giovedì, Maggio 30, 2024
Uncategorized

Un piano per affrontare la crisi nell’Unione Europea

Un piano per affrontare la crisi nell’Unione Europea.

Lo scorso 23 aprile, il Consiglio Europeo ha adottato una tabella di marcia[1] comune per delineare i punti della ripresa economica dopo l’emergenza Covid-19 secondo i principi di solidarietà, coesione e convergenza.

Tali punti sono: un mercato unico pienamente funzionante, un investimento senza precedenti, un’azione a livello mondiale e un sistema di governance efficace.

Quindi, il Consiglio Europeo concorda sulle conclusioni dell’Eurogruppo del 9 aprile[2]:  fondi per la sicurezza economica per i lavoratori, imprese ed enti sovrani e dotazione di Recovery Fund.

A tal proposito, il Consiglio Europeo ha chiesto che tali risorse siano operative per il 1° giugno. Inoltre, ha dato incarico alla Commissione Europea di elaborare una proposta globale di un pacchetto anti-crisi legato al Quadro Finanziario Pluriennale[3]: il bilancio europeo 2021-2027.

Antefatto

 

Nelle settimane precedenti al Consiglio Europeo, il Fondo Monetario Internazionale[4] ha stimato che il PIL mondiale si contrarrà del 3%. Nello specifico, nell’Eurozona questo dato si attesta al -7,5% con un impatto del -7% sulla Germania, -7,2% sulla Francia, -9,1% sull’Italia, -8% sulla Spagna e -10% sulla Grecia.

Ovviamente, tale divario acuirà anche le differenze in termini di occupazione tra Nord e Sud Europa: gli Stati forti saranno comunque colpiti, ma l’impatto sarà meno forte rispetto alla sponda mediterranea.

Da tutto ciò, si comprende lo stress test dei mercati, ovvero la speculazione, sui debiti sovrani del Sud Europa: l’indebitamento netto dei singoli Stati Membri non potrà che crescere e, di conseguenza, occorreranno politiche di sostenibilità del debito a livello statale e politiche di garanzia a livello europeo[5].

Gli esempi non sono a caso: la crisi da Covid-19 non è solo sanitaria ma anche economica e rischia, dunque, di approfondire il divario tra i paesi del Sud e Nord dell’Eurozona.

Ciò si riflette a livello politico nella sfida in sede europea per una monetizzazione del debito e/o uno strumento di reazione comune.

Da questo semplice dato, tuttavia, si comprende come parlare di “coesione” e “convergenza” nelle conclusioni del Consiglio Europeo sia solo un’espediente diplomatico. 

La politica monetaria

 

Occorre tenere in considerazione che i due strumenti europei, il SURE (Support to mitigate unemployment risks in emergency) e il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), opereranno concedendo prestiti ai Paesi. Di conseguenza, ne faranno lievitare il debito pubblico.

Sui mercati finanziari, la garanzia, al momento, è la Banca Centrale Europea. Come si è già avuto di argomentare[6], con la targeted longer-term refinancing operation, la Banca Centrale Europea sta fornendo liquidità a tassi negativi, de facto sussidiando le banche, a condizione che questi fondi siano veicolati alle piccole e medie imprese[7].

Inoltre, Francoforte ha rinnovato fino alla fine dell’anno gli acquisti di titoli sui mercati per un totale di 870 miliardi di €.

Ciò detto, le scelte di politica monetaria hanno due effetti: tengono bassi i rendimenti obbligazionari, ossia il costo del servizio del debito, e assicurano ai governi più deboli che le loro obbligazioni vengano acquistate sui mercati[8].

Tuttavia, la BCE non può finanziare direttamente gli Stati, essendo vietato dai Trattati, ma può acquistarne i titoli di Stato sul mercato secondario. Questo significa che per ottenere il sostegno della BCE, gli Stati devono avere accesso al mercato per emettere i titoli pubblici.

Quindi, gli acquisti della BCE consentono ai Paesi più indebitati di andare in deficit senza conseguenze sui differenziali dei titoli di Stato. Un piano che potrebbe anche superare i 1000 miliardi di €.

