domenica, Luglio 14, 2024
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Pubblica amministrazione: lotta alla corruzione e all’illegalità, una legge per reprimerle

 

 

 

Con la locuzione “pubblica amministrazione” si vuole identificare l’insieme degli enti pubblici che cooperano per il perfetto esercizio dell’amministrazione di uno Stato, nelle materie di propria competenza.
Una funzione democraticamente elevata e complessa, che si sviscera in numerose manovre indirizzate al mantenimento degli equilibri sociali, economici ed al miglioramento di essi.

 

Il significato di pubblica amministrazione ha, negli anni, subito variazioni e mutamenti. Oggi è possibile inquadrare la pubblica amministrazione attraverso due accezioni, una oggettiva e l’altra soggettiva. La prima riguarda la funzione strettamente pubblica intesa come cura degli interessi della collettività, la seconda, invece, riguarda l’insieme dei soggetti che esercitano tale funzione.

Un’attività vasta e complessa, ma soprattutto vicina ai bisogni dei cittadini necessita, però, anche di un valido sistema di controllo e prevenzione. La vigilanza sugli atti ed i procedimenti innescati dalla Pubblica Amministrazione nasce nell’interesse dei fruitori e degli enti sinergicamente collegati.
Negli anni il controllo e la prevenzione hanno subito varie riforme, sono stati svestiti e ricostruiti per poter essere sempre di più adattati alla crescita delle funzioni della Pubblica Amministrazione.
La normativa da cui si vuole partire, e considerare, forse, la più rilevante in materia è quella del 2012. Con la  sono state previste numerose modifiche all’ “agere pubblico” e, innovativamente, sono state considerate maggiori responsabilità in capo ai dirigenti. Il legislatore del 2012 ha ben considerato la possibilità di funzioni di maladministration interni sia dell’organico amministrativo che di quello politico. Una normativa strettamente unitaria, compressa e focalizzata sul dovere dei dirigenti. L’organo dirigenziale, in questo caso, deve garantire per sé e per i suoi sottostanti, ciò è stato pensato per promuovere un controllo, una prevenzione, ed una trasparenza esercitata da chi ha il diretto potere di emissione e controllo.

La legge n. 190, però, ha le sue radici nell’ Assemblea generale dell’ONU del 31 Ottobre 2003. La Convenzione penale sulla corruzione stipulata in quell’occasione e ratificata nel 2009 è lo stampo da cui ha preso forma la nostra Legge del 2012.
La sua fonte internazione permette di poter essere un riferimento statale e locale. Essa opera nei riferimenti di trasparenza, prevenzione e contrasto della corruzione. La normativa ha ben chiare e delineate la struttura e la funzione da eseguire. Nata per contrapporsi al fenomeno di cattiva amministrazione e corruzione all’interno delle pubbliche amministrazioni ha, schematicamente, tracciato le linee guida adatte per il suo scopo.
Opera talune misure preventive non solo di natura penale, ma soprattutto amministrative. Idealizza la creazione di un sistema pubblico di prevenzione della corruzione, introducendo anche specifiche sanzioni. La specificità delle sanzioni e la loro struttura più amministrativa che penale, permette, a questa nuova disciplina, di meglio adattarsi alla struttura dell’ente pubblico ed alle sue modalità dirigenziali.
La previsione di un controllo dirigenziale direttamente connesso con l’illecito si collega anche con l’intento normativo di “riscrivere, sulla base di una delega al Governo, la disciplina della trasparenza”. Conseguenza di tale intento è stata la previsione di siti web costantemente aggiornati, da cui poter controllare l’attività finanziaria ed amministrativa degli enti.

 

