avvenuta nel procedimento in esame.

Esclusa quindi la possibilità di iniziare un nuovo processo la sentenza della Corte di Appello, ravvisando la violazione dei brevetti, come deciso in primo grado, ha ritenuto di approfondire la questione del marchio di forma e design. In particolare, la Apple Inc. accusava la Samsung Electronic Co. di aver copiato il design dei propri dispositivi (iPhone®3G e 3GS) e fondava tale rivendicazione su due differenti marchi.

Il primo, non registrato, riguardante l’aspetto del case del prodotto: un rettangolo con quattro angoli arrotondati con una superficie piatta e trasparente e un display incorniciato da bordi neri spessi alle estremità e sottili ai lati. Quando il device è acceso vi sono una fila di piccoli punti ed un quadrato pieno di colori ed icone con angoli stondati, mentre rimane immutato il bottone del dock.

Il secondo registrato presso l’Ufficio Federale dei Brevetti e Marchi n.3,470,983, invece, riguarda il design delle 16 icone del possibile iPhone® home screen,un display rettangolare con angoli stondati, margini argentati su uno sfondo nero[9]. La Corte d’Appello ha sostenuto che in primo grado questi non fossero stati giustamente valutati avendoli trattati congiuntamente, e quindi ha ritenuto che vi fosse la necessità di ridiscutere la sentenza di primo grado su questo punto.

Nel verdetto appellato la giuria si era affiancata al Lanham Act, ravvedendo la somiglianza tra i prodotti della ricorrente e resistente, mentre il secondo riesame, effettuato dalla Corte d’Appello, si è basato maggiormente sulle norme del Nono Circuito Federale in ambito brevettuale. Secondo la giurisprudenza del distretto “il marchio è la totalità degli elementi attraverso i quali il prodotto o servizio si presenta o comunque è composto”[10]. In sostanza, il marchio serve per identificare l’origine del prodotto e in tal senso la sua protezione promuove la competizione; d’altro canto la garanzia di un monopolio perpetuo per la protezione dell’aspetto dev’essere limitata agli elementi che non si ritengono funzionali al suo stesso utilizzo. Considerato che l’aspetto di un prodotto è funzionale se questo è essenziale al suo uso o scopo o se questo condizioni il costo o la qualità dello stesso,[11] la Corte di appello ha parzialmente modificato il primo verdetto, ritenendo violato l’aspetto esterno del prodotto, tutelato dal marchio non registrato, in quanto lo stesso non ha aspetti utilitaristici. Secondo la Corte, però, non vi è stata contraffazione del marchio ‘983 in quanto questo, sebbene di per se non sia funzionale, racchiude nel complesso un insieme di parti funzionali, le uniche che di fatto sono state riprese dalla Samsung Electronics Co. nel proprio dispositivo. La Corte ha quindi ravvisato che non vi sia stata contraffazione del brevetto medesimo, in quanto la somiglianza dell’interfaccia grafica dell’ home screen, riscontrata sin dall’inizio dalla giuria, riguarda solo le parti funzionali. In conclusione, la Corte d’Appello ha condannato la Samsung Electronics Co. al versamento di più di 399 milioni di dollari quale indennizzo per i brevetti e marchi violati.

Ancora una volta l’azienda coreana ha scelto di appellare la decisione della giuria poichè non riteneva equamente applicata la norma riguardante la liquidazione dei danni derivanti dalla contraffazione, arrivando di fronte alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Questa il 6 dicembre 2016 ha ripreso la decisione della Corte d’Appello limitatamente alla violazione dei brevetti di design sulla base della sezione 289 del Patent Act. In particolare, i giudici della Corte si sono concentrati sul calcolo dei danni perchè in maniera erronea la Corte d’Appello aveva nuovamente identificato lo smartphone come un unicum, e non come un insieme di componenti separate, in quanto il consumatore finale può comprare solamente il prodotto finale e non le sue parti integranti. A seguito di tale riscontro la Corte ha parzialmente rovesciato il verdetto della Corte d’appello, rimettendo la questione nuovamente di fronte alla Corte Federale distrettuale di san Josè, per un ultimo e definitivo regolamento della questione.

Dopo sette anni di disputa giudiziale nelle more dell’ultimo processo, di fronte all’ormai noto giudice Lucy Koh, le due aziende probabilmente spinte dal fatto che i brevetti su cui si basava la disputa erano oramai divenuti vetusti e non più utili dal punto di vista economico, hanno scelto di firmare un accordo stragiudiziale. In tale contratto, rimasto riservato tra le parti, sembra che l’azienda coreana si sia impegnata a versare 539 milioni di dollari, ponendo fine a questa controversia che ha visto scontrarsi i principali protagonisti del mercato. In questi numerosi processi le due società si sono strenuamente battute depositando numerosi controricorsi ed istanze e dimostrando anche le diverse politiche aziendali. Il giudizio è stato intriso di un aspetto ideologico che talvolta ha messo da parte l’aspetto puramente giuridico ed ha elevato tale conflitto ad una questione di principio, come si evince dalle numerose dichiarazioni dei rappresentanti di entrambe le aziende.

[1]”Nokia vs. Apple: the in-depth analysis”. Engadget.com. Retrieved January 5, 2012

[2]Sebbene alcuni scontri giudiziari si sino conclusi con accordi tra le imprese

[3]https://en.wikipedia.org/wiki/Smartphone_patent_wars

[4]Percentuali riportate dal sito StatCounter

[5]Walter Isaacson, Steve Jobs, 2017

[6]Dati riportati da IFI CLAIMS Patent Service

[7]“The infringed design patents are U.S. Design Patent Nos. D618,677 (“D’677 patent”), D593,087 (“D’087 pa- tent”), and D604,305 (“D’305 patent”), which claim certain design elements embodied in Apple’s iPhone. The in- fringed utility patents are U.S. Patent Nos. 7,469,381 (“’381 patent”), 7,844,915 (“’915 patent”), and 7,864,163 (“’163 patent”), which claim certain features in the iPhone’s user interface. The diluted trade dresses are Trademark Registration No. 3,470,983 (“’983 trade dress”) and an unregistered trade dress defined in terms of certain elements in the configuration of the iPhone.”  Court of Appeal for the Federal Circuit case 14-1335

[8]Theme Promotions, Inc. v. News Am. Mktg. FSI, 546 F.3d 991, 999 (9thCirc. 2008)

[9]Court of Appeal for the Federal Circuit case 14-1335

[10]Stephen W. Boney, Inc. v. Boney Servs., Inc., 127 F.3d 821, 828 (9thCirc. 1997)

[11]Inwood Labs., Inc. v. Ives Labs., Inc. 456 U.S. 844, 850 n.10 (1982)

BIBLIOGRAFIA

Court of Appeal for the Federal Circuit, case 14-1335

Supreme Court of the United States, n.15-777

IPR Desk di New York, Il Sistema Giudiziario e Amministrativo negli USA in materia di P.I., 2010

Walter Isaacson, Steve Jobs, 2017

https://en.wikipedia.org/wiki/Smartphone_patent_wars

https://www.ificlaims.com/rankings.htm

Dott.ssa Nicoletta Cosa

Nicoletta Cosa si è laureata in Giurisprudenza presso La Sapienza Università di Roma nel novembre 2017. Sta proseguendo gli studi partecipando al Master in diritto della Concorrenza ed Innovazione presso la Luiss School of Law. Attualmente è anche praticante presso un prestigioso studio legale della capitale.

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