sabato, Aprile 13, 2024
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Blockchain: ambiti applicativi nel mondo del lusso e della moda

 Blockchain: ambiti applicativi nel mondo del Lusso e della Moda

A cura di Dott. Kristian Massimei

Il fenomeno Blockchain è sempre più attivo ed al centro delle numerose attenzioni da parte degli operatori del settore. Ma non solo: le industrie del Fashion e del Luxury si sono sin da subito mostrate attente[1] e pronte ad investire denaro[2], per una delle tecnologie più innovative del XXI secolo[3]. Per anni – se non per decenni – tale fenomeno era associato al progetto innovativo delle Bitcoin[4], oggi, si è compreso che tale strumento può essere utilizzato in tantissimi ambiti, nonchè settori, di fatto complementari.

Ma cosa si intende con il termine “Blockchain” ?

Facciamo un po’ di chiarezza. Con il termine Blockchain – secondo la canonica derivazione ad opera di Satoshi Nakamoto[5] – si intende un “database condiviso che permette di immagazzinare dati in forma estremamente sicura, creando un contesto di fiducia anche fra attori sconosciuti[6]”. Il vero punto di forza della Blockchain[7] sta nella sua struttura decentralizzata: nessuno la possiede realmente perché si trova su tanti dispositivi e server sparsi nel mondo. In questo modo si ha la sicurezza totale di quelle transazioni che a loro volta sono crittografate, autorizzate e verificate da utenti multipli e tracciate temporalmente con un timestamp. Visto e considerato che il mondo del Lusso e della Moda[8] riveste un particolare interesse worldwide, sarà utile – in tale sede – ripercorrere una breve panoramica della normativa di settore – attinente di converso al Fashion – e, in particolare modo, elencare alcuni ambiti, nei quali l’adozione della Blockchain potrebbe portare a dei vantaggi e/o soluzioni operativo-concrete.

Anzitutto, di emblematica importanza, in tal senso, è il documento “UAE Strategy for Artificial Intelligence (AI) 2031” predisposto nell’ottobre 2017 dal governo degli Emirati Arabi Uniti, nella parte in cui viene delineato un nuovo modello di “Smart Government”, basato sulla tecnologia Blockchain utilizzata per implementare l’efficienza e la qualità dei servizi pubblici erogati, grazie ad una significativa riduzione delle risorse sprecate a causa dei costi di transazione tradizionalmente previsti in tutti i settori e livelli governati[9]. Particolarmente interessanti risultano, altresì, gli interventi realizzati dal Governo Cinese che, nell’ambito della strategia “Made in China 2025”, diretta alla modernizzazione del settore industriale, incentiva in maniera particolarmente significativa il ricorso alla tecnologia IoT (“Internet delle Cose”) e all’intelligenza artificiale, come strumenti fondamentali da utilizzare nella produzione di beni e servizi imprenditoriali[10]. Nel panorama normativo Statunitense, è possibile focalizzare un crescente numero di interventi legislativi statali dedicati alla regolamentazione della tecnologia Blockchain[11]. Nello Stato del Connecticut, il Disegno di Legge n. 443 del 6 giugno 2018[12], ha istituito una task force di lavoro con il compito di formulare raccomandazioni funzionali a sviluppare un piano generale per favorire la crescita dell’industria Blockchain. Dello stesso tenore normativo è il Disegno di Legge n. 3613 presentato il 12 marzo 2018[13] dello Stato del New Jersey, con cui si stabilisce la creazione della “New Jersey Blockchain Initiative Task Force”, con il compito di individuare i vantaggi derivanti dall’uso della tecnologia Blockchain nelle operazioni di conservazione dei registri e di erogazione di servizi, mediante lo sviluppo di database distribuiti protetti da algoritmi crittografici.

Discorso a parte per l’Unione Europea; difatti, il Parlamento Europeo[14] ha riconosciuto la rilevanza della tecnologia Blockchain come strumento «che può democratizzare i dati e rafforzare la fiducia e la trasparenza», in quanto «rafforza l’autonomia dei cittadini» e migliora «l’efficienza dei costi delle transazioni eliminando intermediari e costi di intermediazione, oltre ad aumentare la trasparenza delle transazioni».

Nel nostro paese, timidamente, gli operatori del settore, sia dottrinali che non, hanno mosso i primi passi sul tema in oggetto. A tal proposito, è di significativa importanza l’adesione alla “Blockchain Partnership” di Bruxelles e il recente D.L. semplificazioni dello scorso 2019[15]. Fornita tale cornice di riferimento normativa, entriamo nello specimen di applicazione di siffatto strumento “DLT” nel settore rappresentato in epigrafe. C’è da rimarcare come il contesto Internazionale, nel quale le aziende della moda operano quest’oggi, è di rilevanza piuttosto complessa: competition[16], trasparenza[17], lotta alla contraffazione, nonché ormai il cruciale tema inerente la sostenibilità ambientale e sociale[18].

