lunedì, Giugno 17, 2024
Tax Driver

Carbon Tax – L’ecotassa che potrebbe far gola all’Italia.

Il concetto di ecotassa come strumento di politica fiscale volto alla tassazione degli agenti inquinanti emessi a seguito di attività umane o industriali, non è recente, ma affonda le proprie radici nelle cd. “imposte pigouviane” (così chiamate in onore del loro  primo teorico, l’economista inglese Arthur Pigou) e nel connesso principio di esternalità negativa , come costo che ciascuna realtà industriale impone alla società in relazione allo sfruttamento delle risorse naturali ed ai danni ambientali prodotti.

Tra i più significativi ed attuali esempi di ecotassa, la “carbon tax” ha guadagnato un posto di grande rilevanza a livello mondiale in ragione della gravosità del suo presupposto impositivo. Infatti tale imposta mira a tassare tutti i prodotti ed i servizi energetici che producono Co2, cioè biossido di carbonio, con il palese di scopo di addossare su chi lo produce il costo intrinseco che l’effetto dei gas serra comporta per l’ambiente.

La carbon tax, così predisposta, dovrebbe configurare, sulla lunga distanza, una naturale regolamentazione dei mercati energetici, spingendo l’utente finale, il consumatore, verso scelte più green e progressivamente lontane dalle classiche ed esauribili (nonché inquinanti) risorse energetiche.

La materia in Italia trova il suo primo inquadramento giuridico con l’art. 8 della legge 448 del 1998 che, sebbene mai attuato, faceva proprie le linee guida predisposte dalla Conferenza di Kyoto del 1997 e dal relativo protocollo in materia ambientale , in particolare finalizzato alla lotta contro il surriscaldamento globale. Ma la travagliata storia della carbon tax italiana continua nel terzo millennio con il disegno di legge di delega fiscale del 2012 (ddl. n 5291/2012) che avrebbe apportato una massiccia revisione del sistema di tassazione ambientale con l’intento di promuovere l’internazionalizzazione e l’incorporazione dei costi ambientali nei costi di produzione industriale.

La disciplina in esame prevedeva l’introduzione di una carbon tax finalizzata a finanziare, con il proprio gettito fiscale, le agevolazioni  previste per l’utilizzo delle fonti rinnovabili.

Tale circolo virtuoso, peraltro mai messo in moto, avrebbe comportato la diminuzione della tassazione sul lavoro a favore di quella sulle emissioni inquinanti prodotte dalle industrie.

Anche il legislatore europeo ha tentato, per ora senza grandi successi, di predisporre una disciplina uniforme in materia applicabile a tutti gli stati membri. La direttiva 2003/87/CE ha introdotto, a partire dal 1 gennaio 2005, il cd. Emissions Trading System, un sistema che prevede una necessaria autorizzazione per poter emettere gas ad effetto serra (entro limiti stabiliti) a cui è associata la possibilità per le imprese di ricevere o acquistare quote di emissione, il cui prezzo è legato alle fluttuazioni del mercato.

L’ETS rappresenta al momento la pietra angolare della politica ambientale europea ed è finalizzata a contenere le emissioni di biossido di carbonio da parte delle industrie energivore, ma non manca chi ha proposto l’introduzione di una sorta di “border tax”, una imposta volta a tassare i beni importati nell’area UE sulla base dei livelli di biossido di carbonio utilizzati nei processi produttivi.

L’uso della carbon tax quale strumento fiscale volto alla promozione ed alla salvaguardia delle politiche di tutela ambientale è utilizzato con successo in molti paesi come il Regno Unito, Svizzera e Canada. Ma anche molti paesi dell’area scandinava l’hanno introdotta con successo già a partire dagli anni 90: la Svezia ha introdotto una efficace carbon tax nel 1991 che si attesta attualmente a 136 dollari per tonnellata ed ha portato, negli ultimi anni, ad una riduzione del 22% delle emissioni di biossido di carbonio.

Anche dagli USA di Donald Trump proviene in questi ultimi giorni la proposta di una carbon tax di 40 dollari per tonnellata da innalzare progressivamente, con la possibilità di riversarne il gettito fiscale in progetti di inclusione sociale e sostengo alle famiglie in difficoltà.

In un momento in cui l’Italia cerca risorse per finanziare una manovra fiscale correttiva per non incorrere nelle procedure d’infrazione europee, una carbon tax effettiva e finalmente applicabile potrebbe rappresentare un valido strumento di detassazione di altre voci economiche (in primis il lavoro) e di lotta all’inquinamento atmosferico.

Rossana Grauso

Studentessa della facoltà di giurisprudenza dell'Università degli studi di Napoli "Federico II" e tesista in diritto finanziario, è socia di Elsa Napoli. Appassionata di tributaristica e diritto del lavoro, prende parte al progetto "Ius in Itinere" a giugno 2016, divenendone nel gennaio 2017 responsabile dell'area di diritto tributario e diritto del lavoro. Dall'ottobre 2017 è collaboratore editoriale per AITRA - Associazione Italiana Trasparenza ed Anticorruzione. Nel futuro, un master in fiscalità d'impresa e contrattualistica internazionale. Email: rossana.grauso@iusinitinere.it

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