mercoledì, Luglio 17, 2024
Criminal & Compliance

Stato di necessità medica

Movimenti religiosi alternativi: il caso dei testimoni di Geova

“Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sè od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, nè altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. […] ” , così il legislatore del 1930 ha disposto all’articolo 54 del codice penale tuttora vigente. La ratio della norma è chiara: “necessitas non habet legem”.
Lo stato di necessità di cui parliamo rientra tra le cause di giustificazione, ossia norme non squisitamente penali, in presenza delle quali il fatto viene considerato lecito per l’intero ordinamento.
Nel rispetto dei presupposti esplicitamente indicati dalla legge – il pericolo attuale involontario e inevitabile, il danno grave alla persona, nonché la proporzionalità tra fatto necessitato e pericolo determinato dalla situazione necessitante – l’ambito di operatività della norma è chiaro.
Questi stessi presupposti ricorrono talvolta con riferimento all’attività medico chirurgica, laddove però l’applicabilità dell’esimente risulta più complessa, in particolare quando il paziente appartenga a movimenti religiosi alternativi.
Ci riferiamo alla più comune setta dei testimoni di Geova, i quali nell’ossequioso rispetto del testo sacro, rifiutano cure mediche quali le pratiche emotrasfusionali (Genesi 9:4).
Quale, dunque, l’atteggiamento del medico che si trovi costretto a dover effettuare in stato di necessità una trasfusione di sangue ad un testimone di Geova?
Il medico, dove possibile, deve necessariamente individuare soluzioni di cura che non prevedano l’utilizzo di sangue ovvero deferire il caso a strutture sanitarie dotate di specialisti in materia; laddove ciò non sia possibile la Cassazione civile ha sostenuto un generale diritto del paziente di non curarsi, anche quando a tale rifiuto possa seguire la morte, qualora però il dissenso sia espresso, inequivoco e attuale. Non sono considerati eloquenti il tal senso i cartellini con l’indicazione “niente sangue”.
Una sfaccettatura del caso più complessa riguarda l’ipotesi in cui il paziente, se pur a seguito di un primario rifiuto espresso di cure mediche, precipiti in una situazione di incoscienza a seguito di un peggioramento delle sue condizioni di salute. Si è espressa a riguardo la sentenza n°. 4211/07 la quale ha attestato la fruibilità della scriminante ex art. 54 c.p. per il medico che aveva sottoposto ad apporto di sangue un paziente Testimone, il quale, durante l’aggravarsi della malattia, non era stato in grado di reiterare il suo dissenso espresso al momento del ricovero.
L’ipotesi più delicata riguarda però i casi in cui i testimoni di Geova siano soggetti minorenni e in quanto tali, privi della capacità di agire, se non per interposizione di altri soggetti. Fino al diciottesimo anno, la tutela del minore spetta al genitore, il quale può porre validamente in essere atti idonei ad incidere sulle situazioni giuridiche del figlio. I Testimoni genitori, infatti, desiderano esercitare il diritto al consenso informato a favore dei propri figli, e in caso di emotrasfusione necessaria, manifestano il loro rifiuto a tale pratica medica per non contravvenire all’imperativo del loro credo religioso. La giurisprudenza in materia è scarsa, ma la legge è chiara: dovranno essere attivate le procedure previste dagli artt. 330 e 333 del codice civile con l’intervento del giudice tutelare. Quest’ultimo interviene a sospendere la patria potestà del genitore sul figlio e il tutore nominato autorizza la trasfusione.

Piera Di Guida

Piera Di Guida nasce a Napoli nel 1994. Ha contribuito a fondare “Ius in itinere” e collabora sin dall’inizio con la redazione di articoli. Dopo la maturità scientifica si iscrive alla facoltà di giurisprudenza Federico II di Napoli e nel 2015 diviene socia ELSA Napoli (European Law Student Association). Ha partecipato alla redazione di un volume dal titolo "Cause di esclusione dell'antigiuridicità nella teoria del reato- fondamento politico criminale e inquadramento dogmatico", trattando nello specifico "Lo stato di necessità e il rifiuto di cure sanitarie" grazie ad un progetto ELSA con la collaborazione del prof. Giuseppe Amarelli ordinario della cattedra di diritto penale parte speciale presso l'università Federico II di Napoli. Seguita dallo stesso prof. Amarelli scrive la tesi in materia di colpa medica, ed approfondisce la tematica della responsabilità professionale in generale. Consegue nel 2017 il titolo di dottore magistrale in giurisprudenza con votazione 110/110. Nell’anno 2016 ha sostenuto uno stage di 3 mesi presso lo studio legale Troyer Bagliani & associati, con sede a Milano, affiancando quotidianamente professionisti del settore e imparando a lavorare in particolare su modelli di organizzazione e gestione ex d.lgs. n. 231/01 e white collar crimes. Attualmente collabora con lo Studio Legale Avv. Alfredo Guarino, sito in Napoli. Ha svolto con esito positivo il tirocinio ex art.73, comma 1 d.l. n.69/2013 presso la Corte d'Appello di Napoli, IV Sezione penale. Nell'ottobre 2020 consegue con votazione 399/450 l'abilitazione all'esercizio della professione forense. Dal 27 gennaio 2021 è iscritta all'Albo degli Avvocati presso il Tribunale di Napoli. Un forte spirito critico e grande senso della giustizia e del dovere la contraddistinguono nella vita e nel lavoro. Email: piera.diguida@iusinitinere.it

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