Ebbene, fatte queste debite premesse, vi sono alcuni ambiti in cui la Blockchain può procurare dei grossi vantaggi:

a. il tracciamento di beni di valore unici nel proprio genere (si pensi ai diamanti, articoli di moda handmade e personalizzati);
b. autenticità dei prodotti “Made in Italy”, con contestuali certificati di origine e di proprietà;
c. la piena trasparenza delle informazioni relativa alla catena di approvvigionamento e maggiore efficienza dei processi a lungo-catena;
d. valutazione del benessere dei lavoratori aziendali, nonché la condivisione delle informazioni a riguardo con il cliente finale[19];
e. in ultimo, il trasferimento, immediato e sicuro[20], della proprietà del bene fra le parti[21].

Per quanto sopra suddetto ed affermato, ne è piena riprova il lancio della piattaforma “Virgo[22]”. Come si dirà meglio infra, quest’ultimo “insieme a Luxochain, sono Pwc, Temera e Var Group le eccellenze di livello internazionale che contribuiscono, ciascuno con il proprio know-how, a dare vita a una soluzione integrata per tracciare la catena del valore e certificare l’autenticità dei beni di lusso dalla fase di acquisizione delle materie prime, alla produzione e vendita del bene, sino ai passaggi di proprietà sul second-hand market[23]”. Inoltre, si segnala che “la Blockchain non è solo sinonimo  […] [di] innovazione nei metodi di pagamento, [ma] rappresenta una discriminante decisiva per facilitare il processo di vendita e le esportazioni, dove canali di vendita online e offline si integrano sempre più in chiave Omnichannel. Secondo il Lanieri Fashion Tech Insights le criptomonete riguardano ancora una nicchia nel mondo degli online shopper italianiil 79% degli italiani dichiara di non possederle e di non esserne interessato – ma le possibilità che possano tra pochi anni avere un impatto importante sulle abitudini di acquisto nel mercato del lusso e della moda di alto profilo sono buone. 1 Millennial su 10, infatti, ha dichiarato che aumenterebbe i propri acquisti fashion sul web se potesse pagare con i bitcoin[24]”.

Certo è che il ponderato calo di fatturato, che ha colpito in larga parte i maggiori Retailers Internazionali, ha causato – e sta causando – una crisi mondiale a cui ci aspetta una risposta diretta, se non immediata, nella quale la Blockchain potrebbe portare un rimedio del tutto concreto (si pensi al c.d. settore dell’E-commerce e al tracciamento dei pagamenti).

Ora, vari siti Web di E-commerce – come Cyankart.com, che è diventato il primo portale di moda in India ad accettare Criptovalute come pagamento e Bitfash con sede in Cina, che offre prodotti di Zara, Mr.Porter e Forever 21 in cambio di Bitcoin – stanno iniziando ad “aprire la porta” dei loro negozi virtuali alle Criptovalute[25]. A tal proposito, la Blockchain potrà esser d’aiuto?

Sembrerebbe proprio di sì.

Pertanto, è bene sensibilizzare, sempre più, il tema agli operatori del diritto delle nuove tecnologie (ma non solo). Difatti, il connubio Blockchain – Fashion, è ancora in fase embrionale; ma chissà, se in futuro non troppo “smart”, ci troveremo ad utilizzare tale strumento con frequenza sempre più assidua ?

[1] Le tecnologie a registro distribuito (DLT) possono essere d’ausilio nel tracciamento della supply-chain, soprattutto se accompagnate da altri strumenti, quali la condivisione delle informazioni in modo aperto con i consumatori e un adeguato sistema di controlli sulla corrispondenza tra certificazioni e realtà.

[2] Difatti, rappresenta un mercato da $ 584.2 milioni di dollari nel 2018, destinato a toccare i $ 2,3 miliardi entro il 2021.

[3] La moda è da sempre un settore attento alle tendenze e abile nel prevedere il loro impatto futuro.

[4] Una criptovaluta è una valuta che si riferisce a tutte quelle che come base utilizzano la blockchain. Ce ne sono tante (Bitcoin, Litecoin, Digitalcoin, Peercoin, Ripple) e vanno pensate come delle valute straniere.

[5] Satoshi Nakamoto è lo pseudonimo dell’inventore della criptovaluta Bitcoin (codice: BTC o XBT). Il termine “Bitcoin” fa riferimento anche al software open source progettato per implementare il protocollo di comunicazione e la rete peer-to-peer.

