venerdì, Aprile 12, 2024
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Design thinking: cosa succede nei laboratori di innovazione pubblica?

In un articolo precedente[1] abbiamo introdotto il tema della sperimentazione nel settore pubblico, attraverso il design thinking e alcune metodologie che mettono il cittadino al centro della progettazione di politiche e servizi pubblici. In questo nuovo elaborato, parleremo in modo più approfondito proprio dei luoghi in cui i governi nazionali e locali stanno sperimentando questi nuovi approcci, i PSI labs (Public Sector Innovation labs) oppure definiti anche come[2]: i-team (Puttick et al. 2014), i-lab (Tõnurist et al. 2017), public policy lab (Fuller e Lochard 2016), government innovation lab (Selloni and Staszowski 2013), change lab (Public Policy Forum 2013; Torjman 2012), design lab (Torjman 2012) o social innovation lab (Kieboom 2014)[3]

La domanda a cui cercheremo di rispondere è: chi sono? Cosa fanno e come contribuiscono a innovare il settore pubblico?

Per cominciare, la piattaforma-progetto Design for Europe offre una mappa interattiva facile da navigare[4] che riporta 162 soggetti tra associazioni, università, agenzie, governi e istituzioni che si occupano del tema del design per il settore pubblico. Sono diversi tra loro, per paese, per dimensione, per scala di azione (locale, regionale, nazionale), per anni di esperienza, per relazione con il governo (dipendente o indipendente) e per taglio, ovvero, per tipo di output e di metodologie che essi utilizzano. Queste ultime, combinano principalmente: design thinking, scienze del comportamento, open e big data, nuove tecnologie ed esperimenti controllati. Se dovessimo darne una definizione, Bason and Schneider li descrivono come laboratori: “che affrontano problemi sociali complessi che le strutture tradizionali dei governi non riescono a risolvere, utilizzando il design per sperimentare e proporre servizi e politiche innovative e, allo stesso tempo, riformare e cambiare il modo in cui il governo opera”[5].Per darne una visione concreta, in questo articolo ne considereremo 3 di diversa entità e daremo una breve panoramica sui tipi di progetti e sperimentazioni che sono state portate avanti da questi gruppi.

Il MindLab[6] di Copenhagen, laboratorio nazionale del governo danese, è stato tra i primi PSI lab dove il design è stato applicato al livello governativo alle politiche pubbliche.

Fondato nel 2002 sotto l’ala del Ministero del Lavoro, del Ministero dell’Istruzione e del Ministero dell’Economia e della crescita, come laboratorio trasversale ai vari dipartimenti, MindLab si è dotato di talenti provenienti da diversi campi: ricerca sociologica, pubblica amministrazione, design, antropologia e facilitazione creativa. Christian Bason, uno dei professionisti che ha creato più letteratura sul tema del design per le politiche pubbliche, è stato tra i direttori di Mindlab dal 2007 al 2014. Dal momento che MindLab dipende direttamente dal governo per i fondi, ha alcune caratteristiche proprie come, ad esempio, la questione che l’80% delle attività sono decise dai ministeri mentre solo il 20% è aperto ad altri progetti. Allo stesso tempo, però, un assetto del genere garantisce un impatto a grande scala dei progetti portati avanti da questo gruppo che interessano principalmente la sfera nazionale. La maggior parte dei progetti mira a migliorare in maniera incrementale le politiche e i servizi pubblici a partire dalle esperienze dei cittadini. Il maggior contributo di Mindlab è stata l’introduzione della ricerca antropologica per comprendere come le persone utilizzano un servizio pubblico. Nello specifico sono state introdotte le interviste personali, l’osservazione etnografica sul posto per comprendere come i cittadini vivono determinate situazioni e per comprendere come queste possano essere migliorate da un’azione politica o amministrativa diversa[7].

Ad esempio, il filone di progetti ‘Away with the red tape’[8]ha cercato di ridurre la barriera burocratica che impediva i cittadini di accedere ai servizi pubblici digitali come il pagamento online delle tasse, la dichiarazione dei redditi, la registrazione delle imprese. Il gruppo di lavoro è partito con il selezionare dei gruppi di cittadini (es. i giovani lavoratori) che ha poi intervistato per tracciarne i principali ostacoli. È essenziale raccogliere e registrare queste esperienze come punto di partenza per la progettazione dei servizi e delle politiche insieme a persone di diversi dipartimenti governativi. Un altro strumento come il ‘practice check’ aiuta, attraverso il confronto con un gruppo di cittadini, a controllare a valle se le politiche deliberate hanno l’effetto desiderato oppure vanno ripensate.

