sabato, Maggio 25, 2024
Uncategorized

High-frequency trading

high-frequency trading

 

Grazie allo sviluppo tecnologico e all’innovazione finanziaria, c’è stata un’ampia diffusione di trading basata sull’utilizzo di algoritmi.  Questi ultimi, in genere molto complessi, hanno come input i dati di mercato in tempo reale e come output decisioni di negoziazione avviate automaticamente tramite l’immissione, la modifica o la cancellazione di ordini sulle diverse piattaforme di negoziazione

Il trading ad alta frequenza noto anche come high-frequency trading (HFT) costituisce un sottoinsieme del trading algoritmico, e consente di acquisire, elaborare e reagire alle informazioni di mercato con una velocità elevata. In modo speculare allo sviluppo di questa modalità operativa, cresce la necessità per le autorità di vigilanza di creare dei sistemi di sicurezza, volti ad assicurare la trasparenza delle operazioni e soprattutto la tutela degli investitori.

Il fenomeno presenta notevoli profili di complessità, primo tra tutti la mancanza di una definizione universale, che rende difficoltosa la loro regolamentazione.

In questa sede illustreremo il punto di vista più condiviso, che configura, in primo luogo, il fenomeno non come una strategia di trading, ma come una modalità operativa, centrata sulla velocità di acquisizione ed elaborazione delle informazioni di mercato e di reazione a tali informazioni.

Altre caratteristiche tipiche dei HFT sono: l’utilizzo di supporti informatici particolarmente performanti e sofisticati, in termini sia di hardware sia di software, al fine di poter eseguire i calcoli con complessi algoritmi automatici e inviare ordini alle piattaforme; la presenza di grandi quantitativi di ordini inseriti in brevi lassi di tempo, più di 5000 al secondo; la preferenza per gli strumenti finanziari più liquidi, perché da quest’ultimi è possibile disinvestire rapidamente poiché hanno un mercato in grado di assorbire e soddisfare ordini per importi significativi; la chiusura delle posizioni a fine giornata, il periodo medio di detenzione degli strumenti varia da alcuni secondi a diversi minuti; la realizzazione di esigui margini di profitto per singola transazione e per la realizzazione di elevati volumi di negoziazioni.

Nonostante ciò, la presenza più o meno marcata di una o più caratteristiche sopracitate rende difficile definire il fenomeno in modo univoco, preciso ed esaustivo. Una difficoltà che viene accentuata anche dalle differenti strategie (Market making, Arbitraggio statistico, Short-term momentum strategy, Liquidity detection) poste in essere dagli operatori che svolgono HFT.

Come abbiamo già accennato, di pari passo con la diffusione di questo fenomeno del trading ad alta frequenza è cresciuta l’attenzione delle autorità di vigilanza verso i possibili rischi che ne potrebbero conseguire.

Appare opportuno, quindi, analizzare prima quali siano gli effetti derivanti dalla diffusione dell’HFT e in seguito descrivere alcuni degli strumenti di policy, atti a mitigare gli effetti negativi del fenomeno.

Si possono individuare tre tipi di rischi: il rischio sistemico, quello per la qualità del mercato e il rischio per l’integrità del mercato.

Il rischio sistemico deriva dall’uso di algoritmi, in quanto le strategie dei trader, che si basano sugli algoritmi  sono molto più correlate rispetto a quelle tradizionali. Questo può comportare profonde e rapidissime destabilizzazioni finanziare, che in condizioni di mercato incerto possono portare ad aumentare le pressioni ribassiste fino a generare situazioni di estremo disordine negli scambi. Tra i più famosi ricordiamo il Flash Crash del 6 maggio 2010, quando nel giro di un minuto l’indice Daw Jones della borsa di New York precipitò perdendo quasi 700 punti!

Quando si parla di qualità del mercato, invece si vuole analizzare la sua efficienza e i livelli di volatilità e liquidità presenti. Appare evidente che la creazione automatica dei prezzi da parte di software potrebbe compromettere il corretto processo di formazione dei prezzi, determinando cosi un allontanamento dei prezzi di mercato dai fondamentali economici sottostanti, riducendone il valore segnaletico. Per cui lo sviluppo del fenomeno avrebbe un impatto negativo sull’efficienza informativa.

Per quanto riguarda la volatilità e la liquidità il discorso si fa più complesso, infatti: il nesso di causalità tra incremento del grado di volatilità e partecipazione degli HFTr agisce in entrambe le direzioni: da un lato infatti, l’HFT sembra essere più profittevole in contesti di elevata volatilità; dall’altro la presenza di un gran numero di HFTr può incidere sulla volatilità e, come si è accennato in precedenza, amplificare movimenti anomali dei prezzi. L’HFT può quindi rappresentare una pratica che si sviluppa maggiormente in situazioni di elevata volatilità e che in seguito diventa essa stessa un fattore di destabilizzazione del mercato.

