sabato, Maggio 25, 2024
Criminal & Compliance

Social network e molestie online: il Metaverso come nuovo “locus commissi delicti”?

  1. Il Metaverso

Lo scorso ottobre Mark Zuckemberg annunciava il cambiamento che coinvolgeva le sue aziende: difatti l’azienda Facebook cambia il suo nome in Meta ed è da qui che si inizia a parlare di Metaverso. Il Metaverso, come si è letto in questi mesi sui giornali, è “una terza dimensione ibrida in cui l’online e offline si completano a vicenda e creano una realtà che va oltre l’immaginazione”[1].

L’obiettivo del Metaverso[2] è quello di far vivere delle esperienze coinvolgenti, comprese a quelle persone che nel mondo reale non potrebbero trovarsi nella stessa città per ragioni geografiche e soprattutto dà la possibilità a questi di vivere delle emozioni che nella realtà difficilmente potrebbero provare.

Gli elementi che caratterizzano il Metaverso sono:

  • La persistenza, lo spazio non può concedersi pause;
  • Il tempo reale, gli utenti fruiscono dei loro contenuti in simultanea;
  • Nessun limite di connessione, non vi è un massimo di utenti pronti a connettersi contemporaneamente;
  • L’economia autonoma e indipendente, ove è possibile trovare qualsiasi tipo di prodotto necessario agli utenti;
  • L’esperienza che unisce il mondo fisico a quello virtuale;
  • Interoperabilità tra dati e informazioni che gli utenti possono scambiarsi;
  • Le infinite possibilità da provare e infiniti contenuti da sfruttare[3].

Il Metaverso, invero, è un luogo al quale si accede virtualmente tramite un proprio ologramma, il quale, anche in ottica non troppo futura, permetterà altresì ai lavoratori di recarsi in ufficio e pianificare delle riunioni, rinunciando alle lungaggini e ai ritardi dovuti al traffico e ad altri mezzi di trasporto: insomma si potrà pensare ad un nuovo modo di lavorare in smart working.

Seppur vero che questa nuova realtà faciliterà i rapporti umani e migliorerà, in un certo senso, lo stile di vita di alcuni di noi, non lo si può considerare un vero e proprio locus amoenus, in quanto, anche in questa nuova realtà si è visto l’insorgere di fattispecie criminali, primo tra tutti di un’ipotesi di reato p.p. ai sensi dell’art. 609 bis c.p.

  1. Il palpeggiamento e le molestie sui social

Il Metaverso, purtroppo, non potrà essere considerato un’isola felice nella quale non si perfezioneranno delle fattispecie criminali, invero, proprio ad un evento inaugurale di questo nuovo universo è stato denunciato da un’utente un palpeggiamento avvenuto dinanzi ad una platea di persone che aizzavano il palpeggiatore anziché bloccarlo.

Orbene, quanto è accaduto non è troppo lontano da quanto accade nella realtà fisica, o anche detta “normale”: in tale ipotesi, tuttavia, come è noto si procederà, nel caso in cui la giurisdizione fosse italiana, ad un’incriminazione ai sensi e per gli effetti dell’art. 609 bis c.p.; nel caso che ci occupa, invece, come è possibile regolare un reato consumato in un’altra dimensione?

È palmare che questa nuova dimensione abbisogna di un proprio ordinamento giuridico o, quantomeno, che consenta alle Autorità Competenti, di regolare e redimere qualsivoglia controversia che possa esservi in uno spazio non regolato dai nostri codici “tradizionali”, lo stesso Zuckemberg è consapevole di questa necessità[4].

Per ora, data la mancanza di un sistema legislativo atto a regolare il Metaverso, risulterà necessario fare riferimento ai principi del nostro codice penale letti in combinato disposto alle leggi che regolano la privacy, al fine di ottenere nell’immediato una prima tutela.

Tuttavia, come già suggerito da due ricercatrici della University of Washington, sarebbe opportuno ideare una “Safe Zone” la quale banni l’utente “molestatore” dalla realtà virtuale, per rendere non soltanto più sicura la realtà virtuale, ma anche accessibile agli utenti senza alcuna preoccupazione che possa riguardare l’astratta possibilità di vedersi vittima di un reato.

