venerdì, Luglio 19, 2024
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Il ruolo della proprietà intellettuale in Cina nei progetti Made in China 2025 e One Belt One Road

Nell’autunno del 2013 il presidente cinese Xi Jinping ha reso pubblico il progetto che coinvolge più di sessanta nazioni attraverso Asia, Europa e Sud-Est Asiatico e costerà circa 3 trilioni di dollari, coinvolgendo il 40% dell’economia globale[1]: l’iniziativa “One Belt, One Road”.

Il progetto riprende il concetto cardine dell’economia cinese del passato: la Via della Seta, puntando sull’integrazione economica degli stati attraversati, piuttosto che la creazione di infrastrutture per i trasporti[2], per rendere la Cina una potenza mondiale nella nuova economia globale.

Poco più tardi, nel 2015, la Cina ha avviato il progetto Made in China 2025 che ha come obiettivo la ristrutturazione del tessuto industriale, per aumentare la competitività cinese anche nei nuovi mercati. Il piano è stato redatto dal Ministero dell’Industria e dell’Information technology con l’ausilio di 150 esperti e, a differenza di un precedente piano varato nel 2006 per supportare le Industrie Emergenti Strategiche incentrato su quella che veniva definita “indigenous innovation”[3], Made in China 2025 si concentra sull’intero processo produttivo e non esclusivamente sull’innovazione.

In particolare, il piano di sviluppo si articola in tre fasi[4]:

  1. La prima fase, dal 2015 al 2025, in cui la Cina mette le basi per divenire una potenza manifatturiera, integrando le nuove tecnologie nell’industria, anche attraverso multinazionali.
  2. La seconda fase, sino al 2035, in cui la manifattura cinese raggiungerà un livello intermedio tra le potenze manifatturiere globali;
  3. La terza fase, sino al 2049, anno del centenario dalla fondazione della Nuova Cina, in cui il Paese diverrà il leader mondiale della manifattura, sviluppando tecnologie avanzate e nuovi sistemi industriali.

La nuova strada che la Cina ha deciso di intraprendere nel 2015 è stata indotta da fattori di stampo sia nazionale che non, quali il mutamento delle dinamiche demografiche che ha portato ad un innalzamento dell’età media e una diminuzione della forza lavoro disponibile, i risultati di decenni di sviluppo economico aggressivo a discapito dell’ambiente che risulta devastato in tutta la nazione, nonché la domanda estera che ha rallentato il passo, a causa degli effetti drammatici e prolungati della crisi del 2008[5].

Nell’implementazione di entrambi i progetti, le politiche riguardanti la proprietà intellettuale giocano un ruolo cruciale. Difatti, la tutela dei marchi è fondamentale nell’espansione sia verso, che dalla Cina, mentre i brevetti rappresentano il miglior mezzo per trasferire e incoraggiare l’innovazione tecnologica. Le tecnologie e i settori di cui il Ministero degli affari esteri e dal Ministero del commercio hanno affermato di voler promuovere lo sviluppo, ossia il commercio elettronico internazionale, le tecnologie di ingegneria marittima e le industrie per la protezione ambientale, necessitano ingenti investimenti nel settore IP per le licenze e l’enforcement dei diritti. Il tema tuttavia non è nuovo alla Cina, già nell’Outline of the National Intellectual Property Strategy (ONIPS) pubblicato dal Consiglio di Stato nel 2008, veniva sottolineato il ruolo cruciale dell’IP nello sviluppo della nazione, descrivendo la proprietà intellettuale come elemento chiave per acquisire la competitività a livello internazionale e nella costruzione di un paese innovativo[6].

Per quanto riguarda lo stato della Cina ad oggi, la Nazione risulta essere un leader nell’ambito dei brevetti: la review annuale del Patent Cooperation Treaty del 2017 pubblicata dalla World Intellectual Property Organization[7], infatti, evidenzia che la Cina è stata tra i primi 5 paesi a depositare brevetti nel circuito PCT, tramite compagnie come Huawei Technologies Co Ltd e ZTE.

Tuttavia, nonostante i numeri ingenti, il valore commerciale della proprietà intellettuale cinese è molto basso. Citando qualche dato, l’economia cinese è pari a circa la metà di quella degli Stati Uniti, mentre il mercato interno dell’IP in relazione a licenze e royalties è pari a un centesimo di quello statunitense. E ancora, nell’ambito delle fusioni e acquisizioni, il valore del portafoglio IP delle società cinesi ha un valore molto modesto sulla valutazione complessiva degli asset delle compagnie[8] e i professionisti stessi di IP in Cina, altresì, affermano che la Cina, attualmente, è uno stato con un IP debole.

