lunedì, Giugno 24, 2024
Uncategorized

Il piano Amaldi per gli investimenti scientifici

La temuta seconda  ondata è arrivata. Attesa e prevista, ci lascia sorpresi e sgomentati. Il virus non è più una questione locale, un problema di qualche provincia. La scala, almeno a livello italiano, è nazionale. L’ultimo DPCM ha istituto, non senza polemiche e contestazioni, una suddivisione delle regioni per colori a cui corrispondono proporzionate misure di contenimento. Il virus dopo aver superato i limiti dello spazio, sta superando quelli del tempo.

Si spendono parole per il futuro, per la rinascita, contando i tanti miliardi che arriveranno; eppure c’è una grande assente in questi discorsi: la Ricerca Scientifica. L’emergenza pandemica ha fatto crescere la fiducia verso la Scienza. Circa l’82% degli italiani ha fiducia nella Scienza. I dati sono sensazionali se paragonati al 2% nei confronti dei giornalisti o al 4% della politica[1] La ricerca del vaccino alimenta questa passione, eppure la precarietà della ricerca italiana mal si sposa con questo clima di ottimismo.

Guardiamo i numeri. Non quelli della pandemia, ma degli investimenti.

L’Italia investe in ricerca circa lo 0,5% del PIL. Siamo fanalino di coda nel contesto, almeno, tra i paesi europei. La Francia investe lo 0,75%, mentre Danimarca, Finlandia e Germania sono all’1%. Per non parlare della situazione extra-UE; Israele e Corea del Sud investono, rispettivamente, il 4,9% ed il 4,5%. Questi sono i dati relativi al 2019; la situazione non migliora se andiamo leggermente indietro con gli anni[2]. Stando ai numeri, l’Italia è un paese che crede nella ricerca scientifica fintanto non c’è da sborsare moneta. Attendiamo tutti scoperte e progressi, come nel caso della corsa al vaccino anti-covid. Per quanto siano belle le parole nei confronti della Scienza, senza investimenti il futuro ha un’unica prospettiva: fuga di cervelli.

In questa difficile situazione si inserisce la proposta di un grande fisico italiano, erede di una lunga tradizione di famiglia: Ugo Amaldi.

Nato a Roma, è il figlio di Edoardo Amaldi, fisico del gruppo dei “Ragazzi di via Panisperna ”, che annoverava tra gli altri Enrico Fermi ed Ettore Majorana[3]. Ugo, nato nel 1934, ha speso gran parte della sua vita per la ricerca nella fisica delle particelle. Ha lavorato dapprima al CERN di Ginevra, per poi occuparsi di radiazioni per la cura dei tumori. Lavorando su questa tematica, ha fondato, a Pavia, il CNAO (Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica). Lo studio e la tenacia dello scienziato scorrono parallelamente all’impegno sociale. Nelle scorse settimane, è stata firmata da un vasto numero di scienziati la proposta di Amaldi presentata nel volumetto “Pandemia e Resilienza. Persona, comunità e modelli di sviluppo dopo la Covid-19”, pubblicato dalla Consulta Scientifica del Cortile dei Gentili. All’epoca dei social e degli hashtag, è più noto e celebre come “#PianoAmaldi”.

L’idea è quella di guardare all’ingente piano del Recovery Fund[4] da circa 750 miliardi di euro, messo in atto dall’Unione Europea. L’Italia sarà destinataria di circa 65 miliardi di euro; si tratta di denaro da investire (soprattutto) in opere per la messa in modernità del paese. Tutto bene, tutti contenti; ma ricordiamoci che si tratta di danaro preso in prestito. Se non lo investiamo per il futuro, saremo sommersi dai debiti.

Ed ecco la proposta di Amaldi.

Tra i vari investimenti di cui necessita il paese, bisogna pensare ad un solido piano di investimenti scientifici. La proposta del fisico romano mira a portare questi investimenti all’1,1% del PIL entro il 2026, a cospetto dell’attuale 0,5%. In euro, significa passare dagli attuali 9 miliardi annui a circa 20. L’idea è partire con circa 1,5 miliardi di euro nel 2021, divisi tra 1 miliardo in ricerca di base e 0,5 in ricerca applicata, da redistribuire tra  pubblico e privato.

Come investire queste risorse?

La priorità è rendere più stabile la posizione lavorativa dei giovani ricercatori, a dispetto della media UE. Non è possibile che arrivati a trent’anni molte menti promettenti si trovino a mettere sul piatto un ambiguo futuro italiano e certezze in terrea straniera (dalla Germania agli Stati Uniti). Sul fronte pubblico, servono percorsi di carriera accademica più snelli e flessibili, che stabilizzino le posizioni, a dispetto di un precariato davvero sconfortante. Quante volte si sentono i ricercatori dire “Lo facciamo solo per passione”. Ed in quest’ottica serve un doveroso allineamento con gli stipendi di paesi come Germania, Francia e Stati Uniti.

Per consolidare la classe dei ricercatori serve aumentare il numero di borse di dottorato nei vari Atenei italiani. La posizione dei dottorandi va regolamentata, inquadrando questi ultimi in una più stabile posizione che permetta di veder riconosciuti diritti e contributi versati. A partire dalle radici l’albero cresce vigoroso.

Il Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi si è speso a favore del Piano Amaldi: “Il Professor Amaldi ha ragione: bisogna dare più soldi alla ricerca pubblica”. La Scienza fa fronte alle difficoltà di oggi, ma può essere il vero motore di domani. I cittadini hanno fiducia nella Scienza; è il turno che lo dimostrino le Istituzioni. E non più a parole.

[1] https://www.scienzainrete.it/articolo/firma-anche-tu-piano-amaldi-raddoppiare-budget-della-ricerca/luca-carra/2020-09-30

[2] https://www.ilsole24ore.com/art/la-ricerca-scientifica-non-e-optional-AEpZDWRE

[3] G. Colangelo, M. Temporelli. La banda di via Panisperna: Fermi, Majorana e i fisici che hanno cambiato la storia. HOEPLI EDITORE, 2013.

[4] https://www.ilsole24ore.com/art/tutto-quello-che-c-e-sapere-recovery-fund-10-domande-e-risposte-ADE6jzp

Fonte immagine: https://www.eunews.it/2018/10/16/istruzione-italia-gli-ultimi-della-classe-europa/110139

Lascia un commento