Di trasparenza si parla soprattutto in riferimento ai procedimenti, perché sono queste le attività che maggiormente soffrono il rischio di corruzione. Con l’instaurazione di “procedimenti a trasparenza prioritaria” si è puntato alla creazione di sistemi in cui ogni fase è sorvegliata e sottoposta a rigidi criteri di formulazione.
La Legge, specifica e accorta ai dettagli, individua anche le cosiddette aree sensibili. Tali aree sono, talune, esplicitamente indicate,mentre altre sono lasciate alla discrezionalità della Pubblica Amministrazione. Tra quelle individuate dal legislatore figurano il conferimento e l’attribuzione di vantaggi economici a soggetti privati, le concessioni, gli appalti; insomma tutte le funzioni che fanno riferimento a concessione od erogazione di benefici. Questi non solo vengono compressi da criteri stretti ma sono anche sottoposti ad una maggiore vigilanza da parte degli organi dirigenziali. In proposito a questi ultimi altro tratto fondamentale della norma è quello che prevede la “rotazione dei vertici dirigenziali”. Strumento nazionale di prevenzione, che tende ad evitare un “incrostamento della posizione dirigenziale” lasciando per tempi lunghi grandi e complessi poteri racchiusi nella stessa figura. Tale rotazione vale in primis per i posti dirigenziali di riferimento. La lotta alla corruzione dirigenziale è stata prevista mettendo in campo un dirigente specificatamente nominato nelle amministrazioni , mentre, nelle autonomie locali l’organo di riferimento è il segretario comunale. La nomina specificata di un dirigente trova la sua ratio nell’intento di autonomia e distacco che tali figure devono perseguire. Un controllo interno autonomamente avviato e prefissato, questo è lo scopo da raggiungere. Per poter contrastare la corruzione bisogna avere figure di riferimento che lavorano all’interno della Pubblica Amministrazione, che dirigono e controllano l’emissione di procedimenti ed atti, e che, grazie la loro posizione di supervisione, possono, facilmente, rintracciare il momento in cui si è verificata una cattiva gestione della cosa pubblica, denunciando i responsabili. Un vero e proprio controllo decentrato dell’azione amministrativa che si realizza con la vigilanza del vertice amministrativo.

In riferimento al potere di controllo e vigilanza, la legge, mette in campo anche l’ANAC. Tale organo ha il potere di sospendere il provvedimento di incarico al Responsabile della corruzione dopo una comunicazione di ufficio del provvedimento di nomina. Un controllo “esterno” che verte alla tutela e alla trasparenza delle nomine dirigenziali. Citando la lettere della norma è ben comprensibile che l’Autorità Nazionale Anticorruzione vigila sul rispetto delle amministrazioni pubbliche, enti pubblici, e di diritto privato in controllo pubblico, dell’esercizio del potere conferitogli nelle singole fattispecie. Il riferimento all’ANAC è strettamente collegato con le nomine e la procedura da cui scaturiscono. Non è solo la direzione dei vertici amministrativi da controllare ma anche l’escalation che precede la conquista di tale posizione. Un controllo serrato, interno ed esterno. Fatto dai poteri dirigenziali ed elementi esterni come l’ANAC, questa la linea adottata per la lotta alla corruzione delle figure interne.

La previsione legislativa continua con una lunga previsione di sanzioni amministrative e disciplinari laddove si ravvisano casi di omissione di controllo specifico e di vigilanza dei procedimenti di emissione degli atti.
Tali sanzioni sono state pensate sia come deterrente che come conseguenza specifica di un’omissione del controllo dirigenziale.
La Legge 2012 è stata la prima ad affrontare la dinamica del controllo e della vigilanza in modo specifico e schematico. La sua ratio è quella di concepire il controllo e la vigilanza delle ipotesi di corruzione interne come atto dovuto dei poli dirigenziali. La scelta di lasciare tale potere di controllo nelle mani dei dirigenti si traduce nella responsabilità personale degli stessi e nel loro potere di controllo dei sottoposti. La vigilanza implica il potere di denuncia laddove si ravvisino anormalità o abnormalità nel procedimento di emissione degli atti o nella fattispecie degli atti strettamente legati alla funzione di pubblica amministrazione.

 

 

Mirella Astarita

Mirella Astarita nasce a Nocera Inferiore nel 1993. Dopo la maturità classica prosegue i suoi studi presso la facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo Federiciano. Amante fin da piccola della letteratura e dei mondi a cui dà accesso, crescendo impara a guardare e raccontare con occhio critico ciò che la circonda. Le piace viaggiare, conoscere posti nuovi, sentire le loro storie ed immaginare come possa essere vivere lì. Di indole curiosa lascia poche cose al caso. La sua passione verso il diritto amministrativo nasce seguendo i primi corsi di questa materia. Attenta all’incidenza che ha questa sfera del diritto nei rapporti giuridici, le piace sviscerare fino in fondo i suoi problemi ed i punti di forza. Attualmente è impegnata nella stesura di una tesi di diritto amministrativo comparato, riguardante i sistemi di sicurezza.

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