lunedì, Maggio 27, 2024
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Le ritorsioni come risposta all’illecito internazionale: il caso Skripal

Uno dei modi di cui l’ordinamento internazionale dispone al fine di sanzionare comportamenti illeciti degli Stati è l’adozione di atti non amichevoli che non costituiscano violazione di norme internazionali: si tratta delle cd. ritorsioni.

Il tema è oggi più che mai attuale, in considerazione dell’espulsione massiccia di diplomatici russi dalle relative sedi diplomatiche nazionali seguite al clamore suscitato dal cd. “affare Skripal”.

Il fatto

Sergej Skripal e sua figlia Yulia (66 e 33 anni), sono stati colti da un malore il 4 marzo poco dopo aver abbandonato il loro domicilio a Salisbury, nel sud dell’Inghilterra. La diagnosi ospedaliera non ha tardato molto nel riconoscere nell’avvelenamento doloso da agente nervino la causa dell’intossicazione. La sostanza chimica, di origine e sviluppo notoriamente e provatamente russo, è stata rinvenuta sul portone d’ingresso degli Skripal con cui essi sono venuti a contatto.

Agente doppiogiochista dei servizi militari russi, Sergej aveva consegnato ai servizi segreti britannici le identità di decine di agenti del proprio Paese sotto copertura in Europa, nonché rilevanti informazioni sull’intelligence militare russa; per questo era stato accusato di alto tradimento. L’ipotesi che dalla Russia qualcuno abbia voluto fermarlo o vendicarsi è sicuramente realistica[1]; Theresa May stessa definisce tale connessione come “highly likely”, altamente probabile[2].

Le conseguenze

Nonostante l’impossibilità di una prova piena dell’appartenenza russa della sostanza tossica – l’OPAC, ovvero l’Organizzazione sulla proibizione delle armi chimiche [3], non ha effettuato ispezioni in quanto ritenute troppo “conflittuali” – i sospetti sulla responsabilità Mosca si sono rivelati così solidi e indiscutibili da causare un’energica ondata di espulsioni di 139 agenti diplomatici russi dalle sedi diplomatiche europee (73 agenti – di cui 23 solo nel Regno Unito), americane (60 agenti), canadesi ed australiane (6 agenti).

Non essendo stata colta “con la pistola fumante”, alla Russia non sono state applicate le normali sanzioni contro gli illeciti, bensì delle mere ritorsioni, ovvero comportamenti soltanto inamichevoli corrispondenti a condotte – in questo caso politiche – lecite che costituiscono reazioni a un torto commesso dal soggetto cui sono rivolte[4].

Le azioni attribuite al Cremlino sarebbero altresì al riparo da eventuali risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, potendo la Russia porvi il veto. È importante inoltre ricordare come si parli in questi casi di violazione della norma sull’uso della forza, e non di “attacco armato”, in quanto questo giustificherebbe un’azione di legittima difesa da parte dello Stato leso ai sensi dell’art. 51 della Carta ONU. L’avvelenamento degli Skripal, così come l’assassinio di altre spie russe in territorio estero (basti pensare al caso Litvinenko[5]) avrebbe infatti violato più articoli della Carta ONU, tra i quali ricordiamo:

  • L’art. 1 comma 1, secondo cui fine delle Nazioni Unite è il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale;
  • L’art. 2 comma 4, secondo cui gli Stati membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza in qualunque maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite.

L’art. 41 infine consente al Consiglio di Sicurezza di invitare i membri delle Nazioni Unite ad applicare misure quali la rottura delle relazioni diplomatiche.

L’art. 9 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche stabilisce che in qualsiasi momento e senza dare alcuna spiegazione lo stato accreditatario possa dichiarare il diplomatico “persona non grata”. Se questi non lascia il territorio entro il tempo stabilito, lo stato accreditatario non gli riconoscerà più lo status diplomatico e le relative immunità. La procedura è abbastanza innocua sotto il profilo del diritto internazionale. Ovviamente il giudizio è diverso sotto quello politico e nel clima di quasi Guerra Fredda che si va instaurando in Europa: si tratta di espulsioni di “massa”, cui la Russia ha reagito con analoghe misure[6].

Queste misure che, a un primo sguardo, parrebbero non dimostrare alcun collegamento con il fatto concreto venuto in essere, costituiscono in realtà un pretesto per incrinare le relazioni politiche già fragili con la Russia, a livello non solo europeo, ma mondiale. Stando a quanto ribadito dal Segretario Generale della NATO, infatti, l’espulsione dalla stessa organizzazione di sette funzionari russi costituirebbe “a clear and very strong message that there was a cost to Russia’s reckless actions[7]”.

[1] A. Scott, “Caso Skripal, tutti i dubbi sulla colpevolezza di Mosca” – Il Sole 24 Ore (http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-04-07/caso-skripal-tutti-dubbi-colpevolezza-mosca-145603.shtml?uuid=AEOsJcUE)

[2] A. Cowburn, “Theresa May says it’s ‘highly likely that Russia was responsible’ for poisoning spy Sergei Skripal” – The Independent (https://www.independent.co.uk/news/uk/politics/theresa-may-russia-poisoning-spy-nerve-agent-sergei-skripal-salisbury-elections-crimea-a8252381.html)

[3] http://www.iusinitinere.it/la-convenzione-internazionale-le-armi-chimiche-5462

[4] S. Marchisio, “Corso di diritto internazionale”, Giappichelli, 2014

[5] A. Wigglesworth, “Cos’è il caso Litvinenko”, Internazionale (https://www.internazionale.it/notizie/2016/01/21/caso-litvinenko-date)

[6] N. Ronzitti, “L’affare Skripal e l’imparziale accertamento dei fatti” – Affari Internazionali (http://www.affarinternazionali.it/2018/03/affare-skripal-accertamento-fatti/)

[7] P. Wintour, J. Borger, “Nato expels seven staff from Russian mission over Skripal poisoning” – The Guardian (https://www.theguardian.com/uk-news/2018/mar/27/russia-to-respond-harshly-to-us-expulsion-of-diplomats)

Silvia Casu

Silvia Casu, nata a Varese nel 1995, ha conseguito il diploma di maturità in lingue straniere nel 2014, che le ha permesso di avere buona padronanza della lingua inglese, francese e spagnola. Iscritta al quinto anno preso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Milano Statale, ha sviluppato un vivo interesse per la materia internazionale pubblicistica e privatistica, nonché per la cooperazione legale comunitaria, interessi che l'hanno portata nel 2017 ad aprirsi al mondo della collaborazione nella redazione di articoli di divulgazione giuridica per l'area di diritto internazionale di Ius in Itinere. Attiva da anni nel volontariato e nell'associazionismo, è stata dal 2014 al 2018 segretaria e co-fondatrice di un'associazione O.N.L.U.S. in provincia di Varese; è inoltre socio ordinario dell' Associazione Europea di Studenti di Legge "ELSA" , nella sezione locale - Milano.

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