La 27e Region[9]è un laboratorio per la trasformazione pubblica in collaborazione con le Regioni francesi (che sono 26 da cui il nome ‘la 27e Region’) che conduce programmi di ‘ricerca-azione’ per testare nuovi servizi e politiche. In realtà, nel report “Public Policy Labs in European Union Member States” scritto e pubblicato da questo ente in cui sono stati mappati i PSI labs per conto della Commissione Europea[10], la 27e Region si autodefinisce come ‘influencer’ e non come laboratorio vero e proprio. Ovvero come ente che sperimenta sul tema dell’innovazione pubblica attraverso il design promuovendo attivamente la formazione di nuovi laboratori nel paese. In ogni caso, è considerato come uno degli enti più all’avanguardia tra i laboratori di innovazione avendo sviluppato delle metodologie e degli strumenti propri. La 27e Region si distingue per il suo approccio particolarmente ‘creativo’ e per l’estensione con cui ha utilizzato il design nelle sue varie declinazioni per analizzare, progettare e raccontare. Si definisce come agenzia indipendente: riceve fondi da enti pubblici e privati ma, a differenza di MindLab, le sue attività non sono dettate da una particolare agenda politica.

Ha sviluppato e praticato 2 formati particolari applicati nei vari progetti: i ‘territoire in residence’ e ‘le transfo’. I ‘territori in residenza’[11] sono delle vere e proprie ‘spedizioni’ sul campo secondo cui un gruppo multidisciplinare di professionisti trascorre un periodo di 3 settimane nell’ente pubblico che va riprogettato nel suo funzionamento o interessato da una particolare politica regionale. In queste settimane non consecutive, il team cerca di comprendere attraverso attività di interviste, osservazioni, esercizi di gruppo e workshop quali sono le criticità, le necessità e le prospettive dei cittadini e dei diversi attori coinvolti, oppure prototipa e testa sul campo nuovi servizi e politiche insieme alla popolazione. Dal 2009 la 27a Regione ha realizzato 16 residenze, progettando nuovamente e migliorando, in diversa misura, servizi e politiche per scuole, università, stazioni, ospedali, municipi, biblioteche nelle diverse regioni francesi.

Il ‘’Transfo”[12] è un programma di 7-10 settimane distribuite nell’arco di 1 o 2 anni che ha l’obiettivo di ‘impiantare’ dei laboratori di innovazione nei governi regionali, municipali o metropolitani. Il ruolo della 27e Region è di co-progettare e accompagnare gli amministratori pubblici e i politici locali per l’acquisizione delle giuste competenze e la pianificazione degli obiettivi. La 27e Region ha avuto anche il merito di creare iniziative non solo per coinvolgere i cittadini ma anche per diffondere la cultura dell’innovazione tra i pubblici amministratori. Infatti ha dedicato diversi tentativi di successo su questo fronte tra programmi di formazione, progetti pratici e spazi di innovazione (Superpublic[13], Parigi). Un’altra esperienza che vale la pena citare è TACSI[15] (The Australian Center for Social Innovation) che ho incontrato e intervistato la scorsa primavera a Sydney. Questo laboratorio, nato nel 2008 come ‘thinker residence’ finanziato in seed dal governo, riuniva i leader dei laboratori già avviati negli altri paesi (Danimarca, Regno Unito, Canada…) per ripensare il futuro dell’Australia. Con il passare degli anni si è trasformato in un’agenzia indipendente che lavora con diversi enti pubblici con lo scopo di migliorare la situazione sociale ed economica in questo paese. Anche in questo caso, il contributo innovativo che ha portato è stato il cambiamento di prospettiva nella progettazione delle politiche e dei servizi pubblici iniziando dal contatto con i cittadini e dalla comprensione delle loro necessità.

