giovedì, Maggio 30, 2024
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La manipolazione psicologica nelle sette religiose

Introduzione.

La manipolazione psicologica nelle sette religiose è da molti anni oggetto di interesse nel campo scientifico. L’attenzione posta alle sette religiose e il grande seguito che ne è scaturito a livello mediatico hanno portato sociologi, psicologi, giuristi e antropologi a studiarne le caratteristiche, cercando di comprendere e, soprattutto, prevenire tale fenomeno. Ebbene, l’obiettivo di questo articolo è quello di analizzare le tecniche di condizionamento delle sette religiose sugli adepti e di evidenziarne gli aspetti criminologici. Prima di procedere a tale analisi, è bene comprendere cosa si intenda per setta/sette religiose e quali siano le sue/loro caratteristiche.

La parola setta deriva dal latino sector, che vuol dire “seguire”, ma potrebbe anche riferirsi al verbo seco, “tagliare, separare”. Non a caso, infatti, uno degli scopi principali di coloro che si fanno chiamare guide o leader è far sì che il nuovo adepto si distacchi completamente dalla propria cerchia sociale (amici, parenti, colleghi, ecc.). Nello specifico, si possono definire sette religiose ed esoteriche tutte quelle “aggregazioni ispirate alla predicazione di un capo spirituale o a dottrine di tipo iniziatico, i cui principi appaiono diversi da quelli delle confessioni religiose tradizionali (Cristianesimo, Ebraismo, Islamismo, Buddismo, Induismo, Confucianesimo) e dei grandi sistemi filosofici occidentali”[1].

Le sette, quindi, sono organizzazioni di carattere religioso che costruiscono la propria dottrina ispirandosi agli insegnamenti di una o più religioni ufficiali. Le stesse, però, se ne separano e si oppongono a queste attraverso l’affermazione di nuovi principi, in base ai quali istituiscono una propria autorità e stabiliscono una condotta di vita, che si differenzia da quella del contesto sociale di riferimento.  La diversità del credo religioso viene, peraltro, affermata con una forza che spesso sfocia in atti di tortura e violenza da parte del leader, esprimendosi poi nella disciplina imposta agli adepti.

Psicosette.

Nell’era moderna, quella del progresso scientifico e tecnologico in cui sembra che non ci siano spazio e tempo per gli aspetti irrazionali dell’esperienza umana, si assiste paradossalmente alla creazione di gruppi o congregazioni che si dedicano alla pratica di culti esoterici o di tipo magico. Molte di queste congregazioni vengono definite psicosette.  Il concetto di psicosetta è stato introdotto dalla psicologa americana Margaret Thalet Singe[2] e successivamente importato in Italia dall’antropologa Cecilia Gatto Trocchi. Le psicosette (in inglese mind control cults) si presentano spesso come centri spirituali o del miglioramento del sé, ma nascondono dinamiche di soggiogamento psicologico[3].

Tanto la crescita dei culti religiosi minoritari quanto l’esplosione delle psicosette possono essere viste come espressione del medesimo bisogno di “reincanto” del mondo che qualcuno ha definito “nostalgia d’assoluto”[4]. Il mondo moderno infatti, da una parte, ci ha portato alla scoperta dell’importanza del sapere scientifico, all’apertura verso nuove idee, confronti, modi di pensare e percepire, ma allo stesso tempo ha minato l’equilibrio di quei valori forti e statici dati dalle religioni istituzionali. L’essere umano, pertanto, ha iniziato a ricercare punti di riferimento alternativi, dando luogo ad un risveglio spirituale che ha assunto varie forme.

Fra queste, la più pregnante e pervasiva è quella della filosofia New Age. Questa, più che altro, è una atmosfera, un ambiente, un modo di sentire di tipo spirituale ed olistico che rigetta la visione occidentale, tanto per la oggettività scientifica, quanto per la tradizione religiosa. La New Age è una tipologia di network di varie spiritualità alternative dal quale è possibile pescare filosofie orientali, astrologia, spiritismo, credenza nella reincarnazione ed esoterismo.