Negli ultimi 20 anni la Cina ha visto una crescita senza precedenti grazie, principalmente, agli investimenti stranieri che oggi, nel mercato delle nuove tecnologie, vengono attratti anche dal livello di tutela della proprietà intellettuale fornito. Il nucleo duro del technology transfer sono infatti senz’altro i diritti di proprietà intellettuale, poiché il trasferimento di qualsiasi innovazione tecnologica coinvolge necessariemente brevetti e trade secrets; l’IP rappresenta dunque un elemento fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi fissati da Made in China 2025 e per la buona riuscita di One Belt One road.

In questo senso il SIPO, l’Ufficio statale della proprietà intellettuale in Cina, ha iniziato a collaborare con le autorità IP di numerose giurisdizioni quali l’EPO, l’Ufficio brevetti giapponese, l’Ufficio coreano della Proprietà Intellettuale e l’Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti. In questo momento, con i mercati in costante crescita e gli obiettivi a medio e lungo termine prefissati, la Cina sta cogliendo l’occasione per creare e affermare il suo primato nel policy-making della proprietà intellettuale, divenendo una forza a livello mondiale. I passi fatti, oltre alla collaborazione con le istituzione di altre giurisdizione, sono molti, basti pensare che il 24 Febbraio 2018 è entrato in funzione un altro tribunale specializzato in IP a Xi’an, nella Cina Nord Orientale[9].

La buona riuscita dei due progetti dipende da molti fattori, di cui certamente la Proprietà Intellettuale ne rappresenta uno cruciale, pur senza essere il più problematico. Non manca chi, infatti, sostiene che il raggiungimento degli obiettivi sia particolarmente difficile, soprattutto a causa l’inconciliabilità tra i due piani e la censura di Internet in Cina, che impedirebbe di fatto l’esplosione verso l’estero auspicata.

[1] Trademarks and the One Belt One Road, INTABulletin, vol. 72, no. 12, 15 Luglio 2017, disponibile qui

[2] MACAES, China’s belt and road: destination Europe, 9 novembre 2016, disponibile qui http://carnegieeurope.eu/2016/11/09/china-s-belt-and-road-destination-europe-pub-65075.

[3] KENNEDY, Made in China 2025, 1 giugno 2015, Center for Strategic and International Studies.

[4] Consiglio di Stato Cinese, MADE IN CHINA 2025, 7 Luglio 2015.

[5] COCCO, “Made in China 2025”, svolta o utopia?, 27 maggio 2015, disponibile qui: http://www.cinaforum.net/innovazione-made-china-2025-piano-governo-cinese-nuova-manifattura/.

[6] JYH-AN LEE, The New Silk Road to Global IP Landscape, Research Paper No. 2016-30, THE CHINESE UNIVERSITY OF HONG KONG – FACULTY OF LAW, disponibile qui https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2866167.

[7] Disponibile, in lingua inglese, qui http://www.wipo.int/edocs/pubdocs/en/wipo_pub_901_2017.pdf.

[8] KENNEDY, China’s Acts, Policies, and Practices Related to Technology Transfer, Intellectual Property, and Innovation,  10 ottobre 2017, Center for Strategic & International Studies, disponibile qui https://www.csis.org/analysis/chinas-acts-policies-and-practices-related-technology-transfer-intellectual-property-and.

[9] Il primo tribunale specializzato in proprietà intellettuale è stato presentato il 6 novembre 2014 a Beijing.

Lucrezia Berto

Classe 1992, piemontese di nascita ma milanese d’adozione, si laurea nel 2016 in giurisprudenza alla School of Law dell’Università Bocconi. Dopo l'inizio della carriera professionale negli Stati Uniti e la pratica forense presso uno dei principali studi legali milanesi, decide di seguire le sue passioni iscrivendosi all’LL.M in Law of Internet Technology dell’Università Bocconi. Attualmente vive in Spagna, a Barcellona, dove si occupa di consulenza in materia IP, IT e Data Protection a startup ad alto livello tecnologico. Appassionata di nuove tecnologie, proprietà intellettuale e big data, è un’amante dei viaggi e dello sport. Contatto: lucrezia.berto@iusinitinere.it

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