Infine, il 30 aprile, il Consiglio direttivo della BCE ha deciso di intraprendere sette ulteriori operazioni di rifinanziamento a lungo termine. Queste sono note come “pandemic emergency longer-term refinancing operations” (PELTROs).

Tali operazioni forniranno liquidità al sistema finanziario dell’area euro e contribuiranno a preservare il regolare funzionamento dei mercati dopo la scadenza delle operazioni di rifinanziamento a lungo termine di cui sopra. Tale misura andrà avanti fino al settembre 2021 e sono state condotte da marzo 2020. Controparti la partecipazione ai PELTROs potrà beneficiare delle misure di allentamento collaterale in atto fino alla fine di settembre 2021[9]

Nell’ambito del diritto dell’Unione Europea, si ricordi che la BCE non può comportarsi come prestatore di ultima istanza. Infatti, Francoforte compra titoli sui mercati secondari ma ha chiarito che, nel momento in cui, le agenzie di rating dichiareranno il declassamento del debito dei paesi del Sud a livello “junk bonds”, continuerà la sua operazione.

Francoforte sta derogando anche il criterio che le imporrebbe di non acquistare quote di debito superiore alla quota di capitale che uno Stato Membro detiene presso la Banca Centrale Europea. Un aspetto su cui a breve si pronuncerà la Corte Costituzionale tedesca. Ciò che potrà rimettere in discussione l’intera architettura dell’intervento monetario.

Da quanto scritto, si comprende la necessità in sede europea di creare strumenti nuovi per prevenire un drammatico dilemma: evitare una crisi finanziaria spendendo meno o rilanciare l’economia senza garanzie di sostenibilità del proprio debito sovrano. Uno stress economico – finanziario che pesa soprattutto al Sud.

E qui si innesta il discorso sul Recovery Fund.

Il Recovery Fund dell’UE

 

Il Consiglio europeo ha marcato una netta discontinuità rispetto al Recovery Fund. Se si pensa che fino a qualche settimana fa, la proposta di Parigi non era nemmeno sul tavolo, il passo in avanti è netto.

I capi di Stati e di governo, quindi, hanno dato mandato alla Commissione Europea di elaborare una proposta entro il 6 maggio. Ma il Consiglio tace rispetto ai dettagli.

Effettivamente, occorre quantificare l’ammontare del Fondo su cui si sono espressi alcuni leader europei ed esponenti della Commissione Europea, ma nulla di ufficiale.

Un altro nodo è lo strumento con cui finanziare il Fondo. La Commissione ha già annunciato che sarà aumentato il bilancio europeo.

Tuttavia, qui si innesta un altro problema. Bisogna aumentare la dotazione di bilancio – e si ricordi che questo è il primo bilancio senza il Regno Unito e quindi un grande contributore – perché l’1% del PIL di ogni Stato membro è chiaramente esiguo per dotare di miliardi di miliardi un Fondo del genere.

Un’altra idea è quella di usare il bilancio Ue come garanzia per una emissione comune di titoli tripla A, su cui quindi pagare un basso tasso di interesse. Si Quindi, si tratterebbe di un eurobond mascherato con lo stesso schema del piano SURE.

Infine, un altro aspetto problematico è come gestire il Fondo.

In effetti, occorre comprendere se sarà un sussidio o un prestito. E i due termini economici non sono affatto sinonimi. Se si trattasse di prestiti, ci ritroveremmo un aumento del rapporto debito/Pil dei paesi membri.

Se fossero sussidi o sovvenzioni sarebbero in sostanza a fondo perduto e senza condizionalità.

Infatti, la pandemia sta impattando come una crisi simmetrica sugli Stati membri incidendo su crescita e disoccupazione in maniera diseguale tra gli Stati.

Se si lega la quota del Fondo alla contrazione del PIL e all’aumento del tasso di disoccupazione, ai paesi più colpiti andrebbero più soldi. Sarebbe un criterio equitativo ma per alcuni potrebbe non essere una soluzione fondata sull’efficienza.