Uno dei progetti che ha avuto più successo è sicuramente Family by Family[16] un progetto nato dal problema dei bambini a rischio assistenza sociale ovvero di separazione dalle famiglie in stato di difficoltà sociale ed economica. La soluzione appunto, Family by Family, che si è configurata in una Social Venture finanziata dallo Stato e da alcune NGO, si basa sul mutuo supporto in connessione con altre famiglie che non vivono queste difficoltà. Anche qui il processo è iniziato con la ricerca sul campo e con il contatto diretto con le famiglie in condizioni di fragilità. Da qui è nato un progetto pilota locale che ha messo in connessione famiglie che si sostengono a vicenda e poi un programma a livello statale (South Australia). Family by Family ha avuto un impatto sulla vita di più di 1.500 famiglie e ha contribuito a risparmiare sulla prevenzione della criminalità, dell’abbandono scolastico e delle cure psico-sanitarie.

Un punto di discussione interessante messo in luce da TACSI e che riguarda tutti i PSI labs è la misurazione dell’impatto generato da questi soggetti. È importante ragionare oltre l’entusiasmo per comprendere i risultati dei nuovi approcci e degli esperimenti portati avanti negli ultimi anni. Questo argomento è una discussione che va avanti nei diversi settori che si occupano di innovazione sociale e non è un cerchio chiuso. Per misurare l’efficacia, molti di questi lab, infatti, non si avvalgono solo di indicatori numerici perché non sarebbero in linea con il lavoro svolto né con le premesse ma, volta per volta, si cerca di scegliere delle metodologie che misurano, tra le altre cose, l’effettivo cambiamento qualitativo della vita dei cittadini. Questa misurazione non è semplice e non sempre viene considerata come evidenza di successo per i policy maker tradizionali ma c’è una ricerca costante per nuovi strumenti e una cultura crescente su questo fronte. Un traguardo importante per i laboratori di innovazione pubblica è stato raggiunto con la creazione dell’associazione One Team Gov[17] che ha riconosciuto lo sforzo di sperimentazione nei vari paesi e ha voluto consolidare la community globale dei professionisti che si occupano del tema dell’innovazione del settore pubblico attraverso nuove metodologie. A luglio 2018, l’evento One team Gov Global a Londra ha fatto incontrare per 2 giorni tutti i protagonisti di questo movimento provenienti da varie parti del mondo. Uno sforzo simile ma più settoriale è stato fatto già da qualche anno dall’evento Service Design in Government organizzato nel Regno Unito che riunisce i designer dei servizi che lavorano con diversi ruoli nel settore pubblico.

Nonostante questi laboratori e iniziative sembrano promettenti, la vera sfida per diffondere nuovi approcci nella creazione delle politiche e dei servizi pubblici è il cambiamento della cultura che è attualmente all’interno delle amministrazioni. In particolare, il superamento della resistenza interna da parte di alcune persone che sono abituate ad eseguire o semplicemente a non mettere in discussione l’attuale modus operandi. La costruzione di ‘design capability’ inquadra, infatti, i vari tentativi di formare la capacità e l’abilità di utilizzare approcci innovativi da parte degli amministratori pubblici. Diversi soggetti hanno strutturato dei programmi in questa direzione come la 27e Region attraverso il filone Capabilities[18] o Mindlab attraverso il progetto LabRats[19]. La capacità di di ‘tirare dentro’ i dipendenti pubblici ai diversi livelli è un’azione fondamentale per i laboratori d’innovazione che altrimenti vedono i propri esperimenti come episodi isolati, temporanei e difficili da scalare.

In conclusione, il contributo dei laboratori PSI è quello di dare vita a una zona franca dove, in piccola scala, si possono vedere nuovi modi di fare che contaminano poco a poco il modus operandi degli altri dipartimenti. Mind Lab chiuderà alla fine di quest’anno[20] dopo 16 anni di attività: una dimostrazione che la volontà politica può influenzare la sopravvivenza dei laboratori governativi. Questo luogo, però, fa da esempio: ha lasciato una scia di cambiamento senza eguali. Il suo impatto si misura attraverso i progetti che ha creato, la quantità di persone che ha ‘contaminato’, i nuovi approcci e le nuove prospettive che ha portato nel governo danese e nelle municipalità, e tutti i laboratori di cui, in un modo o nell’altro, ne ha ispirato la creazione a livello internazionale.

Nei prossimi articoli vedremo come questi temi sono stati affrontati in Italia e chi sono i soggetti ‘evangelist’ nel nostro paese che sperimentano e contribuiscono alla discussione internazionale.