La nascita del Metaverso, si deve purtroppo ammettere, non fa altro che evidenziare le carenze del nostro sistema legislativo il quale non ha acquisito una vera consapevolezza di quelli che possono essere le fattispecie criminali che si perfezionano online e di cui, purtroppo, vi è ancora un vuoto legislativo.

Se il nostro sistema risulta essere carente, o comunque in via di espansione per ciò che riguarda i reati come il cyberbullismo o il riciclaggio di denaro nel dark web, sicuramente dovrà velocizzare e dare una spinta legislativa volta a tutelare anche le fattispecie criminali che si perfezioneranno in questa nuova realtà.

 

[1] CARRA’, Facebook cambia nome e diventa Meta. Zuckemberg: “Si apre una nuova era”, Forbes Italia, 21.10.2021, disponibile al link https://forbes.it/2021/10/29/facebook-cambia-nome-meta-zuckerberg-nuova-era-metaverso/

[2] BALL M., The Metaverse: what it is, where to find it, who will build it, and Fortnite, https://www.matthewball.vc/all/themetaverse

[3] NEWTON C., Mark in the Metaverse. Facebook’s CEO on why the social network is becoming ‘a metaverse company’, https://www.theverge.com/22588022/mark-zuckerberg-facebook-ceo-metaverse-interview;

[4] Necessaria sarà l’elaborazione di regole di governance che consentano ai fruitori del servizio elaborato da Meta di non trasportarsi in una realtà priva di regole, ma che abbia un proprio apparato governativo volto altresì a redimere questioni e controversie che avranno luogo in rete.

Maria Elena Orlandini

Avvocato, finalista della II edizione della 4cLegal Academy, responsabile dell'area Fashion Law e vice responsabile dell'area di Diritto Penale di Ius in itinere. Maria Elena Orlandini nasce a Napoli il 2 Luglio 1993. Grazie all’esperienza di suo padre, fin da piccola si appassiona a tutto ciò che riguarda il diritto penale, così, conseguita la maturità scientifica, si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi del Sannio. Si laurea con 110 e lode il 20 Marzo 2018 con una tesi dal titolo "Mass Media e criminalità" seguita dai Proff. Carlo Longobardo e Prof. Felice Casucci, in cui approfondisce il modus attraverso il quale i social media e la tv siano in grado di mutare la percezione del crimine nella società. Nel 2019 ha conseguito con il massimo dei voti il Master di II livello in Giurista Internazionale d'Impresa presso l'Università degli Studi di Padova - sede di Treviso, specializzandosi in diritto penale dell'economia, con una tesi dal titolo "Il reato di bancarotta e le misure premiali previste dal nuovo Codice della Crisi di Impresa", sotto la supervisione del Prof. Rocco Alagna. Nel giugno 2020 ha superato il corso di diritto penale dell'economia tenuto dal Prof. Adelmo Manna, professore ordinario presso l'Università degli Studi di Foggia, già componente della commissione che ha varato il d.lgs. 231/2001. All'età di 27 anni consegue l'abilitazione all'esercizio della professione forense presso la Corte d'Appello di Venezia. Dal 2019 segue plurimi progetti legati al Fashion Law e alla proprietà intellettuale, prediligendone gli aspetti digital in tema di Influencer Marketing. Nel 2020 viene selezionata tra i cinque giovani talenti del mercato legale e partecipa alla seconda edizione della 4cLegal Academy, legal talent organizzato dalla 4cLegal, visibile sul canale BFC di Forbes Italia, su Sky. Nel 2022 si iscrive al corso di aggiornamento professionale in Fashion Law organizzato dall'Università degli Studi di Firenze. Passione, curiosità, empatia, capacità di visione e self control costituiscono i suoi punti di forza. Collabora per le aree di Diritto Penale e Fashion Law & Influencer marketing di Ius in itinere. email: mariaelena.orlandini@iusinitinere.it

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