domenica, Maggio 26, 2024
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L’Unione Europea salva il burger vegetale: un altro passo verso la sostenibilità?

Articolo a cura di Chiara Bergamini

“What if we didn’t need cows for our beef?”[1], è il titolo di una pubblicazione del Panel for future of science and technology (STOA) [2] nella quale viene esposta una delle tematiche più studiate degli ultimi anni: la produzione e il consumo di carne, nonché la possibilità di garantire un’alternativa efficiente da un punto di vista nutrizionale e che possa, al contempo, migliorare il benessere dell’animale.

In tempi recenti, sempre più persone nel mondo decidono di avvicinarsi a un tipo di alimentazione plant based, a causa dell’amore per gli animali o per approcciarsi ad uno stile di vita più sano e sostenibile per l’ambiente. Complici i numerosi influencers che hanno abbracciato e promuovono l’ideale veg o i documentari che hanno mostrato la crudeltà degli allevamenti intensivi, il mercato degli alimenti alternativi a carne, uova e latticini, è in continuo aumento e si ipotizza che a livello globale abbia un valore di quasi sedici miliardi di dollari [3]. È in rapida crescita anche il numero di aziende impegnate a produrre cibi a base di proteine vegetali e a trasformare proprio i grandi classici che li hanno resi famosi, in proposte vegan friendly.

Anche in Europa il numero di vegetariani e vegani sta crescendo; si stima che ad oggi settantacinque milioni di persone seguano una dieta prevalentemente o totalmente di origine vegetale. E, come conseguenza, il consumo di carne sta lentamente, ma inesorabilmente, diminuendo.

Nel 2017, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (“CGUE”) si era già pronunciata in merito alla denominazione di alcuni prodotti di origine vegetale, stabilendo l’impossibilità per questi ultimi di essere denominati in modo analogo a quelli di origine animale[4]. I termini “formaggio”, “burro” e “latte”, possono essere utilizzati esclusivamente per i dairy pruducts, infatti le alternative vegetali sono commercializzate con il nome di “bevanda a base di cocco”, “dessert cremoso alla soia”, “crema spalmabile a base di tofu” e via dicendo.

Contrastare efficacemente ed effettivamente le minacce di turbativa sui mercati può essere particolarmente importante nel settore del latte” è ciò che si leggeva già nel Regolamento n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio[5]. Nel 2017, la Corte si è appellata a tale Regolamento per impedire ad una società tedesca chiamata TofuTown di utilizzare per le alternative proteiche a base di soia fermentata, gli stessi termini legati a prodotti lattiero-caseari[6]. Rimane possibile la denominazione in tal senso, soltanto in via eccezionale, come per la crème de riz francese[7].

Non è tuttavia mai stato proibito l’utilizzo di nomi riferiti tradizionalmente a proteine animali, quali “affettato”, “burger”, “salsiccia”, “bistecca” o “wurstel” per definire i loro analoghi vegani.

Dopo diverse pressioni, il 23 ottobre di quest’anno, il Parlamento Europeo è stato chiamato a pronunciarsi riguardo diverse proposte di emendamenti, raccolti da alcuni Stati membri, con lo scopo comune di affermare che parole come “bistecca”, “salsiccia” o “burger”, possano essere utilizzate esclusivamente in riferimento ai prodotti contenenti carne.

È opportuno sottolineare che, attualmente, i singoli Stati europei rimangono sempre liberi di adottare normative specifiche, come nel caso della Francia, dove la denominazione di prodotti vegetali avviene in forme alternative rispetto a quelle utilizzate per i meat based products, già dal 2018.

A livello comunitario vi è una vera e propria guerra di ideologie, credenze morali e contrapposti interessi economici. Da un lato si schierano, infatti, le associazioni di agricoltori, guidate dalla Commissione agricoltura dell’Unione Europea, che sostengono che determinate denominazioni siano fuorvianti per i consumatori. In Italia, Coldiretti[8] e Confaglicoltura[9] si sono espressi in tal senso, affermando la necessità di chiarezza e tutela dell’acquirente. Secondo il loro punto di vista, non tutelare i produttori di carne, sarebbe una mossa meschina, per sostenere le multinazionali che stanno investendo nella fake meat, mettendo sul mercato prodotti di bassa qualità. “Serve una norma nazionale per fare definitivamente chiarezza su veggie burger e altri prodotti che sfruttano impropriamente nomi come mortadella, salsiccia o hamburger; questo per evitare l’inganno ai danni del 93% dei consumatori che in Italia non seguono un regime alimentare vegetariano o vegano” ha affermato il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini.