[6] Forbes, “Blockchain a servizio del lusso”, https://forbes.it/2019/10/23/blockchain-lusso-virgo-certificare-autenticita-fashion/; difatti, In Italia, a portare questa tecnologia realmente nella vita quotidiana è stata Carrefour con la tracciabilità della filiera di qualità alimentare, come ci viene raccontato in sottofondo tutte le volte che entriamo in uno dei loro supermercati. La tracciabilità dei vari processi di produzione e la certificazione di originalità sono, appunto, uno degli ambiti in cui la Blockchain sta trovando il maggior numero di applicazioni.

[7] In tal senso, https://blog.advmedialab.com/blockchain-e-marketing.

[8] I vantaggi della Blockchain nell’industria della moda iniziano ad essere noti anche ai non addetti ai lavori. Secondo il Lanieri Fashion Tech Insights 2018, uno studio commissionato a Istituto Piepoli da Lanieri – e-commerce di abiti maschili su misura Made in Italy – circa 1 italiano su 5 pensa che la blockchain contribuirà a garantire l’originalità di un capo e prevenire la contraffazione (18% del campione) e aiuterà a verificare la provenienza dei materiali (19%) in https://www.techeconomy2030.it/2018/12/24/blockchain-un-alleato-per-la-moda-made-in-italy/.

[9] Agenda digitale, “Blockcahin: le principali normative nazionali al mondo”, https://www.agendadigitale.eu/documenti/normativa-blockchain-le-principali-iniziative-nazionali/

[10] Ibidem

[11] Secondo l’Harvard Business Review, la blockchain è un registro pubblico e distribuito che registra le transazioni tra due parti in modo efficiente, verificabile e permanente.

[12] Come da collegamento allegato.

[13] Come da collegamento allegato.

[14] Con la Risoluzione del 3 ottobre 2018,  “Sulle tecnologie di registro distribuito e Blockchain: creare fiducia attraverso la disintermediazione”. A tal fine, viene auspicato l’adeguamento del quadro giuridico-normativo vigente a tali innovazioni, per assicurare la “certezza del diritto” e “il rispetto del principio della neutralità tecnologica”, mediante la definizione di strategie finalizzate ad incrementare il livello delle competenze digitali e favorire la diffusione generalizzata di tale tecnologia.

[15] Si veda, Agenda digitale: https://www.agendadigitale.eu/documenti/al-via-la-blockchain-revolution-ecco-tutte-le-novita-e-cosa-si-potra-fare/

[16] Le applicazioni blockchain consentiranno inoltre ai designer e stilisti di documentare ogni fase del processo creativo, fornendo una prova inalterabile in caso di controversia. Chi concede in licenza i propri disegni o brand potrà utilizzare la tecnologia blockchain per tenere traccia dei pagamenti delle vendite e delle royalty, analogamente a quanto già avviene per l’industria musicale.

[17] Questo collegamento online-offline offre anche enormi opportunità per una supply-chain più trasparente. Ogni volta che un prodotto cambia mano, infatti, il passaggio viene registrato sulla blockchain. Questo consente di rendere nota la provenienza di un oggetto e delle materie prime di cui è composto. In questo modo, sarà riconosciuto il giusto valore a quei prodotti che vengono ideati e realizzati al 100% in Italia  e non solo assemblati.

[18] In tal senso, si veda Inno, . Difatti, i millennials si stanno gradualmente allontanando dal mercato del fast fashion; non sono più attratti come un tempo dai prezzi stracciati e varietà dello stesso e spesso legata a produzioni poco etiche che sfruttano manodopera di paesi a basso costo.

[19] Neutralizzando cosi, in maniera specifica, i rischi derivanti da possibili scandali o fughe involontarie di news/anteprime.

[20] A tal proposito, si potrebbero aprire una piccola parentesi in materia di Cyber-Risk e Cyber-Insurance.

[21] L’idea di esclusività costituisce anche un forte legame tra l’industria del lusso e le Criptovalute – Bitcoin e beni di lusso sono entrambi beni rari con valore crescente.

[22] Sostanzialmente, Virgo reinventa lo storytelling, dando modo ai consumatori di conoscere non solo l’originalità e provenienza dei capi, ma anche informazioni sulla materia prima utilizzata, sulla sostenibilità etica del lavoro e sull’impatto ambientale e sociale, tematiche ormai importantissime nel mondo del Fashion.

[23] Sul punto, si veda ut supra la nota 4, https://forbes.it/2019/10/23/blockchain-lusso-virgo-certificare-autenticita-fashion/.

[24] Sul punto, si consulti nello specifico https://www.techeconomy2030.it/2018/12/24/blockchain-un-alleato-per-la-moda-made-in-italy/  (enfasi aggiunta dallo scrivente).

[25] In tal senso, https://tekio.it/blockchain-nella-moda/.

Si legga:

Cedrola, Blockchain e Proprietà Intellettuale, Ius in itinere, disponibile su https://www.iusinitinere.it/blockchain-e-proprieta-intellettuale-8882

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