Ultima questione è il tempo: l’adozione del bilancio europeo richiede tempo perché occorre rispettare le scadenza del processo di co-decisione del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea dopo la proposta della Commissione Europea[10]. Ma la crisi non può aspettare.

Le conclusioni dell’Eurogruppo

 

Lo scorso 9 aprile, i ministri delle Finanze dell’Eurogruppo hanno raggiunto un compromesso sulla riposta economica al Covid-19[11].

Si tratta di un pacchetto di misure comuni di oltre 500 miliardi di euro, che dovrebbe superare i 1000 miliardi nei prossimi mesi.

All’Eurogruppo, si è giocato il futuro dell’UE e dell’Euro. Infatti, si è nuovamente assistito allo scontro Nord – Sud seppur con schieramenti inediti[12].

Da un lato, l’Italia e la Spagna hanno fatto asse con la Francia per lanciare un’emissione di Eurobonds ma nell’ambito della proposta francese del Recovery plan.

Dall’altro lato, Germania e Olanda hanno spinto per l’uso del fondo Salva Stati, il MES, con le stringenti condizioni del fondo medesimo.

Inoltre, la Commissione Europea, ha presentato il proprio piano SURE per mitigare gli effetti della disoccupazione.

Il compromesso ha visto il ricorso a tre strumenti: il MES versione light, ossia senza condizionalità, l’intervento della Banca Europea per gli Investimenti e il piano SURE.

L’uso del MES

 

Anzitutto, bisogna ricordare che il Meccanismo europeo di stabilità è un’organizzazione internazionale il cui obiettivo è la stabilità finanziaria della zona euro. La dotazione del fondo è di 704 miliardi di €.

Tuttavia, l’assistenza presuppone delle condizionalità, Quindi, gli Stati devono garantire le misure necessarie per la stabilità economico-finanziaria in virtù del principio della responsabilità delle finanze pubbliche.

Negli anni scorsi, il MES[13] ha attivato programmi di aggiustamento macroeconomico con Cipro, Irlanda, Grecia e Portogallo e un piano di ricapitalizzazione del settore bancario in Spagna. Interventi di miliardi di miliardi di € con la contropartita di riforme strutturali.

La conditio sine qua non per ricevere prestiti è la stipula di un memorandum d’intesa: ciò che definisce quali misure strutturali intraprendere per ridurre deficit/debito e spesa pubblica.

In effetti, quest’ultimo è stato il terreno di scontro Nord – Sud: Italia, Francia e Spagna su tutti sottolineavano, infatti, la natura sostanzialmente diversa della crisi odierna rispetto a quella per cui il MES e i suoi vincoli erano stati creati.

Per cui, il compromesso prevede che i paesi europei possano chiedere prestiti al MES, a tassi ben più bassi di quelli di mercato e con scadenze piuttosto lunghe, per un ammontare complessivo che non potrà superare i 240 miliardi di euro per sole spese sanitarie.

D’altro canto, su insistenza dei paesi del Nord, non si utilizzerà quindi l’intero ammontare del Fondo che supera i 400 miliardi. Ciascun paese, peraltro, non può accedere a crediti per un importo superiore al 2% del Pil: per l’Italia significa che non ci si potrà spingere oltre i 36 miliardi.

Nonostante ciò, si parla comunque di una sorveglianza rafforzata da parte della Commissione Europea sugli Stati che accederanno al Meccanismo. Non è una condizionalità ma senza dubbio è occorrerà prendere in considerazione eventuali suggerimenti “rafforzati” di Bruxelles.

Si tratta della prescrizione del Regolamento 472/2013, articolo. 2 comma 3:”Se uno Stato membro beneficia di assistenza finanziaria a titolo precauzionale da uno o più altri Stati membri o paesi terzi, dal MESF, dal MES, dal FESF o da un’altra istituzione finanziaria pertinente, quale l’FMI, la Commissione sottopone a sorveglianza rafforzata detto Stato membro”[14].

Le altre misure

 Il piano SURE della Commissione Europea potrà sbloccare fino a 100 miliardi di euro per integrare le Casse Integrazioni degli Stati Membri. Questi ultimi dovranno fornire garanzie nazionali fino a 25 miliardi di modo che la Commissione possa emettere bond tripla A, quindi molto affidabili per i mercati, sotto forma di prestiti a lungo termine.