L’altra faccia della medaglia è caratterizzata dalla preoccupazione di numerose organizzazioni ambientaliste, che hanno sostenuto la causa del veggie burger, e hanno chiesto all’Unione di proseguire verso la via più green ed ecosostenibile.

Il Parlamento Europeo, ad ottobre, ha deciso di “salvare il burger vegetale”, di non proibire di usare gli stessi nomi per prodotti vegetali e animali, purché gli ingredienti siano chiaramente specificati. Non sorprende tale scelta da parte di un’Europa che negli ultimi anni ha fatto sempre più passi avanti nella direzione della sostenibilità ambientale.

I leader mondiali, già nel 2015, avevano tracciato delle nuove linee guida relative allo sviluppo sostenibile[10]. L’Unione Europea, in questo ambito, è da sempre in prima linea e promuove un nuovo modello che, proiettandosi verso il futuro, prospetta graduali, ma intensi cambiamenti.

In particolare, fra gli obiettivi prioritari delineati dalla Commissione per gli anni da 2019 a 2024, emerge il c.d. Green deal[11], un piano di transizione equa che prevede anche assistenza tecnica e finanziaria nei confronti dei soggetti danneggiati dal cambiamento, e la promozione del progetto Farm to fork[12], nato dal desiderio di responsabilizzare i consumatori verso una dieta a base vegetale.

L’utilizzo di un nome aiuta nell’ individuazione del gusto e uso che ci si può aspettare dal prodotto e, di conseguenza, guida il consumatore che desidera modificare i propri eating habits. Ecco che, in tal senso, una denominazione può fare la differenza e la deliberazione del Parlamento Europeo è da considerare un primo traguardo nella strada in salita verso un futuro più sostenibile.

 

[1] Van Woensel, Van Steerteghem, «What if we didn’t need cows for our beef?», EPRS | European Parliamentary Research Service, 2019, disponibile qui: https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/ATAG/2019/634446/EPRS_ATA(2019)634446_EN.pdf.

[2] Panel for future of Science and Technology (STOA) è un organo facente parte della struttura del Parlamento Europeo che si occupa di fornire, ai comitati che ne facciano richiesta, studi scientifici riguardanti l’impatto dell’introduzione e dell’impiego di nuove tecnologie.

[3] L. Serpilli, «Quanto vale davvero il mercato dei sostituti vegetali ai prodotti animali? Almeno 16 miliardi di dollari», maggio 2019, disponibile qui: https://www.osservatorioveganok.com/quanto-vale-davvero-il-mercato-dei-sostituti-vegetali-ai-prodotti-animali-almeno-16-miliardi-di-dollari/

[4] Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Verband Sozialer Wettbewerb eV contro TofuTown.com GmbH,  sentenza C-422/16, 14 giugno 2017, disponibile qui: http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf;jsessionid=F7A619A89ABA8EBA767A061BA422247F?text=&docid=191704&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=14974683

[5] «REGOLAMENTO (UE) N. 1308/2013 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 17 dicembre 2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio».

[6] Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Verband Sozialer Wettbewerb eV contro TofuTown.com GmbH,  sentenza C-422/16, 14 giugno 2017, disponibile qui: http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf;jsessionid=F7A619A89ABA8EBA767A061BA422247F?text=&docid=191704&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=14974683

[7] «decisione 2010/791/UE della Commissione, del 20 dicembre 2010, che fissa l’elenco dei prodotti di cui all’allegato XII, punto III.1, secondo comma, del regolamento n. 1234/2007 del Consiglio».

[8] «Ue, bistecche e hamburger sono solo di carne» (2020), disponibile qui: https://www.coldiretti.it/consumi/ue-bistecche-e-hamburger-sono-solo-di-carne.

[9] «Confagricoltura ai parlamentari europei: “Chiarezza in etichetta quando si parla di cibo. No a denominazioni ingannevoli”» (2020), disponibile qui: https://www.confagricoltura.it/ita/area-stampa/comunicati/confagricoltura-ai-parlamentari-europei-chiarezza-in-etichetta-quando-si-parla-di-cibo.-no-a-denominazioni-ingannevoli.

[10] «Take Action for the Sustainable Development Goals, United Nations», disponibile qui: .

[11] «COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI Il Green Deal europeo» (2019), disponibile qui: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?qid=1596443911913&uri=CELEX:52019DC0640#document2.

[12] «Farm to Fork Strategy – for a fair, healthy and environmentally-friendly food system», disponibile qui: https://ec.europa.eu/food/farm2fork_en.

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