 

[1] C. Zampella, ”Design e sperimentazione: un nuovo approccio alle politiche pubbliche”, ottobre 2018, https://www.iusinitinere.it/design-e-sperimentazione-un-nuovo-approccio-alle-politiche-pubbliche-13222

[2] Mcgann, Blomkamp, Lewis, “The rise of public sector innovation labs: experiments in design thinking for policy”, 2018

[3]Puttick, Baeck, Colligan, “I-Teams: The teams and funds making innovation happen in governments around the world”. London: Nesta and Bloomberg Philanthropies, 2014

Tõnurist, Kattel, Lember, “Innovation labs in the public sector: What they are and what they do?” Public Management Review, 2017

Fuller, Lochard, “Public policy labs in European Union member states”, Luxembourg: European Union, 2016

Selloni, & Staszowski, Gov innovation labs constellation 1.0. New York: PARSONS DESIS LAB, 2013

Torjman, “Labs: Designing the future. Ontario: MaRS Discovery District”, 2012

Kieboom, “Lab matters: Challenging the practice of social innovation laboratories.” Amsterdam: Kennisland, 2014

[4] Design for Europe (Nesta, la 27e Region), “Design and the public sector map”, 2015

[5] Bason, Schneider, “Public design in global perspective: Empirical trends.” In C. Bason (Ed.), “Design for policy” (pp. 23–40). Farnham, Surrey: Routledge, 2014

[6] Mind Lab, Sito Web ufficiale, http://mind-lab.dk/en/

[7] Mind Lab, Sito Web ufficiale, pagina “Metodi” http://mind-lab.dk/en/methods

[8] Mind Lab, Documenti progetto “Away with the Red Tape”, https://vdocuments.site/away-with-the-red-tape.html

[9] 27e Region, Sito Web ufficiale http://www.la27eregion.fr/en/

[10] 27e Region, Conseil & Recherche, “Public Policy Labs in European Union Member States”, 2016, https://blogs.ec.europa.eu/eupolicylab/files/2016/10/Mapping-policy-labs-in-EU-MS.pdf

[11] 27e Region, Sito Web ufficiale, pagina “Territoire in residence”, http://www.la27eregion.fr/en/residence/

[12] 27e Region, Sito Web ufficiale, pagina “Transfo”, http://www.la27eregion.fr/en/transfo/

[13] 27e Region, Sito Superpublic,

[14] 27e Region, Sito Web ufficiale, pagina “Les Eclaireurs”, http://www.la27eregion.fr/en/foresight/

[15] TACSI, Sito Web ufficiale, https://www.tacsi.org.au/

[16] TACSI, Family by Family, Sito Web ufficiale www.familybyfamily.org.au

[17] One Team Gov, Sito Web ufficiale, https://www.oneteamgov.uk/

[18] 27e Region, Sito Web ufficiale, pagina “Capabilities”, http://www.la27eregion.fr/en/capabilities/

[19] Mind Lab, Sito Web ufficiale, pagina “LabRats”, http://mind-lab.dk/en/labrats

[20] Guay, “How Denmark lost its MindLab: the inside story”, in Apolitical, Jun 2018

https://apolitical.co/solution_article/how-denmark-lost-its-mindlab-the-inside-story/

Claudia Zampella

nata ad Aversa nel giugno 1992. Laurea al Politecnico di Milano in Product-Service System Design in doppia laurea con la Tongji University di Shanghai e con il Politecnico di Torino. Tesi sul ruolo del design per la progettazione di servizi pubblici in paesi con un basso capitale sociale dal titolo "A design toolkit to engage citizens in innovating public policies within weak contexts" Area di interesse: Politica Economica Interessi: il service design thinking per i servizi e le politiche pubbliche, progettazione cittadino-centrica, sperimentazione nelle politiche pubbliche, public procurement innovation, tecnologia e dati per le decisioni pubbliche, tecnologie civiche, sostenibilità e diritti umani Lavoro attuale: Civic Service Designer presso una Società Benefit che si occupa di design e tecnologia per l'innovazione sociale attraverso la consulenza e la formazione Obiettivi futuri: diffusione delle competenze del design per l'innovazione sociale e pubblica in altri contesti; creazione di una community regionale interessata alla pratica e alla sperimentazione di questi temi.

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