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Commissione parlamentare siciliana: una nuova ANAC?

A cura di Pasquale La Selva

Il 28 febbraio 2018 il legislatore regionale siciliano ha approvato la legge n. 3, recante modifiche alla legge regionale 20 novembre 2008 n. 15 in materia di contrasto alla criminalità organizzata e istitutiva della nuova Commissione parlamentare di inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in Sicilia[1].

La nuova composizione della Commissione.

Il numero dei deputati è ridotto da quindici a tredici[2], mentre per il numero dei vicepresidenti, si passa dalla riduzione di tre componenti a due[3].

Le nuove competenze della Commissione.

Il legislatore regionale ha completamente rivisitato le competenze della nuova Commissione; di seguito una elencazione dettagliata[4]:

  • Vigilare e indagare sulle attività dell’amministrazione regionale e degli enti sottoposti al suo controllo in ordine a possibili infiltrazioni e connivenze mafiose e con altre associazioni criminali similari;
  • Svolgere le attività di prevenzione e di contrasto alla corruzione, della concussione e in genere di tutti i reati contro la pubblica amministrazione e delle illegalità nella Regione e negli enti del sistema regionale;
  • Vigilare per le medesime finalità sulla regolarità delle procedure e sulla destinazione dei finanziamenti erogati dalla pubblica amministrazione regionale e dagli enti sottoposti al suo controllo nonché sulle procedure di affidamento e sulla assegnazione degli appalti; verificare la piena attuazione da parte dell’amministrazione regionale, degli enti siciliani e di ogni altro ente o istituzione sottoposti alla vigilanza della Regione, della legge 13 settembre 1982, n. 646 e successive modifiche ed integrazioni nonché di ogni altra legge o provvedimento dello Stato o della Regione, concernente la lotta contro la mafia con riferimento a tutte le disposizioni che riguardano l’attività degli enti sopra menzionati;
  • Contribuire ad assicurare la piena ed efficace adozione delle misure di prevenzione della corruzione previste dal Piano nazionale anti corruzione approvato dall’Autorità Nazionale Anti Corruzione (ANAC), secondo direttive e disposizioni attuative definite dall’ANAC stessa, contribuire a rafforzare il controllo sull’effettiva applicazione e sull’efficacia delle misure adottate dalla Regione e dagli enti del sistema regionale per prevenire e contrastare la corruzione e l’illegalità e sul rispetto delle regole sulla trasparenza dell’attività amministrativa;
  • Analizzare, a livello regionale, le cause e i fattori dei comportamenti corruttivi e illegali e individuare gli interventi che ne garantiscano la prevenzione e il contrasto, esprimere pareri, ai soggetti istituzionali che ne fanno richiesta, in materia di eventuali violazioni accertate dei funzionari pubblici della legge o dei codici di comportamento ed operare, in raccordo con le strutture competenti della Regione e degli enti del sistema regionale, nella definizione, nella implementazione e nell’aggiornamento dei codici stessi, nel monitoraggio della loro effettiva adozione e nella verifica della relativa osservanza;
  • Verificare la congruità della normativa vigente e della conseguente azione dei pubblici poteri nella Regione, formulando proposte di carattere legislativo, amministrativo ed organizzativo, al fine di rendere più coordinata ed incisiva l’iniziativa della Regione e degli enti da questa vigilati nonché degli enti locali siciliani nella lotta contro la mafia e le altre forme di criminalità organizzata;
  • Indagare sul rapporto tra mafia e politica, sia riguardo alla sua articolazione nel territorio e negli organi amministrativi, con particolare riferimento alla selezione dei gruppi dirigenti e delle candidature per le assemblee elettive, sia riguardo alle sue manifestazioni che, nei successivi momenti storici, hanno determinato delitti e stragi di carattere politico-mafioso;
  • Svolgere il monitoraggio sui tentativi di condizionamento e di infiltrazione mafiosa negli enti locali e proporre misure idonee a prevenire ed a contrastare tali fenomeni, verificando l’efficacia delle disposizioni vigenti in materia, anche con riguardo alla normativa concernente lo scioglimento dei consigli comunali e provinciali e la rimozione degli amministratori locali;
  • Promuovere e realizzare, anche in coordinamento con la “Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali anche straniere” e con esponenti della società civile, ogni altra iniziativa volta alla formazione ed alla diffusione di una cultura di contrasto e di superamento di fenomeni mafiosi, di massoneria deviata, di corruzione e di collusione politico-mafiosa in Sicilia;
  • Vigilare sui procedimenti disciplinari incoati dalle amministrazioni locali concernenti materie relative ad incolpazioni per ipotizzate corruzioni, concussioni e reati contro la pubblica amministrazione.