Questo clima culturale, favorito da concezioni filosofiche andate di moda negli scorsi decenni, ha influenzato molti dei nuovi culti religiosi e la maggior parte delle terapie alternative di stampo olistico[5]. Le persone che entrano in una setta, generalmente, fanno una scelta volontaria, perché avvertono la necessità di far riferimento ad un modello religioso diverso da quello proposto dalla “religione ufficiale”. Gli adepti, infatti, si sottomettono ad un rigoroso cammino di iniziazione che culmina in un vero e proprio atto di conversione.

La conversione consiste nell’accettazione di principi, regole e credenze che pervadono tutti i gesti della vita quotidiana e può essere rappresentata dal cambiamento d’identità, da un nuovo accessorio o abito oppure da un nuovo nome che viene assunto, anche solo all’interno della setta. Come è stato accennato precedentemente, l’appartenenza a queste sette prevede la sottomissione alle regole imposte dal gruppo e la rottura delle proprie appartenenze precedenti. Orbene, i riti, i giuramenti, il segreto e l’iniziazione non fanno altro che rinforzare questo processo, attraverso una strategia di manipolazione, finché l’adepto non sente di appartenere ad un gruppo di pochi eletti che hanno accesso a verità e conoscenze superiori.

La struttura gerarchica delle sette religiose.

Al vertice delle sette religiose c’è il leader carismatico, vale a dire il maestro spirituale che, a seconda del tipo di setta, può essere chiamato “gran sacerdote”, “maestro” o “guru”. Egli è una figura di vitale importanza per la sopravvivenza della setta, perché è colui che garantisce coesione, continuità ed ordine interno. Il rapporto che il leader stabilisce con gli adepti è fondamentale per rinforzare la loro appartenenza al gruppo e per farli sentire speciali ed importanti. Anzi, talvolta, questi guru organizzano delle vere e proprie giornate di festa per celebrare l’ingresso dei nuovi membri e la loro presenza e fedeltà sono necessarie al gruppo, affinché si garantisca la sopravvivenza della congregazione.

Quando la setta ha pochi membri, il leader nei riti religiosi assume anche il ruolo di sacerdote. Se si tratta di sette di grandi dimensioni, invece, il leader delega la celebrazione ad altre figure anziane che fungono da “ministri”, che di solito hanno il ruolo di coordinare l’attività delle “sorelle o fratelli anziani” e dei membri principali.  Le sorelle ed i fratelli anziani spesso istruiscono e coordinano l’attività dei reclutatori, di coloro cioè che si occupano di cercare nuovi adepti.

In genere, gli adepti entrano volontariamente nella setta, ma ciò non significa che la scelta di conversione sia realmente libera e consapevole, cioè priva di qualunque forma di condizionamento. Anzi, spesso gli adepti sono delle vere e proprie vittime inconsapevoli[6].

Tipologia di sette religiose.

Sono state individuate cinque tipi di sette religiose:

  • sette radicali: rifiutano radicalmente il mondo e professano una pratica religiosa che si ispira ad ideali ascetici di purificazione. Il leader carismatico aiuta i membri a diventare “puri” attraverso il distacco dal mondo e l’entrata nella comunità, dove possono mettere in pratica quelle discipline di vita, che servono al raggiungimento dell’ideale di purezza della setta.
  • sette ascetico-intramondane: si propongono di costruire sulla terra il regno della salvezza. I membri di queste sette praticano un’esistenza particolarmente virtuosa per eliminare il male dal mondo.
  • le sette mistico-realistiche: si ispirano a modelli spirituali di origine orientale. In esse prevale un atteggiamento di indifferenza nei confronti del mondo. I membri, infatti, percorrono un cammino di ricerca spirituale, che si avvale di diverse tecniche ascetiche per arrivare a vivere un’esperienza mistica
  • le sette terapeutiche e sincretiche: comprendono i gruppi che vogliono modificare una chiesa o costituirne una nuova. Il leader viene ritenuto portatore di poteri di guarigione fisica e psichica e gli adepti seguono un cammino di iniziazione che culmina in un nuovo battesimo che simboleggia la rinascita.
  • le sette distruttive: “un qualsiasi gruppo, senza tener conto di ideologia, dottrina, credo, nel quale si pratica la manipolazione mentale, da cui risulta la distruzione della persona sul piano psichico (a volte fisico, spesso finanziario) della sua famiglia, del suo entourage e della società, al fine di condurla ad aderire senza riserve e a partecipare ad un’attività che attenta ai diritti dell’uomo e del cittadino”. Le sette distruttive si differenziano dalle altre per lo scopo che perseguono e per i metodi che utilizzano per raggiungere le loro finalità[7].

