giovedì, Maggio 30, 2024
Amministrazione e Giustizia

Il mito della rigenerazione urbana e la prerogativa dell’innovazione

A cura di Elisa Tunno

La risonanza che negli ultimi tempi si è accordata al tema della “rigenerazione urbana” è senza dubbio ascrivibile all’attenzione che ha restituito al tema il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, successivo alla crisi pandemica e portatore di un ripensamento della città stessa, del suo ruolo e delle sue funzioni, in coerenza con lo sviluppo sia del contesto sociale, sia delle esigenze in materia di tutela ambientale e progresso digitale.

A tal proposito, difatti, si ricorda come nel nuovo PNRR e, in particolare, nella Missione 5, Componente 2, si prevedano misure per un complessivo ammontare di 8,3 miliardi di euro, rispetto agli originari 11,2, volte a favorire interventi in materia di progetti di

  • rigenerazione urbana per la riduzione di situazioni di emarginazione e degrado sociale (M5C2 – 2.1);
  • Piani Urbani Integrati (M5C2-2.2);
  • Programma innovativo della qualità dell’abitare (PINQuA) (M5C2-2.3) [1].

È per tali ragioni, dunque, che l’idea della rigenerazione urbana ha acquisito una primaria risonanza, contribuendo al miglioramento del centro abitato in via strategica, non trascurando certamente il fattore culturale, economico, sociale ed ambientale, vicendevolmente condizionati e strettamente connessi [2].

Ma, nel dettaglio, cos’è la rigenerazione urbana?

Nonostante in tale sede sia indubbio il riferimento alla declinazione giuridica della fattispecie, l’uso che del termine “rigenerazione” si registra nella collettività è piuttosto polivalente, inevitabilmente influenzando in tal senso anche l’utilizzo giuridico che si osserva del termine che, in ordine quantitativo, è cresciuto considerevolmente: a livello normativo, difatti, sono svariate le circostanze implicanti la rigenerazione in oggetto, anche se integralmente differenti tra esse ma complessivamente interessanti estese porzioni del territorio nazionale, in combinato disposto con la rinnovata attenzione al suolo e al contenimento dello stesso.

In primo luogo, seppur in un’ottica che in minor modo rende giustizia all’azione, indubbiamente deve parlarsi di “rigenerazione urbana” dinanzi ad una “ricostruzione del già costruito”, purché tale ricostruzione sia orientata al superamento di condizioni di degrado, di criticità igienico-sanitarie o, ancora, di inefficienza edilizia, non arrestandosi, dunque, alla sola ricostruzione del già esistente, pena lo svuotamento dell’intrinseco senso del “rigenerare”.

Allo stesso modo, anche le più comuni e quotidiane “ristrutturazioni edilizie” rientrano nell’alveo delle azioni di rigenerazione urbana, identificandosi quali attività intervenienti sull’esistente seppur con lo scopo di uniformare l’oggetto a rinnovate esigenze che si registrano.

Secondo quanto premesso, dunque, si tratta di un’ampia categoria al di sotto della quale è immediato ricondurvi interventi di natura già menzionata: non può sottovalutarsi, però, la portata innovativa che ognuno di essi deve mostrare, osservando e rispondendo in primis alla funzione economico – sociale di ogni porzione di territorio interessata, restituendo onore al plus che la definizione stessa di “rigenerazione” detiene, non assimilandola quindi alla sola attività di “riuso”, “ristrutturazione”, “risanamento” o “riqualificazione” che sia priva di quella prospettiva più ambiziosa di innovazione.

D’altra parte, comprendere cosa si intende per “rigenerazione urbana” ha un risvolto altresì economico, soprattutto se si considerano gli incentivi fiscali accordati ai singoli cittadini, il cui ruolo nella materia risulta centrale in quanto membri della comunità territoriale e, per tale ragione, potenzialmente “parte attiva di processi di micro-rigenerazione di beni comuni, spesso lontani dalle speculazioni economiche-commerciali, o dimenticati dalla stessa autorità amministrativa, sfruttando con un moto spontaneo i vuoti e non i pieni della disciplina urbanistica[3], purché interventi di tale natura rimangano conformi agli obiettivi pubblici di natura economico-sociale, ambientale o comunque propri dell’intenzione di rigenerazione urbana che si preme raggiungere in via generale, inevitabilmente ed ulteriormente connessa al miglioramento della qualità di vita individuale e collettiva.

È in quest’ultima ottica che si inscrive, tra le altre e a titolo esemplificativo, l’iniziativa di rigenerazione urbana che ha impegnato la città di Lecce nella riqualificazione paesaggistica e ambientale delle ex cave di Marco Vito, dismesse ed abbandonate da decenni, oltre che trasformate in una discarica a cielo aperto: dal 19 novembre 2023, difatti, l’intera area del Parco delle Cave di Marco Vito, composta da 7 ettari di verde calati in una cornice rocciosa, è stata aperta alla fruizione pubblica, restituendo alla città un sito di aggregazione culturale e sociale in luogo del precedente degrado[4].

Rispettare, dunque, la finalità di innovazione in termini sociali, culturali, ambientali ed economici significa dare senso a ciò che l’ordinamento vuole favorire, ossia una rigenerazione dei tessuti edilizi esistenti rispetto ad interventi che possono essere più o meno ampi, ma in relazione ai quali deve convivere detta principale finalità, non meramente condizionata ad interessi pubblici di ordine urbanistico-edilizio: al netto di ciò, dunque, non resta che concludere riconoscendo in capo all’amministrazione l’usuale responsabilità per lo sviluppo di conformi progetti rigenerativi, nonostante molte aree del territorio nazionale non siano facilmente rigenerabili.

 

Note:

[1] Documentazione parlamentare, Urbanistica e rigenerazione urbana, 11 marzo 2024, Urbanistica e rigenerazione urbana (camera.it)

[2] V. DI CAPUA, Intervento presentato al convegno Rigenerazione URBana: verSo un modello di città sostenibile e resiliente 4.0 (URBS 4.0), 2 ottobre 2023.

[3] G. AVANZINI., La rigenerazione urbana a guida privata, Riv. quad. dir. amb., 2/2022, p. 55 ss.

[4] Domenica 19 novembre apre il Parco delle Cave di Marco Vito, Domenica 19 novembre apre il Parco delle Cave di Marco Vito (comune.lecce.it).

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