Invece considerando l’impatto sulla liquidità, nonostante studi mostrino l’effetto positivo dell’HFT sui mercati in termini di liquidità, questo non è confermato nell’esperienza operativa che invece evidenzia come, in condizioni di particolare turbolenza, gli HFTr possono determinare un assorbimento di liquidità con effetti particolarmente destabilizzati per i mercati. Nella prassi operativa ci si riferisce alla liquidità offerta dagli HFTr con l’espressione di “ghost liquidity” per indicare una liquidità solo “apparente” poiché tende a scomparire in brevissimo tempo, spesso in condizioni di mercato particolarmente turbolente e quindi proprio nel momento in cui se ne avrebbe più bisogno.

Infine, si parla di rischio per l’integrità del mercato. Questo rischio deriva dalla reale predisposizione delle operazioni HFT, ad attuare strategie in grado di manipolare il mercato.

Tra le più significative troviamo il fenomeno noto come STUFFING che consiste nell’immettere un elevato numero di ordini nel mercato. Questi possono generare fenomeni di congestione e compromettere l’accesso al mercato da parte degli slow trader che, a fronte di flussi elevati di ordini, possono non avere una chiara visione di ciò che accade sul book. Tale circostanza può consentire agli HFT di eseguire con profitto operazioni sul mercato a scapito di taluni operatori.

Lo SPOOFING, con il quale per ottenere migliori condizioni di acquisto, l’operatore HFT immetterà una serie di ordini di vendita, normalmente con offerte superiori al miglior prezzo ask presente sul mercato, al fine di indurre gli altri investitori a credere che sia cominciata una fase di ribasso del titolo stesso.

Ancora, lo SMOKING, cioè la pratica di immettere ordini particolarmente ‘allettanti’ sul mercato al fine di attrarre gli slow trader, immettendo “ordini civetta” per essere modificati rapidamente attraverso l’inserimento di condizioni meno favorevoli, prima ancora che le controparti attratte nella transazione possano rendersi conto del mutato scenario.

E infine la pratica del MOMENTUM, che consiste nell’inserimento di ordini o di una serie di ordini con l’intenzione di avviare o accentuare un trend, e di incoraggiare gli altri partecipanti ad accelerare o ampliare il trend per creare l’opportunità di chiudere/aprire una posizione a un prezzo favorevole.

Per tutti questi possibili rischi sopracitati, l’Authority ha deciso di intervenire tramite l’introduzione di strumenti atti a diminuire ogni possibile abuso dell’uso del metodo HFT. Tra questi citiamo brevemente i principali: l’obbligo di notifica degli algoritmi, in tal modo, da un lato si incentiverebbe la costituzione di sistemi di gestione del rischio più rigorosi da parte delle imprese e, dall’altro lato, si migliorerebbe la conoscenza del fenomeno da parte delle autorità rendendo l’azione di vigilanza notevolmente più efficace; i circuit breakers sono utilizzati per limitare o interrompere il trading al verificarsi di determinate condizioni. Lo scopo di tali misure è ridurre il rischio di movimenti ampi e repentini dei prezzi indotti da una sequenza a cascata di negoziazioni; i limiti al tick size minimo, infatti, l’introduzione di un tempo minimo di permanenza degli ordini nel book di negoziazione consente di mitigare il fenomeno del quote stuffing rendendo trasparente la reale profondità del book e il sottostante processo di inserimento degli ordini.

Ad oggi è molto importante definire in maniera più esaustiva possibile l’attività HFT in quanto, con l’attuazione della MIFID II, ricadere della definizione di HFT implicherebbe l’obbligo di acquisizione dello stato di impresa di investimento, e l’obbligo di conservare tutte le registrazioni degli ordini inseriti, cancellati, modificati, eseguiti, in maniera accurata e sequenziale, mettendole a disposizione delle autorità competenti di sorveglianza.

Claudia Addona

Claudia Addona nasce a Benevento nel 1993. Dopo aver conseguito la maturità scientifica, si laurea in Scienze Aziendali nel 2017, all'università La Sapienza di Roma, con tesi in Marketing. Nel gennaio 2020 consegue la laurea magistrale con il massimo dei voti in Finanza e Assicurazioni, sempre presso l'università degli studi di Roma "La Sapienza". Collabora dal 2017 con Ius in Itinere in seguito alla nascita della nuova area Banking&Finance, di cui ne diventa responsabile nel 2018. La curiosità e la determinazione sono ciò che le permettono di dare il meglio in tutto ciò che fa. Email: claudia.addona@gmail.com

Lascia un commento