sabato, Aprile 20, 2024
Uncategorized

La trasformazione digitale dell’industria (ri)assicurativa

a cura di Luca Cristalli

 

Introduzione 

L’industria (ri)assicurativa sembra aver intrapreso il processo di trasformazione digitale più lentamente rispetto ad altre. Le ragioni possono essere molteplici: in primis, il mercato (ri)assicurativo si svolge prevalentemente “dietro le quinte” rispetto ad ogni altra attività commerciale. Per definizione, infatti, l’assicuratore interviene in una fase preventiva per limitare il rischio di esposizione dell’impresa ed, eventualmente, in una fase successiva qualora dovesse verificarsi l’evento dannoso e dovesse pervenire, da parte dell’assicurato, la conseguente richiesta di risarcimento.

In secundis, il ruolo dell’assicuratore è relativamente nascosto agli occhi dei più e, per questo, meno sotto la luce dei riflettori rispetto ad aziende che sono costrette a innovare costantemente agli occhi dei propri clienti per poter rimanere sul mercato e risultare competitive ed appetibili ai loro occhi.

Ciononostante, è bene ricordare come il ruolo dell’industria (ri)assicurativa sia essenziale ai fini della tenuta del mercato stesso:

  1. Le assicurazioni di prima istanza riducono l’impatto di eventi dannosi per gli individui e per le imprese. I grandi gruppi assicurativi come Generali, Zurich, ecc. consentono alle imprese di ridurre il rischio di bancarotta al verificarsi di tali eventi. Spesso, inoltre, permettono l’accesso al mercato in quanto essere assicurati è un obbligo di legge per numerose categorie professionali o settori industriali.

  2. Le riassicurazioni (o assicurazioni di seconda istanza) riducono a loro volta l’impatto di eventi dannosi per le assicurazioni di prima distanza. Sono, in sostanza, gli assicuratori degli assicuratori. I grandi gruppi come Swiss Re, Munich Re, ecc. operano inoltre su diversi fronti e arrivano persino ad assicurare direttamente Governi di vari Stati contro calamità naturali ed eventi catastrofici.

Il mercato (ri)assicurativo è inoltre estremamente regolamentato1; lo spazio per manovre innovative si scontra spesso con un quadro normativo stringente e poco incline al cambiamento.

Prossimi scenari

Sicuramente le aziende (ri)assicurative hanno già sviluppato avanzati strumenti tecnologici per una più corretta determinazione del rischio. Del resto, il business ruota intorno alla capacità di prevedere, con la miglior accuratezza possibile, il verificarsi di un evento dannoso e le conseguenze dello stesso.2 Per raggiungere questo obiettivo, da anni le aziende si affidano a complessi modelli matematici, semi-automatizzati, in grado di calcolare un determinato rischio e tenere in considerazione molteplici parametri.3

Dove invece rimangono ampi spazi di miglioramento è nella gestione documentale ed in particolare nell’attività di contract review4. In questo contesto, lo sviluppo di un software di contract semi-automation porterebbe indubbiamente alla riduzione degli errori umani commessi durante il processo di revisione documentale.

Gli underwriter5 (termine che in italiano viene tradotto in maniera non accuratissima come assicuratore) sono i soggetti che si occupano della valutazione del rischio, della negoziazione e della scrittura dei contratti ma non posseggono necessariamente una formazione legale.
Spesso, infatti, sono esperti di diversi ambiti legati alla valutazione del rischio oggetto del contratto (ad esempio ingegneri nucleari, fisici, geologi, ecc.) e non è possibile sottoporre ad un team legale ogni contratto stipulato dalla (ri)assicurazione per ragioni di contenimento dei costi e delle tempistiche dettate dal business.