Manipolazione mentale delle sette religiose.

La strategia più frequentemente utilizzata dalle sette religiose per arruolare nuovi affiliati si basa su un serrato proselitismo che mira a sedurre e ad affascinare il futuro adepto. Questa strategia usa come piattaforma di lancio il profondo bisogno di trovare delle risposte a domande esistenziali, a dubbi di tipo religioso o spirituale delle persone.

In questa prima fase del periodo di crisi esistenziale che, in linea generale, tutti attraversano almeno una volta nella vita e che, se non si protrae per un periodo superiore a qualche mese, rientra entro i canoni della normalità, la setta si presenta come una realtà veramente accogliente, aperta,religiosa e capace di offrire serenità, sicurezza e protezione: in una parola, si presenta, al futuro adepto come un’organizzazione in grado di fornire tutte le risposte che si vanno cercando. Nello specifico, gli adepti, quando vengono adescati, in genere stanno attraversando fasi particolari della propria esistenza (lutti, difficoltà economiche, problemi di salute, cambiamento dell’attività lavorativa, ecc.) o condizioni di particolare disagio. Questo stato psichico può essere fattore facilitante nello spingere la persona a lasciarsi abbindolare dalle promesse di potere e ricchezza da parte della setta. In poche parole, si tratta spesso di persone particolarmente fragili e di personalità influenzabili.

Le sette religiose, inoltre, si mostrano sensibili e concretamente interessate anche ad altri problemi particolarmente toccanti come l’ecologia, la supremazia dei più forti sui più deboli, i sistemi corrotti oppure le questioni umanitarie. Ciò per meglio nascondere le reali intenzioni e finalità di distruzione di identità e di alterazioni di coscienza, attraverso una relazione di potere che serve a strumentalizzare l’identità della vittima per i propri scopi.

Quella utilizzata dalle sette religiose è, quindi, una strategia che minaccia l’integrità e l’autonomia dell’individuo perché incoraggia la dipendenza e riduce l’autonomia[8].

La manipolazione, peraltro, viene esercitata sul nuovo affiliato non solo dal leader, ma anche dai membri. Tra il leader ed i suoi seguaci, in particolare, si crea un meccanismo di rinforzo reciproco nel consolidamento di una visione estremamente perversa riguardo se stessi e riguardo il mondo. Di conseguenza, anche se all’inizio l’individuo, per essere accettato dagli altri, recita volontariamente una parte, col tempo questa finzione si trasforma in una nuova realtà interna, psichica, che si manifesta attraverso un drastico cambiamento della propria personalità.

Dunque, mentre il leader è una figura caratterizzata da un fascino patologico e presenta evidenti tratti di onnipotenza e narcisismo, l’adepto presenta una marcata vulnerabilità psichica che può essere legata a fattori interni (disturbi psichici) o fattori esterni (difficoltà economiche).

Oltre l’obiettivo di minare l’integrità morale delle persone, un altro scopo delle sette religiose è l’allontanamento, non visibile, dell’individuo dalla società. Esso consiste nella denigrazione di tutti i rapporti affettivi che l’individuo vive al di fuori della setta e di tutti i valori trasmessigli dalla società, soprattutto quelli di carattere religioso. Vengono svalutati e sminuiti, in particolare, tutti i ricordi e le esperienze di vita avute fino a quel momento.

