sabato, Maggio 25, 2024
Labourdì

Il mondo del lavoro al tempo della Fase 2: l’intervista ad Edmondo Duraccio, presidente del Consiglio dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Napoli

 

Il Dottor Edmondo Duraccio, presidente del Consiglio dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Napoli (che sentitamente ringrazio) ha risposto al nostro invito ad esporci, dalla viva voce di chi, come operatore del diritto è quotidianamente in trincea, la complicata situazione che vive il panorama lavorativo partenopeo, campano ed in una prospettiva più ampia, nazionale, alla luce dell’attuale lenta ripresa economica e produttiva del Paese.

Il quadro complessivo sembra purtroppo far emergere delle profonde difficoltà, che sono in parte ereditate dallo scenario precedente all’emergenza dovuta al Covid-19, ma soprattutto ad una sempre crescente distanza tra le reali istanze e necessità del mondo del lavoro ed un’attività legislativa che non riesce a dare un quadro d’insieme alla materia e orientare la normativa verso un piano di stabilità sul lungo periodo.

Dottor Duraccio, quali ritiene essere al momento le maggiori criticità sofferte tanto dai lavoratori quanto dai datori di lavoro, alla luce anche delle inevitabili ripercussioni che le necessarie misure di contenimento e prevenzione apportano alla gestione ordinaria delle attività lavorative?

L’emergenza imprevedibile affrontata a seguito della pandemia dovuta al Covid-19 ha purtroppo attecchito su un tessuto economico, lavorativo e produttivo già profondamente compromesso, dove già, come da noi evidenziato grazie ai dati riportati dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro nel 2019 nel VI forum del lavoro a Napoli, il mondo del lavoro campano e nazionale presentava importanti criticità, con un divario economico- lavorativo tra nord e sud della penisola estremamente importante e con una soglia di povertà delle famiglie campane che rasentava, già nel biennio 2018/2019 evidenziato, il 54% sul totale complessivo.

L’inevitabile chiusura delle attività produttive, trasversale ad ogni settore ed imprevista, rappresenta una pagina difficile per le dinamiche lavorative sia regionali che nazionali ed è complesso prevedere, senza una reale politica di ripresa strutturale e legislativamente lungimirante, una completa ripresa a breve, soprattutto per quelle attività che vivono di ricettività e di contatto col pubblico, che soffrono, ora più di altre, le spese e i mancati ricavi dovuti alle necessarie ma stringenti misure di prevenzione, contenimento e prevenzione previste dalle normative nazionali e regionali.

Ritiene che gli strumenti predisposti dal legislatore, seppur nella necessaria urgenza dovuta ad una situazione emergenziale, abbiano apportato una effettiva linfa vitale al panorama tanto imprenditoriale quanto lavorativo o abbiano fatto emergere in modo più acuito, i già fragili equilibri del sistema?

Sicuramente in una fase emergenziale come quella verificatasi agli inizi del lockdown, con imprese e lavoratori disorientati dal repentino blocco di tutte le attività produttive, il legislatore è dovuto inevitabilmente intervenire in modo altrettanto emergenziale, per arginare la congiuntura negativa in atto. Ma, come evidenziato da noi consulenti del lavoro, operatori in prima linea nella sottile fila di confine tra lavoratori e datori di lavoro, a fronte di una situazione così imprevedibile, era necessario utilizzare strumenti nuovi e maggiormente sburocratizzati, per consentire in tempi brevi ed attraverso modalità iper semplificate una veloce immissione di liquidità e di sicurezza nel mercato del lavoro.

In sede di audizione nazionale, locus dove abbiamo deciso attraverso la nostra rappresentanza  di presentare alcune proposte, (attraverso la voce della Dott.ssa Calderone ,Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro) avanzammo, a fronte dell’utilizzo di ben quattro ammortizzatori sociali (Cassa Integrazione Guadagni in deroga, Cassa Artigiana, Cassa Integrazione Guadagni ordinaria e Fondo di Integrazione Salariale) differenti per utenza e per iter di immissione in atto, la predisposizione di un unico strumento, in grado di poter in tempi minori e con un dispendio di risorse umane ed economiche maggiormente contingentato, dare un afflato di linfa vitale a coloro che si sono ritrovati a dover fare i conti con precarietà e prospettive future critiche.

Relativamente alle Politiche Attive del Lavoro, quali ritiene possano essere degli strumenti efficaci per garantire, in una ottica strutturale e sulla lunga distanza, una ripresa completa dei comparti lavorativi ed una loro evoluzione in un‘ottica magari più moderna?

Come Consulenti del lavoro, sia sul piano regionale che nazionale, già all’indomani dell’introduzione del Reddito di Cittadinanza e della contestuale figura del navigator, avevamo espresso le nostre profonde perplessità in ordine alla sua reale natura di strumento di politica attiva, quindi come veicolo d’incontro tra domanda ed offerta di lavoro. Purtroppo i dati hanno dato conferma dei nostri timori e questa misura sembra essersi pienamente trasformata, salvo rari e sparuti casi, in un mero strumento assistenzialistico, quindi passivo.

Proponemmo inoltre, a fronte delle numerose istanze delle quali eravamo ricettori, una revisione del Decreto Dignità (ndr: Legge n.96/2018), che avendo radicalmente “ingabbiato” la normativa relativa al contratto a tempo determinato ha, di converso rispetto alle intenzioni del legislatore, generato un aumento del livello di disoccupazione con aggravi evidenti per le tasche dello Stato e diminuito progressivamente le soglie occupazionali.  La realtà è questa: il lavoro non si crea per decreto, ma attraverso una politica legislativa lungimirante e strutturata che tenga conto non solo delle esigenze di diversificazione contrattuale necessarie per rendere l’accesso al lavoro più flessibile e maggiormente adattabile al contesto produttivo ed economico di riferimento, dando quindi un ventaglio di possibilità tanto al lavoratore quanto al datore di lavoro, ma anche attraverso un meccanismo che ha storicamente promosso il ricircolo delle energie lavorative nella società: lo  sblocco delle opere pubbliche.

La sinergia complessa ma possibile di tali strumenti potrebbe realmente apportare, sul medio-lungo tempo, dei significativi cambiamenti nel panorama lavorativo locale e nazionale ed arginare la piaga di un precariato dilagante e del disorientamento in cui versano lavoratori e datori di lavoro e che giornalmente, come tecnici, ci troviamo a dover modulare e gestire con difficoltà ed abnegazione.

 

Rossana Grauso

Studentessa della facoltà di giurisprudenza dell'Università degli studi di Napoli "Federico II" e tesista in diritto finanziario, è socia di Elsa Napoli. Appassionata di tributaristica e diritto del lavoro, prende parte al progetto "Ius in Itinere" a giugno 2016, divenendone nel gennaio 2017 responsabile dell'area di diritto tributario e diritto del lavoro. Dall'ottobre 2017 è collaboratore editoriale per AITRA - Associazione Italiana Trasparenza ed Anticorruzione. Nel futuro, un master in fiscalità d'impresa e contrattualistica internazionale. Email: rossana.grauso@iusinitinere.it

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