Conti alla mano, un fondo piuttosto esiguo per l’intera UE. Nonostante ciò, si tratta di un contributo importante che procede verso una celata mutualizzazione del debito che verrà contratto dai singoli Stati.

Certo, occorre considerare anche il procedimento legislativo per l’adozione del piano: proposta della Commissione, navetta Parlamento Europeo e Consiglio e infine Parlamenti nazionali. Evidentemente, l’architettura istituzionale dell’UE mal si coniuga con le crisi simmetriche e asimmetriche. Ragion per cui, gli Stati spesso preferiscono il metodo intergovernativo.

Un ultimo strumento è il piano da 200 miliardi di € della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), sotto forma di prestiti, che darà respiro alle imprese, specie quelle medio-piccole.

Conclusioni

Il Consiglio europeo non ha preso in considerazione alcuna idea di monetizzazione dei deficit[15] né ha discusso la proposta italiana degli eurobonds[16].

L’unica conclusione, come si è scritto, è il Recovery Fund su cui ancora non si conoscono i dettagli: tipologia di fondo, strumento e fonti di finanziamento, erogazione degli importi, incidenza del debito pubblico, dotazione, tempistica.

Quindi, l’unica certezza che, ad oggi, ha l’Unione Europea è la BCE. Francoforte reggerà alle speculazioni finanziarie sui mercati fintantoché non avrà limitazione ai movimenti di capitale. Un eventuale freno monetario sottoporrà gli Stati più indebitati dell’Unione al rischio default, in considerazione del fatto che i titoli sovrani di quei Stati saranno considerati dalle agenzie di rating “titoli spazzatura”

 

 

[1] https://www.consilium.europa.eu/media/43414/20200421-a-roadmap-for-recovery_it.pdf

[2]https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2020/04/23/conclusions-by-president-charles-michel-following-the-video-conference-with-members-of-the-european-council-on-23-april-2020/

[3] https://www.consilium.europa.eu/it/policies/eu-budgetary-system/multiannual-financial-framework/

[4]

[5] Per approfondire: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/reagire-alla-crisi-piu-disoccupati-da-virus-nel-sud-europa-25803

[6] Per maggiori dettagli: https://www.iusinitinere.it/la-crisi-del-covid-19-e-la-risposta-dellunione-europea-26640

[7] Per maggiori dettagli, consultare il sito della Banca Centrale Europea ai seguenti link

https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2019/html/ecb.pr190912~19ac2682ff.en.html

https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2019/html/ecb.pr190606~d1b6e3247d.en.html

[8] Per maggiori dettagli sul Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP), consultare

https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2020/html/ecb.pr200318_1~3949d6f266.en.html

https://www.ecb.europa.eu/mopo/implement/pepp/html/index.en.html

[9] https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2020/html/ecb.mp200430~1eaa128265.it.html

[10] https://www.consilium.europa.eu/it/infographics/eu-budget-timeline/

[11] Per approfondire: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/laccordo-europeo-ai-raggi-x-tra-mes-sure-e-bei-25752

[12] Per approfondire: https://www.economiaepolitica.it/crisi-economica-coronavirus-italia-unione-europea-mondiale/debito-coronavirus-italia-unione-europea/

[13] Per approfondire: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/mes-cose-e-come-funziona-25385

[14] Per approfondire: https://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2013:140:0001:0010:IT:PDF

[15] Per approfondire: https://www.economiaepolitica.it/crisi-economica-coronavirus-italia-unione-europea-mondiale/monetizzazione-del-debito-pubblico-covid-19-chiarimenti-significato-signoraggio/

[16] Per approfondire: https://www.economiaepolitica.it/crisi-economica-coronavirus-italia-unione-europea-mondiale/recovery-fund-rischio-default/

Fonte immagine: https://trabajoderechouah.wixsite.com/misitio

Marco Di Domenico

Dottore in Studi Internazionali presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Appassionato di politica ed economia internazionale.

Lascia un commento