In questa fase, il controllo emotivo sull’adepto diventa quasi totale e viene rafforzato dal divieto assoluto di parlare della setta a parenti, amici o persone esterne al gruppo. L’obbedienza alla regola del segreto è assicurata dalla consapevolezza dell’iniziato di praticare dei rituali mal visti dall’opinione pubblica, rituali che potrebbero essere usati contro di lui attraverso ricatti e minacce, nel caso il nuovo membro palesasse l’intenzione di voler abbandonare il gruppo. Una volta affiliato, l’adepto entra in diretto contatto con la realtà della setta e, quindi, viene sottoposto sistematicamente ad una sorta di vera e propria manipolazione mentale[9].

In sintesi, la manipolazione mentale poggia su tre pilastri principali: il guru, il gruppo e la dottrina[10]. Il potere del guru ruota attorno alla sua delirante convinzione di possedere doni di veggenza e di profezia. Lo stesso accoglie il nuovo affiliato e gli fa prendere consapevolezza dei suoi punti deboli; dopodiché gli promette felicità e pace, lasciandogli credere che presto troverà in se stesso le risposte a tutte le sue domande.

Il gruppo svolge una parte importante nel processo manipolatorio. Esso agisce soprattutto sull’emotività dell’adepto illudendolo di essere amato e rassicurato. In questo modo l’adepto non riesce a vedere nient’altro che il gruppo e gli interessi che ruotano attorno ad esso.

Infine, la dottrina o ideologia di ogni setta religiosa si fonda su di un complesso più o meno organico di principi teorici fondamentali. In conformità a tali principi, l’affiliato sarà indotto progressivamente a modificare il suo sistema di vita e, soltanto in seguito, verrà a piena conoscenza dei veri obiettivi della setta, tra cui la distruzione della persona sul piano psichico, fisico, finanziario e familiare. Questo al fine di condurla ad aderire al gruppo, senza riserve, e a partecipare ad attività cruente, orgiastiche e, a volte, criminali[11].

I mezzi adoperati per raggiungere un simile bersaglio sono diversi e variano sensibilmente secondo lo stile di vita dell’affiliato.

Il primo risultato da raggiungere, dunque, è quello di ridurre l’adepto ad uno stato di prostrazione e dipendenza psicofisica. Come già detto, tale condizione può essere indotta da una sistematica privazione del sonno, da un’alimentazione errata e insufficiente, dal rifiuto o divieto delle cure mediche tradizionali, da pratiche illegali della medicina, ecc…. L’adepto viene sottoposto a frequenti pressioni psicofisiche, anche senza esserne consapevole.

Gli adepti devono amare esclusivamente il guru, il quale esercita su di essi un dominio dispotico, intervenendo, talvolta, anche sulle loro unioni matrimoniali, combinandole e rompendole a suo esclusivo piacimento.

L’adepto viene, persino, convinto del fatto che è sempre responsabile delle proprie debolezze come la mancanza di fede oppure i momenti di crisi nei confronti del gruppo. Per questo viene spinto a confessare e ad annotare ogni emozione e sensazione. Secondo una tecnica provata e sperimentata dalle sette religiose, che integra legalmente una vera e propria violenza psicologica oltre che un potente strumento di controllo mentale, le confessioni più intime di ogni adepto sono riportate in un dossier, registrate su cassette, CD o DVD e, all’occorrenza, usate contro di lui nel caso volesse abbandonare il gruppo o parlarne con persone esterne alla setta.

Aspetti criminologici delle sette religiose.

Gli aspetti criminologici, che caratterizzano le attività delle sette religiose, riguardano comportamenti criminali messi in atto sia dal leader sia dagli adepti a danno di altri adepti o di persone esterne alla setta. I comportamenti criminali possono essere diversi e generalmente variano in funzione del tipo di setta. Nelle sette distruttive, generalmente, vengono messe in atto due categorie di crimini: i crimini commessi dai leader ai danni degli adepti e quelli commessi dagli adepti a danno di altri adepti o contro persone esterne alla setta.

