lunedì, Giugno 17, 2024
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Le fusioni dei Comuni in Europa: cosa è accaduto in Spagna e Francia

Nel 1953, dopo oltre vent’anni di dominazione fascista, una legge del ’53 favorì la ricostituzione dei Comuni soppressi dopo il 28 ottobre 1922[1]. Ben presto, tuttavia, ci si accorse che ciò finiva con l’incoraggiare un fenomeno di tendenza opposta, che causò l’incremento, in 148 anni di storia del nostro Paese, di ben 380 Comuni. Ecco spiegato allora uno dei motivi per i quali il Legislatore italiano sta fornendo incentivi sempre maggiori per le fusioni dei Comuni.
Ma in Europa? Lo scenario può dirsi simile o siamo di fronte all’ennesima “anomalia” del Bel Paese?

Con grande rammarico, la risposta parrebbe negativa. Anzi, vi sono addirittura Paesi come il Belgio in cui, dal 1831, il numero dei Comuni si è ridotto di ben 5.150 unità, passando da 2.739 a 589. Il ritorno ad una politica di razionalizzazione amministrativa mira, allora, a ridurre i costi di gestione (ed i livelli di governance) e, al contempo, a manovrare al meglio la posizione finanziaria complessiva.
Pertanto, si rivela utile confrontare lo scenario italiano – e, in particolare, il significato di leggi come il TUEL del 2000 o la Delrio del 2014 – con gli “omologhi” europei.

 

1. La Spagna e la riforma dei municipios

Come in Italia, anche in Spagna la riforma degli enti locali è arrivata a seguito della crisi economica europea e le conseguenti politiche di austerity.
Il titolo VIII della Costituzione spagnola del ’78 disciplina il modello territoriale dello Stato e le garanzie del nucleo essenziale degli enti locali fondamentali, lasciando al legislatore piena libertà nella determinazione del modello concreto di regime locale.
I Comuni spagnoli (c.d. municipios) sono suddivisi in quattro classi diverse, a seconda dei servizi minimi che devono prestare in base al livello della popolazione[2]. A tali fini i municipios sono distribuiti in:

  • comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti;
  • comuni con popolazione fino a 20.000 abitanti;
  • comuni con popolazione superiore a 20.000 abitanti;
  • comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti.

Tuttavia, i municipios non sono l’unica forma di enti locali sub-regionali, essendo previsti – ante riforma del 2013 – alcuni particolari enti intermedi (province, unioni e comarche).
Nel 2013 il Governo ha avviato un iter legislativo di riforma di tali enti, procedendo ad una loro abolizione selettiva: venivano eliminate le forme intercomunali non operative e lasciate in vita solo quelle rispondenti a determinati criteri di efficienza e di rigida disciplina di bilancio. L’approvazione finale della riforma avverrà nel dicembre 2013 con l’emanazione della Ley 27/2013 de 27 de diciembre (“Racionalizaciòn y sostenibilidad de la Aministraciòn Local para la modificaciòn de la planta municipal”)., mirante alla ridefinizione delle competenze dei municipios, incentivandone le fusioni. In particolare, con quest’ultima si prevedeva il trasferimento dei servizi di rete dei Comuni inferiori a 20.000 abitanti alle Diputaciones Provinciales (i.e. Province) allorché ricorressero le seguenti condizioni:

  • i municipios non fossero in grado di dimostrare l’efficienza (in termini di costi) della loro prestazione;
  • la Provincia potesse assicurare il coordinamento della prestazione con altri Comuni o assumere direttamente la prestazione.

 

2. La semplificazione amministrativa in Francia

La Francia si sta muovendo nello stesso senso, attraverso un processo di riforma della struttura territoriale del Paese che, a partire dal 2014, ha riguardato sia la riorganizzazione del territorio che la revisione delle funzioni e delle competenze delle collettività locali.
In particolare, nel gennaio 2014 è stata emanata la legge “Modernisation de l’action publique et affirmation des Métropoles” ed è stata annunciata la riforma dei Départments (i.e. Province), i quali potrebbero essere definitivamente fusi con le Métropoles entro il 2020.
Per quanto riguarda le Regioni, invece, la Loi 16 janvier 2015 ha previsto un accorpamento delle stesse (che sono passate da 22 a 13 unità), mentre la “Loi portant nouvelle organisation territoriale de la République” (Loi NOTre) del 7 agosto 2015 ha soppresso la clausola generale di competenza, limitando di fatto le competenze esercitabili dagli enti locali a quelle espressamente attribuite dalla legge e proseguendo, così, il cammino verso la razionalizzazione delle collettività territoriali e il potenziamento dei fenomeni riconducibili alla intercomunalità o intermunicipalità, riservando le competenze economiche alle Regioni e restringendo il campo delle competenze dipartimentali alla solidarietà sociale e territoriale[3].

La semplificazione operata in Francia mira chiaramente a garantire la riduzione degli sprechi ed un incremento di efficienza: il Governo ha garantito, infatti, che i succitati interventi perseguono l’obiettivo di tagliare le spese, incrementare la qualità dei servizi e rilanciare la crescita economica, sia a livello nazionale che locale, riducendo altresì l’imposizione fiscale. Secondo alcune stime, dalla riduzione dei finanziamenti destinati agli enti locali dovrebbe derivare un risparmio di ben undici miliardi di euro nel primo triennio, a cui si aggiunge un risparmio di due miliardi per la sola riduzione del numero delle Regioni. Nel complesso, dunque, il Governo prevede una riduzione di 25 miliardi di euro come probabile risultato dell’intera operazione.

 

3. Conclusioni

Alla luce di quanto detto, emerge che sia in Italia che in Francia e Spagna vi è stato un rafforzamento del livello municipale/metropolitano, laddove invece il nostro Paese è rimasto estraneo al mantenimento/rafforzamento della Provincia operato dagli altri due. Per quanto riguarda le Regioni, invece, lo scenario resta ancora disomogeneo.

Lo scenario europeo, dunque, rivela chiaramente una tendenza a rimodulare l’apparato degli enti locali, la cui passata frammentazione ha prodotto un aumento dei costi soprattutto per le realtà più esigue.
A partire dal 2013, i legislatori nazionali hanno provato a porre rimedio alla situazione in questione proponendo riforme in tema di riassetto del sistema degli enti proprio in concomitanza con una fase di politiche di austerity imposte agli Stati membri dalla Comunità Europea.
Tuttavia, nonostante i numerosi incentivi previsti dal legislatore, la lentezza dei processi di riorganizzazione territoriale (e in particolare le fusioni dei Comuni) sembra dovuta al fatto che questi non possono essere considerati solo con parametri economici, ma vanno analizzati nella loro complessità, dove gli aspetti economici si scontrano con le resistenze locali, i retaggi culturali dei territori, l’opportunismo degli stakeholders. Solo allora sarà possibile comprendere la multiformità dell’attuale assetto degli enti locali europei ed il motivo per cui una riforma nel breve periodo difficilmente riesca a prendere piede.

[1 Legge del 15 febbraio 1953 n. 71.

[2] Ley 27/2013 de 27 de diciembre, artìculo primero “Modificaciòn de la Ley 7/1985, de 2 de abril, reguladora de las Bases del Régimen Local

[3]Tratto da www.lab-ip.net.

Andrea Amiranda

Andrea Amiranda è un Avvocato d'impresa specializzato in Risk & Compliance, con esperienza maturata in società strategiche ai sensi della normativa Golden Power. Dal 2020 è Responsabile dell'area Compliance di Ius in itinere. Contatti: andrea.amiranda@iusinitinere.it

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