La nuova Commissione opera nell’ambito politico-parlamentare e la sua attività è circoscritta al solo territorio della regione Sicilia. Dalle competenze sopra evidenziate si notano non poche affinità con i poteri e le funzioni già attribuite all’Autorità Nazionale Anticorruzione, e risulta inoltre arduo distinguere il raggio di azione dei due organi. In sostanza è difficile individuare dove si interrompe la competenza della Commissione, e dove invece inizia quella dell’ANAC (si prenda ad esempio la competenza di entrambi gli organi di vigilare sulla regolarità delle procedure di affidamento e sull’assegnazione di appalti). Alla nuova Commissione è inoltre attribuito un potere di iniziativa legislativa, potere di una portata sicuramente ampia, che potrebbe però collidere con le attività di controllo dell’ANAC, che si estendono su tutta la Nazione.

Sicuramente un intervento specifico a livello regionale potrebbe portare il vantaggio di intervenire in maniera più tempestiva ed efficace sulle questioni sopra discusse, ma resta da chiederci se una eccessiva frammentazione dei poteri da parte di determinati organi (talaltro pressoché simili nelle competenze) possa garantire una tutela effettiva degli interessi della collettività, e non creare una disparità di trattamento delle comunità locali riconducibili ad una violazione del principio di uguaglianza formale e sostanziale sancito dalla nostra Costituzione.

La relazione annuale della Commissione.

La Commissione presenta una relazione annuale all’Assemblea regionale siciliana sulle proprie attività. In caso di mancata presentazione della relazione entro quattro mesi, il Presidente dell’assemblea regionale siciliana assegna alla Commissione un ulteriore termine non superiore a due mesi per presentare la relazione; se decade anche tale termine la Commissione decade, e potrà essere rinnovata per una sola volta nella medesima legislatura[5].

Contrasto alla criminalità organizzata.

L’art. 3 della legge regione Sicilia 15/2008 istituisce, per ogni provincia, una o più zone franche per la legalità (ZFL). È previsto, a favore degli imprenditori che denuncino casi di richieste estorsive o di criminalità organizzata, un rimborso di alcuni oneri fiscali (imposte sui redditi, contributi previdenziali, imposta comunale sugli immobili) per cinque periodi di imposta dal momento di presentazione della richiesta. Il diritto ad usufruire di questi benefici è esteso anche alle attività imprenditoriali territoriali che operino anche fuori dalle zone franche. La legge regione Sicilia 3/2018 introduce un allargamento delle tutele, offrendo i benefici di cui sopra anche quando la richiesta sopraggiunga dal coniuge o da un parente entro il secondo grado dell’imprenditore.

Ciò a favore dell’imprenditore che potrebbe sentirsi intimorito dal denunciare le attività mafiose per evitare ripercussioni future sulla propria attività lavorativa, o peggio, sui propri cari.

 

 

[1] Modifiche alla legge regione Sicilia 14 gennaio 1991, n. 4.

[2] Modifica all’art. 1 comma 3 della legge regionale 4/1991.

[3] Modifica all’art. 2 comma 1 della legge regionale 4/1991.

[4] Sostituzione integrale dell’art. 3 della legge regionale 4/1991.

[5] Modifica all’art. 3 legge regione Sicilia 20 novembre 2008, n. 15 in materia di contrasto alla criminalità organizzata.

Pasquale La Selva

Pasquale La Selva nasce a Napoli il 22 Febbraio 1994. Ha conseguito la laurea magistrale in giurisprudenza presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” con tesi in Diritto Amministrativo dal titolo "Il socio pubblico e la golden share", a relazione del Prof. Fiorenzo Liguori, ed ha conseguito, presso il Dipartimento di Scienze Politiche dello stesso Ateneo la laurea magistrale in Scienze della Pubblica Amministrazione, con una tesi sulle "competenze e poteri di ordinanza tra Stato, Regioni ed Enti Locali nell'emergenza sanitaria" a relazione del Prof. Alfredo Contieri. Pasquale ha conseguito anche un Master di II livello in "Compliance e Prevenzione della Corruzione nei settori Pubblico e Privato" presso l'Università LUMSA di Roma, con una tesi sulla rotazione del personale quale misura anticorruttiva. Pasquale è direttore del Dipartimento di diritto amministrativo di Ius in itinere ed è praticante avvocato. Durante il periodo degli studi, Pasquale è stato anche un cestista ed un atleta agonista: detiene il titolo regionale campano sui 400 metri piani della categoria “Promesse” dell'anno 2016, è stato vice campione regionale 2017 della categoria "assoluti" sulla stessa distanza, ed ha partecipato ad un Campionato Italiano nel 2016. Contatti: pasquale.laselva@iusinitinere.it

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