È opportuno evidenziare che la natura religiosa delle organizzazioni pseudo religiose non costituisce, di per sé, un elemento criminogenetico. Questo anche se, comunque, la natura religiosa viene studiata dal criminologo come situazione di “contesto”, che serve per determinare la criminogenesi e la criminodinamica. Gli investigatori che si trovano a lavorare su un crimine commesso da un gruppo religioso, dunque, hanno come unico punto di riferimento la violazione

delle singole norme penali. È vero che, nel 1981, la Corte Costituzionale[12] aveva sancito l’illegittimità costituzionale del reato di plagio[13], ex art. 603 c.p. [14], ma è anche vero che allo stesso tempo aveva chiesto al legislatore di definirlo meglio. Il problema è che questo non è mai avvenuto

Considerato quanto appena esposto, oggi si potrebbe pertanto sentire la necessità di creare uno strumento legislativo che, sempre nel rispetto della libertà di culto e di tutte le altre libertà costituzionali, permetta di comprendere e di governare meglio, dal punto di vista giuridico, questi fenomeni. Anche perché, ormai, si tratta di fenomeni frequentissimi, che coinvolgono, in varie forme, milioni di persone che vanno in questa direzione.

Tornando alla violazione delle norme penali, si può dire che spesso sette di diverso tipo sono coinvolte in differenti crimini, come ad esempio:

  • nell’esercizio abusivo di professioni mediche e psicologiche (ex 348 c.p.);
  • nelle truffe e nelle frodi (ex 640 c.p.);
  • nella violenza sessuale (ex 609 c.p.);
  • nei comportamenti di violenza e di minaccia (ex 581 c.p.);
  • nell’istigazione al suicidio (ex 580 c.p.), negli omicidi (ex art. 575 c.p.);
  • nelle truffe (ex 640 c.p.): le sette possono provare ad acquisire capitali attraverso le quote di adesione degli adepti o, in alcuni casi, attraverso l’appropriazione dell’intero patrimonio dell’adepto;
  • nella profanazione di cimiteri (ex 408 c.p.);
  • nei delitti contro il sentimento religioso e la pietà dei defunti (ex 402 – 413 c.p.);
  • nel maltrattamento degli animali (ex 544-ter c.p.).

Per un criminologo è molto complicato analizzare questo tipo di scenari, soprattutto da un punto di vista giuridico. Riuscire a rilevare condotte illegali e comportamenti delittuosi nel contesto delle sette è un’impresa lunga e complessa, poiché molto spesso ci si imbatte in personalità sagaci e subdole di leader e guru capaci di  camuffare i loro tratti patologici e, soprattutto, i reati che vengono compiuti nelle loro congregazioni, mascherandoli come atti di aiuto, di realizzazione di un mondo più giusto, persino come atti di misericordia nei confronti di coloro che si trovano in difficoltà.

Oltre ad avere una preparazione completa e una conoscenza dei meccanismi di persuasione, delle tecniche di influenza e suggestione, il criminologo, quando si trova ad affrontare questi tipi di scenari, dovrebbe adottare un approccio sistemico insieme ad una prospettiva multidisciplinare. Conoscere il fenomeno dell’Occulto, lo aiuterebbe a individuare più facilmente le connessioni con eventuali crimini.

In conclusione, se tutti questi elementi venissero inseriti in una visione olistica, gli stessi consentirebbero sia di condurre un’analisi che tenga conto di ogni contesto e circostanza sia di aiutare la società ad attuare una giusta azione preventiva, diffondendo informazioni e una politica educativa negli ambienti scolastici che, per esempio, aiuti a sviluppare un senso critico nei confronti delle sette religiose-criminali e del loro mondo oscuro e diabolico.

