martedì, Aprile 23, 2024
Criminal & Compliance

D.d.l. Spazzacorrotti: quali sono le novità?

“Non lasceremo scampo a chi intraprende la strada della corruzione”

Giovedì 6 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge anticorruzione “SpazzaCorrotti”, per entrare in vigore ora il D.d.l. dovrà essere approvato da entrambe le Camere.

“Un disegno di legge particolarmente significativo e qualificante le iniziative di governo, una riforma strutturale che serve al Paese” così il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha esordito durante la conferenza stampa di giovedì sera. “Una giornata importantissima” aggiunge Di Maio, “una manovra economica che farà risparmiare miliardi di euro allo stato che potremo utilizzare per le imprese e per le persone senza lavoro, per la scuola, la sanità e i servizi pubblici”.

“L’obiettivo è quello di realizzare le condizioni e le premesse perché tutte le potenzialità del nostro Paese si sviluppino a pieno e con questo provvedimento l’italia compie un passo significativo in questa direzione”.

Ma quali sono le novità del d.d.l. Spazzacorrotti?

Il Governo non ha ancora pubblicato il testo completo del disegno di legge ma con delle slides ha reso pubblici i contenuti essenziali della riforma:

  • “Daspo” per i corrotti: Da 5 a 7 anni di interdizione dai pubblici uffici e divieto a contrarre con la PA per condanne fino a 2 anni. Interdizione e divieto a vita per condanne sopra i 2 anni. Nessuno sconto automatico a chi patteggia o ottiene la condizionale.
  • Accesso ai benefici più difficile, come per i reati di mafia.
  • Operazioni sotto copertura, previste nelle indagini per mafia e terrorismo, anche per i reati contro la P.A.[1]
  • Confessione volontaria su fatti non ancora oggetto di indagine, esclusivamente per i reati commessi non più di 6 mesi prima. Restituzione del maltolto entro 6 mesi. Obbligo di fornirei informazioni utili alle indagini. Viene esclusa la premeditazione.
  • La confisca permane anche in caso di prescrizione oltre il primo grado o in caso di amnistia.
  • Una sola legge e un’unica misura per punire chi vende “influenze”, vere o inventate che siano.
  • Il “millantato credito” viene assorbito dal reato di “traffico illecito di influenze”.
  • Chi si appropria di denaro non suo, nei casi più gravi, sarà indagato d’ufficio, senza che sia necessaria denuncia da parte della vittima
  • Indagini d’ufficio anche nella corruzione fra privati o per istigazione[2].

Una nota stampa di Palazzo Chigi ha poi integrato quanto spiegato dal Premier in conferenza stampa al termine del Cdm. In sintonia con alcune raccomandazioni provenienti dal Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) e dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) il disegno di legge prevede anche l’innalzamento delle pene per i reati di corruzione per l’esercizio della funzione – con il minimo della pena che passa da uno a tre anni e il massimo da sei a otto anni di reclusione.

Il patto tra corrotto e corruttore – ha osservato ancora il ministro della Giustizia Bonafede – finora era molto solido, difficile per i magistrati intercettarlo, nessuno dei due poteva denunciare l’altro perché rischiava pene per corruzione. D’ora in poi chi corrompe non avrà certezza che il pubblico ufficiale corrotto non andrà a denunciare”.

I presupposti sembrano ammirevoli ma non sono mancate le critiche dell’opposizione che ha tacciato di incostituzionalità il d.d.l. o ancora c’è chi ha affermato che “stimola i crimini per reprimerli, costringe le forze dell’ordine a partecipare alla commissione dei reati, premia e lusinga chi organizza complotti, e alimenta il sospetto che in ogni imprenditore si nasconda un corruttore ed in ogni amministratore un corrotto a piede libero”[3].

[1] L’introduzione dell’agente provocatore nel nostro ordinamento potrebbe realmente costituire efficace strumento nella lotta alla corruzione?  L’ interrogativo è questo ma le posizioni sono contrapposte. Da un lato c’è chi legittima l’impiego di tale pratica investigativa come mezzo per  favorire l’emersione del fenomeno corruttivo, seppur in modo duro ed estremo. Allo stesso modo,però è d’obbligo attenersi al rispetto delle regole processuali e legali, dei principi di democrazia, di giusto processo e difesa, pilastri su cui poggia l’ordinamento giuridico italiano. Tale ultima posizione, peraltro, avalla l’orientamtento più volte sancito nelle pronunce della Corte Europea. Si veda: http://www.iusinitinere.it/agente-provocatore-8935

[2] www.governo.it

[3] www.primadanoi.it

Piera Di Guida

Piera Di Guida nasce a Napoli nel 1994. Ha contribuito a fondare “Ius in itinere” e collabora sin dall’inizio con la redazione di articoli. Dopo la maturità scientifica si iscrive alla facoltà di giurisprudenza Federico II di Napoli e nel 2015 diviene socia ELSA Napoli (European Law Student Association). Ha partecipato alla redazione di un volume dal titolo "Cause di esclusione dell'antigiuridicità nella teoria del reato- fondamento politico criminale e inquadramento dogmatico", trattando nello specifico "Lo stato di necessità e il rifiuto di cure sanitarie" grazie ad un progetto ELSA con la collaborazione del prof. Giuseppe Amarelli ordinario della cattedra di diritto penale parte speciale presso l'università Federico II di Napoli. Seguita dallo stesso prof. Amarelli scrive la tesi in materia di colpa medica, ed approfondisce la tematica della responsabilità professionale in generale. Consegue nel 2017 il titolo di dottore magistrale in giurisprudenza con votazione 110/110. Nell’anno 2016 ha sostenuto uno stage di 3 mesi presso lo studio legale Troyer Bagliani & associati, con sede a Milano, affiancando quotidianamente professionisti del settore e imparando a lavorare in particolare su modelli di organizzazione e gestione ex d.lgs. n. 231/01 e white collar crimes. Attualmente collabora con lo Studio Legale Avv. Alfredo Guarino, sito in Napoli. Ha svolto con esito positivo il tirocinio ex art.73, comma 1 d.l. n.69/2013 presso la Corte d'Appello di Napoli, IV Sezione penale. Nell'ottobre 2020 consegue con votazione 399/450 l'abilitazione all'esercizio della professione forense. Dal 27 gennaio 2021 è iscritta all'Albo degli Avvocati presso il Tribunale di Napoli. Un forte spirito critico e grande senso della giustizia e del dovere la contraddistinguono nella vita e nel lavoro. Email: piera.diguida@iusinitinere.it

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