Data l’imponente mole di contratti che le compagnie (ri)assicurative producono ogni anno, il fattore umano è sicuramente la prima causa di errore nel processo di revisione. Occorre precisare come la maggior parte dei contratti (ri)assicurativi abbia infatti una durata limitata (generalmente da uno a tre anni) e siano frequentemente soggetti a rinegoziazione e rinnovo. Si tratta di un’attività che richiede attenzione e che deve essere svolta per ogni contratto.
Un linguaggio inappropriato nel contratto espone la compagnia (ri)assicurativa a rischi potenziali in merito alle richieste di risarcimento dei clienti, aumenta il numero di casi che dovranno essere decisi in tribunale e, conseguentemente, i costi.

Un’impresa, per definizione, cerca di massimizzare il profitto contenendo i costi. L’implementazione di software in aiuto degli underwriter cerca dunque di ridurre l’impatto del fattore umano negli errori durante il processo di contract review e/o contract analysis.

Le principali caratteristiche di questi software saranno:

  • Una funzionalità di comparazione in tempo reale tra due (o più) documenti che permetta di individuare le sole differenze lessicali/di layout, evidenziando le differenze. Ad esempio, il software sarà in grado di riconoscere eventuali date diverse, indirizzi delle imprese coinvolte, importo dei premi, scadenze, ecc. fino alla singola lettera. L’idea è quella che un contratto A non sia uguale al contratto B e che le differenze tra A e B siano immediatamente sottoposte all’attenzione dell’underwriter per poter essere analizzate ed eventualmente corrette. Questa funzionalità chiaramente diventa estremamente utile durante il processo di renewal dei vari contratti, dove contratti quasi identici devono essere controllati riga per riga, parola per parola.

  • Una funzionalità di analisi del contenuto del contratto in oggetto rispetto ad un database di clausole approvate/utilizzate in precedenza dalla compagnia (ri)assicurativa. In sostanza si tratta di un “tesoretto” di clausole di buona qualità con il quale verrà confrontato il contratto in oggetto per capire se le clausole presenti nel contratto necessitino di aggiustamenti. Le clausole del “tesoretto” saranno commentate da professionisti legali per portare all’attenzione dell’underwriter i rischi connessi a quel determinato linguaggio.

  • L’analisi degli elementi essenziali del contratto da parte del software, che sarà in grado di determinare la presenza o l’assenza degli stessi e determinarne la compliance rispetto ai rigidi standard dettati dalla legge vigente o dalla compagnia (ri)assicurativa stessa.

  • Una funzionalità di semantica che sia in grado di rilevare differenze nel significato delle parole e delle frasi, soprattutto delle diverse accezioni nel contesto giuridico. Si tratta sicuramente della funzione più complessa da sviluppare.

  • La possibilità di eseguire dei nuovi draft contrattuali partendo da un database di template.

  • L’integrazione completa di queste funzionalità nei software di workflow degli underwriter. Una versione stand-alone del software è comunque possibile.

Conclusione

È utile ricordare come esistano già diversi prodotti sul mercato che siano in grado di fornire in tutto o in parte queste funzionalità ma le peculiarità dell’industria (ri)assicurativa sembrano indurre i leader del settore a prediligere lo sviluppo interno di tali software piuttosto che fare ricorso all’esternalizzazione.

In particolare, la protezione dei dati aziendali e dei clienti contenuti nei contratti sembra essere il driver principale per questa scelta.

1 Si prenda ad esempio il codice delle assicurazioni private in Italia – https://www.ivass.it/normativa/nazionale/primaria/Cap.pdf

2 Paasch M., Pozzo V. “Cosa aspettarsi dal mercato assicurativo nel 2021?” – Willis Towers Watson

3 I principali trend del setore assicurativo italiano -L’andamento del mercato assicurativo italiano tra novità regolamentari, impatti operativi e digital transformation. https://home.kpmg/it/it/home/insights/2021/02/mercato-assicurativo-italiano-trend-2021.html

4 Chudleigh A., “What is Automated Contract Review?” https://www.thoughtriver.com/resources/what-is-automated-contract-review

Lascia un commento