Fonte dell’immagine: www.pixabay.com

1] V. M. Mastronardi, Ruben De Luca, Moreno Fiori, Sette Sataniche, Newton Compton Editori, pag. 15.

[2]  Singer M. T., Cults in Our MidstLe sette tra noi, Jossey Bass ed.,1995, pag. 35.

[3] Ibidem.

[4] L. Corvaglia, Psico-sette, cosa sono e come evitarle, 28 Febbraio 2017, articolo pubblicato su “panorama.it”, disponibile qui: https://www.panorama.it/news/psico-sette-in-italia-e-emergenza.

[5] Ibidem.

[6] Gatto Trocchi C., “L’offerta formativa delle psicosette, osservazioni antropologiche”, in De Leo G., Barone E., Caprilli P. M. (a cura di), Informazione o manipolazione? I linguaggi manipolativi nell’informazione medica e psicologica in Tv e su Internet: atti della giornata di studio: Centro Congressi Università “La Sapienza” 18 aprile 2002, Edizioni Kappa, Roma, 2003, pag. 58.

[7] V. M. Mastronardi, R. De Luca, M. Fiori, Sette Sataniche, cit., pag. 18.

[8] Bonaiuto P., Giannini A.M., “I fondamenti psicologici delle credenze nella magia e della suggestionabilità”, in De Leo G., Barone E., Caprilli P. M. (a cura di), Informazione o manipolazione?, cit., pag. 42.

[9] Ivi,pag.62.

[10] V. M. Mastronardi, Satanismo, Gruppi Settari e Tecniche di Adescamento, 22 Aprile 2019, articolo pubblicato su “italia.reteluna.it”, disponibile qui: http://italia.reteluna.it/it/satanismo-gruppi-settari-e-tecniche-di-adescamento-PpNj.html.

[11] Ibidem.

[12] Corte Cost., 9 aprile 1981, n. 96.

[13] Convegno nazionale “Criminalmente o Mente Criminale?”, Prato, 20 maggio 2006, organizzato e presieduto dalla Dottoressa Marisa Aloia, articolo pubblicato su “scienzemedicolegali.it”, disponibile qui: https://www.scienzemedicolegali.it/documenti/ricerca/criminalmente-o-mente-criminale.pdf.

[14]  «Chiunque sottoponesse una persona al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione». Codice penale testo coordinato del codice penale aggiornato al cd. decreto liberalizzazioni, D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con L. 24 marzo 2012, n. 27.

Maria Rosaria Razzano

Maria Rosaria Razzano, esperta in scienze forensi Maria Rosaria Razzano nasce a Ostia il 10/02/1991. Si laurea in Psicologia Giuridica presso l'università "La Sapienza" di Roma il 28/11/2016 con una tesi in criminologia dal titolo: "Il ruolo dello psicologo nelle misure alternative alla detenzione". Dopo la laurea decide di svolgere il tirocinio propedeutico all'abilitazione professionale da psicologa presso la Procura  Tribunale per i Minorenni di Roma dove si specializza nell'audizione protetta dei minori. Al termine del tirocinio  decide di collaborare con l'associazione "Donne e politiche familiari" che ha sede presso La Casa Internazionale delle Donne per specializzarsi nella violenza di genere. Per approfondire le materie di suo interesse ha iniziato un Master di II livello Scienze Forensi (criminologia, investigazione, intelligence, security) presso l'università "La Sapienza" di Roma. Ha concluso tale percorso il 16/02/2018 con una tesi in criminologia dal titolo "Minori e sexting" con una votazione 110/110. Nello stesso anno sostiene l'esame di stato di abilitazione alla professione. Dal 28/11/2018 è iscritta all'ordine professionale degli psicologi del Lazio. Dal 2/5/2019 svolge attività di sostegno rivolta ad adolescenti con ritardi cognitivi, autismo e problemi familiari presso una cooperativa sociale che ha sede a Roma. Contatti: sararazzano21@hotmail.it

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